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Manoel: “Serata sul Divano”

Dopo averlo tenuto sepolto in un cassetto per diverse settimane, riesumiamo il povero Manoel e facciamogli prendere un po’ di aria per cacciare il fastidioso odore di naftalina che gli si è appiccicato addosso.

Questo secondo estratto del suo diario, datato 28 maggio 2007, è stato scritto circa un mese dopo il precedente (25 aprile 2007, che potete trovare qui), in una situazione sensibilmente differente dalla precedente.

La tensione tra Manoel ed Isabeau è andata via via riducendosi, ed ha lasciato loro lo spazio necessario per poter iniziare a collaborare in modo proficuo, sia sul piano del lavoro di facciata, che su quello più delicato delle attività malavitose. Manoel, nel trovarsi a continuo contatto con la donna, ha iniziato gradualmente ad ammorbidire alcuni tra gli aspetti più rigidi del suo carattere, ed ha lasciato che la donna gli si avvicinasse a sufficienza da riuscire ad influenzare le sue emozioni.

Solo marginalmente conscio di questo cambiamento, l’uomo sta cercando di misurarlo secondo il proprio metodo freddo e razionale, senza però riuscire a far nulla più che avanzare ipotesi. Tutti i suoi buoni propositi, che pur mantiene perfettamente in assenza di lei, vengono puntualmente a cadere nel momento in cui tra loro si crea un minimo di intimità.

C’è da notare che, nel mese trascorso, la maschera creata da Manoel per svolgere il proprio lavoro di copertura alla Galleria, è divenuta sufficientemente definita da aver meritato il proprio nome ed una sorta di indipendenza dalla sua personalità. Si riferisce infatti a lei come all’Organizzatore di Mostre ed ormai si considera un semplice spettatore delle proprie azioni, mentre svolge quell’incarico.

Come ultima nota, una breve spiegazione riguardo i tre personaggi che vengono menzionati durante la narrazione. La Silvie di cui si parla, era una donna che Isabeau aveva presentato a Manoel durante una festa, e che lui aveva cominciato a frequentare per creare un’immagine di normalità intorno all’Organizzatore di Mostre; Moira è invece una ragazzina Rom a cui Iseabeau si è affezionata ed ha cominciato a fare da madre/sorella maggiore; l’uomo delle caramelle, infine, è un individuo appartenente alla malavita statunitense, presentatosi in città ed entrato a far parte dei possibili contatti (ed alleati) della famiglia Debussy.

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La pioggia non è certo mai stata una mia passione, non sono il tipo che s’incanta alla finestra ad osservare i temporali ed anzi, se si escludono i momenti che passo in barca, tendo ad evitare il cattivo tempo per quanto mi è possibile.

Eppure ieri sera sono uscito pur conscio che la pioggia non avrebbe tardato a cadere ed anzi il pensiero di trovarmi a camminare sotto di essa in qualche modo pareva dare un sapore più intenso alla passeggiata che avevo in mente di fare.

Di principio non avevo alcuna meta, sentivo unicamente il bisogno di rinfrescarmi dopo la giornata passata alla galleria ad osservare l’Organizzatore di Mostre intento nel suo lavoro e volevo ritagliarmi qualche tempo per riflettere sugli avvenimenti degli ultimi giorni per poter fare un nuovo punto della situazione. In fondo il mio lavoro non è altro che questo: raccolgo informazioni, le elaboro e tiro le somme per sapere come reagire all’evolversi degli eventi. Se anche trattiamo un diverso tipo di numeri, non mi discosto poi molto da un contabile …

Quando però la pioggia ha cominciato ad aumentare d’intensità, forse per merito dello schiarirsi dei miei pensieri, sono stato colto dal desiderio di vedere Isabeau. Non che avessi un motivo preciso per farlo ma semplicemente trovavo l’idea di scambiare qualche parola con lei una buona alternativa alla polmonite che mi si prospettava visto il tempo da lupi.

Mentre percorrevo il tratto di strada che mi separava dal suo palazzo, ho riflettuto anche sul fatto che una maggior frequenza nel nostro vederci e discorrere avrebbe anche potuto evitare nuovi dubbi da parte sua ed evitare possibili problemi nel futuro. E, se non sono il tipo che si lega alla richiesta di fare rapporto ad un superiore, nulla mi impedisce di discorrere con lei per rassicurarla sulla mia presenza ed accertarmi che tutto vada per il verso giusto.

Ma forse queste non sono altro che scuse artificiose che ho costruito a posteriori, per mascherare in qualche modo una ben più naturale pulsione al cercar di vedere la piccola Isa. Un dubbio che non avrà forse mai risposta …

Una signora stava uscendo e m’ha evitato di dover suonare, una donnina che m’ha rivolto un sorriso alquanto cortese quando ho fatto il gesto di reggerle la porta per agevolarle l’uscita, ma che m’ha squadrato con l’aria indagatoria di un colonnello delle S.S. alle prese con una spia. Con il gesto del reggerle la porta l’avevo colta sufficientemente in contropiede per evitare domande in merito alla mia identità, ma non abbastanza da sviar completamente la sua attenzione di madre di famiglia da un estraneo che entrava nel palazzo. Fortunatamente per entrambi non avevo alcun lavoro da svolgere nel palazzo o avrei dovuto tutelarmi da quella sua curiosità … in modo definitivo.

C’era stupore nella voce di Isa quando ho battuto un paio di colpi alla sua porta e per un’istante mi sono chiesto se arrivare di sorpresa a casa sua non fosse stata una pessima idea, poteva aver qualche impegno, poteva aver ospiti o semplicemente non aver intenzione d’avere nessuno in mezzo ai piedi. Dubbi che, mi fossero venuti prima, mi avrebbero di certo trattenuto dall’andare a trovarla.

Fortunatamente, l’iniziale stupore di lei era dovuto unicamente al fatto che non si aspettava alcuna visita, e non nascondeva alcun genere di disappunto per la presenza di qualcuno alla sua porta. Anzi, quando l’ha dischiusa per farmi accomodare ho trovato sulle sue labbra un sorriso abbastanza lieto che ha avuto il potere di eliminare ogni mio residuo timore.

Era realmente piccola Isabeau, priva dei tacchi che in genere la fanno svettare sopra di me ed ora scalza, vestita d’una semplice tuta e, benché perfettamente truccata, aveva l’aria di chi sia agli antipodi dell’idea di far qualsiasi cosa non sia riposarsi ed aggirarsi pigramente per casa.

La situazione mi ha riportato alla mente altre occasioni in cui, ormai quasi una ventina d’anni fa, io e la piccola Isa ci siamo ritrovati in condizioni simili con lei che mi accoglieva nel salotto di casa dello Zio Luis e che zampettava in giro libera da ogni pensiero e da ogni turbamento. E credo che questo ritorno al passato mi abbia permesso d’esser molto più rilassato e tranquillo di quanto avrei potuto.

Dopo essermi liberato del cappotto sgocciolante e di un paio di scarpe che si erano ormai ridotte ad una schifezza, ho raggiunto Isabeau che s’era spostata per accomodarsi sul divano, usando i medesimi passi scalzi di lei e lasciandomi andare alla sensazione di tranquillità che percepivo tutto intorno a me, ed a cui non avevo intenzione ne possibilità alcuna di ribellarmi.

Quando mi son trovato accanto al divano, sul quale lei si era accomodata richiamando le gambe a se in una posa ancor più rilassata, ho rivisto dinnanzi a me quel grande divano a dondolo che si trovava sul patio della villa di Arles e che noi usavamo contenderci e sul quale in più di un’occasione avevamo passato ore a farci i più disparati dispetti.

” … dove preferisco? … “

Quella domanda ha preso forma sulle mie labbra senza che potessi far nulla per arrestarne il nascere e, nel momento in cui ho realizzato d’aver usato quello che per anni era stato una sorta di segnale d’inizio per le nostre scaramucce, mi son trovato a chiedermi come avrebbe reagito Isabeau. Il sorriso con cui mi ha risposto mi ha fatto comprendere che non le era sfuggito il mio riferimento alla nostra giovinezza, ed ho quindi deciso di proseguire con quel piccolo gioco di rievocazione accomodandomi accanto a lei e lasciandomi poi cadere fianco sul fianco, in una posa scomposta con la testa che le si poggiava ad una spalla.

Non credo che Isabeau si aspettasse veramente una simile reazione da parte mia, ma ho avuto l’impressione che fosse rimasta favorevolmente sorpresa e che il mio modo di fare l’avesse in qualche modo divertita quanto io stesso m’ero divertito nel farlo.

Durante il rapido cambiar di canali andando alla ricerca di qualche cosa di utile e gradevole da poter vedere abbiamo discusso di qualche dettaglio serio, passando da Silvie (Isa in qualche modo era preoccupata che io avessi a soffrire dalla sua morte), al desiderio di lei di ottenere la custodia di Moira ed infine all’uomo delle caramelle sul quale le ho fatto un piccolo resoconto.

Le cose serie sono poi finite, il lavoro archiviato da una sigaretta che lei ha fumato in piedi accanto alla cucina prima di tornare ad accomodarsi sul divano accanto a me. Non rimaneva altro da fare che dare un termine alla giornata rilassandoci e parlando d’altro, di qualsiasi altra cosa purchè non si trattasse di lavoro.

” … dove preferisco? …”

Questa volta è stata lei a chiedermelo mentre si impossessava nuovamente del telecomando, e sono stato io a confermarle che aveva libertà di scegliere qualsiasi posto avesse ritenuto di suo gradimento. Questa volta è stata lei a scegliere, e sono stato io a rimanere sorpreso!
Si è sdraiata lungo il divano raccogliendo le gambe per accomodarsi in modo più placido ed ha mosso il volto per usare le mie cosce a mò di cuscino, in un gesto che mi ha lasciato senza parole e senza alcuna difesa dalla sensazione di calore che ho percepito diffondersi in me. Ho mosso una mano senza quasi rendermene conto e l’ho poggiata sulla spalla di lei, completando un antico rituale che faceva parte della nostra fanciullezza e nel quale assumevamo quella posa in una comune ricerca di sicurezza e di comodità.

Discutere d’un film che io avevo veduto e lei no, rimanere semi sdraiati su quel divano mentre le scene si alternavano sullo schermo, fremere entrambi nei momenti di tensione e sorridere alle battute più spiritose. Un mondo fatto di una semplice quotidianità che pensavo ormai troppo lontana da me perché potessi nuovamente raggiungerla e farne parte. Un film di cui credo potrei riscrivere il copione a memoria e che aveva il potere di coinvolgermi ed emozionarmi come mai prima era accaduto …

Alaska, Zio Luis non aveva sbagliato di molto …

Manoel de Arriaga

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Alla prossima puntata che, salvo errori e omissioni, sarà uno dei miei post preferiti del diario di Manoel.

Stay Tuned

Manoel: “Sfogo di una notte di primavera”

15 febbraio 2012 1 commento

N.B. Post originariamente pubblicato su Blogspot domenica 29 gennaio 2012

Quando mi ha punto vaghezza di far tenere un diario a Manoel, mi sono trovato a dover fare i conti con il suo carattere alquanto spigoloso e con la sua mentalità orientata unicamente verso praticità ed efficienza: per quale motivo, infatti, un individuo con così tante cose da nascondere (e che si da tanto da fare per proteggere i propri segreti), avrebbe dovuto registrare i fatti della propria vita e correre l’inutile rischio di lasciare dietro di se una traccia così pericolosa?

Avevo già ipotizzato che avrebbe avuto bisogno di un qualche sistema per archiviare dei dati scottanti, non solo per avere a disposizione le informazioni riguardanti i propri contratti, ma anche (e soprattutto) per scoraggiare eventuali tradimenti da parte dei suoi clienti, che avrebbero corso il rischio di vedere i propri segreti divenire di dominio pubblico. Se questo supporto di lavoro esisteva, mi bastava un buon motivo per cui Manoel avrebbe potuto decidere di usarlo per scopi differenti dal semplice lavoro, quale causa migliore della confusione che Isabeau poteva suscitare in lui?
A questo punto della storia i due hanno avuto diverse settimane di tempo per lavorare insieme; dopo l’iniziale indisposizione di Isabeau che, nella presenza di Manoel, vedeva sminuito il suo ruolo ed offesa la sua professionalità, avevano trovato un loro equilibrio. Pur mantenendo delle riserve sulla presenza di Manoel, Isabeau aveva accettato di collaborare con lui e quest’ultimo, pur ritenendola inadatta per ricoprire un incarico simile, proseguiva nel proprio compito di affiancarla.
In una situazione simile, con il sospetto che duellava con la fedeltà, non è stato difficile arrivare ad una situazione di tensione ed ad uno scontro verbale: tutto quello che serviva per dare a Manoel l’imput necessario a contravvenire ai propri propositi, utilizzando il proprio archivio per ospitare il proprio diario.

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Mi ero ripromesso di non dare spazio alcuno, a nulla che non fosse strettamente lavorativo, su questo computer; nulla, che non fosse importante e riservato a sufficienza, da valere il costo di un sistema tanto sicuro e sofisticato … scopro, mio malgrado, che esistono cose in grado di farmi mancare ai miei buoni propositi e scopro che Isabeau è una tra queste.La serata aveva avuto un pessimo inzio, notizie dalla famiglia non certo allegre,  l’aver saputo mia sorella nei guai, non mi aveva certo ben disposto nei confronti del mondo e del prossimo; mi aggiravo quindi per le vie della città, nel tentativo di riconquistare l’equilibrio necessario a poter riprendere con il lavoro, che ancora mi mancava da svolgere.Va da se che non avevo interesse alcuno nell’incontrare chicchessia, avevo quindi deciso di seguire un percorso fatto di vicoli bui e tortuosi, che potessero proteggermi dalla luce sfavillante della luna piena, un percorso che mi portasse il più lontano possibile dalla vita notturna della città. Quando mi son trovato in prossimità della galleria, però, ho mutato l’itinerario originale con l’intento di poter dare un’occhiata, ed in qualche modo di chetare quella parte di me che, troppo ligia al dovere, si ribellava per tutto quel tempo perduto.

Me ne sono pentito prima di aver il tempo di far cento passi!

Quella variazione di itinerario, infatti, m’ha messo davanti a due figure: una coppia di donne ferme su un marciapiedi ed intente a discorrere tra loro. Il vicolo era alle mie spalle, non vi era ormai modo alcuno per riuscire a passar oltre senza dover incrociare quelle due sconosciute, di cui distinguevo appena le forme. Un repentino cambio di direzione non mi pareva una mossa saggia, visto che avrebbe potuto attirare attenzioni indesiderate, quindi non mi si è presentata alternativa migliore a quella di fingermi un semplice passante.

Ormai non è certo un problema seppellire il mio reale stato d’animo e sostituirlo con ciò che più mi aggrada, per apparire banalmente tranquillo e poter quindi scivolare indisturbato tra la gente, senza attirare alcuna attenzione: qualche istante per rallentare la respirazione, ed ho ripreso a camminare andando incontro alle due donne; solo per esser apostrofato, pochi passi dopo, da Isabeau che quando ancora io non ne avevo distinto i tratti del volto, già mi aveva riconosciuto.

Ripenso al dialogo che è seguito da quell’imprevisto incontro e, ora solamente, mi rendo conto di quanto le battute di lei siano state tendenziose, di quanto io sia stato irrimediabilmente cieco nel non accorgermente per tempo. Parola dopo parola, la piccola Isa non ha mai mancato un’unica occasione per “colpire”, cercando forse di ottenere da me un qualche genere di reazione rivelatrice.

Elegante, elegante anche in questo come in ogni cosa che fa, tanto elegante da suscitare nuovamente in me quel pungente senso d’invidiosa inferiorità, che giaceva sepolta fin dal giorno del mio allontanamento dalla tenuta dello Zio Luis.

Ed io, perso com’ero nella mia farsesca interpretazione di un vuoto ed inutile organizzatore di mostre, non ho avuto occasione di notare tanta eleganza …
… non fino al momento in cui la nostra futura collaboratrice non si è levata di mezzo ed abbiamo potuto parlare con maggior chiarezza.


Quella nuova condizione di libertà, forse anche a causa della mia ancor bruciante irritazione, mi ha portato ad abbandonare buona parte della finzione, ed ad essere fin troppo affine a ciò che in quel momento realmente erano i miei veri pensieri e le mie genuine emozioni … grave, gravissimo errore!
Quando un corpo, pallido e smunto, non è abituato al tocco bruciante del sole, non dovrebbe esporsi ai suoi raggi ed indulgere in essi, senza prima essersi assicurato un qualche genere di protezione adatta. Quando uno spirito è tanto indifferente alle emozioni dal non conoscerne quasi il senso, non dovrebbe esporsi ad esse, permettendo loro di fluire liberamente senza prendere la benchè minima precauzione.Ma quali precauzioni avrei mai potuto ritenere necessarie con Isabeau? Non fa assolutamente parte della mia natura … non con lei, non con la “piccola Isa”. Eppure l’affondo è arrivato proprio da lei, dall’ultima persona da cui me lo sarei mai aspettato, e, forse proprio per questo, è stato così insopportabilmente doloroso.

Dubita di me, dubita della mia volontà d’esserle d’aiuto, dubita della mia fedeltà a Zio Luis, della mia fedeltà alla Famiglia ed ai compiti che mi sono stati assegnati, della mia stessa fedeltà … a lei.

Forse ho sbagliato a non essere più chiaro, forse avrei dovuto spiegarle nel dettaglio ogni mio movimento, ponendo maggior attenzione nel farle sapere che il mio lavoro per lei va ben oltre a quello che si può intravedere. Troppe cose sono accadute ai margini di ciò che lei si trova, suo malgrado, a controllare e non ho mai ritenuto necessario l’appesantire il carico delle sue responsabilità, rendendola partecipe di ciò che, alla fin fine, ritenevo futile e di mia esclusiva competenza.

Non sono abituato a lavorare così! Non sono abituato a rendere conto del mio lavoro ai miei committenti, chiunque essi siano … sono uno stramaledetto professionista nel mio campo! Non è mai capitato che qualcuno mi chiedesse di rendere conto delle mie azioni, delle mie motivazioni e dei miei movimenti!

… anche queste non sono altro che stronzate! Un pallido tentativo di mentire a me stesso per non voler ammettere una mia debolezza …

La realtà è che le mie mani sono troppo sporche di sangue perchè io voglia (o possa) insozzare Isa rendendola partecipe di quello che faccio!


Ma se ho sbagliato, se anche avrei realmente dovuto spiegarle passo passo ogni mia azione, lei non aveva alcun diritto di mettere in dubbio la mia lealtà! Non dopo tutto quello che ho passato, non dopo quello che sono stato costretto ad ingoiare, senza che mai dalle mie labbra svanisse il sorriso …

… mi sento uno schifo …
Manoel de Arriaga

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Una piccola nota finale: in questo primo intervento, su quello che sarebbe poi divenuto il suo diario, Manoel non identifica ancora la sua personalità alternativa come “l’Organizzatore di Mostre”, ma come un generico “organizzatore di mostre”. Ha indossato la maschera per un periodo di tempo troppo breve, e questa non ha ancora sviluppato l’indipendenza che la caratterizzerà poi.
Stay Tuned

Manoel de Arriaga – Parte Seconda

N.B. Post originariamente pubblicato su Blogspot sabato 28 gennaio 2012

Il titolo del post risveglia in voi una qualche assonanza con quello di un ben noto film? Visto che sempre di mafia si tratta, sappiate che è un richiamo deliberato.Se vi ricordate quanto detto fino ad ora riguardo alla genesi di Manoel: bene, proseguite con la lettura. In caso contrario vi consiglio di dare uno sguardo al post precedente per rinfrescarvi la memoria.

Vista la tipologia del personaggio, erano molti i possibili percorsi di studio che avrebbero potuto adattarsi a Manoel, tra questi quello che più ispirava la mia fantasia, era senza dubbio il ramo giuridico (l’idea di un malavitoso esperto in legge mi sembrava divertente). In virtù dei poteri da me stesso conferitemi, ho quindi nominato Manoel dottore in Diritto Internazionale, con una laurea specialistica riguardante i rapporti economici e l’import-export; un genere di studi che mi sembrava essere molto propedeutico alla sua attività di copertura: il mercante d’arte.
Un bell’ufficio a Ginevra (città dove, nel periodo universitario, si era anche trovato a studiare), alcune filiali in diversi luoghi nel mondo (che potessero fungere come copertura per giustificare una parte dei suoi viaggi), una vita pubblica di per se più che sufficiente a giustificare il suo altissimo tenore di vita, e soprattutto adeguata all’attività che Isabeau aveva scelto per le operazioni che era stata chiamata a gestire: una galleria d’arte. Superato, grazie alla Google-scienza, lo scoglio della mia asinina ignoranza in materia d’arte, ero pronto a delineare in maniera un po’ più approfondita l’evoluzione di Manoel in seguito agli studi, e soprattutto il suo rapporto con Isabeau, con il padre di lei, e con il lavoro di sicario mafioso.
Mi sembrava credibile che, per stroncare alla radice la nascente infatuazione di Manoel, il padre di Isabeau avesse tenuto il ragazzo lontano per un primo periodo; meno credibile sarebbe stato il costringerlo a quella sorta di esilio tenendolo lontano dalla famiglia, e perdendo la possibilità di continuare a seguirne la crescita. Quindi, dopo un primo anno di studi all’estero, Zio Luis (così Manoel si rivolge a lui e lo identifica parlando con le persone di famiglia) ha organizzato le cose in modo da far passare il ragazzo da casa, alla tenuta di Arles, per lo meno nei periodi delle feste, avendo però cura, di far si che nei medesimi periodi (o nella maggior parte di questi), Isabeau spendesse le proprie vacanze altrove.
Cresciuto quindi distante dalla “piccola Isa”, Manoel ha perso ogni contatto con i propri sentimenti per lei, ed ha maggiormente sviluppato la propria indole fredda, distaccata e calcolatrice. Terminati gli studi, e cresciuto a sufficienza da poter lavorare, ha costruito la sua facciata di mercante d’arte ed iniziato con il vero lavoro riuscendo, grazie alla dedizione ed alla particolare forma mentale, a farsi molto rapidamente un nome all’interno del mondo della mafia internazionale; benchè legato alla famiglia di Zio Luis, ho pensato che potesse essere più che realistico il fatto che Manoel potesse offrire i propri servigi come mercenario anche ad altri clienti, ed ho espanso quindi il suo giro d’affari anche in quella direzione.
Molto ricco nella vita pubblica, eccezionalmente ricco in quella privata, potente in entrambe ed in entrambe dotato di fama sufficiente a non farsi mai mancare le richieste di lavoro, ho immaginato che una volta divenuto un uomo fatto (attorno ai 34/36 anni) sarebbe stato una piccola celebrità nel mondo dell’arte ed un nome da pronunciare con attenzione in quello della malavita. Durante questo percorso, ovviamente, doveva aver affinato l’arte di vendere se stesso, mascherando la sua reale essenza e rendendo sempre più credibile e completo il suo “personaggio principale”; accanto alla sua identità pubblica, avrebbe anche dovuto sviluppare una serie di “personaggi secondari” capaci di adattarsi alle diverse esigenze richieste dai vari contratti.
Ho quindi immaginato un Manoel-autista, un Manoel-giardiniere, un Manoel-mendicante, un Manoel-gigolò, un Manoel-razzista, un Manoel-atleta … una lunga serie di maschere, riadattate ovviamente sulle sue caratteristiche di base, che avrebbe potuto creare ed utilizzare in diverse occasioni. Cavalcando questa linea di pensiero, mi sembrava logico che si sarebbe creato un’identità anche per il lavoro che doveva svolgere affiancando Isabeau, ed è nato il personaggio a cui lui stesso si riferisce come “L’Organizzatore di Mostre”.
Di principio pensavo che l’esistenza dell’Organizzatore di Mostre sarebbe stato solo un dettaglio marginale, una delle tante piccole cose inserite solo per rendere più colorito il background del personaggio; in seguito mi sono dovuto ricredere, perchè il rapporto tra la vera personalità di Manoel e quella artificiale del personaggio che si era creato, è divenuto sempre più intricato, come se in qualche modo i mutamenti avvenuti nel suo io fittizio fossero divenuti capaci di influenzare anche il suo reale carattere.
Tutto il necessario per cominciare era pronto, qualche ultimo accordo con l’amica per definire i dettagli dell’incarico che Zio Luis aveva affidato a Manoel, qualche informazione ulteriore per inquadrare Isabeau e le sue peculiarità ed i due si sono incontrati in un piccolo caffè. Lei, figlia di un boss mafioso, ben poco affine alle responsabilità legate all’incarico che le era stato affidato, lui inviato per vigilare sul suo operato e proteggerla; lui che la vedeva come la figlia del suo mentore e perciò come una persona da proteggere, lei che vedeva lui come una figura enigmatica e pericolosa che da anni gravitava intorno al padre, comparendo solo di quando in quando nella tenuta di Arles.
Non mi viene null’altro di utile (o interessante) da aggiungere, penso quindi che la presentazione di Manoel si possa dir conclusa. Di volta in volta, in testa ai brani tratti dal diario di Manoel, inserirò eventuali informazioni specifiche per chiarire la situazione del momento.
Stay Tuned

Punti di vista …

N.B. Post originariamente pubblicato su Blogspot venerdì 27 gennaio 2012

Nell’attesa della seconda parte della storia di Manoel, ho pensato di inserire una sua citazione, una sorta di “frase celebre” che trovo essere molto rappresentativa del suo carattere, e del suo modo di vedere (e soprattutto di interpretare) il mondo.

Esistono due tipi di persone: la maggior parte sono pecore, gli altri sono predatori. Nella mia città i predatori si dividono in due categorie: quelli che fanno parte del mio branco e le specie in via d’estinzione.

Stay Tuned

Waiting for Manoel

N.B. Post originariamente pubblicato su Blogspot domenica 15 gennaio 2012

Ancora non sono riuscito a trovare il tempo per terminare la presentazione di Manoel, sono però riuscito a salvare tutti i post del vecchio blog che lo riguardava ed a salvarli dal canto del cigno che Splinder intonerà a fine mese. Nel noioso procedimento di “copia ed incolla” ho riscoperto tre o quattro post che mi piacciono particolarmente e che credo siano abbastanza rappresentativi del personaggio, ho pensato quindi di risistemarli, aggiungerci alcune note introduttive e postarli per mettere a disposizione alcuni scorci della vita di Manoel.

Stay Tuned

Categorie:Speculazioni Tag:

Manoel de Arriaga, un mafioso a richiesta

N.B. Post originariamente pubblicato su Blogspot lunedì 2 gennaio 2012

Avevo ingenuamente sperato di poter cogliere l’occasione delle festività per ritagliarmi il tempo necessario ad un corposo aggiornamento del blog, grave errore quello di sottostimare i banchetti e soprattutto l’effetto di spossatezza che ne sarebbe derivato. All’atto pratico mi sono ritrovato ad avere ancora meno tempo di quanto ne avessi in precedenza e di conseguenza ho lasciato il blog orfano d’autore. Poichè mi ero ripromesso di mantenere un buon ritmo d’aggiornamento mi sono ritagliato il tempo per fare una breve introduzione del primo personaggio che entrerà a far parte della Galleria dei Ritratti: Manoel de Arriaga.

Manoel rientra nel numero dei “personaggi da gioco” ideati e sviluppati per entrare a far parte di comunità di gioco di ruolo testuale ed ha preso forma per rispondere alle richieste di un’amica che aveva bisogno di una spalla da affiancare al proprio personaggio. Quello di cui aveva bisogno era un individuo che fosse collegato con il crimine organizzato e che per i propri trascorsi potesse avere motivo per trovarsi a collaborare con Isabeau, la figlia di un capo cosca inviata dal padre a prendere il controllo di una nuova area per conto della famiglia.

Venendo da una serie di personaggi estremamente espansivi e ben disposti verso i rapporti umani ho pensato di costruire il personaggio di Manoel rasentando l’estremo opposto, ho quindi deciso che doveva trattarsi di un individuo freddo e distaccato schiavo di una logica ferrea nella quale i sentimenti e le passioni non avessero alcuna valenza. Preciso, calcolatore, efficente, distaccato, assolutamente privo dei più comuni freni sociali e morali e quindi capace di ogni azione necessaria per portare a termine il proprio scopo, per bilanciare queste caratteristiche e dargli uno spessore maggiore di quello di una semplice macchina ho pensato di adottare l’escamotage di fornirgli alcune regole d’onore, la cui origine ho stabilito essere un insieme degli insegnamenti paterni e di quanto appreso nell’essere cresciuto dal proprio mentore: il padre di Isabeau.

L’idea che Manoel ed Isabeau avessero un lungo passato in comune piaceva ad entrambi così abbiamo stabilito che avessero passato la maggior parte dell’infanzia insieme, lei di qualche anno più giovane di lui, vivendo nella tenuta nei pressi di Arles che era la principale abitazione del padre di lei. Il padre di Manoel (per cui non ricordo se sia mai stato stabilito un nome) era un collaboratore di vecchia data del padre di Isabeau, uno dei suoi uomini più fidati ed il sicario più temuto tra quelli affiliati alla cosca.

Nel pensare alla serie di eventi che potevano aver spinto Manoel ad abbandonare il proprio lato umano il primo e più ovvio avvenimento poteva essere una tragedia familiare, scartata l’idea di un massacro dell’intera famiglia (mi piaceva l’idea che potesse avere un punto di confronto con i familiari) ho optato per la morte cruenta del padre durante il periodo della sua giovinezza. Visto che la sola morte del padre mi sembrava una motivazione un po’ debole (e scontata) ho pensato di inserire un evento successivo che potesse aver intensificato la situazione. Immaginando che il giovane Manoel avesse ricercato una nuova figura di riferimento ho pensato che il padre di Isabeau, anche in virtù del rispetto e della fedeltà che aveva meritato da quello di Manoel, potesse essere un eccellente candidato; visto poi il legame che c’era tra le due famiglie mi sembrava anche più che plausibile che da buon mafioso vecchio stampo l’uomo avesse considerato come propria responsabilità il prendersi cura della famiglia dello scomparso.

Cosa poteva spingere il vecchio Debussy ad un comportamento tale da segnare così profondamente l’animo di Manoel? Nulla di meglio che l’istinto che spinge un padre ad agire in difesa della figlia. I giochi dei due ragazzi si fanno via via più adulti e nel momento in cui Manoel si rende conto di provare delle strane emozioni quando si trova in compagnia di Isabeau trova naturale cercare consiglio da parte del padre di lei che considera e tratta come uno zio e che rappresenta, insieme alla memoria del padre scomparso, la sua figura maschile di riferimento. L’uomo comprende che il giovane si è invaghito di sua figlia e benchè sia affezionato a lui non lo prende nemmeno in considerazione come possibile genero, per evitare ogni possibile rischio di legame dovuto alla convivenza stabilisce che il ragazzo proceda i suoi studi all’estero e nel giro di qualche giorno lo fa partire alla volta del primo di una lunga serie di collegi.
Distante dalla famiglia e solo con se stesso il ragazzo si trova vincolato dal suo radicato senso del dovere ed affronta lo studio con tutta la diligenza di cui è capace, immerso nello studio relega nel dimenticatoio i sentimenti che aveva iniziato a provare ed inconsciamente li bolla d’essere responsabili di quell’allontanamento che pur dandogli un’eccellente istruzione lo ha strappato dalle sue radici quando era poco più di un ragazzino.

Nello stesso periodo della sua vita (in un momento non precisamente definito della giovinezza) vi è il terzo ed ultimo evento determinante, il ragazzo riconosce nelle mani di un altro uomo il coltello a serramanico che era appartenuto al padre e rispondendo alla voce del suo codice di onore e sangue indaga sull’uomo fino a scoprire che faceva parte del gruppo di assassini del genitore. Da quella scoperta il suo battesimo del sangue che avviene in modo sanguinoso e truculento e durante il quale il ragazzo vendica furiosamente il padre uccidendo l’uomo con il serramanico ed infierendo sul suo cadavere prima di mettersi sulle tracce degli altri responsabili.

Date le basi per lo strano rapporto del personaggio con la propria sfera sentimentale, definito il suo rapporto con il dovere ed il conseguente successo nello studio ed avviatolo sulla via dell’omicidio ho cercato di figurarmelo e mi sono costruito l’idea di un individuo di buona cultura, abituato a muoversi in società e sufficientemente lucido e razionale per rendersi conto di avere la necessità di costruire intorno a se un alone di rispettabilità dietro cui poter nascondere la propria vera natura. Un esperto di dinamiche sociali perfettamente consapevole che il diverso attrae l’attenzione e capace quindi di mimetizzarsi, di amalgamarsi con coloro che lo circondano senza però riuscire realmente a comprendere il vero significato di tutti i gesti e le emozioni che ha imparato tanto bene a simulare.

Chiudo qui, forse in maniera un po’ artificiosa, questo primo post dedicato a Manoel. L’ora è tarda, le palpebre calano e mi sono reso conto che ci sono molte altre cose che potrei dire, preferisco quindi prendermi in un’altra occasione il tempo per farlo con calma piuttosto che elencarle alla rinfusa solo per poter giungere alla fine.

P.s. Di recente mi sono trovato a riguardare le prime serie di Dexter e non ho potuto far a meno di notare diverse similitudini tra i due. Considerando il successo riscosso dalla serie ed il fatto che la creazione di Manoel è antecedente alla messa in onda di Dexter di diversi anni devo dire che ne sono rimasto molto soddisfatto.

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