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Posts Tagged ‘Andrzej Sapkowski’

Le frasi che vorrei aver scritto: “Poesia e scuse.”

30 gennaio 2014 21 commenti

Penna d'Altri
Torniamo a parlare di Sapkowsky e del suo ultimo romanzo “Il tempo della guerra”. Un brano che segue il precedente di poche pagine e parla della mattina successiva al temporale. Mi rendo conto che senza conoscere i personaggi alcuni scambi possano essere un po’ oscuri e perdano in efficacia, ma spero che l’insieme possa comunque essere di vostro gusto.

La casa era vuota, il mezzuomo e tutta la sua famiglia erano andati a lavorare all’alba. Ciri fingeva di dormire, ma sentì uscire Geralt e Yennefer. Scivolò giù dal letto, si vestì in fretta, sgusciò fuori dalla stanza in silenzio e li seguì nel frutteto.
Geralt e Yennefer si diressero verso l’argine, tra gli stagni screziati di ninfee bianche e gialle. Ciri si nascose dietro un muro in rovina e li osservò attraverso una fessura. Pensava che Ranuncolo, il famoso poeta di cui aveva letto tante volte i versi, dormisse ancora. Ma si sbagliava. Il poeta Ranuncolo non dormiva. E la colse in flagrante. <Ehi, non sta mica bene spiare>, disse, avvicinandosi all’improvviso e ridacchiando. <Un po’ di discrezione, piccola. Lascia che stiano un po’ da soli.>
Ciri arrossì, ma serrò subito le labbra. <Prima di tutto, non sono piccola. Secondo, non li disturbo mica, no?> sibilò con tono insolente.
Ranuncolo si fece un po’ più serio. <Credo di no. Anzi mi sembra perfino che li aiuti.>
<Come? In che modo?>
<Non fingere di non capire. Ieri sei stata molto astuta. Ma a me non l’hai data a bere. Hai finto di svenire, vero?>
<Vero. La signora Yennefer l’ha capito, ma Geralt no…>
<Ti hanno portato tutti e due in casa. Le loro mani si sono sfiorate. Sono rimasti seduti accanto al tuo letto fin quasi al mattino, ma non si sono scambiati neppure una parola. Solo ora si sono decisi a parlare. Là, sull’argine. E tu hai deciso di ascoltarli di nascosto… E di osservarli da un buco nel muro. Hai tanta urgenza di sapere che cosa fanno laggiù?>
Ciri arrossì lievemente. <Non fanno niente. Parlano, tutto qui.>
<E tu… tu vorresti sapere di cosa parlano, non è vero?> Ranuncolo si sedette sull’erba sotto un melo e appoggiò la schiena al tronco, dopo aver controllato che non ci fossero formiche o bruchi.
<Sì… No! Del resto… Del resto, non riesco comunque a sentirli. Sono troppo lontani.>
<Se vuoi te lo dico io>, propose il bardo con una risata.
<E tu come fai a saperlo?>
<Ah, ah. Io, cara Ciri, sono un poeta. E i poeti sanno tutto di certe faccende. Anzi ne sanno più degli stessi interessati.>
<Ma va’!>
<Ti do la mia parola. Parola di poeta.>
<Davvero? Allora… Allora dimmi, di cosa parlano? Spiegami che cosa significa tutto questo!>
<Sbircia un’altra volta dal buco e guarda cosa fanno.>
<Mmm…> Ciri si morse il labbro inferiore, quindi s’inchinò e accostò l’occhio all’apertura. <La signora Yennefer sta accanto a un salice… Stacca delle foglioline e giocherella con la sua stella… Non dice niente e non guarda affatto Geralt… E Geralt le sta accanto. Ha abbassato la testa. E dice qualcosa. No, sta zitto. Oh, ha una faccia… Che strana faccia ha…>
<E’ un gioco da ragazzi.> Ranuncolo trovò una mela nell’erba, la strofinò sui calzoni e la esaminò con aria critica. <Lui le sta chiedendo se gli ha perdonato le sue tante azioni sciocche. Le chiede scusa per l’impazienza, per la mancanza di fiducia, per la testardaggine, per l’ostentazione, per i bronci e gli atteggiamenti indegni di un uomo. Le chiede scusa perché in passato nonha capito, perché non ha voluto capire…>
<E’ una bugia bella e buona! Stai inventando tutto!> Ciri si raddrizzò e si allontanò la frangia dalla fronte con un movimento brusco del capo.
<Si scusa per aver capito solo ora.> Ranuncolo alzò lo sguardo al cielo, e la sua voce cominciò ad assumere il ritmo tipico delle ballate. <Perché vorrebbe capire, ma ha paura di non riuscirci… E per ciò che non capirà mai. Si scusa e chiede perdono… Mmm, mmm… Disillusione… Emozione… Predestinazione? Tutte banalità, accidenti…>
Ciri pestò i piedi a terra. <Non è vero! Geralt non parla affatto così! Lui… non parla affato. L’ho visto. Sta là con lei e tace…>
<Proprio in questo consiste il ruolo della poesia, Ciri. Parlare di ciò di cui gli altri tacciono.>
<E’ sciocco il tuo ruolo. E stai inventando tutto!>
<Anche in questo consiste il ruolo della poesia. Ehi, sento delle voci concitate, sullo stagno. Sbircia, svelta, guarda un po’ che succede.>
<Geralt sta a testa bassa>, disse Ciri dopo aver accostato di nuovo l’occhio al buco nel muro. <E Yennefer gli urla contro come un’ossessa. Urla e agita le braccia. Accidenti… Che può significare?>
<E’ un gioco da ragazzi.> Ranuncolo fissò di nuovo le nuvole che scorrevano in cielo. <Adesso è lei a chiedere scusa a lui.>

A parte la chiusura, c’è una battuta che trovo veramente bella. Vediamo chi indovina di cosa sto parlando.

Stay Tuned.

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Le frasi che vorrei aver scritto: “Temporali”

29 gennaio 2014 1 commento

Penna d'Altri
Il colpevole è Andrzej Sapkowky, la pietra dello scandalo un dialogo tratto dal suo romanzo “Il tempo della guerra”. Evito ogni commento sul libro – che ho appena finito di leggere – o sull’autore e passo subito al brano. Si tratta di una manciata di righe…

Bernie Hofmeier, mezzuomo, fattore a Hirundum, alzò la testa ricciuta e rimase in ascolto dell’eco dei tuoni in lontananza. <E’ pericoloso, un temporale simile senza pioggia. Un fulmine cadrà da qualche parte e come niente scoppierà un incendio…>
<Ci vorrebbe proprio un po’ di pioggia.>, sospirò Ranuncolo avvitando i piroli del liuto. <C’è un’aria che si taglia col coltello… La camicia ti s’incolla alla schiena, le zanzare ti pungono… Ma credo che non se ne farà niente. Il temporale ha girato… ha girato, ma da un po’ lampeggia da qualche parte a nord. Sul mare, probabilmente.>
<Su Thanedd>, disse il mezzuomo. <E’ il punto più alto dei dintorni. La torre sull’isola, Tor Lara, attira i fulmini come la peste. Durante le tempeste più violente sembra avvolta dalle fiamme. C’è da stupirsi che non vada in pezzi…>
<E’ opera di magia. A Thanedd tutto è magico, perfino le rocce. E i maghi non hanno paura dei fulmini. Ma che dico! Lo sai, Bernie, che sanno acchiapparli?>
<Ma va’! Te lo sei inventato, Ranuncolo.>
<Che possa essere fulminato…> Il poeta s’interruppe e alzò inquieto lo sguardo al cielo. <Che mi venga un colpo se mento. Ti dico che i maghi acchiappano i fulmini, Hofmeier. L’ho visto con i miei occhi. Il vecchio Gorazd, che poi è rimasto ucciso a Sodden Superiore, una volta ne ha acchiappato uno davanti a me. Ha preso un pezzo di fil di ferro bello lungo, ne ha fissato un’estremità alla cima della sua torre e l’altra…>
<L’altra estremità va infilata in una bottiglia.>, pigolò all’improvviso il figlio di Hofmeier, un piccolo mezzuomo con una zazzera folta e ricciuta come il vello di un montone. <In un fiasco di vetro, come quelli in cui papà distilla il vino. Il fulmine corre lungo il fil di ferro ed entra nel fiasco…>
<A casa, Franklin!> strillò il fattore.

Dimentichiamo l’ambientazione ed i personaggi, sorvoliamo sui riferimenti a maghi e magia e quello che resta è un futuro allevatore riccioluto, di nome Franklin, che parla di catturare fulmini in una bottiglia. Vi ricorda qualche cosa? Mi auguro di sì, perché in caso contrario dovreste rivedere un po’ la vostra cultura generale in ambito scientifico. Se è comprensibile non conoscere la Bottiglia di Leida, non sapere chi sia Benjamin Franklin è un zinzino più grave.

Franklin
Secondo voi può essere un caso? A mio avviso no, ed è stata una sorpresa piacevolissima in cui inciampare.

Stay Tuned.

Latitanza…

19 gennaio 2013 4 commenti

Sì, è vero, negli ultimi tempi sono stato un po’ latitante… però ho la giustificazione scritta!

O, per lo meno, ho un sacco di materiale scritto e mi appello al vostro buon cuore per considerarlo una valida giustificazione alla mia assenza.
Le vacanze avevano compromesso il mio ritmo di scrittura così, quando negli ultimi tempi le parole hanno ricominciato a scorrere, ho preferito dedicarmi a loro e di riflesso ho trascurato il blog. Scrivo, quando non scrivo leggo od ossigeno il sangue con l’esercizio fisico. La ricetta sembra funzionare, ho completato la quinta parte del Primo Re ed attaccato con la sesta e, soprattutto, sono discretamente soddisfatto della qualità di quel che ho creato.

Tornando a noi ed al blog, le mie ultime letture mi hanno suggerito la malsana idea di redigere una piccola rubrica incentrata sugli autori di Fantasy – famosi o meno – con particolare attenzione per quelli tra loro che hanno prodotto saghe, trilogie, pentalogie, storie seriali incentrate su un personaggio/mondo. Simpatici signori come Tolkien, Eddings, Martin, Sapkowski, Nicholls e simili…
Non ho intenzione di pormi degli obbiettivi in fatto di tempo e di conseguenza non faccio promesse a riguardo, ma prima o poi, quando meno ve lo aspetterete…

Stay Tuned.

L’agio della tradizione, od il fascino dell’ignoto?

7 marzo 2012 10 commenti

Da bambino mi godevo il fascino degli inaspettati colpi di scena che trovavo in film e libri, da ragazzino mi sentivo astuto e geniale nel poterne anticipare la maggior parte; crescendo ho scoperto (con mio sommo disappunto) che l’ovvietà dell’inatteso è una scelta deliberata, operata appositamente per appagare l’ego dell’utente.

A quanto pare, oltre al piacere di sentirsi più furbi degli autori, gli utenti televisivi hanno largamente dimostrato di essere molto refrattari ai cambiamenti; non per nulla, come spietatamente illustrato nella puntata della prima serie di Futurama 1ACV12 (Attacco Alieno), l’utente medio delle serie televisive pretende che gli eventi della singola puntata abbiano poca o nessuna influenza sulla situazione generale della serie stessa.

Con un principio assai simile, credo che esistano anche lettori a cui piace di ritrovare, in quel che leggono, atmosfere già note e che riescono quindi a dar loro la confortante sensazione di sentirsi a casa. In particolare mi riferisco a ciò che viene scritto in generi letterari specifici, come il Fantastico, la Fantascienza ed in misura minore nell’Horror e nel Giallo.

Alcuni esempi?

Parlando di Horror, qual’è la pessima idea che ci si aspetta da ogni gruppo che si trovi ad aver a che fare con un mostro/maniaco omicida? Dividersi, ovviamente. Cosa succede a chi si allontana dal gruppo? La sua morte è pressochè certa. Ci sono inoltre alcuni personaggi abbastanza tipici: l’eroe tormentato, il vigliacco disposto ad ogni bassezza pur di sopravvivere (che in genere fa la fine più atroce), la bellona che grida e viene salvata, l’intellettuale che cerca di razionalizzare e magari di cercare di ragionare con il persecutore.

Nei Gialli, come James Bond insegna, le belle donne hanno molto spesso gli stessi due scopi: sedurre l’eroe con lo scopo di farlo fallire e/o farlo cadere in trappola, o affidarsi a lui per poter poi tragicamente morire per mano di uno degli sgherri del cattivo di turno.

La Fantascienza ci propone alcune inossidabili categorie di razze aliene, o creature similari. Ci sono i bruti, animati da una fortissima passione per la guerra, e spesso guidati da un qualche complesso ed inintellegibile codice d’onore; gli spirituali, che hanno ormai trasceso le umane debolezze, e vivono esistenze all’insegna dell’ascesi; gli infidi, che incapaci di rivaleggiare con i bruti per quel che riguarda le capacità belliche, operano tra complotti e tradimenti; gli innocenti, che da tempo immemore hanno abbandonato ogni aggressività e si dedicano ad una vita di pace e fratellanza.

Gli esempi di cui sopra, sono evidentemente degli esempi portati all’eccesso, per poter divenire delle provocazioni; ma sono sicuro che il senso sia chiaro e che a tutti voi siano venuti in mente decine di esempi (sia cinematografici che letterari) che possono esser fatti rientrare in quelle casistiche.

Arriviamo ora al punto dolente: il Fantastico!
Pur essendo senza alcun dubbio il mio genere preferito, è anche quello da cui più raramente mi trovo ad essere soddisfatto; forse la mia predilezione mi rende particolarmente esigente, ma è anche un fatto che il Fantastico sia un genere dove le poche opere di valore vengono sepolte sotto il cumulo dei prodotti di second’ordine.

Anche senza voler cadere nella bassezza di saghe come Twilight, e senza scomodare autori che hanno per lo meno un corretto stile di scrittura come Parker, non credo esistano generi soggetti allo stereotipo quanto il Fantasy. Lo scribacchino Fantastico, non si limita a far man bassa tra gli archetipi razziali come farebbe un suo pari nella Fantascienza, usa addirittura i medesimi nomi; in questo modo evita di dover perder tempo ed affaticare i propri neuroni con un sacco di descrizioni inutili. Perché dover spendere un mare di parole per parlare di orecchie affilate, fisici snelli e lunghi capelli sciolti quando mi basta scrivere “elfo”? Perché complicarsi la vita a parlare di carattere burbero, amore per metalli preziosi e gioielli ed indole vendicativa quando è sufficiente dire “nano”? Perché fare la fatica di creare un popolo credibile a cui far fare la parte del nemico, dandogli motivazioni, caratteristiche peculiari ed una struttura sociale sensata quando è tanto facile scrivere “orco”?

Certo, c’è anche qualche mente geniale che invece che Nazgul dice Ra’zac ed al posto di Uruk-Hai scrive Urgali. Dovremmo apprezzare lo sforzo di cambiare almeno i nomi, o sentirci presi in giro perché hanno cercato di rivenderci come nuovo, un piatto avanzato del giorno prima e malamente riscaldato?

Con questo non voglio certo dire che il rifarsi alla nomenclatura classica identifichi automaticamente uno scrittore scadente, anzi. C’è chi, come Andrzej Sapkowski, ha saputo reinventare completamente le caratteristiche della propria ambientazione, dandole delle caratterizzazioni estremamente forti ed originali, pur parlando di elfi e di nani.

Quello che mi chiedo, ogni qual volta mi trovo a riflettere sulle caratteristiche di un’ambientazione, è quello che il lettore si aspetti dal Fantastico: cerca la sicurezza di un mondo in cui il bene ed il male sono nettamente divisi tra rappresentanti di razze differenti, o spera di incontrare qualche cosa di nuovo e di diverso, che lo porti al di fuori dei soliti schemi?

Quali sono le vostre opinioni in merito? E, se siete appassionati di Fantasy, cosa vi piace trovare nei libri che leggete? La vostra preferenza va a chi scrive entro i canoni del cosiddetto Fantasy Classico, o siete alla costante ricerca di qualche cosa di diverso ed innovativo?

Stay Tuned

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