Archivio

Archive for ottobre 2014

Fiat Lux.

E l’anabagliante fu.

L’ultima idiosincrasia della Cara Nonnina riguarda i black out e, in particolare, il fatto che al mancare della luce corisponda il perdersi del settaggio della radio sveglia del salotto. A quanto pare, infatti, il non poter conoscere l’ora esatta la irrita ancor più che vederla lampeggiare quella sbagliata.

– Ieri notte mi sono svegliata e sono andata in bagno. Poi volevo vedere l’ora e sono venuta di qua, ma la sveglia non funzionava così ho dovuto accendere la televisione e poi sono rimasta a dormire sul divano.

Capisco l’esigenza di dover a tutti i costi conoscere l’ora nonostante fosse notte fonda, altrimenti come farebbe a tenermi aggiornato con la dovuta dovizia di particolari? [Eg. “Mi sono svegliata alle quattro e mezza e sono andata a fare la pipì, che fuori era ancora notte.“] Quello che non mi è chiaro è perché sia sia fermata sul divano invece di tornare a letto… mah.

Inutile dire che l’unico tecnico abilitato al settaggio dell’ora è il sottoscritto e quindi:

– Mi raccomando, quando salta la luce vieni a mettere a posto la sveglia, così posso vedere l’ora.

Lo ripete a più riprese – come tutto del resto – e dopo un primo tentativo di farle presente che se non è lei ad avvisarmi non posso sapere quando le salta la luce, immagino il paesello farsi mondo e la casa della Cara Nonnina divenire una metropoli.

DCF 1.0Toronto, Black Out del 2003.

Così ogni Black Out farà notizia e io potrò accorrere per salvare le sorti di decine di migliaia di abitanti.

Stay Tuned.

In principio era il Verbo…

13 ottobre 2014 7 commenti

Il Verbo

il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

.oOo. .oOo. .oOo.

Durante il periodo caldo del lungo autunno che ci ha accompagnato a partire dallo scorso settembre, in quel di Portogruaro c’è stato un puccioso fiorire di paperelle, con intere famigliole che navigavano lungo i canali e si dividevano l’attenzione – e i regalucci alimentari – di bambini e turisti. Per evitare di abboffarli con becchime umano che avrebbe potuto far loro più male che bene, mi sono limitato a scattare un sacco di foto.

20140414_085550
Mentre mi sporgevo come un idiota per riuscire a catturare il magico momento in cui uno dei paperotti se ne stava a culo all’aria per meglio grufolare il fondale, mi è capitato di coglire uno scambio di battute tra una giovane madre ed un pargoletto di una manciata d’anni. Non ne ricordo ogni parola, ma più o meno è andata così:

– Mamma, mamma, hai visto? Le papere bambino con la papera mamma e la papera papà… paPPeraPPaPPà… che belle.

* E che buone fatte al forno.

Il pupo aggrotta la fronte, non sembra molto convinto, anzi disturbato dalla prospettiva ventilata dalla madre; le lancia un’occhiataccia, poi torna a guardare le bestiole.

– Ohhh, come nuota veloce quello… però quello è più bravo, non si allontana dalla mamma, le gira intorno.

* Mhsì. Al forno con le patate, buonissimi!

La donna sorride divertita – compiaciuta dalla propria battuta – il bimbo abbassa il braccio, si disinteressa alle papere e riprende a camminare, forse nel tentativo di allontanare la furia predatoria materna dalle bestiole.

Ora, sono ben lontano dall’essere un vegetariano e credo di aver chiaramente espresso la mia opinione riguardo a chi trasforma quel genere di scelte di vita in crociate, ma ho trovato molto di cattivo gusto l’atteggiamento della donna. A parte lo squallore del ridurre un essere vivente a nulla più del modo in cui puoi utilizzarlo, c’è l’aver costretto il bambino a guardarlo nello stesso modo, privandolo dell’incanto che è proprio della sua età.

Certo, sorrideva e nel parlare ha usato un tono faceto, ma non si può pretendere che un bambino sia in grado di cogliere la differenza, senza contare che lo stesso atteggiamento avrebbe dato fastidio anche a un adulto. Proietto la stessa famiglia nel futuro, immagino come potrebbe reagire la donna se si rendesse conto che il figlio la considera la sua futura elargitrice di eredità e mi domando se, giunta a quel punto, si renderà conto di averlo “programmato” in quel modo fin da bambino, o se lancerà strali di indignazione contro la propria prole snaturata.

La parola come strumento creativo, la parola come simbolo del potere divino, la parola come mezzo per dare forma alla realtà… mica scemi del tutto i cristiani. E, se ognuno di noi detiene questo potere, perché non esercitarlo in modo più consapevole? Se non nell’illusione di poter creare un “mondo migliore” almeno come espressione del nostro divino egocentrismo.

Stay Tuned.

 

I vantaggi dell’essere solo…

5 ottobre 2014 3 commenti

Le Tre Scimmie
Ero in auto, me ne tornavo a casa dopo la palestra, e nel fermarmi ad un semaforo ho visto tre ragazzi seduti alla fermata dell’autobus.

Uno teneva le mani sulle orecchie (per coprire le cuffie ed ascoltare la musica)
Uno teneva le mani sulla bocca (per mangiarsi le unghie)
Uno teneva le mani sul viso (chino in avanti)

Insomma, una rappresenazione vivente – e squisitamente casuale – delle celeberrime Tre Scimmie Sagge. Stanco e distratto dalla guida, privo del filtro che abitualmente si trova tra pensiero e parola, ho commentato tra me e me:

Toh, guarda le tre scimmiette.

Per fortuna ero in auto, per fortuna ero solo, perché nel dirlo mi sono reso conto che i tre ragazzi erano afroamericani e se mi fossi trovato in mezzo alla gente… parole equivocate, sguardi di biasimo, imbarazzo e una sfavillante etichetta da razzista.

E non sarebbe stata nemmeno la prima volta… ma questa è un’altra storia.

Stay Tuned.

Studio…

20141002_132437
… nozioni importanti, fondamentali per evitare che un Agente Immobiliare possa causare danni ai suoi clienti e contemporaneamente una marea di dati inutili, inseriti nei test con l’unico scopo di renderlo uno sbarramento e di bocciare il 75% degli iscritti.

Rigida selezione per mantenere in attività solo i migliori?
Maddeché, vi siete dimenticati che siamo in Italia? All’atto pratico la maggioranza degli Agenti Immobiliari non hanno conseguito l’abilitazione e operano tranquillamente, tanto nessuno controlla…

L’unica reale esigenza è che all’atto di registrazione di un’impresa (o società) che opererà nel campo immobiliare il suo legale rappresentante sia abilitato. Poi che con lui lavorino altri quattro o cinque che – per legge – non potrebbero farlo è solo un dettaglio ininfluente.

La tipica cosa all’italiana, con un esame obbligatorio a cui si accede solo attraverso un corso altrettanto obbligatorio a pagamento. La legge prevede anche un’alternativa per cui chi abbia fatto almeno dodici mesi di praticantato possa accedere all’esame senza necessità di corso, ma è una legge recente, è solo del 2001, quindi ancora non esiste un decreto attuativo che regolamenti e renda possibile questa seconda opzione.

E allora studio date, caratteristiche e dettagli di leggi che non hanno più alcun valore, perché erano la vecchia versione, soppiantata da nuovi ordinamenti a loro volta cancellati e sostituiti con una legge più recente. Perché? Perché sì…

Studio, prendo a capocciate gli appunti nella speranza che questo velocizzi il procedimento e aspetto la convocazione per l’esame. Visto che ha una cadenza semestrale, la Camera di Commercio non è mai capace di dare più di una decina di giorni di preavviso… poi sta a te renderti disponibile per quelle giornate o tornare dopo altri sei mesi.

Per mia fortuna questo non è un mio problema, sono abbastanza libero di gestire i miei orari da potermi adeguare senza difficoltà, ma più d’uno dei miei compagni di corso ha cominciato a manifestare una certa impazienza… perché per assentarsi dal lavoro devono dirlo con un certo anticipo.

Torno a studiare, spero che la convocazione arrivi al più presto, perché non vedo l’ora di liberarmi di questa spada di Damocle – nel bene o nel male – per poter riprendere il lavoro, terminare la seconda revisione e cominciare a contattare le case editrici prima che l’anno sia finito.

Stay Tuned.

Ritratto di un Bastardetter – Capitolo Primo

2 ottobre 2014 2 commenti

Bastardetter[Immagine tratta da: Miagolando]

Nel mezzo di cammin di mia vita, mi ritrovai dinnanzi a un cane oscuro…
Una ventina di anni fa, quando ero ancora un giovane liceale di belle speranze, la famiglia ha compiuto un balzo evolutivo e si è allargata per fare spazio a Bastardetter.

Come suggerito dall’immagine, trattavasi di cane nero – con stella bianca al petto – e come si può evincere dal suo nome era un meticcio, nelle cui vene scorreva sangue di setter. Come ogni cane è stato il cane più strano del pianeta, come ogni cane ha fatto cose straordinarie e come ogni cane non è paragonabile a nessun altro cane esistito, esistente o che esisterà… insomma, ordinaria amministrazione.

Andando oltre alla cortina di  miocuGGinismo che spesso coglie i padroni di gioviali bestiUole, è indubbio che Bastardetter avesse alcune peculiarità alquanto buffe e che, nel tempo, abbia arricchito la mia scarsella di aneddoti con alcune alzate d’ingegno che tutt’ora mi fanno sorridere quando mi capita di ripensarci. Se fanno sorridere me, che le conosco in ogni dettaglio, per voi dovrebbero essere momenti di magno gaudio, con risate convulse fino alle lacrime. E’ un ordine, non un consiglio… e pretendo foto che comprovino la corretta reazione al post.

Secondo un ordine rigidamente non cronologico, oggi vi racconerò di due eventi che hanno in comune giardino, distanza e sorpresa.

La finestra sul cortile:

Era una limpida giornata estiva, mi trovavo in bagno a riflettere sui problemi del medioriente, quando ho scorto Bastardetter che attraversava il giardino con la sua andatura trotterellante. Qualche secondo, qualche decina di passi e l’ho visto abbassare il muso e buttarsi sul fianco, rotolando tra l’erba con le zampe all’aria.
Più simile ad un gatto che a un cane, si è girato e rigiarato, con l’aria di godersela profondamente ed io, giovine liceale di belle speranze, sono stato toccato dalla commozione di vedere una creaturina innocente che giocava beata, rallegrandosi della semplicità di un prato fresco in una giornata di sole. Ricordo con chiarezza di aver pensato: “Che carino, gioca come un cucciolo.”

Ho finito il mio studio, comunicato alle Nazioni Unite che una volta ancora non ero giunto a un punto di svolta e sono sceso in giardino per raggiungere la bestiUola. Quando sono arrivato lui non c’era più, così nel procedere verso il punto in cui si trovava, ho fischiato per chiamarlo e… oVVoVVe! La creatura non stava innocentemente giocando tra l’erba, ma aveva passato qualche minuto a rotolarsi beatamente sulla carogna di un piccione… e la medesima creatura, richiamata dal fischio, stava caracollando verso di me, con aria gioiosa e fetore stomachevole.

Fuga… guanti… badile… sepoltura… sapone, pompa, guinzaglio… lavaggio cane.

Solleone:

Era una calda giornata estiva, avevo da poco finito di pranzare e oziavo fuori dalla cucina. Bastardetter, satollo, stava facendo due passi in giardino quando un disordinato svolazzare di fantasmi ha attirato la sua attenzione e l’ha portato ad una chiassosa corsetta fatta di balzelli ed abbaiare. Più per abitudine che per reale curiosità l’ho seguito. Il tempo di girare l’angolo e la sua furia vendicatrice era tornata ad essere un passo svogliato… a quanto pare la pigrizia è infettiva.

Mi sono fermato a guardarlo, ha fatto qualche passo ancora e – d’improvviso – è crollato a terra a peso morto.

– OrcoGGiuda, m’è morto il cane!

L’ozio si è trasformato in solerzia e sono corso avanti, ragguardevolmente preoccupato. Fatta metà strada sono stato investito da un russare degno di un basso-baritono con le adenoidi.

– OrcoGGiuda, ho il cane narcolettico… mavaffangù!

Stay Tuned.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: