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Posts Tagged ‘Fantasy’

Letture in ordine sparso: Le porte senza meta.

11 novembre 2012 9 commenti


Titolo: Le Porte Senza Meta
Autore: Eldies
Genere: Fantasy

La storia è ambientata sulla Terra in un ipotetico futuro, una serie di disastri ambientali hanno causato dei profondi mutamenti climatici, l’equilibrio politico ed economico si è infranto e la società come oggi la conosciamo ha lasciato posto ad un nuovo medioevo. Solo l’Australia sembra essersela cavata senza ricevere danni troppo drastici, per lo meno fino all’arrivo degli alieni. Sebbene gli ingredienti per parlare di fantascienza ci siano tutti trovo che questo romanzo rientri meglio nel genere fantasy, poiché la maggior parte delle spiegazioni vengono affidate ad un velo di misticismo più che alla scienza.

Superato lo scoglio del genere la narrazione procede agile e scorrevole senza tentare  virtuosismi stilistici e riuscendo così ad evitare il rischio di arenarsi in descrizioni infinite o pensieri contorti. I personaggi sono semplici e lineari, la divisione dei ruoli è chiara con i buoni schierati dal lato delle virtù, i cattivi a fronteggiarli nell’angolo dei vizi e la zona intermedia percorsa solo da alcune comparse. La storia ricalca il modello della cerca di gruppo, con il Colonnello Loneway e la sua squadra gettati tra i pericoli di un mondo ostile controllato da alieni potenti e malvagi. Eroi pronti ad affrontare ogni periglio pur di scoprire il segreto delle Porte Senza Meta, poiché questo potrebbe rappresentare l’unica salvezza rimasta per il genere umano.

Con un iniziale eccesso di zelo l’autore consegna agli antagonisti (alieni che rispondono al nome di Godran) una combinazione di poteri e caratteristiche tali da renderli degli avversari pressoché invincibili. Questo eccesso di potenza degli antagonisti unito alla necessità di evitare ai protagonisti una fine ingloriosa e prematura, diviene presto origine di azioni rocambolesche al limite del farsesco o a comportamenti di assoluta dabbenaggine da parte degli alieni. Questo neo fa il paio con il ripetersi ricorsivo di alcune situazioni ed a mio avviso priva il romanzo di parte del suo spessore.

Benché questi due dettagli evidenzino uno dei limiti del romanzo, Le Porte Senza Meta resta una lettura piacevole che mi sento di consigliare agli amanti del genere ed a chiunque sia capace di mettere da parte lo scetticismo per lasciarsi coinvolgere da una storia in cui il destino della razza umana si trova riposto nelle mani e nelle virtù di un piccolo gruppo d’aspiranti eroi.

Stay Tuned.

Crazy Rainbow Star vol. 1 – La pistolera della morte

31 ottobre 2012 10 commenti

Titolo: Crazy Rainbow Star! Vol. 1 – La pistolera della morte
Autore: Giuseppe Pasquali
Editore: Writer’s Dream
Genere: Fantasy – Steampunk
Pagine: 170

Che tempo da lupi
Le vaste praterie verdeggianti delle Pacific Plains, che parevano perdersi nell’orizzonte sconfinato, erano ricoperte da una fitta pioggia battente che nuvoloni grigi rovesciavano a terra senza pietà. L’aria umida era attraversata dal tintinnare ritmico delle gocce d’acqua che picchiavano sulla struttura in legno del fatiscente saloon.
Lampi frastagliati e minacciosi illuminavano la penombra di quel pomeriggio che si avviava verso la sera, intervallati con sinistra cadenza da tuoni spaventosi, che rimbombavano come colpi di cannone su quella fetta di terra che separava l’Oceano Bianco a Est dall’entroterra sterminato dell’Ovest del continente di Gaerth.
La terra conosciuta da pionieri, coloni, avventurieri e Gendarmi solamente come la “Grande Frontiera”.
“Il diavolo va in carrozza…” disse a mezza voce Maddie Mood continuando a ciondolare con fare annoiato sulla sedia a dondolo, sentendo nuovamente un tuono poderoso riempire il cielo di un grigio impenetrabile.
In lontananza Falstaff, l’immensa capitale dell’Unione dei regni di Gaerth, svettava come un’ombra nell’acquazzone.
Le sagome degli alti palazzi nobiliari, dei sobborghi, delle ciminiere e delle torri a orologio sormontate dai Cristalli di Mana, illuminati flebilmente dalle nove immense ellissi della Barriera Armonica, che roteavano incrociandosi senza sosta attorno alla città, balenavano sull’orizzonte sempre più cupo.
Riflessi multicolore, simili ad aurore boreali cangianti, riempivano il livore del cielo inondato di pioggia, effetti di luce causati dallo sfregare del Mana Selvaggio che, incontrollato, riempiva l’aria cozzando violentemente contro quello artefatto degli immensi Harmonixer a vapore della capitale, creato per erigere la barriera difensiva.
Senza quella cupola, generata dall’unione di antiche tecnologie antecedenti il Cataclisma, lo sfruttamento dell’energia a vapore e il potere magico del Mana, Falstaff sarebbe stata spacciata. Ogni città, ogni villaggio, insediamento o oasi esistente nelle immensità della Grande Frontiera aveva bisogno di una Barriera Armonica per continuare a esistere.
Eppure, ogni giorno che passava, per quanto l’uomo riuscisse seppur con fatica a riportare alla luce le antiche tecnologie, riuscendo ad imbrigliare persino la forza del vapore in treni ed oggetti meccanici, il Mana, l’essenza magica che permeava il mondo di Gaia, fuoriusciva incontrollato nell’aria, avvelenando la flora e la fauna di Gaerth.
Qualcosa aveva rotto l’equilibrio magico che sorreggeva l’intero pianeta, trasformando gli immensi spazi della Grande Frontiera in luoghi inospitali e pericolosi e gli animali che una volta la popolavano in mostri senza controllo chiamati con timore dai coloni Demoni, esseri così terribili che spesso nemmeno la Gendarmeria riusciva a contenere.
Senza la barriera armonica, Falstaff, come ogni altro luogo di Gaerth, sarebbe stata sommersa da mostri di ogni genere, resi folli dall’avvelenamento magico, e la sua popolazione sterminata.
Secondo gli scienziati magici della Lonely Star, una delle gilde di maghi indipendenti più famose della Grande Frontiera, in pochi anni il Mana avrebbe cominciato ad infettare anche le persone con esisti imprevedibili.

Fin dalle prime righe del racconto, come da tradizione per il Fantasy moderno, il lettore viene richiamato a gran voce a fare i conti con un mondo diverso e con le strane leggi da cui quest’ultimo è governato. Grazie allo sguardo ed alle riflessioni di Maddie Mood si verrà via via a conoscenza delle principali caratteristiche di Gaia e Gaerth, della situazione politica, di quella sociale e soprattutto si verrà introdotti alla particolare interpretazione magica & mistica scelta dall’autore.

Per introdurre l’argomento non ho trovato modo più efficace del citare (quasi) testualmente il pensiero a cui sono giunto durante la lettura: “Alla faccia, pare One Piece incrociato con Kenshiro“. Certo, i poteri dei Frutti del Diavolo sono sostituiti dai Jesper degli Arcani, ma la base è molto simile: si tratta pur sempre di super poteri tematici che hanno delle attivazioni quanto meno pittoresche e degli effetti micidiali introdotti dalla vocalizzazione del nome della tecnica utilizzata (con nomi rigorosamente inglesi e scritti in corsivo). Vi confesso che quando la Mood, dopo essere ricorsa al  suo Arcano Luminoso dell’Imperatrice per attivare la Killer Queen, ha carbonizzato un avversario grazie ad un Hot Coffee Kick sono stato tentato di interrompere la lettura.

Una volta superato l’ostacolo della sorpresa e dopo aver tarato il mio genere d’attenzione da “libro Fantasy” a “fumetto Fantasy” mi sono rimesso all’opera. Protagonisti della storia sono la cowgirl Cecily Campbell (Arcano Maggiore della Morte: Dead Man Walking) e la sua spalla Carson (Jesper: Sliding Doors) che, a partire dalla scomparsa di un Cristallo di Mana ed a causa della loro successiva indagine per ritrovarlo, si trovano invischiati in un affare più grande di loro, orchestrato da Maddie Mood nel ruolo di deus ex machina. Lo stile di scrittura, non certo eccelso ma a tratti gradevole nell’efficacia delle descrizioni, alterna il ritmo frenetico degli scontri a quello più lento delle riflessioni ed anche attraverso una serie di flashback indirizza il lettore verso il concetto di epica impresa per la salvezza del mondo e delle genti.

Nel complesso ho trovato l’ambientazione abbastanza originale e pittoresca e forse per questo avrei preferito fosse sfruttata in un contesto un po’ meno estremo e con una componente meno High-Magic. I personaggi sono coloriti e caratteristici ma pagano questa tensione verso l’eccesso con una certa plasticità, percepibile anche dal fatto che la loro entrata in scena viene sempre sottolineata dal ripetersi delle medesime caratteristiche fisiche e di abbigliamento; vi è inoltre qualche cedimento a favore delle macchiette comiche tipiche del fumetto giapponese, con Carson (per inciso un Demone-Gatto parlante) che esprime la sua passione per il seno di Cecily con enfasi fin troppo simile a quella del Maestro Muten di Dragonball e con esiti molto simili alla martellata da due tonnellate usata da Kaori in City Hunter. In questo una spolverata di sapore italico nell’affermazione: “Potevo rimanere offeso.”

Una lettura che mi sento di consigliare agli amanti del genere manga ed agli appassionati del Fantasy (o dello Steampunk) alla ricerca di una storia leggera con cui riempire un pomeriggio uggioso. In entrambi i casi va considerato che essendo un primo volume introduce ad una storia senza svolgerla e quindi, per saperne di più, dovrete attendere la realizzazione e la pubblicazione del seguito.

Stay Tuned.

L’agio della tradizione, od il fascino dell’ignoto?

7 marzo 2012 10 commenti

Da bambino mi godevo il fascino degli inaspettati colpi di scena che trovavo in film e libri, da ragazzino mi sentivo astuto e geniale nel poterne anticipare la maggior parte; crescendo ho scoperto (con mio sommo disappunto) che l’ovvietà dell’inatteso è una scelta deliberata, operata appositamente per appagare l’ego dell’utente.

A quanto pare, oltre al piacere di sentirsi più furbi degli autori, gli utenti televisivi hanno largamente dimostrato di essere molto refrattari ai cambiamenti; non per nulla, come spietatamente illustrato nella puntata della prima serie di Futurama 1ACV12 (Attacco Alieno), l’utente medio delle serie televisive pretende che gli eventi della singola puntata abbiano poca o nessuna influenza sulla situazione generale della serie stessa.

Con un principio assai simile, credo che esistano anche lettori a cui piace di ritrovare, in quel che leggono, atmosfere già note e che riescono quindi a dar loro la confortante sensazione di sentirsi a casa. In particolare mi riferisco a ciò che viene scritto in generi letterari specifici, come il Fantastico, la Fantascienza ed in misura minore nell’Horror e nel Giallo.

Alcuni esempi?

Parlando di Horror, qual’è la pessima idea che ci si aspetta da ogni gruppo che si trovi ad aver a che fare con un mostro/maniaco omicida? Dividersi, ovviamente. Cosa succede a chi si allontana dal gruppo? La sua morte è pressochè certa. Ci sono inoltre alcuni personaggi abbastanza tipici: l’eroe tormentato, il vigliacco disposto ad ogni bassezza pur di sopravvivere (che in genere fa la fine più atroce), la bellona che grida e viene salvata, l’intellettuale che cerca di razionalizzare e magari di cercare di ragionare con il persecutore.

Nei Gialli, come James Bond insegna, le belle donne hanno molto spesso gli stessi due scopi: sedurre l’eroe con lo scopo di farlo fallire e/o farlo cadere in trappola, o affidarsi a lui per poter poi tragicamente morire per mano di uno degli sgherri del cattivo di turno.

La Fantascienza ci propone alcune inossidabili categorie di razze aliene, o creature similari. Ci sono i bruti, animati da una fortissima passione per la guerra, e spesso guidati da un qualche complesso ed inintellegibile codice d’onore; gli spirituali, che hanno ormai trasceso le umane debolezze, e vivono esistenze all’insegna dell’ascesi; gli infidi, che incapaci di rivaleggiare con i bruti per quel che riguarda le capacità belliche, operano tra complotti e tradimenti; gli innocenti, che da tempo immemore hanno abbandonato ogni aggressività e si dedicano ad una vita di pace e fratellanza.

Gli esempi di cui sopra, sono evidentemente degli esempi portati all’eccesso, per poter divenire delle provocazioni; ma sono sicuro che il senso sia chiaro e che a tutti voi siano venuti in mente decine di esempi (sia cinematografici che letterari) che possono esser fatti rientrare in quelle casistiche.

Arriviamo ora al punto dolente: il Fantastico!
Pur essendo senza alcun dubbio il mio genere preferito, è anche quello da cui più raramente mi trovo ad essere soddisfatto; forse la mia predilezione mi rende particolarmente esigente, ma è anche un fatto che il Fantastico sia un genere dove le poche opere di valore vengono sepolte sotto il cumulo dei prodotti di second’ordine.

Anche senza voler cadere nella bassezza di saghe come Twilight, e senza scomodare autori che hanno per lo meno un corretto stile di scrittura come Parker, non credo esistano generi soggetti allo stereotipo quanto il Fantasy. Lo scribacchino Fantastico, non si limita a far man bassa tra gli archetipi razziali come farebbe un suo pari nella Fantascienza, usa addirittura i medesimi nomi; in questo modo evita di dover perder tempo ed affaticare i propri neuroni con un sacco di descrizioni inutili. Perché dover spendere un mare di parole per parlare di orecchie affilate, fisici snelli e lunghi capelli sciolti quando mi basta scrivere “elfo”? Perché complicarsi la vita a parlare di carattere burbero, amore per metalli preziosi e gioielli ed indole vendicativa quando è sufficiente dire “nano”? Perché fare la fatica di creare un popolo credibile a cui far fare la parte del nemico, dandogli motivazioni, caratteristiche peculiari ed una struttura sociale sensata quando è tanto facile scrivere “orco”?

Certo, c’è anche qualche mente geniale che invece che Nazgul dice Ra’zac ed al posto di Uruk-Hai scrive Urgali. Dovremmo apprezzare lo sforzo di cambiare almeno i nomi, o sentirci presi in giro perché hanno cercato di rivenderci come nuovo, un piatto avanzato del giorno prima e malamente riscaldato?

Con questo non voglio certo dire che il rifarsi alla nomenclatura classica identifichi automaticamente uno scrittore scadente, anzi. C’è chi, come Andrzej Sapkowski, ha saputo reinventare completamente le caratteristiche della propria ambientazione, dandole delle caratterizzazioni estremamente forti ed originali, pur parlando di elfi e di nani.

Quello che mi chiedo, ogni qual volta mi trovo a riflettere sulle caratteristiche di un’ambientazione, è quello che il lettore si aspetti dal Fantastico: cerca la sicurezza di un mondo in cui il bene ed il male sono nettamente divisi tra rappresentanti di razze differenti, o spera di incontrare qualche cosa di nuovo e di diverso, che lo porti al di fuori dei soliti schemi?

Quali sono le vostre opinioni in merito? E, se siete appassionati di Fantasy, cosa vi piace trovare nei libri che leggete? La vostra preferenza va a chi scrive entro i canoni del cosiddetto Fantasy Classico, o siete alla costante ricerca di qualche cosa di diverso ed innovativo?

Stay Tuned

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