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Archive for aprile 2015

Impara l’arte e… ricomincia da capo.

13 aprile 2015 2 commenti

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Ho cominciato a scrivere nell’ottobre del 2011… beh, a dire il vero ho sempre scribacchiato, ma la decisione di impegnarmi in qualche cosa di più serio e organizzato risale a quell’inverno. Sono passati più di tre anni e decine di migliaia di parole, che hanno dato forma alla prima stesura, al blog e ad una manciata di racconti. Tre anni in cui ogni nuova fase dell’elaborazione di un testo si presentava come una novità assoluta.

Schematizzazioni, scrittura a crescere, scrittura a ridurre, revisori, rilettura, selezione di linee narrative, evoluzione dei personaggi, dialoghi, descrizioni… *hem* accenti, apostrofi, punteggiatura. Tutte cose da studiare, con cui scendere a patti e con cui cimentarsi. Tante biciclette – rigorosamente senza rotelle – con cui dare una nuova prima pedalata, sperando di non franare a terra.

L’esperienza insegna e la pratica rende perfetti.
Sono refrattario alla perfezione e non sono mai stato uno studente meticoloso, ma persino il paramecio reagisce all’ambiente circostante e così, tra leggere e scrivere, pare che qualche cosa abbia finito per impararla anch’io.

Da un capitolo all’altro le parole scorrevano con maggior facilità e io imparavo a gestirle in modo più naturale, rendendole più affini a quello che desideravo trasmettere. Così, quando ho cominciato ad intravvedere la fine della prima stesura e mi sono trovato dinnanzi alla nuova novità della revisione già sapevo che non tutto avrebbe richiesto lo stesso lavoro: dal capitolo tre in avanti poteva bastare una revisione, ma i primi due avevano bisogno di un intervento più massiccio… praticamente una riscrittura.

Così è stato. Ho riscritto il primo capitolo e buona parte del secondo, poi revisionato il resto e una volta finito ho stampato il tutto per una lettura generale. Può sembrare strano a dirsi, ma scrivere e riscrivere non ha nulla a che fare con il leggere e nel trovarmi a leggere per la prima volta quello che avrebbe dovuto essere il biglietto da visita della storia mi sono scontrato con un assai poco incoraggiante: “Che palle.” Sembra scritto da una persona diversa – una persona un sacco noiosa – che seppellisce il ritmo della narrazione sotto un’infinita cascata di inutili orpelli.

Poco male, ho imparato una cosa nuova.
Sono quasi quindici giorni che lavoro di cesoie e – tanto per cambiare – sono in ritardo sui tempi, ma mi crogiolo nella consapevolezza di essere migliorato parecchio e gongolo per ogni frasfalla che riesco a far uscire dal suo bozzolo. Insomma, una volta di più, dal letame nascono i fior.

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Chiacchiere da bar.”

9 aprile 2015 2 commenti

La Cattiveria del Giorno

Quando è entrato l’ho notato subito.
Stavo facendo colazione, ma nemmeno la cioccolata ha avuto il potere di farlo passare inosservato. Non sarò un colosso, ma è raro che la spalla di qualcuno mi superi la testa.

Si è preso un posto in fondo al bancone e ha cominciato a sfogliare il giornale, in una carrellata distratta e svogliata.
Un Ometto gli è comparso accanto, ha puntato il dito su una foto di Salvini e si è lanciato in una filippica non richiesta.
(Le citazioni non sono letterali, ma ho cercato di rimanere il più fedele possibile alle parole e, soprattutto, al tenore della discussione.)

Questo sì. Distruggere i campi Rom, così si fa. Voto, voto. Lo voto di sicuro.
Non ottiene risposta, quindi incalza.
Ha ragione. Lui sì. Distruggere i campi Rom. Le ruspe e via tutto. Votare, votare.
L’Omone ha reagito con la rassegnazione di un terranova molestato dal pigolare di un volpino.
* Non basta fermarsi allo slogan, bisogna anche pensare a cosa c’è dietro.
Perché da noi c’era un campo Rom e quando sono andati via siamo andati noi a pulire. Camion e camion di pattume. No, no. Votare. Le ruspe e via tutto.
* E’ facile da dire, ma poi lo si può fare? Oltre allo slogan ha anche un programma?
Hai mai provato a vivere in un paese di due o trecento persone con sessanta di loro? E poi quando sono andati via, noi a pulire. Ha ragione lui. Ah, io lo voto di sicuro.
* No. E non dico che non sia un problema, ma uno slogan non lo risolve. Bisogna pensare anche al resto.
Ecco, noi li avevamo in paese. Un accampamento, una discarica. No no, loro a stare lì e poi noi a pulire. Votare, votare. Il resto cosa?
* Sono centinaia di persone. Dopo che hai distrutto i campi, dove vanno?
A casa loro.
* Ma non ce l’hanno una casa.
Ce l’hanno, ce l’hanno. I Rom non sono più… non vanno come facevano prima, che si spostavano da un posto all’altro. Mica come gli antichi, loro restano… dovresti vedere la villa da due milioni di euro che c’è. Tirulero Urca Urca, oggi splende il sol.
* E poi, dietro quello slogan cosa c’è? Propone delle soluzioni reali? Non chiacchiere o promesse irrealizzabili, cose concrete.
Li si manda via, poi amen.
A seguire una lunga spiegazione di tutti i problemi che potrebbero venirsi a creare a seguito di una decisione simile. Problemi pratici, economici, di ordine pubblico e politica internazionale. L’Omone è uno che la sà lunga.
* […] e alla fine si trova ad aver promesso delle cose che non può fare.
Sì, certo che non le può fare. Come tutti. Nessuno mantiene mai quello che promette, è normale.

Bella fratello! A questo punto anche darti del coglione sarebbe un complimento.
E questo genio del male, come la vegetariana sbaffa-hamburger e la veterinaria aMMore-guidata, vota…

Stay Tuned.

Parcheggio d’aprile.

6 aprile 2015 2 commenti

Ricordate la direttiva Fottesega e la sua applicazione ai lavori pubblici?
Ebbene, c’è chi nella medesima situazione è riuscito a fare di meglio…

wpid-img-20150404-wa0015.jpgDice il saggio: “Se parcheggi alla cazzo, lo fai a tuo rischio e pericolo.”

Stay Tuned.

 

Tempismo accidentale.

Scolaresca
Trieste. Mi aggiravo nei dintorni della Sinagoga, diretto dal mio fornaio di fiducia.
Scolaresca. Giungeva in direzione opposta, guidata da un’insegnante e dalla di lei cartella degli appunti.

Insegnante.
E se guardate da questa parte potete vedere…
Punta senza guardare, dritto in mezzo ai miei occhi. Millemila studenti mi fissano e io fisso loro.


Saluto agitando la manina. Una risata copre la spiegazione dell’insegnante e quella si gira. Mi fissa.
Sorrido e faccio una riverenza. “Buon giorno.
Batto in ritirata.

Perché sempre a me?

Stay Tuned.

 

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