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Sempre la stessa solfa.

29 dicembre 2014 2 commenti

Sempre la Sessa Solfa

Malga. Dopo una lunga giornata di marcia, quattro uomini si trovano a dividere la stessa camerata. Tre di loro, stracchi, si addormentano immediatamente, mentre il quarto continua ad agitarsi e ben presto li sveglia.

Ah, che sete che ho… ah, che sete che ho… ah, che sete che ho…

I minuti passano e diventano un’ora e l’uomo, senza sosta, continua a ripetere:

Ah, che sete che ho… ah, che sete che ho… ah, che sete che ho…

Incapace di sopportare oltre, uno dei quattro si alza, lascia la stanza, scende nel freddo della cucina, recupera una bottiglia d’acqua, risale e la consegna all’assetato, che beve e si mette tranquillo. Tutto sembra risolto, i tre hanno quasi preso sonno, quando:

Ah, che sete che avevo… ah, che sete che avevo… ah, che sete che avevo…

Questa storiella mi è stata raccontata anni fa, non una gran barzelletta ho pensato allora… oggi devo ricredermi.

Mi sono sempre piaciuti i capelli lunghi e quando ne ho avuta la possibilità ho sempre coltivato una lunga criniera. In tre occasioni, quando tagliarli era diventato un’esigenza, mi sono riportato a casa una treccia lunga diverse decine di centimetri, di cui ho sentito la mancanza per mesi e mesi. Inutile dire, che tra un taglio e l’altro, la cara nonnina si sia sempre sentita in dovere di condividere la sua opinione in merito alla mia capigliatura…

– I capelli lunghi lasciali alle donne…
– Tagliati i capelli. Corti, come un maschio…
– Adesso sono davvero troppo lunghi, devi tagliarli…
– Capelli lunghi e barba, vuoi che ti prendano per un talebano?

Tre settimane fa li ho tagliati. Non avrei voluto, ma cause di forza maggiore – e di deprecabili convenzioni sociali – lo hanno richiesto. Poichè trattavasi di argomento così caro alla nonnina, affrontato e ripetuto (quasi) ad ogni mia visita… non si è accorta di nulla. Non il fine settimana del 14, non quello del 21, lo ha notato per la prima volta la mattina di natale.

Bene, tagliarli è stata una sofferenza, ma almeno non sono più costreto a subire il tormetone… e invece, il 27:

– Hai fatto bene a tagliarli, i capelli lunghi lasciali alle donne…
– Vanno bene così i capelli. Corti, come quelli di un maschio…

E il 28:

– Così vanno bene i capelli, mossi, non tirati indietro nella coda…
– Sono più comodi i capelli corti: subito lavati, subito asciutti…

Ah, che sete che avevo… ah, che sete che avevo… ah, che sete che avevo…

Stay Tuned.

Fiat Lux.

E l’anabagliante fu.

L’ultima idiosincrasia della Cara Nonnina riguarda i black out e, in particolare, il fatto che al mancare della luce corisponda il perdersi del settaggio della radio sveglia del salotto. A quanto pare, infatti, il non poter conoscere l’ora esatta la irrita ancor più che vederla lampeggiare quella sbagliata.

– Ieri notte mi sono svegliata e sono andata in bagno. Poi volevo vedere l’ora e sono venuta di qua, ma la sveglia non funzionava così ho dovuto accendere la televisione e poi sono rimasta a dormire sul divano.

Capisco l’esigenza di dover a tutti i costi conoscere l’ora nonostante fosse notte fonda, altrimenti come farebbe a tenermi aggiornato con la dovuta dovizia di particolari? [Eg. “Mi sono svegliata alle quattro e mezza e sono andata a fare la pipì, che fuori era ancora notte.“] Quello che non mi è chiaro è perché sia sia fermata sul divano invece di tornare a letto… mah.

Inutile dire che l’unico tecnico abilitato al settaggio dell’ora è il sottoscritto e quindi:

– Mi raccomando, quando salta la luce vieni a mettere a posto la sveglia, così posso vedere l’ora.

Lo ripete a più riprese – come tutto del resto – e dopo un primo tentativo di farle presente che se non è lei ad avvisarmi non posso sapere quando le salta la luce, immagino il paesello farsi mondo e la casa della Cara Nonnina divenire una metropoli.

DCF 1.0Toronto, Black Out del 2003.

Così ogni Black Out farà notizia e io potrò accorrere per salvare le sorti di decine di migliaia di abitanti.

Stay Tuned.

Non c’è due senza tre…

31 gennaio 2014 4 commenti

Oggi è stata una giornata… strana.
Avrei dovuto capirlo fin dal risveglio, ho perto gli occhi dieci minuti prima del suonare della sveglia, una cosa che detesto nel modo più assoluto. Troppo pochi perché abbia senso girarsi dall’altra parte, ma abbastanza per sentirne la mancanza.

Oh beh, poco male, recupero armi e bagagli e parto al trotto. Prima dalla Cara Nonnina, poi in palestra. Arrivo ad un minuto dall’apertura, mi cambio, entro in sala pesi e… un simpatico omino ha appena occupato la panca e da come sta sistemandosi pare che si tratti di una cosa lunga.
Non c’è problema, basterà cambiare l’ordine degli esercizi, sposto la panca in fondo. Non avevo considerato la differenza tra essere freschi ed affaticati… all’ultima serie mi sento come un bacherozzo che cerchi di fermare il calare di uno stivale. Ouch!
E uno.

Uscito dalla palestra trovo ad attendermi un’anteriore destra che ha l’aspetto di un’Eleonora Duse privata della tenda portante. Nei miei programmi c’era una visita dal verduraio, allungherò il tragitto di poche decine di chilometri e cercherò consiglio dal gommista.
Il suo verdetto? La ruota è bucata. Il colpevole? Eccovi la sua foto segnaletica:AssassinaGommeUn chiodino sottile sottile che con tanta pazienza si è scavato una tana nel mio pneumatico. E’ stato così solerte che all’esterno non ne rimaneva più nulla e per estrarlo è stato necessario togliere il cerchio.
E due.

Torno a casa, pranzo (mi accorgo che la mia buonissima ricotta, comperata mercoledì, sta prendendo uno sgradevole sentore acidulo) ed affronto la pioggia per una seconda volta, diretto in biblioteca, dove ho appuntamento con un Valente Revisore. La biblioteca è chiusa – causa festa del patrono -, i bar nei dintorni sono chiusi – causa stagione – e quando siamo in prossimità di un locale aperto ci accorgiamo che nessuno dei due ha il becco d’un quattrino.
Non c’è soluzione, bisognerà tornare a casa.
E tre.

… ed il quattro vien da sé.

Già, perché mica è finita.
Torno a casa, mi infilo nel parcheggio sotterraneo e mentre sto parcheggiando sento un buffo suono provenire dal sedile del passeggero. Non me ne curo, ho una manovra da completare ed un pilastro di cemento che non ho intenzione di inglobare nel cofano.
Spegno tutto, scendo e… mi rendo conto che il buffo suono era quello delle chiavi che cadevano sotto il sedile. Risultato? Sono chiuso in garage senza le chiavi di casa e nemmeno quelle del garage. Pochi minuti di lavoro, alcune manovre degne del circo equestre (o di Mr. Fantastic), un gioioso insieme di escoriazioni e grasso sulle mani, le chiavi sono recuperate e sono libero.
E quattro.

Oh beh… nonostante tutto è finita ed ho pronta la bozza della sinossi.

Stay Tuned.

Mia sorella, la vedrana.

28 febbraio 2013 15 commenti

Zitella

Eilà, buongiorno.
Prego, accomodatevi, siate i benvenuti.
Non vi è chiaro il senso del titolo e nemmeno un’accorata preghiera a San Google è stata capace di risolvere i vostri dilemmi? Non preoccupatevi, ciPPenso io. Dicesi vedrana una donna non più nel fiore degli anni, più vicina alla senilità che alla giovinezza, rimasta priva di accompagnatore fuori e dentro il letto. Insomma, quella che in italiano si potrebbe definire: “zitella acida”.
Cosa c’entra questo con mia sorella? Oh… lo scoprirete.

Vi ricordate della Cara Nonnina? Ebbene, una delle sue preoccupazioni mattutine – quelle che scarica giornalmente sui miei zebedei, tanto per intenderci – è l’eccessiva parsimonia con cui La Sorellina sta affrontando il meraviglioso mondo della riproduzione. Le donne, sì sa, sono fatte per la famiglia e la maternità e giunta a pochi passi dalla soglia dei trenta La Sorellina dovrebbe proprio darsi una regolata e provvedere. Dovrebbe trovarsi un bravo ragazzo – perché no, anche un Carabiniere – e metter su famiglia o, se proprio non le riesce di acchiappare un citrullo, almeno irretirlo con il sesso e farsi lasciare un ricordino… poi lui può anche togliersi dai piedi, non ci sarà la famiglia, ma almeno il figlio…

Visto che lei è così incapace da non riuscire a trovarsi un uomo, è opinione della Cara Nonnina che dovrei provvedere io a presentarle qualcuno dei miei amici… perché no, magari sono solo timidi ed hanno bisogno di un po’ di incoraggiamento. Un “Ti presenterò mia sorella” potrebbe scioglierli e far nascere in loro la giusta mescolanza di amor&sesso necessaria per coronare i sogni… della Cara Nonnina. Già, perché in tutto questo La Sorellina è serena e tranquilla e non vede la stessa urgenza, né soffre della mancanza di un manipolo di marmocchi urlanti. Ma lei è giovane, non capisce, non sa… la Cara Nonnina sa, dopo tutto lei è la verità!

Come direbbe Luigi: “Tu non sai quello che vuoi, Luigi sa quello che vuoi…

E così, ogni mattina, il discorso si ripete ed ogni mattina, quando si arriva al punto in cui io dovrei presentarle qualche mio amico, non posso fare a meno di pensare alla Fantoni Cesira di Guccini ed alle sue fasce di seta scarlatte su cui era scritto con lettere d’oro “evviva sempre le mucche da latte”. Già, perché in questo discorso più che nel ruolo del fratello che presenta a qualcuno La Sorellina, mi identifico in un buon fattore con una mucca da vendere… al miglior offerente.

Certo, non sarebbe colpa mia, è La Sorellina che se la cerca. Lei e le sue stupide manie di voler studiare che le fanno perdere tempo per caccia, accoppiamento, fecondazione, gravidanza e parti. Lei che insiste a volersi vestire così alla buona, lei che segue le sue passioni e si conquista posti per degli sciocchi master in giro per il mondo, lei che è talmente insubordinata da essere addirittura troppo alta… perché il maschio deve essere più alto della donna, altrimenti come si fa. Insomma, una vera pecora nera del lato femminile della famiglia.

A parte tutto, oltre gli scherzi, La Sorellina potrà anche essere riservata e sembrare timida ma è una tipa tosta, la più tosta di tutta la famiglia, se vuole una cosa la ottiene, se vuole qualcuno se lo prende e questo senza aver bisogno di nessuno che cerchi di ficcare il naso nella sua vita.

E allora che fare? Sorrido ed annuisco, ogni tanto sbotto e suggerisco alla Cara Nonnina di farsi una bella spaghettata di cazzi suoi, un giorno o l’altro perderò la pazienza e laverò l’onore della Sorellina agevolando una bella testata in mezzo agli occhi della Nonnina. Fino ad allora…

Stay Tuned.

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