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Archive for febbraio 2012

Che ne pensate dei personaggi misteriosi?

29 febbraio 2012 7 commenti

Tanto nella letteratura, quanto nella cinematografia, sono sempre esistiti personaggi che venivano mantenuti nell’ombra, per comparire poi in un momento inatteso e poter svolgere il loro compito. Alcuni incrociano ricorsivamente le vicende dei personaggi, altri le manovrano a distanza, altri ancora si limitano ad osservare; possono essere ben conosciuti dai personaggi, essere dei nomi che vengono mormorati nelle leggende, o dei perfetti sconosciuti fino al momento del loro ingresso trionfale.

Esistono personaggi misteriosi che sono la motivazione stessa di una storia, sia nel ruolo di acerrimi nemici che di mentori dei protagonisti; ve ne sono alcuni che vengono usati come deus ex machina per variare bruscamente il corso degli eventi e sorprendere lo spettatore; altri si confondono nella trama comparendo di quando in quando e limitandosi a dirigerne gradualmente il corso; esistono infine dei personaggi misteriosi che hanno un’influenza molto relativa sul corso degli eventi e rappresentano unicamente una nota di colore e di mistero.

Immagino che tutti voi abbiate in mente diversi esempi di personaggi misteriosi corrispondenti alle varie tipologie elencate, ne ricordate qualcuno che vi sia piaciuto particolarmente? O che, al contrario, avete percepito come inutile (od una forzatura) all’interno del corso della storia? Qual’è in genere il rapporto che avete con questo genere di personaggi? Curiosità? Simpatia? Antipatia? Indifferenza?

Ricchi premi per chi risponderà, ed una spiegazione di questa domanda nelle prossime puntate.

Stay Tuned

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Vi presento i miei soci

La carta mi piace, nemmeno il migliore dei Kindle potrà mai avere il medesimo fascino di un libro stampato. Un libro non lo leggi solamente, un libro ha un peso ed un odore, un libro porta con se le tracce di tutti coloro che lo hanno letto od anche solamente sfogliato. Ma un Kindle è più leggero di un libro ed infinitamente più trasportabile delle svariate centinaia di volumi che può contenere. Ogni Kindle salva un piccolo pioppo, ogni qual volta scegliete di leggere un libro su di lui, piuttosto che su carta.

Per una serie di motivi, fin troppo numerosi per farne una lista, ho deciso di non scrivere su carta e di affidarmi piuttosto al computer; per quanto ami la sensazione della penna che scorre sul foglio, dopo l’esperienza di questi mesi, sono pienamente soddisfatto della mia scelta. Il Netbook è stato senza dubbio uno dei migliori acquisti degli ultimi anni.

Proseguendo in quest’ottica ho scelto di affidarmi ad alcuni soci, che mi consigliano ogni qual volta mi siedo a scrivere. Come in ogni società, capita che possano essere assenti, ma fino ad ora mi hanno raggiunto nei posti più impensabili per potermi dare il loro supporto. Ve li presento:

Primo tra tutti è sicuramente il Vocabolario Treccani, è lui ad occuparsi di fugare dubbi sul corretto uso dei vocaboli che, vuoi per disuso, vuoi per semplice ignoranza, non fanno parte del mio lessico abituale. Con un compito non meno importante, segue a ruota, la pagina dei Sinonimi & Contrari di Virgilio, anche quando si tratta di termini che conosco, mi capita di scervellarmi per tempi che sebrano eterno e poi risolvere tutto con un click. Questi due irrinunciabili pezzi da novanta, sono seguiti dalla praticità di Nomix, che offre sempre qualche buono spunto quando sono indeciso sul nome di un personaggio, e da quella di Lexicool. A cosa potrà mai servirmi un traduttore? Rimando ogni spiegazione ad un post futuro.

Vi è poi una lunga lista di blog e siti che si occupano della grammatica italiana (con una particolare attenzione ad accenti ed apostrofi), o di dare consigli utili alla scrittura creativa. Farne una lista sarebbe troppo lungo, quindi li riassumo in un’unica parola, la panacea di ogni possibile dubbio di chi abbia a propria disposizione un accesso ad Internet: Google!

La carta mi piace, ma la praticità di trovare un vocabolo in cinque secondi senza dover scomodare un pesante librone mi piace ancor di più.

Stay Tuned

Le gioie della trasferta

25 febbraio 2012 2 commenti

Ieri e l’altro ieri sono stato fuori sede; per giovedì la giornata era completamente impegnata, mentre il venerdì prevedeva un appuntamento verso l’ora di cena e per il resto offriva la più totale libertà d’azione.
Avendo ormai sviluppato una sorta di malsana simbiosi con il mio Netbook, avevo a mia disposizione tutto il necessario per impiegare il venerdì a scrivere; benchè mi sia già capitato molto spesso di scrivere fuori porta (cerco di dedicare alla scrittura ogni minimo ritaglio di tempo), è stata la prima volta in cui l’ho fatto per un  giornata (mattina e pomeriggio).

Pur tenendo conto della fortuna che ho avuto nel trovare un posto eccezionalmente tranquillo, devo dire che i risultati sono stati veramente eccezionali. Grazie soprattutto all’assenza della miriade di distrazioni che possono derivare dalla connessione ed internet, la giornata è passata in uno schiocco di dita, e le parole sono volate l’una di seguito all’altra come se fosse la cosa più naturale del mondo. Sebbene sia più che convinto che la quantità e la qualità siano due fattori assai distinti, non potendo valutare la qualità in modo soggettivo, uso la quantità come pietra di paragone: ieri, senza alcuna difficoltà, ho replicato un record di quantità che in passato ho raggiunto in una sola occasione, in un’intera giornata (mattina, pomeriggio e sera) di fatiche.

Come idea primavera/estate, torna in auge l’ipotesi di rifugiarmi a scrivere al fresco, tra le ombre di qualche bosco alpino.

Stay Tuned

Autori, Scrittori e Scribacchini.

22 febbraio 2012 9 commenti

Capita comunemente che, nel fermarmi a riflettere, io metta in dubbio la mia decisione di dedicarmi alla scrittura. Per quanto sia sicuro del piacere che trovo nello scrivere, infatti, nutro seri dubbi sulla realisticità di poterlo rendere un lavoro, di poter arrivare al punto in cui potrò dedicarmici a tempo pieno senza il pensiero di dover far altro per mantenermi.

Sarò sufficientemente bravo? Riuscirò a creare delle trame e dei personaggi degni d’essere letti? Avrò la capacità di catturare l’attenzione e l’immaginazione dei lettori, riuscendo a trasmettere loro quell’emozione che io per primo ritrovo nel leggere i miei autori preferiti? Riuscirò a sconfiggere l’idra della mia ignoranza ed a fare pace con accenti, apostrofi e punteggiatura? Sarò mai uno scrittore?

Già, ma cosa significa essere uno scrittore? Quando, a buon diritto, ci si può definire tali?

Dal cogitare su questo annoso interrogativo, ho sviluppato una mia personalissima teoria a riguardo e vado ora ad esporvela:

Tra coloro che scrivono (e dello scrivere hanno fatto una professione), ho individuato tre distinte categorie che vado ad elencare in ordine di merito:

1. Per primi vengono gli Scrittori. All’interno di questa ristretta cerchia, si radunano tutti coloro che del loro scrivere hanno fatto un arte. Che siano poeti, saggisti o romanzieri di successo; sono persone che riescono a dar vita a ciò che scrivono, a renderlo intenso e trascinante, a lasciare nel lettore, non solo il buon ricordo di ciò che hanno letto, ma una loro impronta tangibile.

2. Molto più numerosi e comuni sono gli Autori. In questa categoria rientrano tutti coloro che hanno fatto dello scrivere il loro mestiere. Che siano conosciuti solo entro i loro confini, o siano riusciti ad imporsi nel mercato internazionale; hanno senza dubbio la capacità di offrire al proprio pubblico un prodotto di buona qualità che, al tempo stesso, rispecchi i desideri del mercato e risulti quindi facilmente vendibile.

3. Alla base della piramide, talmente numerosi da poter divenire molesti, si trovano gli Scribacchini. Lo scribacchino si crede (o viene riconosciuto) parte di una delle categorie precedenti, ma sforna immancabilmente una miscellanea di qualunquismo e banalità, raramente arricchito da qualche sporadica idea gradevole od originale. La maggior parte degli scribacchini, come accadrebbe ad un centometrista che avesse un record personale di quattordici minuti, rimane sconosciuta e si limita a crogiolarsi nella propria personale convinzione d’essere un artista incompreso; alcuni hanno anche l’impertinenza di diventare famosi.

Dove collochiamo, per esempio, Christopher Paolini? Chiunque abbia letto il post introduttivo del blog non può avere dubbi a riguardo: è un eccellente esempio di scribacchino divenuto famoso. Una Licia Troisi d’oltre oceano insomma.

Forte dallo schemino di cui sopra, ognuno di voi si senta libero di suddividere a proprio piacere gli autori che conosce (tranne Paolini e la Troisi, loro sono scribacchini e su questo non concedo alcun margine di trattativa). Nel mio piccolo sono arrivato a chiedermi: ed io cosa sono? O, ancor meglio: “Io, da grande, che cosa sarò?”

Se pensassi di poter divenire uno Scribacchino avrei probabilmente appeso la penna al chiodo, e sorvolando che la non accettazione pare essere una delle loro caratteristiche dominanti, mi auguro di non divenirlo. Escludendo quindi questa categoria (ai più scettici chiedo qualche secondo di sospensione dell’incredulità), quali sono le alternative?

L’obiettivo ideale sarebbe, ovviamente, quello di poter divenire uno Scrittore e capita spesso che conceda qualche minuto per crogiolarmi in questa eventualità. Poi, prendo in mano un libro di Frédéric Dard e leggo:

Ecco, Félicie, stai leggendo il giornale …
E mi piace conteplarti, mentre leggi il giornale, mammà.
Vedo le notizie passare sul tuo volto, lievi, come sullo schermo di un televisore muto, con la luce leggermente sovraesposta. Sullo stesso giornale, le “tue” notizie non sono le “mie”. Perchè tu le accogli diversamente da me. Con indulgenza e compassione. Tu non ce l’hai con l’Universo intero, mamma Félicie. Tu perdoni tutto, al mondo, compresa la sua idiozia. La miseria ti raggiunge senza destare la tua collera. Perchè tu sei veramente buona, mentre io, nei momenti migliori, cerco solo di esserlo.

Poche righe, il primo paragrafo de: “La saga dei Cojon” una delle “Inchieste del Commissario Sanantonio”.
Parole semplici ed efficaci, che evocano immagini vivide ed intense a sufficienza da prendere vita. Se Dard è uno Scrittore, mi accontenterò di essere un Autore.

Stay Tuned

Cruel Intentions – Prima regola: non innamorarsi

Per prima cosa, sappiate che se vi aspettate di leggere qualche cosa a proposito del film del ’95 con Ryan Phillippe e Sarah Michelle Gellar, resterete delusi; per quanto il titolo lo possa vagamente ricordare, non sarà argomento di questo post.

Vorrei invece parlare del rapporto che lega (o forse sarebbe meglio dire: “può legare”) un autore ai suoi personaggi. Credo che a tutti sia capitato, leggendo un libro od anche solo guardando un film, di provare particolare simpatia per un personaggio, di prenderne le parti e di seguirne lo sviluppo e l’evoluzione con particolare interesse; credo sia una reazione naturale per qualsiasi spettatore, la reazione a cui ogni autore dovrebbe puntare: se i suoi personaggi saranno sufficientemente delineati da risvegliare una simile reazione, avrà la conferma di aver fatto un buon lavoro nel caratterizzarli.

A mio avviso, a parità di capacità narrative e di professionalità come scrittore, un autore che descriva un personaggio che lo coinvolga e lo ispiri, riuscirà sempre ad ottenere un risultato migliore rispetto a chi si trovi a parlare di un personaggio che non lo stimoli in egual maniera. Il coinvolgimento e l’ispirazione a cui mi riferisco, non riguardano minimamente l’affinità tra autore e personaggio; anche un personaggio che sia diametralmente opposto all’autore può entusiasmarlo e stimolarne la creatività, a patto che lo coinvolga e lo ispiri.

A partire da questa premessa più o meno condivisibile, ne deriva che tanto più l’autore stesso sarà coinvolto dai propri personaggi e sarà loro affezionato, migliore sarà il risultato finale che riuscirà a trasmettere al fruitore finale della propria opera. Fino a che punto questo è vero? E’ possibile che un autore, costruendo un personaggio troppo affine a se stesso, o lasciandosi coinvolgere troppo possa giungere all’innamoramento ed alla conseguente perdita di obiettività?

Nel leggere, mi è capitato con una certa frequenza di poter identificare un personaggio che, più di ogni altro, pareva riscuotere l’interesse dell’autore; un personaggio a cui veniva dedicata maggior cura a livello descrittivo; un personaggio che pur non più rilevante di altri riceveva maggiori attenzioni. Nello scrivere ho cercato di minimizzare questo effetto, ma mi rendo conto che non ci voglia poi un genio per poter scoprire quali possano essere i personaggi che maggiormente mi coinvolgono.

Se da un lato, questa simpatia mi fa ben sperare per la riuscita della caratterizzazione, dall’altro mi costringe a tenermi d’occhio con molta attenzione: non voglio correre il rischio di dar troppo spazio all’uno a danno degli altri; o peggio, rischiare di deviare il corso della storia per favorirli in qualche modo.

E’ seccante scoprirsi innamorati di qualcuno, sapendo che a breve dovrà uscire di scena.

Stay Tuned

Le tre dozzine di Eco

18 febbraio 2012 3 commenti

Umberto Eco (mica pizza e fichi), dispensa trentasei consigli per aspiranti scrittori.
Se lui è stato così cortese di prendersi la briga di scriverli, ho pensato potesse valer la pena di investire i due minuti necessari a leggerli:

1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
18. Metti, le virgole, al posto giusto.
19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.
20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.
24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.
28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.
29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.
31. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
36. Una frase compiuta deve avere…

Per alcuni ci siamo, sugli altri stiamo lavorando.

Stay Tuned

N.b. Tratto da un’articolo di “EDIZIONI CIESSE”. Leggi quì l’originale.

Capitolo Secondo

E’ tempo di Wiiiiii (Non sai di cosa si tratti? Clicca quì e sarai edotto).

Con un anticipo che ha del mistico (e di cui non mi capacito), la prima stesura del Capitolo Secondo si è conclusa! Visto che alcuni degli argomenti principali sono risultati avere uno sviluppo molto più corposo di quanto mi aspettassi, ho optato per modificare di conseguenza lo schema di quelli secondari (che avevo solamente abbozzato); spero che questo sia stato sufficiente ad alleggerire il capitolo ed a renderlo scorrevole.

Rispetto al precedente, orientato ad una presentazione dei personaggi colorita ed a tratti epicheggiante (concedetemi il termine), questo secondo capitolo è un passo verso la loro vita quotidiana e mira ad umanizzarli maggiormente. Ottimo esempio di questo percorso, il fatto che Ureach (guerriero che rasenta la perfezione negli ideali di onore e fedeltà), si troverà ad affrontare, in due distinte occasioni, una realtà sociale basata sulla menzogna e l’apparenza.

Non aggiungo altro per non guastare la sorpresa ai miei operosissimi revisori; a cui va un sentito ringrazimento, non solamente per il lavoro che svolgono, ma anche (e forse soprattutto) per il supporto morale che mi offrono ed il fondamentale stimolo che rappresentano.

Stay Tuned.

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