Archive

Archive for the ‘Fatterelli Buffi’ Category

C’era una volta in posta.

wp-1480362547602.jpg

Questa mattina sono stato in posta.
Anche il ventotto novembre sono stato in posta.
Oggi c’era poca gente, la fila scorreva e tutti erano tranquilli.
Il ventotto novembre tutte le sedie erano occupate, cera gente in piedi e il numero di sportelli operativi non era sufficiente a smaltire la calca. Pochi erano tranquilli.

Mi sono diretto al tavolino più vicino accanto al quale c’erano una ragazza di colore, che scartabellava dei documenti e controllava il cellulare; una signora che fissava il tabellone dei turni con aria arcigna e – ora sì, ora no – una donna che andava e veniva attraverso la sala, come uno squalo mannaro. Per non far mancare il mio contributo a quel clima gioioso, ho dato il buon giorno. La ragazza ha alzato lo sguardo e ha risposto con un cenno della testa, l’osservatrice ha borbottato qualcosa tra i denti e la squala ha continuato a squalare… evidentemente la mancanza di ferite sanguinanti non mi rendeva appetibile ai suoi occhi.

Mentre dirimevo il filo di Arianna delle buste da spedire e la ragazza quello dei documenti da compilare, l’osservatrice ci allietava con un sottofondo di commenti a denti stretti, sbuffi e scambi di commenti indispettiti con la squala, quando il suo girovagare la portava a tiro.
Dopo qualche minuto, e qualche numero, la ragazza è giunta alla conclusione di non avere tutti i documenti necessari e con un certo scoramento ha reimbustato il suo plico. Poi, quasi timidamente, mi ha detto che doveva andare e mi ha chiesto se volessi il suo numero. Da ottanta a settanta, certo che lo volevo! L’ho molto ringraziata e salutata, ho constatato che stavano servendo il numero sessantotto e senza farmene accorgere ho scoperto che l’osservatrice aveva il settantaquattro.

Due minuti di attesa, due lunghissimi minuti di attesa infilzato dagli sguardi delle due signore ed è arrivato il mio turno. Mentre ero allo sportello alle mie spalle si sbuffava.

Eh… certo che avrebbe potuto darlo a te, che stavi aspettando.
* Eh sì. Mah!

La mia mancanze di reazione le ha portate a ripetere una seconda volta e poi una terza, con tono via via più alto. Che il soggetto del loro biasimo fossi io o la ragazza, volevano essere certe di avermi reso edotto del crimine di lesa maestà di cui era state rese vittime. Io mi sono limitato a girarmi e a sorridere, uscendo ho ripetuto il buon giorno, senza miglior fortuna della volta precedente.

Chissà se mai si chiederanno perché la ragazza abbia deciso di proporre a me il suo biglietto e chissà quali mai potranno essere le loro ipotesi in tal senso… chissà se mai prenderanno in considerazione che l’istinto l’abbia portata a scegliere l’unica persona che non si stesse crogiolando nell’insoddisfazione.

Stay Tuned.

 

Ipotesi di manovra.

21 ottobre 2016 6 commenti

manovra-in-parcheggio

Come sapete sono un animale abitudinario. Le mie giornate sono costellate di piccoli rituali, che si ripetono uguali a loro stessi, con il minimo di variazione necessaria per rientrare nel regno animale piuttosto che in quello vegetale.

Quando salgo in macchina, per esempio, sfilo la gaccia, la metto sul sedile posteriore, tolgo i cellulari dalla tasca, li metto sul cruscotto, mi siedo, mi aggiusto sul sedile, sposto i cellulari dal cruscotto ai portabicchieri, metto la cintura… e sono pronto ad avviare il motore. Non è un affare di una mezz’ora, ma tra una cosa e l’altra può passare un minuto, che detta così pare poca cosa, ma provate a stare in auto per un minuto in attesa che quello davanti a voi liberi il un parcheggio… siamo al limite della crisi di nervi. Così, quando i posti scarseggiano, salto alcuni passaggi della mia amatissima procedura in favore di un bene più grande. Praticamente merito un Oscar al senso civico.

Giovedì scorso, o ieri come ad alcuni piace chiamarlo, dopo aver bighellonato al mercato di Portogruaro mi sono messo sulla via di casa. Avevo poca fretta e parecchie scartoffie a cui volevo dare uno sguardo, così ho meditato di sedermi in auto, cercare quello che mi interessava, trascriverlo nel blocco degli appunti e poi partire. Il piazzale era pieno e c’erano alcune auto che ci si aggiravano alla ricerca di un pertugio in cui infilarsi. Colto da un rigurgito di cortesia ho rivisto i miei programmi: prendere auto, sposarmi in un altro piazzale, leggere/trovare/trascrivere e poi tornare verso casa.

Non avevo ancora aperto lo sportello e già c’era un pretendente, con tanto di freccia lampeggiante. A riconfermare il mio odore di santità, ho messo da parte il mio rito d’ingresso e nel giro di dieci secondi ero pronto a partire.
Comincio la retro… l’autista in attesa è venuto troppo avanti.
Poco male, mi muovo lentamente così avrà il tempo di lasciarmi spazio… immobile.
Lui dietro, lo spigolo di un’altra auto in sosta davanti, per uscire dovrei fare ventontanta manovre. Aspetto, capirà… immobile.
Conto fino a dieci… immobile.
Torno in avanti, mi riparcheggio, spengo l’auto e pesco le mie scartoffie. Viene avanti, abbassa il finestrino.

– Eì.
‘Eì lo dirai al tuo scarafaggio domestico, bifolco maleducato.’ Abbasso il finestrino, sorrido.
* Sì?
– Non vai via?
* Ci ho provato, ma ho incontrato un oggetto inamovibile e non volevo correre il rischio di generare un paradosso logico ricorrendo a una forza inarrestabile.
– Eh?
* No, non vado via.

E’ andato via lui, esprimendo la sua opinione riguardo alle mie scarse doti mentali e al mio errato atteggiamento nei riguardi del vivere civile… sì, insomma, mi sono beccato dell’idiota e dello stronzo. Dietro c’era un’altra auto, ho poggiato le carte e acceso il motore, si è fermata lasciandomi ampio spazio di manovra. Io sono tornato verso casa e lui a parcheggiato.

Stay Tuned.

Sono perplesso.

buongiornobuono

Capita a tutti di incrociare qualcuno, salutare e non ricevere risposta.
Può trattarsi di maleducazione, di qualche rancore o più semplicemente la persona in questione non ci ha sentiti o non si è resa conto che ci stessimo rivolgendo a lui.

Ero in palestra, aveva appena finito di cambiarmi e stavo scendendo dallo spogliatoio verso la sala pesi.
Una signora stava facendo la strada opposta, ci siamo incontrati a metà rampa e… beh, lo scambio di battute mi ha lasciato un zinzino perplesso.

Io: Buon giorno.
Lei: Permesso.

Qualcuno può spiegarmi?

Stay Tuned.

Permesso, scusate… ho fretta.

23 settembre 2016 Lascia un commento

Devo accaparrarmi questo genio della pubblicità prima che la Coca-Cola me lo freghi.

Sta Tuned.

Di urgenze impellenti e sviste pericolose.

26 maggio 2016 12 commenti

Toilette.jpg

Qualche giorno fa scrivevo:

Non potremo dirci una ‪#‎SocietàCivile‬ fino a quando non verrà istituità la ‪#‎PenaDiMorte‬ per chi non usa lo sciacquone.

Questa mattina andavo di fretta.
Trovare il bagno dei maschi occupato mi ha messo di fronte alla scelta tra usare quello delle femmine o usare quello delle femmine.
Mentre sperimentavo la trascendenza spirituale della minzione a lungo attesa ho sentito lo schiocco della serratura e l’aprirsi della porta accanto. Quello che non avevo sentito era il suono dello sciacquone. Mi sono sentito in dovere di dire la mia.

– Ha dimenticato di tirare l’acqua.
* Non rompere, stronza.

Mi sono irritato? No di certo, nulla poteva intaccare la mia pace interiore.
Ho pigiato il tasto dello sciacquone, aperto la porta e mi sono affacciato sul ragazzino che stava per uscire dall’antibagno.

Kishin.jpg

[immagine di DemonMew]

– Senti merdina, visto che adesso in quel cesso ti ci affogo, fossi in te l’acqua la tirerei.

Incredibile a dirsi, ma la sorpresa di una donna barbuta e visibilmente più grossa di lui lo ha portato a più miti consigli.

Stay Tuned.

 

La Cattiveria del Giorno: “Questioni d’orgoglio.”

3 aprile 2016 3 commenti

La Cattiveria del Giorno

Giovedì, dentista.
Dopo quaranta minuti a bocca aperta, sottoposto al bullismo di una gran varietà di attrezzi, ero così di buon umore che ho pensato di festeggiare con un bicchiere d’acqua fresca.

C’è chi sostiene che ascoltare le conversazioni altrui sia maleducato, per me è diventata deformazione professionale, soprattutto quando chi parla lo fa con atteggiamento messiatico o con toni tali da obbligare all’ascolto chiunque si trovi entro dieci passi da lui.

In questo caso si parlava di nazionalismo, nell’accezione tutt’altro che deprecabile di amor patrio. Della necessità di una presa di coscienza che ci permetta di valorizzare le meraviglie italiane, sia dal punto di vista paesaggistico che da quello storico e artistico. Si discuteva inoltre dell’importanza di ritrovare l’orgoglio nazionale e di quello di cui avremmo bisogno per considerare lo Stato italiano un elemento di aggregazione morale e non un nemico che si adopera in ogni modo per renderci la vita impossibile e derubarci.

Per il tempo necessario a svuotare il bicchiere, mi è sembrato un discorso interessante poi…

[…] tutto parte da lì, dal fatto che non ci sentiamo parte di una nazione, ma piuttosto marionette in balia di un governo. E’ la motivazione che ci manca… quello di cui abbiamo bisogno è l’Italian Pride.

Ridacchio, come si può ridacchiare con mezza lingua ingessata dall’annestesia.
Si gira e mi scruta con riprovazione.
Mi giro a mia volta.

fb_img_1452491662641.jpg

Italian Pride?
Come possiamo essere orgoliosi di essere italiani se per parlarne sentiamo il bisogno di fingerci anglofoni?

Inutile dire che il concionatore non era d’accordo e aveva un’immane matassa d’argomentazioni per supportare la sua tesi. Ma l’acqua era finita e la giornata doveva continuare…

Stay Tuned.

 

Tutteologi.

3 dicembre 2015 1 commento

MercatoPortogruaro

A Portrogruaro il giovedì è giorno di mercato.
Questo significa dover parcheggiare un po’ più lontano, essere circondato dalle bancarelle e – ovviamente – immerso in un fottio di persone.
Il tutto è di poco disturbo fino al momento in cui non arriva il momento di fare colazione, perché il locale è affollato quanto la strada e capita spesso che il MIO posto sia già occupato. Niente panico, posso sopravvivere a qualche variazione delle mie prassi, posso sedermi da qualche altra parte e… poffare, duecentoquarantasei stuzzicadenti!
Il problema è che sono al centro della sala, molto distante dalla quiete del MIO angolino e al centro del fitto chiacchiericcio di un sacco di persone. Faccio appena in tempo a chiedermi se i miei boxer vengano da K-Mart ed ecco che arriva la prima bordata delle micidiali chiacchiere da bar!

chiacchieredabar

* La chiesa, i soldi… dio – animale a caso.
– Donazioni, i parroci… animale a caso – dio…i finanziamenti.
° Qualunquismo… madonna – antico mestiere un tempo deprecato, oggi rivalutato e parte integrante di ogni livello della nostra società… UrcaUrcaTirulero.

Il loro blablare è così contorto e confuso che non riesco nemmeno a comprendere se siano favorevoli e contrari a ciò che dicono del binomio chiesa-denaro. Tutto sommato credo che non sia rilevante, perché in ogni basta la forma per dargli torto.
Se sono credenti che sostengono la chiesa, come conciliano fede e bestemmia?
Se non sono credenti, perché non coinvolgono anche unicorni e puffi nelle loro imprecazioni?
Se sono Drac, sono davvero certi che Mickey Mouse sia uno stupido?

Stay Tuned.

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: