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Archive for the ‘La Cara Nonnina’ Category

E va a finire che c’aveva ragione lei.

ChiamataPedonaleAndandosene a zonzo in città capita di incontrare un semaforo rosso.
Che fare durante l’attesa? Da piccolo mi hanno insegnato che mettere le dita nel naso era male, così non mi resta altro che spippolare con il cellulare.
Un fischio bippeggiante mi richiama alla realtà, mi guardo intorno e mi rendo conto che si tratta dell’avviso per il verde pedonale. Infilo in tasca lo strumento del demonio e mi incammino. Arrivo a un terzo dell’impresa ed eccomi eseguire un balzello aggraZZiato per evitare l’incontro tra il mio profilo migliore e la fanaleria di un’auto.

Non si è fermato al semaforo, non ha nemmeno rallentato, lo so per certo perché – per fortuna – lo stavo guardando.
Seguo la sua traiettoria avanzando ipotesi sul mestiere di sua madre e sulla dubbia origine del suo patrimonio genetico. Un’altra auto inchioda per evitare di silurarlo, si alza un coro generale di strombazzamenti, ma lui continua imperterrito senza che le luci dei suoi stop si illumino per un singolo istante.

Non sapere guidare non basta per una manovra simile e vivo nella vana speranza che alla stupidità esiste un limite, che sia ubriaco?

Targa RomaniaCaTzo, è dell’Est!
In un modo o nell’altro… aveva ragione lei.
Io lo so, voi lo sapete, ma lei non lo saprà mai. Non lo deve sapere mai, e se qualcuno si lascia sfuggire una sola parola… cioè, ve lo immaginate?

Ragione e tortoStay Tuned.

Di alimentazione, visite e trasporti.

9 novembre 2015 2 commenti

lupo-cattivoIncurante della minaccia rappresentata dal lupo cattivo, continuo nelle mie visite mattutine alla Cara Nonnina.
Incurante della minaccia rappresentata dalle crisi psicotiche, la Cara Nonnina continua a martoriarmi le pa..zienza.
Stessi argomenti, stessi Consigli Imperativi, stesse Opinioni Inopinabili… stesse parole a cui rispondo con lo stesso annuire stolido, scollegando l’io cosciente da quello che mi circonda.
Sabato il trucco non mi è riuscito.

° […] e bisgona che ti metti in testa di dimagrire. Niente grassi e zuccheri – mai – solo frutta e verdura.
– Nonna, ti nutri a prosciutto, grissini e yogurt alla ciliegia.

° […] e fai attenzione sulla strada. Che anche ieri ho sentito di un incidente sulla strada per Portogruaro. Un giorno si e uno no… sono Quelli dell’Est che fanno disastri.
– Hai ragione. Pensa che ne conosco una che passava sempre con il rosso.
° Chi, chi?
– Tu nonna.

° […] è ora che LaSorellina formi famiglia. Vorrei tanto vederla con un bravo giovane…
– Nonna, era qui il fine settimana scorso… con il moroso.

palle-rottePazienza finita, era ora di andare.

Stay Tuned.

Degli stracci a cui non potrà dire di no…

26 gennaio 2015 5 commenti

Il Padrino
Una mattina di non molti giorni or sono, nell’arrivare a casa della Cara Nonnina, sono stato accolto da un colorito mucchio di stracci, approssimativamente ripiegati e stipati in un sacchetto di plastica. Ancor prima della fine dei saluti me li sono ritrovati in mano.

– Ecco… questi sono per la mamma, per la CasaMontana, portaglieli.

Ora, nell’ultimo periodo La Madre è stata molto presa in Arredamento, Ordine & Pulizia di un appartamento in montagna, ma mi sembrava strano che potesse voler privare la Cara Nonnina della sua collezione di stracci d’epoca.

* Sei sicura? Te li ha chiesti lei?
– Sì. Le servono per fare le pulizie.

Mia cara signora, tu avrai anche novant’anni di esperienza nel non rispondere, ma io ne ho quasi quaranta nel non farmi coglionare.

* Te li ha chiesti lei?
– Ha detto che va domani per pulire…

Prodigioso Spaghetto Volante, dammi la forza per resistere alla tentazione di rispondere con una testata in mezzo agli occhi.

* Te li ha chiesti lei?
– No, ma le servono…

Beccata! Troppe volte m’hai fregato facendomi portare a spasso boiate che nessuno voleva. Non oggi, gringo.

* Allora tienili tu e domani mattina, quando passerà, le chiederai se li vuole.
– Le ho già chiesto e ha detto di no. Devi portarglieli tu…

A questo punto è stato il Prodigioso Spaghetto Volante a chiedere a me la forza per non lanciarle una polpetta in mezzo agli occhi… e l’ho interpretato come il giusto momento per andarmene. Non volevo correre il rischio di essere incaricato di mettere teste di cavallo mozzate nel letto della Madre, nel malaugurato caso in cui avesse avuto nuovamente l’ardire di rifiutare gli stracci.

Stay Tuned.

Sempre la stessa solfa.

29 dicembre 2014 2 commenti

Sempre la Sessa Solfa

Malga. Dopo una lunga giornata di marcia, quattro uomini si trovano a dividere la stessa camerata. Tre di loro, stracchi, si addormentano immediatamente, mentre il quarto continua ad agitarsi e ben presto li sveglia.

Ah, che sete che ho… ah, che sete che ho… ah, che sete che ho…

I minuti passano e diventano un’ora e l’uomo, senza sosta, continua a ripetere:

Ah, che sete che ho… ah, che sete che ho… ah, che sete che ho…

Incapace di sopportare oltre, uno dei quattro si alza, lascia la stanza, scende nel freddo della cucina, recupera una bottiglia d’acqua, risale e la consegna all’assetato, che beve e si mette tranquillo. Tutto sembra risolto, i tre hanno quasi preso sonno, quando:

Ah, che sete che avevo… ah, che sete che avevo… ah, che sete che avevo…

Questa storiella mi è stata raccontata anni fa, non una gran barzelletta ho pensato allora… oggi devo ricredermi.

Mi sono sempre piaciuti i capelli lunghi e quando ne ho avuta la possibilità ho sempre coltivato una lunga criniera. In tre occasioni, quando tagliarli era diventato un’esigenza, mi sono riportato a casa una treccia lunga diverse decine di centimetri, di cui ho sentito la mancanza per mesi e mesi. Inutile dire, che tra un taglio e l’altro, la cara nonnina si sia sempre sentita in dovere di condividere la sua opinione in merito alla mia capigliatura…

– I capelli lunghi lasciali alle donne…
– Tagliati i capelli. Corti, come un maschio…
– Adesso sono davvero troppo lunghi, devi tagliarli…
– Capelli lunghi e barba, vuoi che ti prendano per un talebano?

Tre settimane fa li ho tagliati. Non avrei voluto, ma cause di forza maggiore – e di deprecabili convenzioni sociali – lo hanno richiesto. Poichè trattavasi di argomento così caro alla nonnina, affrontato e ripetuto (quasi) ad ogni mia visita… non si è accorta di nulla. Non il fine settimana del 14, non quello del 21, lo ha notato per la prima volta la mattina di natale.

Bene, tagliarli è stata una sofferenza, ma almeno non sono più costreto a subire il tormetone… e invece, il 27:

– Hai fatto bene a tagliarli, i capelli lunghi lasciali alle donne…
– Vanno bene così i capelli. Corti, come quelli di un maschio…

E il 28:

– Così vanno bene i capelli, mossi, non tirati indietro nella coda…
– Sono più comodi i capelli corti: subito lavati, subito asciutti…

Ah, che sete che avevo… ah, che sete che avevo… ah, che sete che avevo…

Stay Tuned.

Fiat Lux.

E l’anabagliante fu.

L’ultima idiosincrasia della Cara Nonnina riguarda i black out e, in particolare, il fatto che al mancare della luce corisponda il perdersi del settaggio della radio sveglia del salotto. A quanto pare, infatti, il non poter conoscere l’ora esatta la irrita ancor più che vederla lampeggiare quella sbagliata.

– Ieri notte mi sono svegliata e sono andata in bagno. Poi volevo vedere l’ora e sono venuta di qua, ma la sveglia non funzionava così ho dovuto accendere la televisione e poi sono rimasta a dormire sul divano.

Capisco l’esigenza di dover a tutti i costi conoscere l’ora nonostante fosse notte fonda, altrimenti come farebbe a tenermi aggiornato con la dovuta dovizia di particolari? [Eg. “Mi sono svegliata alle quattro e mezza e sono andata a fare la pipì, che fuori era ancora notte.“] Quello che non mi è chiaro è perché sia sia fermata sul divano invece di tornare a letto… mah.

Inutile dire che l’unico tecnico abilitato al settaggio dell’ora è il sottoscritto e quindi:

– Mi raccomando, quando salta la luce vieni a mettere a posto la sveglia, così posso vedere l’ora.

Lo ripete a più riprese – come tutto del resto – e dopo un primo tentativo di farle presente che se non è lei ad avvisarmi non posso sapere quando le salta la luce, immagino il paesello farsi mondo e la casa della Cara Nonnina divenire una metropoli.

DCF 1.0Toronto, Black Out del 2003.

Così ogni Black Out farà notizia e io potrò accorrere per salvare le sorti di decine di migliaia di abitanti.

Stay Tuned.

Divino ingegno.

4 settembre 2014 10 commenti

Ubriaco
Ebbene sì: La Cara Nonnina è tornata.

Quanti di voi ne sentivano la mancanza? Ecco, io no. Anche perché il fatto che non ne scriva da qualche tempo non implica che abbia smesso di essere motivo di disappunto, fastidio, molestie morali e/o aggressione ai danni del benessere delle mie gonadi.

Alla sua abituale cantilena di Consigli Imperativi e di Aneddoti Reiterati, si è di recente aggiunta una novità nella categoria delle Opinioni Inopinabili: la soluzione per i problemi della guida in stato di ebrezza.

Tutto è cominciato con un Consiglio Imperativo, una vecchia gloria tornata in auge e rimodernata per stare al passo con i tempi:

– Se vai da qualche parte stai attento, che ci sono quelli dell’est che guidano tutti ubriachi.

Non bastavano gli ubriachi nostrani, dovevamo averne anche di importazione? Come siamo finiti in questa situazione? E’ presto detto…

– Vengono qui… il vino italiano piace… e poi guidano ubriachi.

Brutta gente quelli dell’est, capaci di emigrare pur di poter soddisfare le loro brame alcoliche e il lora loro insana passione per gli autoscontri. Mi domando se dovrei provvedere anche io a ubriacarmi prima di mettermi al volante, dopo tutto sono originario dell’est. Beh, solo in parte… la parte della Cara Nonnina per essere precisi.

Se quelli dell’est sono il problema, quale mai potrebbe essere la soluzione? Se qualcuno ha pensato a quelli dell’ovest si vergogni e si dii uno scappellotto. La soluzione siamo noi e più nel dettaglio gli esercenti dei locali commerciali adibiti alla vendita e al consumo di bevande alcoliche.

– Anche il barista non dovrebbe lasciarli andare… quando li vede ubriachi dovrebbe offrire un altro bicchiere e intanto chiamare la Polizia o i Carabinieri.

Il principio – quello di responsabilià sociale – non sarebbe nemmeno sbagliato, ma per come mette giù le cose è più un accollo ai danni del solo barista. Man mano che questa considerazione si ripete – il che significa tutti i sabati e le domeniche mattina – non riesco a fare a meno di figurarmi la situazione, proiettata in una strana realtà in cui possa effettivamente funzionare.

Per esempio…

Il Lord Beone

L’uomo seduto al banco veste un impeccabile abito da sera e nonostante sia visibilmente alticcio non perde il proprio savoire faire. Accetta di buon grado l’offerta e – come richiesto dalle buone maniere – assapora quell’ultimo bicchiere, centellinandolo e assaporandolo per il tempo necessario al giungere delle forze dell’ordine.

Il Beone Lord

Diametralmente opposto al precedente, è l’archetipo dell’avvinazzato trucido da osteria di periferia. Capelli arruffati, fiatella, volto paonazzo e parlata biascicata ma, quando gli viene offerto l’ultimo bicchiere ecco che avviene la trasformazione: non lo butta giù d’un fiato, ma lo beve con lo stesso contegno di un Lord.

Agenti in Esubero

La caserma a cui il buon esercente si rivolge non ha alcun problema di organico, dispone anzi di una volante apposita per questo genere di chiamate e nel giro di pochi minuti i Poliziotti (o i Carabinieri) sono sul posto, pronti ad intervenire.

Riconoscenza Umana

Il giorno successivo, a sbornia passata, l’ubriaco si rende conto del gran servigio prestatogli dall’esercente e si sente in dovere di passare a ringraziarlo per avergli evitato il rischio di un incidente. Non serba nessun rancore per essere stato denunciato e per le complicazioni che ha dovuto affrontare nel ritorno a casa.

Il Buon Nome

La voce si sparge, i consumatori abituali di alcool vengono a sapere del buon cuore dell’esercente e lo premiano frequentando il suo locale, certi che in caso di necessità lui sarà il loro angelo custode. Lo fanno per la loro sicurezza, non nella speranza di bere a scrocco.

Intraprendenza Premiata

A fronte del servizio prestato – e della conseguente riduzione degli incidenti – le autorità decidono di ricompensare l’esercente e coprono le spese a fondo perduto di cui si è fatto carico.

Logicità Burocratica

Visto lo scopo sociale di quell’ultimo bicchiere, nessuno mai si sognerebbe di contestare il fatto che l’esercente non abbia emesso lo scontrino. Non corre alcun rischio di pagare una multa per frode fiscale.

Giusta Giustizia

Nel malaugurato caso in cui la Polizia non giunga in tempo per intercettare l’ubriaco e questo abbia un incidente, nessun avvocato gli consiglierà mai di agire contro l’esercente per averlo ‘spinto a bere oltre misura’ e, qualora questo accadesse, la causa sarebbe di certo persa e il giudice provvederebbe a far radiare l’avvocato in questione.

Poi torno alla realtà, sorrido e annuisco.

Stay Tuned.

Problemi idraulici.

5 giugno 2013 2 commenti

Imbuto Giallo

Qualche tempo fa la Cara Nonnina lamentava la necessità di imbottigliare dell’olio e l’impossibilità di farlo a causa della mancanza di un imbuto. Il suo, quello verde scuro con l’aletta incrinata e l’imboccatura graffiata, risultava apparentemente disperso. Ho evitato di citarle una delle tante frasi con cui amava istruirmi durante infanzia ed adolescenza – “Per ogni cosa un posto ed ogni cosa al suo posto” – e mi sono offerto di prestarle il mio. A dire il vero mi ero anche proposto di aiutarla a fare il lavoro, ma non essendo io Gran Maestro di imbottigliamento di grassi di origine vegetale la mia candidatura era stata gentilmente rifiutata.

Per un paio di giorni mi sono dimenticato di portarglielo – mancanza di cui mi sono anche sentito colpevole – poi, grazie ad una favorevole congiunzione neuronale, sono riuscito a ricordarmene e le ho portato il mio giallo amico. Quando gliel’ho consegnato ho percepito una sinistra vibrazione nella forza e mi sono stupito dell’attenzione con cui lo stesse studiando.

– No, non è il mio, quello verde scuro con l’aletta incrinata e l’imboccatura graffiata.

La sciocchina non sa che nel fitto sottobosco malavitoso che frequento ci sono degli ottimi chirurghi che si occupano di dare un nuovo aspetto agli imbuti di cui mi approprio. Cambiare colore e nascondere graffi o incrinature sono giochi da ragazzi per loro…

– Bene, adesso trovo un posto dove nasconderlo.

Giusto. Ogni imbuto latitante ha bisogno di un posto sicuro dove aspettare che si calmino le acque. Soprattutto se ha subito degli interventi chirurgici per cambiare aspetto. Sapete, per le cicatrici…

– Poi chiedo a 176-671 se mi presta un imbuto, così vedo se il mio lo ha preso lei.

Ormai vittima del trip allucinogeno innescato dal contatto non protetto della realtà alternativa in cui la Cara Nonnina vive, non ho nemmeno preso in considerazione l’ipotesi che anche il mio imbuto fosse stato chiesto in prestito per il medesimo motivo. Avevo appena finito di travasare una bottiglia d’olio, l’imbuto non mi sarebbe servito per parecchio tempo, lo tenesse e si divertisse ad emulare la signora Marple.



Il tempo passa, i pasti si susseguono, le verdure necessitano di condimento e le bottiglie d’olio finiscono. Così, questa mattina, ho gentilmente chiesto la restituzione del mio giallo amico e…

– Ah sì, eccolo. L’ho tagliato e si è rovinato.

Sbigottito, ho pensato a quale rocambolesco incidente avesse potuto portare alla mutilazione dell’imbuto. Poi me lo sono trovato davanti e mi sono reso conto di essere un’anima ben più candida di quanto mi sarei mai aspettato: non era stato un incidente, ‘l’ho tagliato’ andava preso alla lettera. Forse in preda ad una possessione da parte dell’anima inquieta di un rabbino la Cara Nonnina aveva spuntato la punta del mio imbuto.

– Mi sembrava troppo stretto, l’olio era lento a scendere, così l’ho tagliato… ma adesso non entra più nelle bottiglie piccole.

Ho manifestato un vago contrappunto di dissenso e le ho suggerito, per la prossima occasione, di tagliarsi il suo imbuto.

– Provalo, magari sulle tue bottiglie va bene. Se proprio non va lo portiamo allo ZioLontano quando andiamo a trovarlo, tanto lui usa le damigiane e ci entra di sicuro.

Cerchiamo di andare a trovarlo il giorno del suo compleanno però. Così lo possiamo avvolgere in un foglio di giornale, legarlo con un laccio di scarpe usato e farlo passare per un regalo sentito e non uno scarto da piazzare da qualche parte… cioè, io capisco lo spirito pratico e l’idea di non buttare via una cosa che può servire, ma prendere un oggetto sano, romperlo e poi piazzarlo a qualcun altro non mi sembra precisamente la medesima cosa. Soprattutto se l’oggetto in questione appartiene a qualcun altro ed a maggior ragione se appartiene a ME.

Io ed il mio imbuto ce ne siamo andati lanciando oscuri anatemi, sono però lieto di comunicarvi che una volta arrivati a casa, subito dopo la foto di cui sopra, il giallo compagno è tornato al lavoro… un po’ più corto forse, ma perfettamente in grado di svolgere il suo compito.

Nota: 176-671 è una vicina di casa della Cara Nonnina, a sentir lei si tratta di un’infida appropriatrice indebita – da cui il soprannome bassottesco -.

Stay Tuned.

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