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Archive for the ‘Lettura’ Category

Le frasi che vorrei aver scritto: “Temporali”

29 gennaio 2014 1 commento

Penna d'Altri
Il colpevole è Andrzej Sapkowky, la pietra dello scandalo un dialogo tratto dal suo romanzo “Il tempo della guerra”. Evito ogni commento sul libro – che ho appena finito di leggere – o sull’autore e passo subito al brano. Si tratta di una manciata di righe…

Bernie Hofmeier, mezzuomo, fattore a Hirundum, alzò la testa ricciuta e rimase in ascolto dell’eco dei tuoni in lontananza. <E’ pericoloso, un temporale simile senza pioggia. Un fulmine cadrà da qualche parte e come niente scoppierà un incendio…>
<Ci vorrebbe proprio un po’ di pioggia.>, sospirò Ranuncolo avvitando i piroli del liuto. <C’è un’aria che si taglia col coltello… La camicia ti s’incolla alla schiena, le zanzare ti pungono… Ma credo che non se ne farà niente. Il temporale ha girato… ha girato, ma da un po’ lampeggia da qualche parte a nord. Sul mare, probabilmente.>
<Su Thanedd>, disse il mezzuomo. <E’ il punto più alto dei dintorni. La torre sull’isola, Tor Lara, attira i fulmini come la peste. Durante le tempeste più violente sembra avvolta dalle fiamme. C’è da stupirsi che non vada in pezzi…>
<E’ opera di magia. A Thanedd tutto è magico, perfino le rocce. E i maghi non hanno paura dei fulmini. Ma che dico! Lo sai, Bernie, che sanno acchiapparli?>
<Ma va’! Te lo sei inventato, Ranuncolo.>
<Che possa essere fulminato…> Il poeta s’interruppe e alzò inquieto lo sguardo al cielo. <Che mi venga un colpo se mento. Ti dico che i maghi acchiappano i fulmini, Hofmeier. L’ho visto con i miei occhi. Il vecchio Gorazd, che poi è rimasto ucciso a Sodden Superiore, una volta ne ha acchiappato uno davanti a me. Ha preso un pezzo di fil di ferro bello lungo, ne ha fissato un’estremità alla cima della sua torre e l’altra…>
<L’altra estremità va infilata in una bottiglia.>, pigolò all’improvviso il figlio di Hofmeier, un piccolo mezzuomo con una zazzera folta e ricciuta come il vello di un montone. <In un fiasco di vetro, come quelli in cui papà distilla il vino. Il fulmine corre lungo il fil di ferro ed entra nel fiasco…>
<A casa, Franklin!> strillò il fattore.

Dimentichiamo l’ambientazione ed i personaggi, sorvoliamo sui riferimenti a maghi e magia e quello che resta è un futuro allevatore riccioluto, di nome Franklin, che parla di catturare fulmini in una bottiglia. Vi ricorda qualche cosa? Mi auguro di sì, perché in caso contrario dovreste rivedere un po’ la vostra cultura generale in ambito scientifico. Se è comprensibile non conoscere la Bottiglia di Leida, non sapere chi sia Benjamin Franklin è un zinzino più grave.

Franklin
Secondo voi può essere un caso? A mio avviso no, ed è stata una sorpresa piacevolissima in cui inciampare.

Stay Tuned.

Latitanza…

19 gennaio 2013 4 commenti

Sì, è vero, negli ultimi tempi sono stato un po’ latitante… però ho la giustificazione scritta!

O, per lo meno, ho un sacco di materiale scritto e mi appello al vostro buon cuore per considerarlo una valida giustificazione alla mia assenza.
Le vacanze avevano compromesso il mio ritmo di scrittura così, quando negli ultimi tempi le parole hanno ricominciato a scorrere, ho preferito dedicarmi a loro e di riflesso ho trascurato il blog. Scrivo, quando non scrivo leggo od ossigeno il sangue con l’esercizio fisico. La ricetta sembra funzionare, ho completato la quinta parte del Primo Re ed attaccato con la sesta e, soprattutto, sono discretamente soddisfatto della qualità di quel che ho creato.

Tornando a noi ed al blog, le mie ultime letture mi hanno suggerito la malsana idea di redigere una piccola rubrica incentrata sugli autori di Fantasy – famosi o meno – con particolare attenzione per quelli tra loro che hanno prodotto saghe, trilogie, pentalogie, storie seriali incentrate su un personaggio/mondo. Simpatici signori come Tolkien, Eddings, Martin, Sapkowski, Nicholls e simili…
Non ho intenzione di pormi degli obbiettivi in fatto di tempo e di conseguenza non faccio promesse a riguardo, ma prima o poi, quando meno ve lo aspetterete…

Stay Tuned.

Commento: L’Ala della notte.

8 dicembre 2012 4 commenti

ala-della-notte
Vi ricordate di questo libro?
L’ho ricevuto in regalo i primi di ottobre da Grazia, l’autrice di ToWriteDown. Per chi si fosse perso il lieto evento o avesse bisogno di rinfrescarsi la memoria, consiglio la lettura di questo post.
Ho finito di leggerlo pochi minuti fa e, dopo l’immane sforzo di volontà necessario all’abbandonare il morbido abbraccio del divano, eccomi qui per potervi rendere partecipi delle mie impressioni a riguardo.

Titolo: L’Ala della Notte (Inglese: Night Wings)
Autore: Martin Cruz Smith
Traduzione: Nicoletta Lamberti
Editore: Mondadori (Il Giallo Mondadori)
Genere: Thriller
Pagine: 250

Per prima cosa non fatevi ingannare dalla Mondadori: non si tratta di un giallo.
Sebbene le primissime pagine possano essere considerate avere un’impronta simile a quella del giallo, la narrazione cambia  presto direzione e si concentra su aspetti ben diversi.

La strana morte di un vecchio stregone indiano dà il via alle indagini del Vicesceriffo Duran, appartenente della tribù degli Hopi, privo di ogni legame con le tradizioni e le credenze del proprio popolo.
Nel seguire il protagonista verso il suo percorso di analisi ed indagine, il lettore diviene spettatore delle dinamiche di vita delle nazioni indiane del Deserto Dipinto, attraverso un intreccio di cultura e politica indiana, di interessi economici, di misticismo e, ovviamente, di deserto.

L’autore è uno che con le parole ci sa fare e, con poche pennellate, è capace di delineare l’aspetto ed il carattere di un personaggio, o di ritrarre uno  dei vasti panorami in cui la storia è ambientata. Nell’unire questi ritratti si ottiene un quadro generale molto vivido, pervaso da un lontano romanticismo poetico che non gli fa però mai perdere in concretezza.

La storia, probabilmente a causa dei suoi trentacinque anni d’età, mi ha lasciato in bocca un sapore di già visto ed in alcuni tratti mi è sembrata perdere di ritmo. I personaggi, pur così ben caratterizzati, mi sono scivolati addosso senza riuscire a far veramente presa ed a differenza di quanto mi accade di solito, nessuno di loro è riuscito a suscitare simpatie od antipatie.

Giunto alla fine mi sono trovato nella strana situazione di aver apprezzato la capacità dell’autore, senza però essere mai stato realmente catturato dalla storia che stavo leggendo. Nell’interrogarmi su questa ambiguità sono giunto alla conclusione che possa trattarsi di una mia scarsa affinità con l’argomento trattato, quindi ho deciso di cercare qualche altro libro di Smith per aver occasione di un nuovo confronto con lui.

Stay Tuned.

Da gufi a pipistrelli.

16 novembre 2012 7 commenti

Una decina di giorni fa ho iniziato la lettura de “Il Regno dei Gufi” e dopo diverse sessioni di lettura oggi ho ufficialmente deciso di mettere la parola fine alla mia piccola avventura. Non scendo nel dettaglio e rimando ogni ulteriore commento alla piccola recensione che ho intenzione di dedicare a questo famigerato capolavoro del Fantasy inglese. La vera notizia è che nel consultare la pila dei “da leggersi” mi sono trovato in mano “L’Ala della Notte”. Vi ricordate di questo libro? Ne avevo parlato qualche tempo fa [click]. Bene, oggi sostituisco i gufi di Martin Hocke con i pipistrelli di Martin Cruz Smith e spero di trovare con loro una maggior affinità.

Stay Tuned.

Letture in ordine sparso: Le porte senza meta.

11 novembre 2012 9 commenti


Titolo: Le Porte Senza Meta
Autore: Eldies
Genere: Fantasy

La storia è ambientata sulla Terra in un ipotetico futuro, una serie di disastri ambientali hanno causato dei profondi mutamenti climatici, l’equilibrio politico ed economico si è infranto e la società come oggi la conosciamo ha lasciato posto ad un nuovo medioevo. Solo l’Australia sembra essersela cavata senza ricevere danni troppo drastici, per lo meno fino all’arrivo degli alieni. Sebbene gli ingredienti per parlare di fantascienza ci siano tutti trovo che questo romanzo rientri meglio nel genere fantasy, poiché la maggior parte delle spiegazioni vengono affidate ad un velo di misticismo più che alla scienza.

Superato lo scoglio del genere la narrazione procede agile e scorrevole senza tentare  virtuosismi stilistici e riuscendo così ad evitare il rischio di arenarsi in descrizioni infinite o pensieri contorti. I personaggi sono semplici e lineari, la divisione dei ruoli è chiara con i buoni schierati dal lato delle virtù, i cattivi a fronteggiarli nell’angolo dei vizi e la zona intermedia percorsa solo da alcune comparse. La storia ricalca il modello della cerca di gruppo, con il Colonnello Loneway e la sua squadra gettati tra i pericoli di un mondo ostile controllato da alieni potenti e malvagi. Eroi pronti ad affrontare ogni periglio pur di scoprire il segreto delle Porte Senza Meta, poiché questo potrebbe rappresentare l’unica salvezza rimasta per il genere umano.

Con un iniziale eccesso di zelo l’autore consegna agli antagonisti (alieni che rispondono al nome di Godran) una combinazione di poteri e caratteristiche tali da renderli degli avversari pressoché invincibili. Questo eccesso di potenza degli antagonisti unito alla necessità di evitare ai protagonisti una fine ingloriosa e prematura, diviene presto origine di azioni rocambolesche al limite del farsesco o a comportamenti di assoluta dabbenaggine da parte degli alieni. Questo neo fa il paio con il ripetersi ricorsivo di alcune situazioni ed a mio avviso priva il romanzo di parte del suo spessore.

Benché questi due dettagli evidenzino uno dei limiti del romanzo, Le Porte Senza Meta resta una lettura piacevole che mi sento di consigliare agli amanti del genere ed a chiunque sia capace di mettere da parte lo scetticismo per lasciarsi coinvolgere da una storia in cui il destino della razza umana si trova riposto nelle mani e nelle virtù di un piccolo gruppo d’aspiranti eroi.

Stay Tuned.

Le meraviglie del paccozzo: Missione Eagle

6 novembre 2012 22 commenti

Titolo: Missione Eagle
Autore: Clive Cussler
Editore: Longanesi & C.
Genere: Avventura & Spionaggio
Pagine: 512

Ebbene, ci siamo. Dopo un’attesa che dura da metà luglio ho finalmente messo la parola fine alla lettura di Missione Eagle. Mi sembra doveroso chiarire che il libro è stato colpevole solo di una porzione di questa lungaggine, il resto è imputabile ad un eterogeneo insieme di svogliatezza generale e carenza di tempo. Non a caso la fine è giunta durante l’influenza quando la mia attività gravitava intorno al divano, alla copertina di pile ed ai libri da leggere.

E’ normale, quando si legge un libro, trovarsi a confronto con i commenti di chi già lo abbia letto o abbia avuto qualche esperienza con il medesimo autore. Normale avere una serie di commenti differenti che possono variare dalla lode al muto storcer del naso per il disgusto, ma con questo libro mi è successa una cosa stranissima, tutti i commenti delle persone con cui ne ho parlato si potevano riassumere con la medesima frase: “Si, bello, però sono tutti uguali.”

Non avendo mai letto Cussler prima d’ora non ho risentito del senso di deja-vu da cui tutti si sentivano in dovere di mettermi in guardia, ma ho avuto subito chiara percezione di perché il loro “bello” non suonasse mai molto convinto ed apparisse più simile all’introduzione politicamente corretta del successivo contrappunto negativo.

A mio avviso Cussler non scrive male, non ha nemmeno una narrativa brillante capace di tenere il lettore con il fiato sospeso o di incantarlo, ma riesce a presentare gli eventi ed il loro evolversi in modo abbastanza dignitoso. I suoi personaggi, dai protagonisti agli antagonisti, dai coprimari alle comparse sono tangibili senza aver però una luce propria e quando cercano di uscire dalle righe sembrano forzati, come modelli in posa dinnanzi all’obiettivo.

L’intreccio – che come confermatomi anche da Santa Wikypedia – segue uno schema collaudato e molto simile ad un marchio di fabbrica per l’autore: si parte da un evento del passato lasciato aperto, si passa per la presentazione del problemone e dei malvagi antagonisti, si arriva all’entrata in scena del super-maxi-eroe Dirk Pitt e di li in un crescendo rocambolesco fino all’inevitabile sconfitta del male ed al ristabilirsi della sicurezza mondiale. Un po’ come James Bond, con l’aggiunta di un sacco di cose navali e l’eliminazione dell’aplomb dell’agente segreto britannico. [N.d.a. Ci si riferisce ovviamente al James Bond di Sean Connery e Roger Moore, non alla reinterpretazione moderna e burina dello stesso.]

Missione Eagle – ambientato nel 1989 – è stato scritto nel 1984 ed è quindi facile perdonare l’ingenuità con cui vengono affrontati alcuni argomenti tecnici e scientifici, come la pirateria informatica, oggi argomento ben più noto e concreto di quanto potesse essere quasi trent’anni fa. Meno facile accettare senza batter ciglio l’insieme di deduzioni, casualità e scelte illogiche su cui si posano alcune delle svolte fondamentali dell’intreccio, ma con un minimo di sospensione dell’incredulità risulta possibile superare anche questo scalino.

Sul finale però più che sospendere l’incredulità al lettore viene chiesto a gran voce di applicarsi anima e corpo nella dabbenaggine. Vi spiegherò cosa intendo dire con due esempi abbastanza espliciti, chiunque abbia intenzione di leggere il libro lo tenga presente prima di procedere.

1. I Russi, dopo aver messo le mani sul presidente degli Stati Uniti ed avergli fatto un implanto mentale che li rende di fatto capaci di guidarlo come una sorta di marionetta, invece che agire in modo sottile per prendere il controllo del paese lo portano a compiere una serie di abusi di potere tali da portare il Congresso a votarne sfiducia ed incriminazione rendendo di fatto inutile tutto il lavoro fatto. In un confronto tra loro, in seguito al verificarsi di questo problema, il presidente Russo ed il suo vice si dicono stupiti della reazione degli Statunitensi e li definiscono impossibili da prevedere.

2. I giochi finali si svolgono lungo il Mississipi dove per i buoni è imperativo individuare e prendere il controllo di una particolare chiatta trainata da un rimorchiatore. Sul rimorchiatore è nota la presenza di un nutrito gruppo di orientali armati e pericolosi che hanno già aperto il fuoco su dei mezzi dell’FBI con delle mitragliatrici pesanti uccidendo e ferendo numerosi agenti. Un elicottero carico di Navy SEALs intercetta il rimorchiatore, l’ufficiale al comando parla con un megafono ad un orientale che si trova sul ponte e visto che questo fa segno di non sentirlo l’elicottero si avvicina ulteriormente. Poi, quando questo (unico visibile su tutta l’imbarcazione) fa loro segno di avvicinarsi ancora i SEALs pensano bene di atterrare al centro del rimorchiatore, forse nella speranza di ricevere qualche involtino primavera omaggio. Inutile dire che non appena i fessi si sono placidamente poggiati da ogni pertugio esce un cino-koreano armato di mitra e l’intera squadra viene falciata in men che non si dica.
Il cattivo si serviva di gruppi di assassini professionisti (come viene specificato più volte) e questo dovrebbe giustificare l’ingloriosa fine dei SEALs, ma professionismo dei cattivi a parte, l’ufficiale in comando aveva preso i gradi ad una riffa di paese? Li aveva trovati nell’Ovetto Kinder? Non c’è tempo per pensarci ora, la vicenda incalza e l’eroico protagonista è in arrivo per salvare la situazione … lui ed un reggimento di figuranti dell’esercito confederato armati di moschetto, tutti su un barcone a pale riesumato dalle avventure di Tom Sawyer.
Da un lato abbiamo un gruppo di assassini professionisti armati di fucili d’assalto e nascosti in uno scafo di metallo, dall’altra un’accozzaglia di uomini di paese strafatti di birra ed armati di fucili ad avancarica che erge a barriera un bel mucchio di balle di cotone. Come mai potrebbe finire un simile scontro se non con un bel funerale con un sacco di vedove americane che piangono i loro stupidi mariti? Beh, con tutti gli assassini professionisti morti o catturati e i brilli eroi del sud vivi e vitali fatta esclusione per qualche ferito non troppo grave.
Sullo sfondo una marmotta incartava la cioccolata …

Scritto come è scritto, con dei personaggi perfettamente in linea con lo stile di scrittura ed un intreccio appena accettabile, Mission Eagle potrebbe anche qualificarsi come lettura estiva ma lo scivolone del finale gli fa perdere ogni velleità di narrativa d’avventura e lo fa diventare fantascienza pura.

Stay tuned

Vedo luce alla fine del tunnel …

3 novembre 2012 10 commenti

In questi ultimi due giorni mi sono dedicato alla lettura di un sacco di proto-autori sconosciuti (a cui credo dedicherò un post un po’ più approfondito nei prossimi giorni) ed in particolare a dei testi che ho scaricato gratuitamente da feedbooks.
Dopo i primi tre, uno peggio dell’altro sono incappato in una storia graziosa. Non si tratta di un capolavoro per cui mi sento di piangere lacrime di gioia, ma è pur sempre un piacevole raggio di sole nel mare in tempesta degli orrori letterari che circolano sempre più spesso on line. Si tratta di “Le Porte Senza Meta”, l’autore è Eldies. Non appena l’avrò terminato avrete il mio commento, fino ad allora se siete curiosi potete trovare informazioni a riguardo su questo blog.

Stay Tuned.

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