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La Cattiveria del Giorno: “Generazioni.”

7 novembre 2013 4 commenti

La Cattiveria del Giorno

Intensa giornata di lavoro in quel della biblioteca di Portogruaro seguito da una breve missione atta al reintegro delle scorte alimentari domestice, volgarmente chiamata “spesa”. In quel luogo, crogiolo di razze, religioni ed orientamenti sessuali ho avuto la ventura di incrociare il passo di un bimbo che raccoglieva in sé tanta parte della perfezione da esser vicino a prenderne anche la forma: la sfera.

Sebbene lusingata dal fascino ipnotico di quello strabordante ballonzolio la mia razionalità è riuscita a scuotersi ed a mandarmi messaggi di comprensione e cordoglio. “Poverino, sarà uno scompenso ormonale.”, “Forse anche lui ha le ginocchia putrefatte come me e non riesce a muoversi a dovere.”, “Avrà una madre che lo rimpinza come un porcello.”, “Lo sconforto di un lutto in famiglia lo avrà spinto tra le braccia dei grassi polisaturi.”, “Ha solo una decina d’anni, sarà la ciccetta morbida dell’infanzia.”

Perso in queste riflessioni ho anche perso di vista il giovane – innocente – suino e portato a termine la mia caccia grossa di cibarie e bevande. Saziate le necessità venatorie sono gioiosamente trotterellato in cassa dove – grazie ad un colpetto di bacchetta magica del mio superpotere – ho scelto la fila sbagliata.

La lunga attesa mi ha permesso di vedere il frugoletto raggiungere la madre in cassa con le braccia cicciotte strette al petto per reggere alcune lattine di zuccherose bibite frizzanti, svariati pacchetti di patatine ed una bella confezione di dolcetti al cocco e cioccolato. Accortasi del fattaccio, la genitrice – una silfide di un metro e settanta per un quintaletto – lo ha duramente redarguito:
– Sbrigati che faccio finta di non vederti, altrimenti m’arrabbio.

Nella mente, un’immagine:

Obesotto
Sulle labbra, un pensiero: “Invece che far finta di non vedere, incazzati e fai lo sforzo di inseguirlo un po’. Farà bene ad entrambi.

Stay Tuned.

Errori di cassa.

barriera_casse
Ieri ho passato la giornata in biblioteca, dalle nove alle sei – salvo una mezz’ora per il pranzo – sono stato seduto al mio posto a scribacchiare; temendo che potessi annoiarmi l’universo ha deciso di donarmi un inseparabile compagno: il mal di schiena. Per le prime due ore si è limitato a sussurrare, poi via via ha alzato la voce e verso sera strillava con il megafono rendendomi praticamente impossibile concentrarmi per più di dieci secondi per volta. Alla faccia sua sono riuscito a scrivere abbastanza bene lo stesso, ma vi lascio immaginare quanto lucente e garrulo potesse essere il mio umore.

Dopo il lavoro è stata la volta del “momento sociale” che di questi tempi corrisponde quasi esclusivamente al fare la spesa. Mi sono infilato in un supermercato, ho raccolto le mie carabattole e mi sono fiondato in cassa per finire al più presto e potermi rimettere sulla via di casa. A questo punto della storia ritengo doveroso rendervi edotti riguardo ad uno dei miei superpoteri, quello che mi permette di riuscire (quasi) sempre ed in ogni occasione a scegliere la fila sbagliata. Funziona ai caselli dell’autostrada, all’ingresso dei cinema ed ovviamente anche in cassa al supermercato. Come sempre ho cercato di oppormi al suo malvagio potere, ho studiato molto attentamente le tre file, soppesato il numero di clienti e la quantità della loro spesa ed infine applicato un complesso modello socio-matematico per poter individuare la scelta migliore. Tutte cazzabubbole inutili, quando l’Universo decide di affidarti un superpotere non c’è logica che tenga.

Così, tra due file con quattro persone – una delle quali con cassiera-bradipo – e la fila con solo due persone sono caduto su quest’ultima nel preciso istante in cui il primo cliente stava prendendo il resto e mettendosi in cammino. Dietro di lui, fino ad allora mascherato da innocente coppia sulla quarantina, si nascondeva un terribile duo di complicatori compulsivi.

Qual’è la prima cosa che si fa una volta arrivati in cassa con un carrello? Lo si svuota del suo contenuto e si deposita il tutto sul nastro direte voi, ebbene sappiate che non è questo il modo giusto per fare le cose. Il sistema che ogni uomo e donna dotati di criterio dovrebbero usare è il seguente:

1. Stabilire quali siano le cose che devono stare in fondo nel sacchetto;
2. Metterle per prime sul nastro;
3. Dibattere se sia il caso di mettere una bottiglia di vetro (più pesante ma più fragile) sul fondo di un sacco invece che una confezione di mele (meno suscettibili a rottura, ma che possono ammaccarsi):
4. Ripetere il punto ‘3’ per almeno un’altra mezza dozzina di cose.
Il tutto, ovviamente, discutendo un sacco senza arrivare ad un accordo e quindi, di fatto, sparpagliando cose a casaccio esattamente come avreste potuto fare chiudendo gli occhi e pescandole a caso dal carrello.

L’esito di questo scarico scientifico ha avuto il suo apice con il geniale posizionamento di un rotolo di alluminio trasversalmente rispetto all’andamento del nastro e con il suo conseguente incastrarsi a metà del percorso. Rotolo incastrato, ma nastro in movimento e quindi il rischio di generare un’onda di marea fatta di merendine, formaggio, affettati, frutta ed ovviamente le bottiglie di vetro – rimaste per ultime – poggiate in piedi e pronte a precipitare. Sono forse intervenuti tempestivamente per arginare il loro disastro? Certo che no, loro erano due passi più avanti e stavano disquisendo riguardo a come riporre nel carrello la roba che già era stata passata dalla cassiera e continuavano a passarsi l’un l’altro delle borse termiche come se ad entrambi facesse schifo l’idea di doversi occupare della carne.

Giusto un istante prima che succedesse il peggio la cassiera ha avuto la brillante idea di spostare il rotolo di alluminio e tutto tutto ha ripreso a scorrere con l’unica eccezione di una confezione di formaggio che è caduta a terra ed è scivolata via. Ho seguito con molto interesse il viaggio di quel latticino dal momento in cui ha toccato terra fino a quello in cui si è fermato nei pressi dei piedi della donna, ho rialzato lo sguardo ed ho trovato ad aspettarmi quello della cassiera.

– E’ caduto qualche cosa?
* Sì.
– Ah.
Immagino che la sua idea iniziale fosse quella di suggerirmi implicitamente di raccoglierlo, ma la luce omicida in fondo ai miei occhi deve averle suggerito un rapido cambio di direzione.

A recuperare il formaggio perduto ci ha pensatola signora, scocciata di dover interrompere la conferenza dal tema: “Perché nella borsa termica blu va messa la carne ed in quella rossa il formaggio.” e soprattutto di dover essere lei a farlo quando avrei potuto (forse dovuto?) farlo io al suo posto. Mi sono limitato a sorridere, avete presente quel genere di sorriso arcaico che ha per scopo scoprire i canini in un gesto di aperta minaccia? Ecco, quello.

Faccenda conclusa? Ma per favore!
I due si sono piazzati in fondo alla cassa a palleggiarsi la mercanzia e nel farlo hanno anche avuto l’eccellente pensata di rimanere nel bel mezzo della corsia in modo da bloccare il passaggio a chi seguiva. Per recuperare la spesa ho dovuto spostare la signora, girare intorno a lei, all’uomo ed al carrello, aggirare la penisola di raccolta e sporgermi sul lato opposto della cassa. La stessa manovra è toccata al cliente successivo ed al seguente… perché loro erano ancora lì, a litigare con le sporte.

Stay Tuned.

Un funghetto trallallà.

27 settembre 2013 8 commenti

Da quando le mie abitudini alimentari hanno subito la piccola rivisitazione che mi ha (quasi) reso erbivoro mi sono dato parecchio da fare per selezionare i posti migliori dove poter comperare la verdura. Per la maggior parte delle cose non è stato difficile, qui nei dintorni le aziende agricole non mancano e quasi tutte hanno il loro spaccio; le difficoltà sono cominciate quando mi sono messo alla ricerca dei funghi. A quanto pare nessuno tra i miei vicini si è mai preso la briga di organizzare una coltivazione e l’unica possibilità era nei supermercati.

La ricerca nel circondario non ha portato grandi risultati: tutti avevano prodotti molto simili e similmente mediocri. A Udine però ho scoperto una piccola miniera di simpatici amichetti dal cappello bianco e così ho preso l’abitudine di approfittare delle trasferte per farne scorta. Ed è proprio durante una di queste occasioni che mi è capitato il simpatico fattarello che vado a narrarvi.

Arrivato al banco della verdura ho trovato un losco individuo che in compagnia di un voracissimo sacchetto di plastica attentava al mio teSSoro. Visto che l’uomo copriva completamente la parte del banco dove si trovavano i funghi ho ripiegato verso carote e zucchine nella speranza di poter trovare qualche sopravvissuto una volta che il mio nemico avesse saziato la sua fame. Quando l’ho visto andare alla bilancia sono tornato sui miei passi ed ho cominciato a fare una cernita di quanto rimasto dopo il suo passaggio.

Non ho avuto il tempo di felicitarmene perché l’uomo è tornato all’attacco. Non dico che mi abbia spinto via, ma se fossimo stati su un campo di gioco si sarebbe di certo meritato un’ammonizione. Mi si è appoggiato addosso ed ha ricominciato a pescare ben riempiendo la pancia del suo sacco. La cosa mi ha un zinzino scocciato.

* Mi scusi, può avere un minuto di pazienza? Ho quasi finito.
– C’ero prima io.
* Ma, veramente…
– C’ero prima io.
Ed intanto la metà dei funghi in buono stato erano spariti. La scocciatura si è evoluta in profondo fastidio.
* Sì, l’ho vista. Ed a questo proposito le propongo di fare il gioco del silenzio.
– …
Mi ha guardato come se avessi un cono gelato in spiaccicato in fronte.
* Sì, lei si mette da parte ed aspetta in silenzio che io abbia finito ed io evito di far troppa pubblicità al fatto che dopo aver pesato il sacco sta continuando a riempirlo.

Ebbro del mio immacolato candore mi ero illuso che il discorso sarebbe finito lì, ma l’arroganza non ha misura né limiti e l’uomo ha ribattuto con fare tanto aggressivo che mi sono trovato davanti alla scelta tra ritirata e testate nei denti. Il mio sciocco desiderio di rimanere incensurato mi ha fatto propendere per la prima ipotesi.

Ritirato ma non sconfitto ho gironzolato, osservato, ponderato e deciso e quando l’omino aveva quasi terminato di fare la sua spesa ho approfittato di una felice congiunzione astrale per avere a portata di mano sia il simpaticone che una delle addette del reparto ortofrutta.

* Se fossi in lei chiederei a questo signore di ripesare i suoi sacchi. Fino ad ora dopo averli pesati ha sempre aggiunto qualche cosa prima di chiuderli.
Fedele al suo personaggio, l’uomo ha avuto la brillante idea di armare una scenata e tra le tante stupidaggini che ha detto è riuscito a prendersela anche con la donna dicendole che lei non aveva il diritto di chiedergli una cosa simile (da notarsi che lei non lo aveva fatto, si era limitata a cercare di chetarlo). Affascinata da quella dimostrazione di classe, eleganza ed educazione la donna si è infatuata del bel cavaliere e per impedirgli di fuggire verso l’orizzonte ha dato voce ad una delle guardie di sicurezza. Li ho lasciati mentre quest’ultima – un omaccione per niente incline al sorriso od al perdono – stava chiedendo gentilmente al ladruncolo di poggiare sulla bilancia uno dei suoi sacchi.

Buffamente quando ho finito di prendere lo yogurt e sono ripassato dall’ortofrutta i funghi erano tornati al loro posto e mi sono potuto servire senza difficoltà alcuna.

Questa storia ha una morale poliedrica e multiforme:

Essere maleducati non è una bella cosa. Rubare è una brutta cosa ma se proprio devi farla abbi almeno il buon senso di non attirare su di te l’attenzione di chi ti sta intorno comportandoti da emerito stronzo, perché non si sa mai quando potresti inciampare in qualcuno di abbastanza rancoroso da decidere di fartela pagare. Inoltre ricorda: mai ed in nessuna circostanza mettersi tra me ed i MIEI funghi.

Stay Tuned.

Cassiere mio cavaliere.

10 aprile 2013 2 commenti

Un paio d’ore fa ero al supermercato, in fila per la cassa. Davanti a me c’erano due clienti, una vecchierella che stava finendo di pagare ed una donna che stava scaricando il carrello con una tecnica alquanto peculiare: l’aveva lasciato a due passi di distanza dal nastro ed andava allegramente su e giù con un paio di cose per volta. Questo, unito ad uno strano colore di capelli – chiaramente tinti – ha attirato la mia attenzione ed ha fatto sì che mi fermassi ad osservarla per qualche secondo.

Sorpresa!
La conoscevo, per lo meno di vista, come studentessa del mio stesso liceo, arrivata in prima quando io ero già in quarta o quinta. Ho pensato che per essere più giovane di me di tre o quattro anni non si portava bene i suoi trent’anni; il pensiero successivo è stato: “Certo che sono proprio maligno, sempre una cattiva parola per tutti.

Ero intento a biasimare me stesso, quando il cassiere, visto quanto stava mettendoci a svuotare il carrello, le si è rivolto e le ha detto:

– Signora, le dispiace se mentre finisce faccio passare il ragazzo?

Dall’attimo di gelo che ne è seguito ho capito che anche lei doveva avermi riconosciuto e che… beh, non doveva aver mancato a fare i conti della differenza d’età.

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Stay Tuned.

Un sordido caso di zoofilia: molestie sessuali ad una Civetta!

2 settembre 2012 6 commenti

Voi comuni mortali potrete anche non crederci, ma anche a noi scrittori di fama internazionale capita, di quando in quando, di doverci mescolare alla folla per adempiere a mansioni di bassa lega come fare la spesa. Certo, è sempre uno choc trovarsi in mezzo alla varia (e spesso avariata) umanità di che frequenta crogioli di vita comune come i supermercati.

Vagavo senza meta tra gli scaffali del reparto frutta e verdura, stavo decidendo quale tipo di pomodori fosse più acconcio alle mie esigenze della giornata, quando è accaduto l’innammissibile e mi sono trovato ad esser vittima di un imperdonabile, vile, ignobile, inconcepibile, osceno e spudorato atto di molestie sessuali!

Come spesso accade con i fatti più tragici, il tutto è accaduto nel modo più inatteso ed anzi prima dello sfogarsi della micidiale tempesta ormonale stavo vivendo qualche attimo di quiete in compagnia del mio sacchetto di pomodori e nell’attesa fosse il mio turno per pesarli ed etichettarli. Ricalcando un altro clichè trito e ritrito il male mi è giunto alle spalle, non visto e sinuoso come un sepente velenoso che distenda le proprie spire tra l’erba alta, in attesa di un incauto campeggiatore.

Di principio ho sentito qualche cosa sfiorarmi la coscia, appena sopra il ginocchio destro e lì per lì non ci ho fatto caso. La sensazione però si è spostata a risalire la coscia arrivando qualche centimetro oltre il margine dei pantaloncini e questo mi ha fatto voltare di scatto alla ricerca dell’origine della sensazione … non ho visto nulla, accanto a me non c’era nessuno nell’arco di un paio di passi almeno.

L’ipotesi di essere alle prese con Mr. Fantastic mi lusingava, ma impossibile per impossibile preferivo di gran lunga quella di trovarmi a tu per tu con la donna invisibile. Mentre il mio pensiero vagava in torbide scene di sesso con un clone di Jessica Alba mi sono reso conto di essere fatto oggetto di una nuova ed ancor più intensa carezza palpeggiante. Non poteva trattarsi di un cestino od un carrello, ne percepivo con chiarezza il calore, e nel passaggio la mano aveva dischiuso le dita. Una mano piccola, invero, piccola e delicata che aveva usato i quarti posteriori per migrare dalla coscia destra a quella sinistra ed ora stava muovendosi ad aggirarla.

Questa volta avevo giocato d’anticipo e ruotato il capo sulla sinistra in tempo per intercettare il mio aggressore e poterne inquadrare il volto! Femmina, occhi grandi di un colore tra il verde e l’azzurro, un sorriso che era insieme divertito, compiaciuto e dolcissimo. Se fosse stato un omone nerboruto, con sguardo ammiccante ed una catenazza d’oro con inciso il nome “Tatiana” mi sarei sentito a mio agio … aveva quattro, forse cinque anni!

Mi sono trasformato nella statua di sale di me stesso, immobile, con le mani alte e ben in vista ed il cervello in subbuglio alla ricerca di un buon modo per allontanare la piccola senza che qualche genio della lampada potesse farsi venire qualche strana idea e costringermi a fuggire da una folla inferocita decisa a crocefiggere il “malvagio pedofilo”. In tutto questo, ovviamente, non volevo spaventare od offendere la bimbetta che continuava a guardarmi con occhione adorante ed a farmi le carezzine su una coscia, un gesto evidentemente innocente tra il gioco e la dimostrazione d’affetto ad un perfetto sconosciuto.

Rispondere al sorriso si è dimostrato una mossa vincente: la bimba mi ha carezzato un’ultima volta e poi, senza dire una parola, è trotterellata verso la madre lasciandomi solo con l’euforia del passato pericolo. Ah, le donne. Arrivano quando meno te lo aspetti, ti fanno gli occhi dolci fino a quando vogliono tenerti sotto controllo, poi ti voltano le spalle come se niente fosse. Me tapino, sedotto ed abbandonato!

Stay Tuned.

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