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Posts Tagged ‘Bambini’

Eleganza.

13 dicembre 2014 8 commenti

Dante AlighieriNel mezzo del cammin di nostra vita,
mi ritrovai dinnanzi a una larga vetrina,
chè la decenza avea smarrita.

Possa Dante perdonarmi una simile libertà, ma ciò che a lui ha fatto la selva aspra e dura – quella stessa sensazione di timore viscerale – ha colpito me, quando mi sono trovato al cospetto dell’immane eleganza, della trascendente sobrietà, del negozio in questione.

Mi è mancata l’occasione – e forse anche il cuore – per fotografarlo, ma San Google mi è corso in aiuto e grazie a lui posso condividere con voi, se non il caso specifico, per lo meno la sensazione generale.

ModaClownModello n°5, Giuditta: Colori tenui, accostamenti armonici e un taglio classico, per valorizzare la vostra immagine, tanto al lavoro quanto nelle più raffinate occasioni mondane.

ModaClown2Modello n° 69, Moana: Trasforma in seduzione ogni tuo gesto, grazie a sensuali trasparenze e a un ammiccante vedo e non vedo.

ModaClown3Modello n° (x-3=x), Malkav: Squisita miscellanea di classicismo neoromanico e piccante modernità, sii l’anima della festa, pur senza sacrificare la tua natura di damigella cortese.

Osservo, studio, scruto, soppeso, valuto e immancabilmente opino:

– CheMMerda, come si può avere così tanto cattivo gusto? Cioè, neanche un daltonico sotto anftetamine.

Parlo da solo, ma parlo e accanto a me c’è chi ascolta. Mi accorgo della presenza da un riflesso sulla vetrina, mi volto e mi trovo catapultato in un film dell’orrore: i manichini hanno preso vita e abbandonano le vetrine per saziare la loro sete di sangue… ah, no, è solo una tizia che indossa un abito orribile, probabilmente comprato in quel negozio. Abbozzo un sorriso, lei mi guarda indignata e poi ognuno si fa i casi suoi, potrebbe essere finita, ma il destino ha ben altro in serbo per noi.

Una vocetta accesa caracolla verso di noi “Zia, zia!” e la donna si volta per accogliere l’arrivo della nipotina, una bimbetta di quattro o cinque anni. Mentre la madre le raggiunge, la bambina osserva la zia e la vetrina e quando il terzetto si riunisce, fissa seria seria la genitrice:

* Mamma, quando arriva carnevale?

Mi defilo, prima di esplodere a ridere, la carenza di ossigeno mi renderebbe una facile preda per la zietta, rossa di stizza, che su qualcuno deve pur sfogarsi, non potendosela prendere con il sangue del suo sangue.

Ah, la voce dell’innocenza.

Stay Tuned.

Civicamente adeguato.

29 maggio 2014 10 commenti

In città non è facile essere bambini.
Non appena metti il naso fuori di casa ti trovi sballottato tra chiasso e sconosciuti, tenuto sotto stretta sorveglianza da un adulto, che ti impedisce di godere di tutto lo spazio che hai a disposizione.
Già, perché solo gli incoscienti lasciano i bambini liberi di imperversare lungo i marciapiedi, convinti che un grido di richiamo possa avere lo stesso effetto di un guinzaglio e possa evitare che zompino giù dal marciapiede proprio mentre sta passando l’autobus.

Per fortuna le città non sono solo traffico e marciapidi.
I parchi e i giardini pubblici sono una manna, ti permettono di correre – e molestare i piccioni – senza essere sistematicamente acchiappato per il coppino e redarguito.

Tra bianco e nero ci sono le gradazioni di grigio.
Piazze, zone pedonali intervallate da strade, zone periferiche dove il traffico è molto limitato…
A Trieste il Viale XX Settembre rientra senza dubbio in questa categoria. Un lungo viale pedonale alberato, incrociato da una serie di strade poco frequentate ed un paio di incroci dove le auto sono parecchie, ma – in genere – transitano lentamente.

E allora via. Da un semaforo all’altro si corre, gareggiando – e perdendo sistematicamente – con un fratello un paio d’anni più grande. Segue la mamma, che spinge il passeggino dove si potrà poltrire una volta stanchi.

Non ho una particolare simpatia per i bambini, ma se non mi molestano riesco ad osservarli con una certa benevolenza e quando sono anche dignitosamente educati posso arrivare a farmeli piacere. In questo caso i due erano parecchio vivaci, ma non disturbavano nessuno e nel loro galoppare avanti avevano l’accortezza di evitare i passanti. Cosa apprezzabile visto che la più piccola non mi arrivava all’altezza dell’anca.

Finita la prima parte esclusivamente pedonale sono arrivati al primo semaforo, il fratello maggiore si è assicurato che la sorella si fermasse e la madre li ha avvisati di aspettarla prima di attraversare. Nel mentre il verde si è fatto rosso.

Semaforo Rosso
Si è formato un crocicchio di persone, che ha atteso la fine del flusso delle auto e poi ha cominciato ad attraversare. Il semaforo era ancora rosso, ma la strada era sgombra e trattandosi di un senso unico ad un’unica corsia l’attraversamento era oggettivamente sicuro.

Va da sè che la cosa ha perplesso i bambini, indecisi tra il rispetto della regola teorica del semaforo rosso e l’emulazione dell’azione pratica dell’attraversare. A scanso di equivoci, la madre ha allungato una mano per acchiappare la figlia. L’altro ha fatto un passo avanti e si è girato a guardarla, alla ricerca di conferme.

* No. Bisogna aspettare il verde.

Al dinniego della madre, il bambino ha fatto un passo indietro e la sorella, esercitando il diritto infantile di ‘imbarazzante voce della verità’:

– Ma perché passano tutti, mamma?

Ero nel gregge, li stavo superando e nel vederla in dubbio su come rispondere mi sono sentito in colpa. Mi sono fermato e ho aspettato, è bastato questo perché la madre potesse ripetere che con il rosso non si deve attraversare, senza che i bambini avessero altri dubbi.

Ci siamo scambiati un sorriso, mi ha ringraziato e la mia risposta è stata: ‘Si figuri, dovere.’
Lì per lì mi sono stupito delle parole che l’istinto aveva scelto per me, ma a ripensarci non avrei potuto usarne di più adatte, perché, se è vero che l’educazione grava sulle spalle dei genitori, è altrettanto vero che è dovere della collettività non vanificare il loro lavoro.

Semaforo Verde
– E’ verde, è verde mamma. Possiamo correre?

La madre dà il consenso, i bimbi trottano e io mi sento civicamente adeguato.

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Videogiochi.”

7 agosto 2013 12 commenti

La Cattiveria del Giorno
Questa sera sono uscito a cena. Grave errore, ormai dovrei saperlo che immergermi tra laGGente non mi fa bene per nulla. Non avevo ancora finito di prendere posto e già mi era venuta a noia la voce di una gioviale Signora So-Tutto-Io-Ma-Sono-Altruista-E-Voglio-Condividere-Con-Voi-La-Mia-Saggezza.

Tra le tante perle con cui ha arricchito l’esistenza dei suoi compagni di tavolata ed intrattenuto chiunque fosse a portata d’orecchio la migliore è senza dubbio la sua spiegazione riguardo all’uso dei videogiochi. Al tavolo c’erano due bambini, entrambi molto silenziosi, uno seduto compostamente ed intento a mascherare la noia dietro a sospiri e qualche sorriso e l’altro completamente imbambolato davanti ad un videogioco.

BimbiGiocanti
Per spiegare al BimboSilente il motivo per cui il BimboImbambolato si era estraniato dal mondo al punto da non rispondere nemmeno nel momento in cui il cameriere era arrivato a prendere le ordinazioni, la Signora STIMSAEVCCVLMS ha inforcato i suoi occhialetti virtuali da maestrina non richiesta e…

– Fa così perché gliel’hanno appena regalato.

Il BimboSilente, fedele al suo ruolo, non ha risposto. Lo faccio io per lui:

* No signora, fa così perché è maleducato ed è maleducato perché lei non ha nessuna voglia di dover affrontare i suoi capricci e preferisce comprare il suo silenzio dandogliela vinta così da essere libera di poter sfondare i coglioni al prossimo con le sue idiozie.

Stay Tuned.

Fra nonni e nipoti, non metter i cani.

5 dicembre 2012 13 commenti

2012-04-25 16.38.55 - Bambino Cappottato
Nell’ultima settimana il sole si presenta a fasi alterne: un giorno c’è, un giorno no.
Nell’ultima settimana il mio tempo libero è a fasi alterne: un giorno sono impegnato, un giorno no.
Immagino che qualsiasi conoscitore della Legge di Murphy non abbia bisogno di altro per capire dove voglio andare a parare, ma per i più puri di spirito aggiungerò la seguente specifica: il sole ed il mio tempo libero vanno in contro tempo.
Quest’oggi, vista l’ennesima giornata di sole, ho deciso di posticipare alcuni impegni al pomeriggio e sono uscito per una passeggiata. La foto, ahimè, non l’ho scattata oggi, risale al venticinque di aprile, ma il luogo è il medesimo e mi sono quindi permesso di riciclarla.

Come si può vedere dall’immagine il lungo viale pedonale è interrotto, di quando in quando, dalle strade che uniscono la via principale (sulla sinistra) agli ingressi delle case (sulla destra). Si nota meno – e per questo dovrete credermi sulla parola – l’altezza del gradino che dal viale scende fin sulla strada. Nulla di titanico, intendiamoci, ma pur sempre tra i quindici ed i venti centimetri di dislivello. Facili da affrontare per un adulto, un po’ più complessi per un bimbetto od un cane di taglia felina.

Ora immaginate, in prossimità del primo di questi incroci, un allegro quintetto composto da una nonna (o zia), un nonno (o zio), un nipotino su agile bicicletta con rotelle e due miniquadrupedi canini appartenenti ai due adulti. Immaginate un incontro in cui la nonna (o zia) saluta il nonno (o zio) e poi incita il nipotino a fare altrettanto. Immaginate poi il sopraggiungere di un’auto, con il nonno (o zio) che richiama la cagnolina Betty e la nonna (o zia) che si accerta di aver ben vicino il cagnolino Roky. Immaginate, in tutto questo, il giovane biker che affronta il gradino senza che nessuno si curi minimamente di lui.

I cani scodinzolano felici, i nonni (o zii) sorridono soddisfatti, il bimbo si sbilancia in avanti e cade a musata sull’asfalto. I cani abbaiano, i nonni (o zii) osservano il bambino spalmato come Nutella sul pane e non si muovono fino a quando questi, appena un po’ irritato, comincia a piangere.

“Se piange si è fatto male. ” Commenta la nonna (o zia)
“Eh si.” Annuisce il nonno (o zio)
E finalmente lo sollevano cominciando a chiedergli come stia e cosa si sia fatto.
Nello sguardo del pupo, nascosto tra lo spavento ed il dolore, noto un oscuro lucore che vado a tradurvi con parole mie:
“Affanculo voi, i vostri cani e le vostre domande del cazzo! Ho la faccia a forma d’asfalto, il labbro rotto e perdo litri di sangue dal naso, secondo voi come sto, oh vecchi rincoglioniti?”

Saluto e passo oltre, la vista del sangue mi disturba. Il pianto del bambino mi accompagna ed anche uno dei cani che parte deciso ringhiandomi contro e cercando di azzannarmi ad un polpaccio. Pesto un piede per terra, il mostro zannuto fugge terrorizzato ed il padrone del cane mi lancia uno sguardo di rimprovero. Per fortuna non parla.

Stay Tuned.

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