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Archive for giugno 2013

Non si vive di sole chiacchiere.

23 giugno 2013 24 commenti

Fine Registrazioni

 

Cosa di meglio di una pausa a nutella e grissini per mantenere viva l’attenzione dei valenti doppiatori?
Oggi le registrazioni sono finite, la prossima mossa sarà selezionare la versione meglio riuscita di ogni brano e poi cominceremo con il lavoro di montaggio.

Per gli amanti del genere abbiamo anche alcuni spezzoni di errori con papere, risate o colorite imprecazioni… qualcuno si prenota per averne una copia?

Stay Tuned.

Lui, lei, l’altro.

22 giugno 2013 2 commenti

Registrazioni

Oggi sono cominciate le registrazioni per il primo degli audiolibri che, in un discutibile impeto di ottimismo, mi sono prefissato di realizzare. Eravamo in tre: il protagonista, la voce narrante ed io… il regista. Ad ognuno di loro un leggio, una copia della parte e tanta buona volontà; a me il controllo di un registratore direzionale, un blocco per gli appunti e la possibilità di rompere le scatole vaneggiando come ogni buon creativo che si rispetti.

“questo dovrebbe essere a salire”, “l’enfasi va sulle parole che indicano i suoni”, “no, usiamo il punto di vista del personaggio per questa descrizione, lui la vede come una cosa ironica”, “la descrizione della scena è in crescendo, perché non spostiamo la battuta qui, così spezza ed il contrasto enfatizza tutto” … insomma, mi mancavano solo una sciarpetta un po’ gaia ed un paio di discutibili occhiali da sole formato famiglia per essere il perfetto stereotipo del regista nevrotico.

In una manciata di ore abbiamo accumulato una quindicina di minuti di registrazioni, numerose versioni di un mazzolino di scene ed una buona scorta di esperienza. Dopo cena mi aspetta una sessione di ascolto e selezione in attesa della seduta di domani. Non appena avrò qualche cosa di pronto, un assaggino utile, non mancherò di farvelo ascoltare.

Stay Tuned.

Tu stronzi, egli stronza…

20 giugno 2013 5 commenti

… io strozzo!

Strangolamento

A tutti capita di sentirsi chiedere come sia andata una giornata ed a tutti è successo almeno una volta di non aver voglia di dilungarsi in spiegazioni ed aver quindi deciso di trincerarsi dietro un: “un po’ così” in una delle sue mille varianti.

Com’è fatta una giornata un po’ così? Quali sono le sue caratteristiche salienti? Cosa la caratterizza e la rende diversa dalle altre? Per ognuno le risposte sono differenti, ma tutti siamo accumunati dalla sensazione che il mondo, l’universo ed il tutto si siano alleati ai nostri danni con il sordido scopo di renderci la vita impossibile. Una nostra personalissima versione del giorno di ordinaria follia di Mr. Foster.

Ecco, oggi è stato un giorno un po’ così. Perché? Mah, non saprei dirlo con certezza, ma ho alcune ipotesi:

1. Mi fa delle domande concernenti le mie mansioni durante l’orario di lavoro? Ma come si permette?

Ricordate quando vio ho parlato delle due dottoresse/infermiere cortesissime? Ebbene, in quell’occasione mi era capitato di incontrare una terza dottoressa/infermiera, non ci avevo avuto a che fare, l’avevo solo incrociata in corridoio davanti agli uffici delle altre due, ma la sua capacità di fingere che non esistessi mi aveva colpito non poco.
Avevo sperato di non doverci avere a che fare e, poiché il desiderio si era realizzato, avevo archiviato l’incontro… fino a questa mattina.

Oggi era lì, ed il fatto che toccasse a lei di occuparsi dell’accettazione dei pazienti non aveva minimamente intaccato le sue capacità di astrarsi dalla realtà andando e venendo lungo il corridoio mentre i “fastidiosi questuanti” si accumulavano nella sala d’aspetto.
Per carattere – e panico da palcoscenico – tengo sempre un profilo abbastanza basso e non sono il tipo che si mette a sbraitare per richiamare l’attenzione, ma dopo il terzo passaggio a vuoto mi sono seccato e, pur nel completo silenzio, mi sono parcheggiato al centro del corridoio, giusto davanti alla porta, bloccando del tutto il passaggio.

Capace di non notarmi, ma non ancora in grado di passarmi attraverso, la simpatica dottoressa/infermiera si è vista costretta a darmi bado. Ho consegnato l’impegnativa corretta così come mi era stato richiesto e poi, non pago del disturbo arrecatole, ho chiesto:

– Mi scusi, ma per ritirare gli esami… [Quaestio Interrupta]
* Ah, non so, dovrei vedere nell’archivio ed interfacciarmi con il NavCom della Fratellanza Ombra e Urca urca tirulero, oggi splende il sol.

Non ci capisco una beata fava, lei tenta di approfittarne fuggendo lungo il corridoio; non mi lascio scoraggiare, la tallono e mi rifaccio avanti.

– Sì, ma per ritirare gli esami… [Quaestio Interrupta]
* Bisogna vedere se sono pronti. Come faccio io a saperlo?
– Sono pronti, lo so io.
* E allora?
– E allora… dove devo andare per ritirarli?

Mi guarda come se stessi sudando merda.

* Non poteva dirlo prima?

Questa volta sono io ad interromperla.

– Ci ho provato, ma non mi ha mai lasciato finire.
* Di là.

Con un gesto più vago del da Trieste in giù. Sorrido, annuisco e mi avvio. Chiederò a qualcun altro, sempre meglio che strozzare una dottoressa/infermiera davanti a così tanti testimoni.

2. Pacco, doppio pacco e… se ci provi ti stronco.

Dopo aver ritirato gli esami, aver passato la mattina in un’aula studio a scrivere, essermi trasferito al Città Fiera ed aver pranzato, me ne stavo seduto a bere un caffè. Per essere più precisi non si trattava di un caffè ma di un icecappuccino e non lo stavo proprio bevendo, piluccavo qualche cucchiata di panna dall’orgia di panna che lo sormontava. A volerla proprio dire tutta non ero nemmeno seduto, dopo aver appoggiato il borsello su uno degli sgabelli, prima di riuscire a sedermi sull’altro, ero stato colto dall’irrefrenabile bisogno di dolcezza e mi ero fermato a scucchiaiare.

Appagata la mia turpe voglia ho preso posto. Io su uno sgabello, il borsello su quello accanto e sul lato opposto del tavolo un terzo sgabello vuoto. Si avvicina un tizio, mi guarda e mi chiede se può prendere uno sgabello. Io guardo lui, guardo l’altro tavolo con tre sgabelli liberi e – poiché l’uomo in questione non ha quattro culi e nemmeno un bicchiere in mano – suppongo che stia aspettando gli altri tre che, di certo, staranno facendo la fila.

– Ma certo, faccia pure.

Sono beatamente immerso nel mio icecappuccino, probabilmente ho uno sguardo da bamboccione ebete perso nell’infinito, ma non mi sfugge il dettaglio che l’omino abbia preso lo sgabello su cui sta poggiato il borsello e non quello libero. Ho le mani occupate e la bocca piena, altrimenti mi sporgerei a recuperarlo e mi scuserei… lo zucchero attiva i neuroni e mi rendo conto che il tizio si è accorto del borsello ma non ha avuto alcuna reazione, ha sistemato lo sgabello insieme agli altri e si guarda intorno con aria placida e tranquilla.

Ho il cellulare, il portafoglio e le chiavi dell’auto in tasca, il secondo cellulare è sul tavolo insieme alla busta con i risultati degli esami, nel borsello restano alcuni fogli di carta bianca, una penna bic, forse quattro euro in monetine e la tessere sanitaria che scade… proprio oggi; soddisfare la mia curiosità vale il rischio di perdere quell’inestimabile tesoro, me ne sto zitto, aspetto e continuo a sbaffarmi l’icecappuccino come niente fosse. Passa qualche secondo, il tizio si guarda intorno, sbuffa, recupera il borsello e con grande nonchalance se lo mette su una spalla facendo il gesto di allontanarsi.

– Scusi, ma quello è mio.

Ancora seduto al mio posto uso il cucchiaino per puntare la pietra dello scandalo. Lo guarda, mi guarda e non riesce a gestire la situazione improvvisa: i neuroni hanno fatto tilt.

* Mi stai dando del ladro?
– Stava andandosene con il mio borsello su una spalla, qui i casi sono due: o lei è un ladro o io sono un cretino.
* Ma come ti permetti, lei non sa chi sono io, mio cuGGino, mio cuGGino, urca urca tirulero, oggi splende il sol.

Che sia un parente della dottoressa/infermiera di questa mattina? Forse l’ha mandato lei per mettere in atto una subdola vendetta trasversale… mah…

– Se vuole possiamo fare un gioco divertente: entrambi cerchiamo di indovinare il contenuto del borsello e poi chiamiamo uno della sicurezza a fare da giudice per vedere chi ci è andato più vicino. E se il borsello è suo, sarà anche divertente spiegare come ci siano finiti dentro i miei documenti.
* Ob La Dì Ob La Dà, Prisencolinensinainciusol, Bibbidi-bobbidi-bu.
– Oppure possiamo anche giocare ad acchiapparella, questa mattina sono uscito presto e non sono riuscito ad andare a correre, lei si sente abbastanza veloce?

L’adrenalina riossigena il cervello, i neurotrasmettitori riprendono a fluire e l’uomo si risveglia dall’impasse. Poggia il borsello sul tavolo e si allontana.

Non è la prima volta che qualcuno cerca di rubacchiarmi qualche cosa, ma che s’arrabbiasse con me perché rivolevo indietro il maltolto… beh, questo sì.

3. Ma sì, cosa vuole che sia, sono cose che capitano.

Il momento culminante della giornata. Dopo numerose peripezzie sono riuscito a fare gli esami ed a ritirarne gli esiti, ho atteso una mezza vita che venisse il mio turno – già, perché un appuntamento “dalle 15:30 in poi” può essere alle 15:31 o anche alle 17:15 – e sono a tu per tu con il medico. Apre la fatidica busta, da una rapida occhiata ai risultati, fa qualche commento e – mentre in sottofondo si sente la voce del violino di una danza macabra – lancia sul piatto la ferale notizia:

* … quindi i risultati sono negativi, lei non ha alcun problema.
– Mi rendo conto che possa sembrare un controsenso, ma questa è la peggior notizia che potesse darmi. Beh, a parte “le restano tre secondi di vita” e “è incurabile, progressivo e degenerativo”.

Fin dal nostro primo incontro ho avuto la sensazione che il dottore fosse convinto di avere davanti un piagnone che stava armando una tragedia da un nonnulla, dopo lo sguardo che mi lancia ne ho la certezza.

* Può trattarsi di un problema muscolare, ha provato a farsi visitare?
– E’ proprio questo il problema, una visita l’ho già fatto ed hanno escluso le cause muscolari o muscoloscheletriche mi hanno detto che poteva essere una questione virale o batterica…

Mi ferma e parte con una spiegazione sul fatto che esistono due tipi di medicina, quella del “potrebbe essere” e quella delle prove scientifiche. Ribatto che è proprio per quello che speravo un diverso esito degli esami, così avremmo avuto una prova scientifica del “potrebbe essere” e magari si poteva anche trovare una soluzione.

* Potrebbe provare con dei massaggi, o magari con l’agopuntura.
– Ho provato con massaggi e fisioterapia. Il sollievo non si calcola nemmeno in ore… penso si sia aggirato sui quaranta minuti e capirà bene che non posso fare mezz’ora di fisioterapia ogni quaranta minuti.

Mi suggerisce nuovamente l’agopuntura, io spiego che non ci credo moltissimo ma che mi informerò e proverò a fare un tentativo.

* Nel mentre potrebbe prendere degli anti infiammatori quando le fa male.
– A me fa male tutto il giorno ed a volte mi capita anche di svegliarmi durante la notte perché mi giro nel sonno ed ho una fitta. Non riesco a stare seduto e mi capita spesso che l’unica posizione possibile sia quella di stare sdraiato su un fianco. Capirà che avrei preferito scoprire di avere un problema e sapere in che modo eliminarlo, piuttosto che avere come unica alternativa quella di tenerne a bada gli effetti.
* Ma è normale per una persona della sua età avere qualche doloretto.

Fino a qui avevo sopportato il suo minimizzare, poteva essere un modo per tranquillizzare un paziente che – sua opinione – era più preoccupato del necessario, ma a “doloretto” la pazienza è giunta al termine.

– Mi permetta, ma “qualche doloretto” un cazzo. Quando sto seduto mi fa male; per alzarmi devo fare un rituale o mi sembra che mi stiano trapanando l’osso sacro; non posso andare in palestra perché ogni sforzo della schiena fa tendere i muscoli ed è come se mi prendessero a calci in culo con gli stivali di ferro… non so che trentacinquenni conosca lei, ma io ho amici che hanno passato i quaranta ed ancora camminano, non sono tutti allettati con la flebo.

A questo punto deve aver realizzato la situazione ed essersi reso conto che quando dicevo di stare male non stavo lagnandomi per un nonnulla. Mi guarda con un pizzico di incertezza ed un velo di imbarazzo. Potrei fermarmi, ma l’eco di quel “qualche doloretto” mi ha avvelenato tutta la dentatura, quindi mordo ancora…

– Tanto per farle capire io domani ho appuntamento dal dentista, conosco un sacco di gente che ha problemi ad andarci, che ha paura del dentista. A me il dentista non fa né caldo né freddo, ma da un paio di mesi a questa parte ho paura di sternutire. Perché se non ho abbastanza fortuna e lo sternuto fa tendere i muscoli della schiena a me viene da piangere per il dolore… la prima volta che mi è successo ero in auto, c’è mancato poco che facessi un incidente perché la fitta mi ha preso di sorpresa ed un altro subito dopo perché con le lacrime agli occhi non vedevo più la strada.

Il discorso ormai è finito, lui non ha le risposte di cui ho bisogno, io potrei solo continuare a lamentarmi a cottimo ma non lo trovo per niente produttivo. Saluti, auguri e me ne vado con le pive nel sacco.

Sulla via del ritorno ho anche incrociato un cerebroleso che stava facendosi contromano le rampe del parcheggio del centro commerciale. Così, tanto per mettere alla prova i riflessi e la precisione di manovra per schivare lui senza rifarmi una fiancata sul muro di cemento… un richiamino per ricordarmi che la giornata ancora non era finita. Vaffanculo!

Ecco, questa è una mia giornata un po’ così. Per fortuna che tra venti minuti sarà venerdì e potrò passare la mattinata rilassandomi sotto il trapano del dentista…

Stay Tuned.

Pausa di riflessione…

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La giornata non era cominciata male ma ha avuto una decisa sterzata verso l’immondo.
Ora sono in pausa di riflessione a tu per tu con mezzo chilo di gelato; così, tanto per rilassarmi un po’… più tardi vi aggiorno.

Stay Tuned.

In quel di Udine.

20 giugno 2013 7 commenti

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Oggi è una giornata un po’ fuori dagli schemi. La trasferta portogruarese è diventata una trasferta udinese con ritiro degli esiti degli esami e visita dal medico.

Questa mattina ho portato a termine la proma metà del piano ed ora, in attesa che si facciano le tre e mezza, mi sono infiltrato in un’aula studio dell’università per andare avanti con i lavori.

Il dipartimento è quello di medicina, quindi sono circondato di dottori e dottoresse wannabe. Non male per un portatore (mica tanto) sano di acciacchi come me. Soprattutto visto le graziose dottoresse…

La nota negativa è la qualità discutibile dell’impianto di condizionamento, con il conseguente innalzarsi della temperatura e lo sgradevole afrore di stalla che avvolge il tutto.

Stay Tuned.

Indovina, indovinello…

11 giugno 2013 24 commenti

Quest’oggi, tra la solita noiosa posta di tutti i giorni (leggasi “bollette”), ha fatto capolino qualche cosa di completamente diverso: una grassa, grossa busta gialla. Di principio ho pensato si trattasse di una parente dell’imbuto giunta in visita dopo aver saputo della sua recente menomazione, ma il mittente ha confutato la mia ipotesi.

Il pacco
Un regalo!
Sapevo che era stato spedito, quindi lo stavo aspettando, ma non avevo alcuna idea di cosa si trattasse e quindi, mentre mi rigiravo la busta tra le mani, ho avanzato una serie di ipotesi basate sulla forma, dimensioni,  consistenza e peso; insomma, quell’analisi approfondita che permette ad ogni bambino di indovinare cosa possano contenere i regali sotto l’albero senza dover ricorrere ai raggi “x”.

Cosa ho scoperto?

1. La forma è grosso modo quella di un parallelepipedo;
2. E’ altro una ventina di centimetri, largo una quindicina ed ha uno spessore di quattro o cinque;
3. E’ spigoloso, su un lato per lo meno, dall’altra parte più stondato;
4. E’ abbastanza leggero, compresa la busta non supera il mezzo chilo;
5. Scuotendolo con delicatezza – buffo usare attenzione per un oggetto che è stato lanciato qui e lì dalle poste italiane, vero? – non si sente alcun rumore, non c’è nulla che si muova all’interno.

Nel trotterellare verso casa mi sono scervellato nel tentativo di indovinare di cosa potesse trattarsi… ed ho fallito miseramente. La mia ipotesi, apparentemente giusta, era precisamente quella che l’oggetto voleva suggerire, ma si trattava di un piccolo inganno dei sensi. Secondo voi di cosa poteva trattarsi? Provate ad indovinare, vediamo se qualcuno riesce ad indovinare o, per lo meno, ad avvicinarsi più di quanto abbia fatto io… se avete bisogno di altre informazioni (che si possano ottenere attraverso la busta ancora chiusa) chiedete pure, cercherò di rispondere nel modo più preciso possibile.

Il premio in palio?
Che ne dite di… un caffè?

Stay Tuned.

Sanità & Insania.

8 giugno 2013 11 commenti

Ospedale di Udine

Da qualche tempo a questa parte – tipo otto mesi – divido le mie giornate con una felice serie di acciacchi da ultranovantenne e così, recentemente, mi sono fatto prescrivere degli altri esami nella speranza di trovare una soluzione che non prevedesse la sistematica amputazione di ogni parte dolente. Non mi dilungherò nel descrivere le lungaggini amministrative che ho dovuto superare per arrivare a farli, sappiate solamente che dopo aver inutilmente visitato tre diversi CUP – Trieste, Latisana ed Udine – mi sono dovuto presentare direttamente al laboratorio di analisi.

Al laboratorio ho trovato due dottoresse/infermiere cortesissime che non si sono limitate a fare il loro lavoro seguendo la regola del minimo sforzo per poter dire di averlo fatto, ma si sono date da fare per risolvere la questione nel miglior modo possibile… per me. Questo ha portato una piacevole ventata di ottimismo nei confronti della Sanità Italiana, cosa che mi ha permesso di sopravvivere alle cattive notizie che sono seguite.

Non  si tratta di esami dagli esiti drammatici che mi danno pochi giorni di vita, per quelli se ne riparlerà – spero (di no) – a partire dalla fine della prossima settimana; ma di un paio di dettagli, uno buono per il “Forse non tutti sanno che…” della Settimana Enigmistica e l’altro più che adeguato come esempio della lunga concatenazione di sfighe legate a questi benedetti esami.

Cominciamo da quest’ultimo. A quanto pare il mio medico – dott. Appuntamendo Difficile – nel trascrivere sull’impegnativa le richieste dello specialista ha commesso un piccolo errore. Oh, cosa da poco, solo due caratteri che però trasformano una parola in un’altra e tramutano il senso dell’esame da:

– Di che colore è la sabbia su quella spiaggia? Bianca, dorata o nera?

a:

– Qual è il numero esatto di granelli di sabbia? Da quanti e quali rocce ha avuto origine? Elencare le province di provenienza di ognuna e, ove possibile, nomi e cognomi dei genitori, compreso il cognome da nubile della madre.

Tralasciando la leggera differenza di costo tra i due esami – di costi parleremo tra pochi istanti – i tempi di consegna dei risultati passano da otto giorni a due mesi (salvo complicazioni). Tutto questo per trovarmi in mano un’infinità di dati totalmente inutili… a me solo il colore della sabbia serve di sapere. Con abile magheggio pare che la faccenda sia risolta, ma la risposta definitiva l’avrò Lunedì dal dott. Appuntamento Difficile… anzi, no, scusate, dalla sostituta del dott. Appuntamento Difficile che – caso vuole – non sia disponibile fino al venti del mese.

Parliamo di soldi.

In linea generale sono abbastanza concorde con il principio per cui ci siano delle tasse sulla sanità che servono a coprire le spese del sistema ospedaliero; trovo abbastanza sensato anche che poi, a seconda del reddito, possa esserci un ticket da pagare per “arrotondare” le spese di servizi particolari. Detto questo un po’ mi scoccia il pensiero di pagare tasse tutti gli anni ma di ammalarmi così di rado… è un po’ come pagare anticipatamente per 100 minuti di conversazione a settimana e poi fare solo tre minuti di telefonate al mese, vien voglia di chiamare aCCazzo solo per tornare in pari.

Nel caso specifico ho scoperto uno di quei piccoli nonsense  che sembrano essere alla base del sistema di vita italiano. Permettetemi di inquadrare la situazione nel dettaglio:

1. Gli esami richiesti dallo specialista erano otto;
2. Il massimo numero di esami che possono essere scritti sulla medesima impegnativa è otto;
3. Il dott. Appuntamento Difficile è un tipo preciso che ha suddiviso gli esami per genere su tre diverse impegnative.

Gli esami sono sempre otto, sono sempre gli stessi otto, io sono sempre la stessa persona, pago le stesse tasse e sono nel medesimo scaglione di reddito per quel che riguarda il ticket ma… l’amore dell’ordine del mio medico mi costa circa 70 euro.
Già, perché quegli otto esami scritti sulla stessa impegnativa mi sarebbero costati qualche spicciolo meno di 45 euro, mentre scritti su tre impegnative diverse li ho pagati 115,50.

Andando oltre al fatto che io non ero tenuto a sapere questo fattarello ma il mio medico sì e quindi mannaggia alli mortacci sua ed ai 70 euro che mi ha fatto buttare nel cesso, io mi chiedo: perché?!

Sento l’irresistibile richiamo del turpiloquio quindi, prima di diventare scurrile, vi saluto e vi lascio alle vostre riflessioni a riguardo.

Stay Tuned.

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