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Posts Tagged ‘Gelato’

Diversamente buono.

4 luglio 2013 15 commenti

buoneazioni

In sul finir della pausa pranzo, mentre navigavo nel mare di beatitudine che solo una coppetta di gelato artigianale può dare, mi sono imbattutto in una coppia di pulzelle bisognose di soccorso. Le tapine, rinchiuse sotto al sole in una macchina nera – senza nemmeno una fessurina di finestrino aperto – stavano cercando di uscire da un parcheggio ma non riuscivano ad aggirare l’ostacolo di un’auto parcheggiata ad cazzum che ne strozzava malamente l’ingresso.

Dopo averle osservate per qualche tempo – probabilmente a causa dell’eccesso di zuccheri di cui ero vittima – sono stato mosso a compassione ed ho deciso di accorrere in loro soccorso. Qualche passo, qualche cenno attraverso il parabrezza ed un finestrino si è abbassato. Non molto, giusto un palmo, quanto bastava per poter far passare la voce senza correre il rischio che potessi cercare di saltar loro in braccio.

– Vi serve una mano per uscire dal parcheggio?

Il migliore direttore d’orchestra non sarebbe riuscito ad organizzare un coro migliore:

* No no.

Che tradotto dal pulzellese stretto starebbe a significare:

* Vattene maniaco! Sei fortunato che non trovo lo spray al peperoncino, altrimenti…
* Ma che ti credi, maschilista bastardo, che noi donne non si sia capaci di guidare?

La capacità di sintesi del pulzellese è miracolosa. Per fortuna che ci sono gli sguardi ad offrire una buona chiave di lettura, altrimenti si rischierebbe di non comprenderne a pieno le sfumature.

– Come volete. Guarda che se la prendi un po’ più larga riesci ad uscire in retro con una sola manovra.

* Sì sì. [Tr. “Mavaffanculovà.“]

A metà del secondo “sì” [Tr. “Mavaffan…“] il finestrino si era richiuso. Tornato al mio posto a sedere – ed al mio gelato – mi sono goduto lo spettacolo offerto dalle due pulzelle e dalla loro perfetta realizzazione della tecnica automobilistica tanto amata sia dai Vernice che da Alex DeLarge: il “Su e Giù”.

Per chi di voi non la conoscesse, la tecnica del “Su e Giù” prevede di continuare a percorrere avanti ed indietro la medesima traiettoria mentre, grazie ad un ragionamento per assurdo, si cerca di convincere la realtà della non esistenza degli ostacoli che impediscono la manovra. Ad onor del vero non funziona spesso, ma quando succede è come viaggiare sulla corsia preferenziale di un tunnel quantistico.

Le due, evidentemente delle novizie della Cabala Automobilistica, non hanno avuto la determinazione necessaria a perseverare e dopo poche decine di chilometri passati sugli stessi dieci metri quadrati di parcheggio hanno abbandonato il progetto e, spento il motore, si sono messe a confabulare.

Qualche istante più tardi la passeggera è scesa dall’auto e, si come Venere sorta dalle acque, si è avvicinata tra sorrisi e ventosi sbatter di ciglia.

* Ce la daresti una mano? [Tr. “Su con la vita, villico, la buona sorte t’è compagna. Io la mia – quasi altrettanto gnocca – amica abbiamo deciso di concederti l’onore di poterti adoperare al nostro servizio.”]

Mi spiace, la mia pausa pranzo è finita, devo tornare al lavoro.

Che tradotto dal BuonoSìMaMicaFessesse sarebbe: “Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala. E se per caso senti un fastidioso prurito rallegrati… hai ritrovato lo spray al peperoncino.”

Me ne sono andato a piedi, loro anche.

Stay Tuned.

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Pausa di riflessione…

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La giornata non era cominciata male ma ha avuto una decisa sterzata verso l’immondo.
Ora sono in pausa di riflessione a tu per tu con mezzo chilo di gelato; così, tanto per rilassarmi un po’… più tardi vi aggiorno.

Stay Tuned.

Il 28 agosto è stato un gran giorno perché …

29 agosto 2012 23 commenti

… ho portato il dubbio nel cuore di un coniglietto pasquale ed interrotto (si spera in via definitiva) la carriera di un Twittatore compulsivo!

Andiamo con ordine. Ieri, come spesso accade tra il lunedì ed il mercoledì di ogni settimana, mi trovavo a Trieste e, come sempre accade quando mi trovo da quelle parti, mi stavo dedicando all’immancabile visita a Grom. Nel tentativo di fare il bravo mi sono limitato ad una coppetta media (con panna ovviamente) e fin dal momento in cui la simpatica signorina me l’ha consegnata avrei dovuto sospettare l’approssimarsi di un qualche evento eccezionale. Al disopra della coppetta, infatti, al posto della normale quantità di panna la simpaticissima ed amabile signorina aveva costruito una torre di babele bianca e spumosa, una decina di centimetri di gioia zuccherina!

Armato di quella mia personalissima versione della Genesi [11, 1-9] mi sono seduto fuori dalla gelateria e, temendo un subitaneo intervento di un dio offeso dall’arroganza umana, cucchiaiata dopo cucchiaiata mi sono dedicato al suo smantellamento. In fondo alla via pedonale, ad una ventina di metri di distanza, una fanciulla aveva chiari segni del fermento dell’attesa e camminava su e giù come una tigre in gabbia, ero più o meno a metà del mio sacro ufficio quando l’amica che stava aspettando, arrivata dal lato opposto della via, si è fermata ad un paio di passi di distanza da me e l’ha chiamata.

“Monicaaaa, hei Monicaaa, sono qui!”

La bionda fanciulla che rispondeva al nome di Monica è arrivata balzellon balzelloni dimostrando un contegno ed una vitalità da ragazzina benché dovesse avere più o meno venticinque anni. Raggiunta l’amica, dopo lo sbaciucchiamento di rito, si sono fermate a discorrere con aria allegra ed io, schiacciato dalla grandezza della mia missione, mi sono distratto lasciandole a loro stesse. Ero giunto alle fondamenta (ed iniziato ad assaggiare il gelato) quando uno scambio di battute più animato ha attirato la mia attenzione. Le due stavano ventilando l’ipotesi di prendere un gelato e si sono dirette verso l’ingresso di Grom quando l’elfa Monica ha detto:

“Si, ma niente discussioni, oggi offro io!” E proseguito saltellando come il coniglietto pasquale per scandire il ritmo di: “Perché … Oggi … E’ il mio … Compleanno!”

Pochi istanti più tardi sono sparite inghiottite dalla gelateria e dai clienti in fila e non si sono più viste per alcuni minuti, il tempo necessario affinché, pur satollo di panna, potessi finire la mia coppa, raccattare le mie carabattole e prepararmi per proseguire la mia giornata. Il destino a voluto che loro uscissero proprio mentre io stavo passando accanto alla porta ed a questo ha anche aggiunto uno strano attacco d’espansività da parte mia. Dimentico della mia mostruosa timidezza e intoccabile persino al fastidioso panico da palcoscenico che a tratti mi assale anche quando devo fare la mia ordinazione al bar, forte di una sfacciataggine da manuale, mentre ci incrociavamo ho salutato e …

“Oilà, ciao Monica! Scusa ma sono di corsa, ci sentiamo presto. Ah, a proposito, tanti auguri!”

Se l’avessi percossa a colpi d’armadillo sarebbe stata meno stupita! Ha sgranato gli occhi cercando disperatamente di capire chi mai potessi essere e poi, con il sorriso più naturale che è riuscita a proporre: “Oh, grazie. Si, si, a presto. Ciao.”

Nel momento in cui ho girato le spalle avevo un sorriso ebete in grado di concorrere alle olimpiadi ed anche se non ho potuto constatarlo direttamente, mi piace immaginare Monica & Co. con occhio sgranato e cicaleccio appena sussurrato intente in un frenetico scambio per cercare di capire chi mai potessi essere.

Ritemprato nel corpo e nello spirito mi sono gettato in una mattinata di commissioni fino al momento in cui non è giunto il momento di tornare all’auto per andare a fare il pieno (rigorosamente in Slovenia). Sulla via per il parcheggio mi sono trovato in coda ad un vero impiastro della viabilità pedonale, una creatura mitologica nata dalla fusione di dell’uomo e della macchina: un Twittatore Compulsivo!
Ora, parafrasando il pensiero dell’On. Nullazzo: “Se un’uomo di razza bianca caucasica interpreta il deambulare pedestre come un caotico succedersi di piccoli scatti seguiti da totale ed improvvisa immobilità e motiva il tutto con l’esigenza di fermarsi a leggere e/o a scrivere un qualche Tweet, perché il destino beffardo me lo piazza davanti in una via dove tra passanti e pacchi mi è impossibile superarlo?”

Stanco per la camminata sotto il sole, carico come un mitragliere degli alpini e già in difficoltà per il tentativo di evitare d’abbattere bimbi in senso di marcia opposto con i pacchi, mi sono trovato davanti questo genio della lampada che, senza nessun preavviso, di quando in quando si bloccava come uno stoccafisso e rischiava di venire travolto. Le prime due volte m’ha fregato e c’è stato un piccolo scontro, per educazione ho anche chiesto scusa senza ottenere nessuna risposta, poi ci ho fatto più attenzione e per altre due o tre volte, con numeri da circo, sono riuscito a fermarmi in tempo od a schivarlo fino ad un piccolo slargo dove sono riuscito a sorpassarlo.

Scioccamente mi sono felicitato troppo presto e per festeggiare ho rallentato per osservare la gioviale cameriera di un bar, una vera gioia per gli occhi, il cui costo è stato però l’essere di nuovo sopravanzato dal Twittatore Compulsivo. All’ennesima frenata immotivata, colto da un rigurgito di disappunto, ho provato a esplicare il mio punto di vista con un: “Può fare un po’ d’attenzione per cortesia?” ed ho ricevuto in risposta una sorta di grugnito infastidito. Questa sua educatissima reazione ha trasformato l’insinuante sussurrare dei miei cattivi pensieri in una fanfara con nani e ballerine.

Dieci passi più tardi l’equilibrio karmico è stato ristabilito: l’uomo bianco caucasico si è fermato per l’ennesima volta, come sempre senza alcun preavviso, ma questa volta io non ho fatto nemmeno il gesto di rallentare e con un vantaggio di dieci centimetri, venti chili, una tracolla e due borse, gli sono praticamente passato sopra. Come piccola raffinatezza ho anche aggiunto una mezza rotazione del busto in modo da centrarlo in mezzo alla schiena con una spallata, il gesto unito alla leggera differenza di massa lo ha spedito verso la parete dove s’è spiaccicato come una mosca. Nell’urto il cellulare gli è scivolato dalle mani, è rimbalzato sul muro, ha volato a parabola ed è ricaduto due passi più avanti cadendo di spigolo ed esplodendo in una fantastica pioggia di pezzetti, un bellissimo I-phone bianco trasformato in un mucchietto si silicio buono per il riciclo.

Un passetto, un secondo passo allungato a scavalcare il cimitero tecnologico ed uno sguardo alle spalle tanto per assicurarmi che il giovine non avesse intenzione di attaccar briga. Era troppo stupito per avere la prontezza di prendersela con me ed anche se un’occhiata me l’ha lanciata sospetto che la differenza di mole (e la mia espressione truce da: “Vuoi fare la fine del cellulare? Non hai che da chiedere.”) l’abbia dissuaso. Appagata la mia natura veterotestamentaria e libero dell’ingombro di quella piaga della viabilità pedonale, ho proseguito per la mia via illuminato da una nuova alba d’ottimismo.

Stay Tuned.

Cowbird: Gelato al cioccolato

5 aprile 2012 6 commenti

Pubblicato su Cowbird.

Correva l’anno 2012, era giunta la sera del terzo giorno del mese di aprile, un giorno a cui i più si riferiscono come l’altro ieri.

Avevo appena scoperto che Silvia Coppola (in arte Sweety) si era trovata tra le mani una dieta ancor più malvagia e castrante di quella che da qualche mese sto sorbendomi. Per chi non avesse mai affrontato la sofferenza e le privazioni di un regime alimentare controllato, si rende necessaria una spiegazione per chiarire quanto questo evento possa unire due persone.

Immaginatevi ragazzini, dopo aver programmato le vostre vacanze estive in ogni dettaglio ed aver assaporato l’idea di tre interi mesi di bighellonaggio sfrenato, venite a scoprire che i vostri genitori hanno deciso di farvi una sorpresona e vi hanno iscritto ad un … campeggio estivo. Il dolce far nulla dei vostri sogni viene rapidamente trasformato in una girandola di eventi partoriti dalle menti insane degli animatori, vi svegliate ancor prima di quanto facevate durante le lezioni, siete costretti ad ore di attività pseudo sportive ed ogni vostro giorno ha come materia legante delle gigantesche zanzare killer che bramano il vostro sangue quasi quanto voi bramate la triade divano-piazza-playstation. Tra le facce allegre dei ragazzini che stanno passando la loro estate ideale riconoscete la figura di un un vostro simile, lo individuate grazie al nugolo di zanzare che l’avvolge … non conoscete il suo nome, distinguete appena i lineamenti oltre la doppia coltre d’insetti, ma tutto questo non ha peso o significato: siete fratelli.

Altro che motoraduni, i dietaraduni sarebbero dei successi internazionali … se solo si riuscisse ad organizzare un menù in grado di soddisfare tutti i partecipanti.

Mossi dall’insidioso autolesionismo che spesso va di pari passo con le diete, non abbiamo potuto far a meno di parlare di cibo, e come conseguenza di questo discorso sono arrivato ad accennare che il giorno successivo (a cui i più si riferiscono come ieri) sarebbe stata la mia giornata di sollazzo, durante la quale mi sarei certamente abbandonato ad un gelato in quel di Grom. Nel momento in cui ne stavamo discorrendo sono stato colto da un pensiero di infinito altruismo, ed ho deciso che ne avrei mangiato uno anche per conto di Silvia, sarebbe di certo stato un compito difficile ed ingrato, ma qualcuno doveva pur farlo.

La mattina successiva, armato del Borsello Tecnologico, ho varcato la soglia della gelateria deciso ad assolvere al mio compito ed a immortalare poi l’interno della gelateria per poter poi mostrare alla fanciulla il luogo dove il suo onore era stato difeso. I miei piani hanno subito una drastica modifica mentre stavo consumando la mia inconsueta colazione, e mi sono trovato ad assistere all’ingresso di un cliente che ha dato sfoggio di una decisione ed una determinazione veramente encomiabile. E’ entrato con passo di marcia, si è piazzato davanti al bancone, e come fosse un sacerdote intento a ripetere un salmo:

“Buon giorno! Cono con cioccolata, quello croccante, da 2 euro e 20.”

Non potendo resistere alla tentazione di raccontare questo piccolissimo aneddoto, ho scattato la foto di cui sopra per immortalare un’uomo che ha tutta la mia stima: chiunque abbia le idee così chiare riguardo al gelato (e lo ricerchi con quella solerzia) non può che starmi simpatico.

Tornato a casa ho comunicato l’avvenuto misfatto, avvisando Silvia del fatto che avevo mangiato un gelato anche per conto suo e chiedendole di quale reclamasse quindi il possesso: la coppa Crema di Grom/Bacio della mattina o quella Crema di Grom/Crema del pomeriggio? (Se ve lo steste domandando: si, il gusto Crema di Grom mi piace un sacco, è decisamente nella mia top 10 assoluta). Lei, fedele al suo nome d’arte, non solamente ha dichiarato di apprezzare molto il pensiero ed evitato di mandarmi a quel paese per aver gozzovigliato alle sue spalle, ma tra le due opzioni ha scelto quella della mattina.

Vista la coincidenza ho pensato di condividere con lei anche la foto che avevo scattato, l’ho caricata su Flickr e le ho inviato il link. Il suo primo commento è stato per l’uomo al bancone …  la fase delle coincidenze era stata superata, ora si parlava di un segno del destino! Un evento che non potevo certo minimizzare o disattendere: la decisione era presa, avrei utilizzato la foto e l’evento come base per un racconto su Cowbird!

Nel discutere riguardo ai possibili contenuti del racconto è venuto fuori il discorso riguardo alle possibili reazioni di una persona che si scopra protagonista (o anche solo personaggio) del racconto di un perfetto sconosciuto, ed ho quindi dato fondo al mio più ricercato romanticismo per arrivare a dire: “Ho sempre il teVVoVe che possano riconoscersi e venire a cercarmi per sdrumarmi di mazzate!”.

Riprendendomi dall’estasi creativa sono stato folgorato da una visione, un’immagine tanto vivida ed aliena dalla realtà da meritare a buon diritto di entrare a far parte della narrazione:

Spazio, ultima frontiera.
Sono ormai divenuto un autore di fama internazionale, la gente si litiga il mio ultimo romanzo come se fossero barrette di cioccolata Wonka, la Pixar-Disney ha appena prodotto l’edizione animata di uno dei miei racconti, la Fox ha acquistato i diritti de “Il gioco di Harry” per dare il via ad una serie televisiva, serata di gala per la presentazione del capitolo conclusivo della “Saga dei Re”.

La sala è immersa in una profonda penombra, il pubblico rumoreggia, tra stelle e stelline anche la gente comune è in fila in attesa di poter giungere all’imponente scrivania da dietro la quale, tronfio e soddisfatto, distribuisco autografi e dediche con la magnanimità di una divinità pagana che elargisca doni ai fedeli che l’adorano.

Arriva il turno di un uomo sulla quarantina, mi pare di riconoscerlo ma non riesco a ricordare dove l’abbia già veduto, assieme alla copia del libro porta con se una piccola scatola di plastica. Composto e compassato mi porge il libro e posa la scatola dinnanzi a se, mentre sgancio il mio aureo autografo lui estrae dalla scatola un cono, si allunga verso di me, lo ruota e me lo pianta in fronte.

“Gelato al cioccolato un cazzo!” Dichiara mantenendosi serio e compito, richiude la scatola, recupera la sua copia e mentre ancora non ho realizzato cosa sia successo si allontana.

Mi guardo intorno con espressione bovina, al centro della fronte il cono staglia come il corno di un unicorno, tra coloro che hanno assistito ci sono scene di ilarità, di stupore, di imbarazzo e di panico. Un responsabile della sicurezza sbraita e si sbraccia indicando l’attentatore, ancora la tragedia non ha terminato di concludersi e già l’ufficio stampa del Casinò ha mandato una lettera di scuse al mio ufficio legale. “Doveva aver nascosto il cono all’interno dell’edificio, le guardie all’ingresso hanno perquisito tutti, nessuna arma sarebbe potuta sfuggire ai controlli.”

Il gelato comincia a sciogliersi, rivoli scuri di cioccolato ruscellano dalla fronte attraversando il mio viso, il bailamme di suoni che mi circonda scompare e l’unico suono che percepisco è il ritmico cader delle gocce dal mio mento alla scrivania. Il popolo mi osserva come un dio caduto, io non posso trattenere un pensiero: “Cool!”

A parte il fatto che un individuo capace di serbare così a lungo il rancore, e di ordire un piano tanto geniale per vendicarsi lo vorrei seduta stante come agente, viste le implicazioni della cosa, come posso non augurarmi che succeda?

Stay Tuned

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