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Archive for the ‘Domande’ Category

Scusate, c’è un tecnico in sala?

12 febbraio 2015 6 commenti

Gironzolando in quel di Portogruaro, pensieri persi e naso all’aria, ho visto questa cosa.

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La cosa grossa è una canna fumaria – fino a questo arrivo – ma cos’è quella specie di tubo che ci si arrotola intorno? A cosa serve? Perché ha quella forma? E’ parte di un impianto e, in questo caso, qual è la sua funzione? Si tratta del lascito di un architetto estroso, che aveva finito lo spazio interno per le sue minchiate e quindi è ricorso al tetto? E’ un’opera d’arte moderna che rappresenta una spogliarellista chiattona avvolta nel suo serpente?

Brancolo nel buio… aiuto.

Stay Tuned.

Che fate?

22 gennaio 2015 2 commenti

Curiosità
Cosa state facendo? Cosa stavate facendo prima di iniziare a leggere questo post? Cosa avete in programma di fare quando l’avrete finito? Come impiegherete questo giovedì pomeriggio, questa settimana o quest’anno? Avete già dei programmi, delle scadenze o improvviserete giorno per giorno?

Per quel che mi riguarda – curiosità a parte – navigo nelle pigre acque dell’indolenza e cerco inutilmente di focalizzare l’attenzione su qualche cosa di utile. Riprendere in mano la revisione dopo tutti questi mesi di pausa si sta dimostrando più difficile del previsto; fatico a riprendere un buon ritmo di scrittura e nel rileggere quello che già avevo corretto, scopro di non ritrovarmici, come se si trattasse di parole scritte da altri. La strana sensazione di ritornare dopo anni in un luogo che ci era familiare, solo per scoprire di non conoscerlo più e sentirsi stranieri in patria.

Bene, con questo posso ufficialmente dare per concluso il momento di rimuginamento melanconico e rimettermi all’opera. Buon proseguimento a tutti.

Stay Tuned.

Organigramma.

11 dicembre 2014 2 commenti

Ad essere sincero non sono nemmeno certo di sapere cosa significhi organigramma, ma è una parola che mi ha sembre fatto molta simpatia ed è così difficile trovare una buona occasione per usarla…

Sono ubriaco di studio. Non ho difficoltà motorie – non più del solito almeno – non parlo con voce impastata, non ho lo sguardo vitreo e posso mettermi al volante senza diventare un pericolo per me e per gli altri, ma sto cominciando a vedere la realtà come un agglomerato di Particelle, Categorie, Obbligazioni, Diritti Reali e – soprattutto – Imponibili.

Tornando in biblioteca dopo la pausa pranzo, mi sono reso conto d’essere finito tra le maglie dello sguardo d’un paio di signore, stupite nel sentirmi parlare da solo di Azioni Petitorie e della differenza tra Danno Emergente e Lucro Cessante, così ho pensato di prendermi una piccola pausa per pensare ad altro.

Nella fattispecie sto cogitando riguardo a cosa fare una volta libero dall’aggravio dell’esame: di certo mi dedicherò alla seconda revisione ed alla ricerca di un ediore e ancora devo un racconto ad Alessandro, ma per il resto? Ho messo da parte i semi di diversi progetti, a quale potrei dedicarmi?

Punto di Domanda

Alla seconda parte della storia di Angelina, iniziata con “La Congiura”? Alle fiabe con cui introdurre alcuni aspetti dell’ambientazione del Primo Re? Al “Gioco di Harry”, di cui credo di non avervi ancora detto nulla o ancora ad alcuni spunti per brevi racconti autoconlusivi?

Idee? Commenti? Richieste? Faccitemi edotto.

Stay Tuned.

Forma o contenuto?

13 novembre 2014 9 commenti

Qual è la cosa più importante?
Ognuno ha una sua idea in merito, una personale soglia di tolleranza della mancanza dell’una a favore dell’altra, ed anche a volersi impelagare in un dibattito – potenzialmente eterno – non si potrebbe arrivare ad una risposta diversa da: “Questione di gusti.

Quando la questione si fa soggettiva non è più possibile rispondere ad una domanda oggettiva, ma possiamo cercarne un’approssimazione nel chiederci quale sia l’aspetto capace di riscuotere il maggior successo. Cosa preferisce laGGente, tra forma e contenuto?

Se si parla di cinema la risposta è ovvia, perché quale produzione investirebbe fantastiliardi in effetti speciali se il pubblico cercasse i contenuti? Il cinema è eccesso, spettacolarità e continua ricerca di poter sorprendere laGGente. Non importa se la novità stia nel sesso più esplicito, nella violenza più crudele o nella scena d’azione più psichedelica; l’importante è che sia tanto, che sia di più, che sia… fruibile. Insomma, una sorta di psico fast food.

Per estensione, lo stesso si può dire della televisione, dai programmi di intrattenimento fino a quelli che dovrebbero essere i mezzi di informazione, la professionalità dei quali sta nel riuscire a sensazionalizzare qualsiasi boiata e il maggior successo è quello di creare un nuovo caso mediatico. E’ evidente che la anche la rete segua lo stesso procedimento, con dalla sua la forza di essere il contenitore più grande del pianeta e di offrire ai propri utenti la possibilità di accedere a qualsiasi cosa prodotta dall’uomo negli ultimi anni.

La musica… beh, la musica non esiste. Esistono degli spettacoli musicali fatti di luci, coreografie, addominali scolpiti, tette al vento, effetti speciali e, sì, a tratti di qualcuno che strimpella, filtrato da tanta elettronica da poter suonare una chittarra o un citofono con lo stesso identico risultato. Un prodotto confezionato dalla televisione, venduto sotto il nome di musica e giustificato dal sottotitolo: “L’importante è che arrivi, che trasmetta qualcosa.” (In pratica chiunque di noi può essere un artista musicale, basta che non si perda per strada e si esibisca con l’influenza, tossendo in faccia al pubblico.)

A questo punto i giochi parrebbero chiusi e noi potremmo decretare la vittoria assoluta dalla forma sui contenuti, ma la scrittura viene a romperci le uova nel paniere. Già, perché con le parole non è facile essere clamorosi e semplici nello stesso momento e anche lo scrivi-come-mangi e la conseguente concettualizzazione artistica del turpiloquio non basta per mantenere vivo l’interesse de laGGente. La scrittura non si presta ad essere spettacolarizzata, quindi non può essere uccisa come la musica ed è franca dal gioco del circo mediatico. Nella scrittura i contenuti sono più importanti della forma, è salva.

Un libro si sceglie per la storia che racconta, non per le parole che sono state scelte per farlo.

Tutto chiaro: sono uno scrittore wannabe, quindi parteggio per la forma di espressione che mi è più congeniale. Ho volutamente sorvolato sul cinema d’autore o sui maestri della muscia contemporanea per poter raggiungere il punto di poter elevare la letteratura ad uno status privilegiato.

Ne siete sicuri?

Del cinema d’autore e di chi la musica la fa davvero non ho parlato perché si tratta di realtà di minoranza, escluse dall’assunto iniziale di analizzare le preferenze della massa di coloro che formano il potere d’acquisto. Per quanto riguarda la scrittura, la ritengo davvero privilegiata? Il fatto che un libro venga scelto per i suoi contenuti la rende davvero migliore?

Dire: “Un libro si sceglie per la storia che racconta, non per le parole che sono state scelte per farlo.” equivale a dire che la forma non è determinante e che una buona storia sarà capace di superare anche delle scelte lessicali poco azzeccate o uno stile carente. Insomma, poco male se non azzecco un congiuntivo, l’importante è che quello che ho da dire coinvolga, arrivi… trasmetta qualcosa.

Si può sfuggire al ghetto intellettuale della televisione, ma non alla mediocrità umana. Un libro viene scelto per i suoi contenuti – questo è vero – ma nei contenuti di un libro laGGente cerca le stesse cose che cerca nella forma di un film: eccesso, emozioni a basso costo, filosofia da bar e originalità riciclata, il tutto a discapito delle capacità di chi ha scritto. Chitarra o citofono, non c’è nessuna differenza: basta che il messaggio sia chiaro.

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O, come direbbe lo Sceriffo di Ruttingham: “Ha osato cervare gli uccisi del Re!”

Stay Tuned.

Alter Ego.

19 giugno 2014 4 commenti

Quando sono stato aggredito dall’idea balzana di usare uno pseudonimo e ho cominciato a creare i millemila profili necessari a gestire blog, social network ed altri amenicoli, mi sono trovato con il grattacapo di dover scegliere un’immagine che potesse rappresentarmi.

Dopo qualche tentativo fallimentare – di cui non conservo memoria – mi sono ricordato dell’immagine di una civetta che avevo usato tempo prima, per uno stato di Facebook e ho deciso di concederle una possibilità. A quanto pare la cosa ha funzionato, perché quella meravigliosa civetta delle nevi sghignazza in tutti i miei profili e ogni volta che la guardo sono più che soddisfatto della mia scelta.

Perché vi sto tediando con tutto ciò? Innanzitutto perché in futuro possiate dire: ‘Io lo so!’, quando masse di fanSS adoranti brancoleranno nel buio, chiedendosi come fu che il loro idolo scelse d’essere rappresentato da una civetta delle nevi; in secondo luogo perché da cosa nasce cosa e dalla scelta dell’immagine è discesa quella di collezionare civette. Non civette in carne ed ossa – non per ora almeno – ma immagini che le ritraggono (insieme a gufi, barbagianni ed altri rapaci) e peluches.

Può sembrare strano, ma trovare il peluches civettiformi non è per niente facile. Orsi, cani, gatti, pecore, foche, scoiattoli, piccioni, gabbiani, serpenti, procioni, leoni, avvoltoi, tigri, conigli, panda, anatre, cinghiali, topi, canguri, koala, pecore, mucche, capre, pulcini, elefanti, ippopotami, draghi e unicorni… ma civette e affini sono molto rari. Una difficoltà che mi ha tenuto in scacco per un anno buono, fino a quando, il natale scorso, non ho ricevuto in regalo il primo pennuto della covata. Da allora la famiglia è cresciuta:

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Il fratello maggiore è pigro e raramente si muove da casa, quello di mezzo è più intraprendente e spesso mi segue nelle trasferte tergestine. Il piccolo è l’avventuroso della covata: non perde occasione per infilarsi nella borsa del portatile e farsi scarrozzare in giro per il mondo.

In cambio dell’ospitalità – e dei viaggi a scrocco – svolgono la delicata funzione di proteggere la mia identità segreta, sostituendomi nelle fotografie che sbandiero su Instagram, Twitter, Facebook e Cetera.

Avevo pensato di dar loro un nome, ma essendo degli Alter Ego è ovvio che debbano chiamarsi tutti Tale’s Teller. Per ovviare al caos dell’omonimia, potremmo usare dei soprannomi. Qualche cosa come ‘Divora Gelati’, ‘Calzino Rigato’, ‘Occhi Pucciosi’ e ‘Cazzo Guardi’… ma meno arrabattato. Qualche suggerimento?

Stay Tuned.

Indovina, indovinello…

11 maggio 2014 6 commenti

Recentemente mi è capitato di incappare in questo:

Poltiglia Gialla
Secondo voi di quale orrenda sostanza malefica si tratta? Vernice? Residui di detergenti? Tracce del passaggio di una lumaca mutante? Sbizzaritevi…

Stay Tuned.

Le frasi che vorrei aver scritto: “Poesia e scuse.”

30 gennaio 2014 21 commenti

Penna d'Altri
Torniamo a parlare di Sapkowsky e del suo ultimo romanzo “Il tempo della guerra”. Un brano che segue il precedente di poche pagine e parla della mattina successiva al temporale. Mi rendo conto che senza conoscere i personaggi alcuni scambi possano essere un po’ oscuri e perdano in efficacia, ma spero che l’insieme possa comunque essere di vostro gusto.

La casa era vuota, il mezzuomo e tutta la sua famiglia erano andati a lavorare all’alba. Ciri fingeva di dormire, ma sentì uscire Geralt e Yennefer. Scivolò giù dal letto, si vestì in fretta, sgusciò fuori dalla stanza in silenzio e li seguì nel frutteto.
Geralt e Yennefer si diressero verso l’argine, tra gli stagni screziati di ninfee bianche e gialle. Ciri si nascose dietro un muro in rovina e li osservò attraverso una fessura. Pensava che Ranuncolo, il famoso poeta di cui aveva letto tante volte i versi, dormisse ancora. Ma si sbagliava. Il poeta Ranuncolo non dormiva. E la colse in flagrante. <Ehi, non sta mica bene spiare>, disse, avvicinandosi all’improvviso e ridacchiando. <Un po’ di discrezione, piccola. Lascia che stiano un po’ da soli.>
Ciri arrossì, ma serrò subito le labbra. <Prima di tutto, non sono piccola. Secondo, non li disturbo mica, no?> sibilò con tono insolente.
Ranuncolo si fece un po’ più serio. <Credo di no. Anzi mi sembra perfino che li aiuti.>
<Come? In che modo?>
<Non fingere di non capire. Ieri sei stata molto astuta. Ma a me non l’hai data a bere. Hai finto di svenire, vero?>
<Vero. La signora Yennefer l’ha capito, ma Geralt no…>
<Ti hanno portato tutti e due in casa. Le loro mani si sono sfiorate. Sono rimasti seduti accanto al tuo letto fin quasi al mattino, ma non si sono scambiati neppure una parola. Solo ora si sono decisi a parlare. Là, sull’argine. E tu hai deciso di ascoltarli di nascosto… E di osservarli da un buco nel muro. Hai tanta urgenza di sapere che cosa fanno laggiù?>
Ciri arrossì lievemente. <Non fanno niente. Parlano, tutto qui.>
<E tu… tu vorresti sapere di cosa parlano, non è vero?> Ranuncolo si sedette sull’erba sotto un melo e appoggiò la schiena al tronco, dopo aver controllato che non ci fossero formiche o bruchi.
<Sì… No! Del resto… Del resto, non riesco comunque a sentirli. Sono troppo lontani.>
<Se vuoi te lo dico io>, propose il bardo con una risata.
<E tu come fai a saperlo?>
<Ah, ah. Io, cara Ciri, sono un poeta. E i poeti sanno tutto di certe faccende. Anzi ne sanno più degli stessi interessati.>
<Ma va’!>
<Ti do la mia parola. Parola di poeta.>
<Davvero? Allora… Allora dimmi, di cosa parlano? Spiegami che cosa significa tutto questo!>
<Sbircia un’altra volta dal buco e guarda cosa fanno.>
<Mmm…> Ciri si morse il labbro inferiore, quindi s’inchinò e accostò l’occhio all’apertura. <La signora Yennefer sta accanto a un salice… Stacca delle foglioline e giocherella con la sua stella… Non dice niente e non guarda affatto Geralt… E Geralt le sta accanto. Ha abbassato la testa. E dice qualcosa. No, sta zitto. Oh, ha una faccia… Che strana faccia ha…>
<E’ un gioco da ragazzi.> Ranuncolo trovò una mela nell’erba, la strofinò sui calzoni e la esaminò con aria critica. <Lui le sta chiedendo se gli ha perdonato le sue tante azioni sciocche. Le chiede scusa per l’impazienza, per la mancanza di fiducia, per la testardaggine, per l’ostentazione, per i bronci e gli atteggiamenti indegni di un uomo. Le chiede scusa perché in passato nonha capito, perché non ha voluto capire…>
<E’ una bugia bella e buona! Stai inventando tutto!> Ciri si raddrizzò e si allontanò la frangia dalla fronte con un movimento brusco del capo.
<Si scusa per aver capito solo ora.> Ranuncolo alzò lo sguardo al cielo, e la sua voce cominciò ad assumere il ritmo tipico delle ballate. <Perché vorrebbe capire, ma ha paura di non riuscirci… E per ciò che non capirà mai. Si scusa e chiede perdono… Mmm, mmm… Disillusione… Emozione… Predestinazione? Tutte banalità, accidenti…>
Ciri pestò i piedi a terra. <Non è vero! Geralt non parla affatto così! Lui… non parla affato. L’ho visto. Sta là con lei e tace…>
<Proprio in questo consiste il ruolo della poesia, Ciri. Parlare di ciò di cui gli altri tacciono.>
<E’ sciocco il tuo ruolo. E stai inventando tutto!>
<Anche in questo consiste il ruolo della poesia. Ehi, sento delle voci concitate, sullo stagno. Sbircia, svelta, guarda un po’ che succede.>
<Geralt sta a testa bassa>, disse Ciri dopo aver accostato di nuovo l’occhio al buco nel muro. <E Yennefer gli urla contro come un’ossessa. Urla e agita le braccia. Accidenti… Che può significare?>
<E’ un gioco da ragazzi.> Ranuncolo fissò di nuovo le nuvole che scorrevano in cielo. <Adesso è lei a chiedere scusa a lui.>

A parte la chiusura, c’è una battuta che trovo veramente bella. Vediamo chi indovina di cosa sto parlando.

Stay Tuned.

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