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Archive for marzo 2012

I dilemmi del dialogo II. Le Disquisizioni Teologiche

Ureach, uno dei protagonisti indiscussi de “Il Primo Re” (e certamente il personaggio più largamente detestato da parte dei revisori), si trova ad affrontare una profonda discussione teologica, che rischia di minare le sue adamantine convinzioni in fatto di fede.

Al di là del piacere che questa sua condizione di difficoltà potrà suscitare in coloro che non lo amano particolarmente, vi è l’immane sofferenza che provo io nel portare avanti il dialogo! Due individui assolutamente granitici e con una volontà ben oltre la norma umana si fronteggiano nell’argomento che più preme ad entrambi: la religione.

Dover passare a sostenere posizioni diametralmente opposte, argomentandole  secondo la logica stringente di due individui che danno alle loro convinzioni un valore maggiore di quello della vita stessa … mi sembra d’essermi cacciato in un’impresa più grande di me.

Per un istante sono anche stato colto dalla tentazione di sfumare l’intero dibattito e lasciare all’immaginazione di ognuno la forma precisa di quanto si fossero detti, trovo però che l’importanza di questo evento sia per l’evoluzione dei personaggi che per quella della storia sia troppo elevata per lasciarlo nella penombra.

In due giorni ho portato a conclusione il primo round, due pagine di sofferenza che andranno sicuramente rivisitate e migliorate, ora però le posizioni dei due dovrebbero essere chiare e questo dovrebbe permettermi di lasciare in secondo piano i loro successivi dialoghi, limitando la citazione diretta alle affermazioni più rilevanti che l’uno o l’altro potrà arrivare a fare.

Ora una buona boccata d’aria, una merendina nutriente a base di banana, e si torna al lavoro.

Stay Tuned

Mendel insegna: quello della pace è un gene recessivo.

29 marzo 2012 5 commenti

Questo pomeriggio avevo un appuntamento di lavoro ad Udine, quindi mi sono spupazzato il solito noiosissimo viaggio in auto. Stavo percorrendo la Trieste-Venezia quando ho notato un graffito:

Give peace a chance!

Non avendo niente di meglio da fare, mentre guizzavo tra i camion alla folle velocità di novantacinque chilometri all’ora (scritto per esteso pare di più, non trovate?), mi sono preso un po’ di tempo per cogitare su quel messaggio ed ho elaborato una geniale teoria che spiega per quale motivo dare speranze alla pace non fa altro che allungarne l’agonia. La tapina non ha alcuna speranza di farcela.

Non si tratta di una complessa serie di considerazioni filosofiche, di un fatto religioso o di tener in considerazione l’umana tentazione di migliorare la propria condizione a discapito di altri, è un semplice fatto di genetica!

Ai suoi tempi Gregor Mendel ha reso schiava una miriade di piante di pisello e le ha usate per gettare le basi della teoria genetica moderna introducendo il concetto di genotipo (corredo genetico) legato al fenotipo (forma espressa del materiale genetico); alla base di questi suoi studi vi è il concetto di “Gene Dominante” (ovvero quello che si manifesta più frequentemente) e “Gene Recessivo” (ovvero quello che ha meno probabilità di comparire).

I suoi studi hanno portato a questo semplicissimo schema:

Gene Dominante + Gene Dominante = Fenotipo Dominante (Puro)
Gene Dominante + Gene Recessivo = Fenotipo Dominante (Ibrido)
Gene Recessivo + Gene Dominante = Fenotipo Dominante (Ibrido)
Gene Recessivo + Gene Recessivo = Fenotipo Recessivo (Puro)

Da cui deriva che un Gene Recessivo ha una sola probabilità su quattro di riuscire a manifestarsi, il 25% contro il 75% di un Gene Dominante.

Se ci pensate anche Guerra e Pace seguono il medesimo schema:

Io voglio Guerra + Tu vuoi Guerra = Guerra
Io voglio Guerra + Tu vuoi Pace = Guerra
Io voglio Pace + Tu vuoi Guerra = Guerra
Io voglio Pace + Tu vuoi Pace = Pace

La Pace risulta essere un Gene Recessivo, la Guerra Dominante. L’unica speranza sta nei mutanti!

Stay Tuned

Datemi un martello …

27 marzo 2012 14 commenti

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, la giornata era soleggiata, il clima mite, il lettore di Mp3 mi stava offrendo un sottofondo a base di “Ballo in fa diesis minore” [Angelo Branduardi] e “I wish I was a punk rock girl” [Sandi Thom] e me la spassavo con la mia attività urbana preferita: la (spasmodica) ricerca di parcheggio. Nella zona in cui mi avrebbe fatto realmente comodo parcheggiare vi sono pochissimi sistemi per poter trovare un posto.

Ereditarietà: Una diretta discendenza da una delle famiglie che, in tempi non sospetti, ha preso possesso dei parcheggi e che tutt’ora ne mantiene la potestà. Questo spiega il fatto che alcuni dei posti in questione siano occupati da veicoli visibilmente datati: Fiat Argentera, Lancia Appia, ed a guardar bene anche una due cavalli (intesa come biga romana).
Appartenenza a culti Esoterici: Divenire un Druido non garantisce la certezza di avere un posto, ma per lo meno da la possibilità di poter apprendere la ricetta della pozione magica di Panoramix.
Sacrificio di una Vergine: Che ovviamente va offerta ad uno degli attuali occupanti, nella speranza che valuti conveniente lo scambio e vi ceda il posto. Starà poi a voi sbrigare le vostre commissioni prima che lui sbrighi le sue e vi richieda indietro il parcheggio restituendovi la non-più-vergine.

A Trieste sono poco più che uno straniero importato, ho provato a diventare un Druido ma sono stato espulso per essere venuto meno durante la prova pratica di “Lettura delle interiora”, per quanto riguarda le vergini, non è che sia contrario ai sacrifici umani, ma avevo bisogno di un parcheggio per tutta la giornata.

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, ben incanalato nel traffico ed agevolato da un’insolita onda verde procedevo speditamente … allontanandomi sempre più dalla mia meta, nella puerile speranza di trovare un luogo più propizio dove abbandonare l’auto.

La zona delle rive, in virtù di un enorme spazio adibito a parcheggio (a pagamento) non è propriamente il paradiso del parcheggiatore (che ritenga 1,50 euro l’ora un furto inammissibile), ma in genere sa essere generosa con chi la corteggi con la dovuta dedizione e le dimostri un amore sincero.

Con una canzone d’amore sulle labbra, ed un enorme mazzo di rose rosse che ingombrava il sedile del passeggero, mi sono immesso in un rettilineo a senso unico mantenendomi sul lato sinistro della strada. Come per magia sono apparsi tre posti vuoti, il primo strettino ma i due successivi abbastanza spaziosi per permettere la manovra anche ad un totale inetto (e, modestamente, riesco ad essere chirurgico in manovra).

Ero così emozionato da dar poco bado al fatto che si trovassero sul lato destro della strada, in fondo non avevo che da mettere la freccia ed iniziare a poggiare verso l’altro lato della strada. Unico dettaglio l’autobus che è comparso alle mie spalle, sparato come un colpo di schioppo: più un caccia in volo radente che un mezzo pubblico nell’esercizio delle sue funzioni.

Non volendo mettere alla prova gli areofreni dell’F-15 tagliandogli la strada e preferendo evitare di testare anche quelli del camion alle mie spalle, ho rapidamente elaborato un piano alternativo ed ho accelerato con l’intento di circumnavigare rapidamente l’isolato ed imboccare nuovamente il senso unico, questa volta stando sul suo lato destro.

Immagino che arrivati a questo punto vi sarete fatti un’idea del tema di questa storiella e starete sfregandovi le mani convinti di conoscerne già il seguito. “Fatto il giro dell’isolato i parcheggi erano già stati occupati. Sai che sorpresa …” Sappiate che se l’avete pensato, avete ragione solamente per metà, le cose sono andate in modo leggermente differente.

Rientrato nel senso unico mi sono reso conto che il primo dei parcheggi larghi era stato occupato, un evento che non mi stupiva ne mi rabbuiava: a fare il giro dell’isolato ci avevo messo meno di un minuto, era credibile che non li ritrovassi tutti e tre liberi ed in fondo me ne bastava uno solamente. Inoltre si trattava di uno dei due parcheggi larghi, uno spazio in cui anche un incapace sarebbe riuscito ad entrare, nella peggiore delle ipotesi avrei potuto occupare il posto stretto, un numero ben minore di autisti avrebbe potuto competermelo, e non potevano essere passati tutti lungo quella strada in quei quaranta secondi di assenza …

Ed infatti nel parcheggio stretto nessuno era riuscito ad entrare! Si era limitato a mettersi in seconda fila in corrispondenza dello spazio vuoto (troppo stretto perché riuscisse ad entrarci agevolmente) bloccandolo completamente e facendo si che nessun altro, anche se meno impedito nelle manovre, potesse fare ciò che lui non era stato in grado di compiere.

Mi domando cosa possa spingere un individuo a fare una cosa simile. Mi rifiuto di credere che possa aver pensato che fermarsi in seconda fila divenisse lecito, se lo si faceva in corrispondenza di un posto vuoto. Ma allora, perché coprire un parcheggio quando aveva decine e decine di metri di altre auto accanto a cui fermarsi? Come può un simile microcefalo aver ricevuto la patente?

Sbuffo, supero l’auto in sosta e riprendo la marcia puntando all’ultimo posto libero che appare dinnanzi a me, come l’autogrill giungeva a dar serenità a Cisco & Company nella loro “Rotta per Casa di Dio”.
Per poter superare l’auto in sosta, ho dovuto ovviamente dare la precedenza a chi stava sulla corsia di sinistra; uno di loro, un bel SUV nero, poggia nuovamente a destra e mi si piazza davanti portando con se una nuvola di cattivi pensieri. La speranza che debba andare dritto all’incrocio mi crolla davanti come un castello di carte quando mette la freccia verso destra e punta diritto verso il MIO parcheggio.

Strepito, sbuffo e soffio, ma le mie capacità da lupo cattivo non sono sufficienti a far volar via l’auto come una casa di paglia o di legno; il SUV arriva al parcheggio e … si ferma in seconda fila bloccandolo esattamente nello stesso modo dell’altro. Non si prende nemmeno la briga di fare una manovra che anche un paramecio ciliato potrebbe eseguire senza difficoltà, si limita a fermare l’auto ed a scendere.

Dovrà solo andare al bancomat” penso “Ed ha lasciato l’auto così perché riparte subito” accosto e lo osservo aggirarsi sul marciapiedi. Uomo che dalla cinquantina sta galoppando alla sessantina, con pantaloni di pelle che farebbero sembrare ridicolo anche un trentenne senza il fisico adatto (no, non aveva il fisico adatto), con quel colorito malsano che solo l’uso eccessivo delle lampade abbronzanti riesce a dare, braccialetto d’oro da mezzo chilo al polso e akimbo di cellulari.

Sono scoraggiato come e depresso come un bambino olandese che non abbia una diga bucata da salvare infilandoci il dito, ma cerco di superare l’empasse, abbasso il finestrino e l’apostrofo.
Mi scusi, può spostare un po’ l’auto? Vorrei parcheggiare.
Sto aspettando una telefonata

No, tu aspetti una svendita di buon gusto e di senso del ridicolo.

Capisco, ma basta qualche metro più avanti, così riesco ad entrare nel parcheggio“”
Parcheggiati pure dietro a me, non c’è problema

Sorvolando su dove potrei consigliarti di infilarti il “tu”, gentile concessione quella che mi fai dandomi il tuo benestare a parcheggiare in seconda fila.

Meglio proseguire, ancora una risposta simile e va a finire a mazzate. Risollevo il finestrino e riparto, con il cuore gonfio di tristezza e la consapevolezza che dovrò cercare posto al Passeggio Sant’Andrea. Cerco di farmi forza, in fondo se trovo un posto libero nel primo tratto di quell’angusto budello, non sarò così mostruosamente lontano dalla mia meta: venti, venticinque minuti al massimo (solo andata).

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste e sulla mia strada, a poche decine di metri dall’imbocco del Passaggio Sant’Andrea, mi sono trovato davanti a questo; una dimostrazione di come le diverse classi sociali possano cooperare senza alcun problema se si tratta di romper l’anima al prossimo! Il macchinone di un commendatore e la macchinina di un pinco pallino qualsiasi che, con mossa tattica ad imbuto occupavano quattro posti invece che due.

Ma si, tanto siamo in una zona della città praticamente disabitata, anche se prendiamo un po’ di spazio in più non se ne accorgerà nessuno. Qui il parcheggio abbonda … già, sono il buon senso ed il rispetto per il prossimo che deficitano.

Senza parole e sempre più cupo, proseguo per la mia strada e mi trovo dinnanzi a questo
Mi sono limitato ad una stretta di spalle, in fondo si trattava solo di un camper che bruciava quattro posti auto, una cosa abbastanza normale rispetto a quello che avevo visto negli ultimi minuti. Proseguendo dritto, qualche centinaio di metri più avanti ho trovato un posto dove parcheggiare e prima di approfittarne sono rimasto ad osservarlo con quel tenero ed ebete sorriso adorante che può avere un padre che osservi la figlia in abito da sposa prima di accompagnarla all’altare.

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, con una mezz’ora almeno di passeggiata prima della mia meta, canticchiando “Datemi un martello” e pensando a quante applicazioni avrei potuto trovare per un simile miracolo della tecnica. Specchietti, finestrini, fanaleria, parabrezza, carrozzeria …

Stay Tuned

Diversi revisori e revisori diversi.

22 marzo 2012 2 commenti

Ieri ho sparso un mucchio di parole, ho portato una copia del terzo capitolo (per lo meno della parte ultimate) al più solerte dei revisori, ed ho anche consegnato primo e secondo capitolo nelle mani di una nuova leva, perché potesse iniziare la lettura.

Come mi succede ogni volta che dò in mano d’altri qualche cosa che ho scritto, non ho potuto fare a meno di elucubrare riguardo alle loro possibili reazioni cercando di indovinare quali potranno essere i loro commenti. Una serie di pensieri che si è poi evoluta in una riflessione più generale riguardo ai revisori, al loro compito, alle loro caratteristiche generali ed alle peculiarità che li distinguono e per cui li ho scelti.

Da principio, quando mi sono riproposto di cercare delle persone a cui sottoporre la stesura del ro*cof*man*cof*zo, ho meditato a lungo sul genere di persone di cui potevo aver bisogno, di quali fossero le caratteristiche che avrei dovuto cercare per effettuare una selezione tra i miei amici/parenti/conoscenti. Le risposte che ho trovato mi sono sembrate abbastanza banali, ma non riuscendo ad arrivare a nulla di più illuminante, mi sono limitato ad esse: dovevano essere dei buoni lettori, avere una buona conoscenza dell’italiano, la capacità di organizzare ed esprimere una critica, la capacità di essere abbastanza obiettivi ed avere ovviamente il tempo e la voglia per leggere, correggere e preparare un breve commento per ogni capitolo.

Negli ultimi tre mesi ho avuto modo di testare questo sistema di revisione e devo dire che ha dato degli ottimi risultati: non solamente dandomi modo di correggere alcuni errori stilistici e di evitare quindi di ripeterli (o limitarne il numero) di capitolo in capitolo, ma anche per l’ispirazione che ricevo confrontandomi con i diversi punti di vista che mi vengono presentati. La semplice comodità di avere delle persone che leggono, correggono e commentano è mutata nella comodità di potersi confrontare con stili di critica completamente differente approfittando delle peculiarità di ognuno per migliorare, non solamente la scrittura in sè ma anche il mio rapporto con quello che scrivo.

Per poter spiegare in modo chiaro (e soprattutto breve) quello che intendo dire vi faccio alcuni esempi delle diverse categorie di revisori che ho avuto modo di individuare:

Il Tecnico: Lavora in modo estremamente preciso, correda il testo con le proprie note ed individua i problemi generali del testo suggerendo sistemi per renderlo maggiormente scorrevole.

Il Sentimentale: La sua revisione è meno tecnica e più emozionale, prova simpatie ed antipatie marcate nei confronti dei personaggi e permette di riconoscerne i punti di forza o le debolezze. Un personaggio che gli passi inosservato è probabilmente poco definito e manca della dovuta grinta.

L’Entusiasta: Minimizza gli errori a favore di ciò che è positivo. Le sue critiche sono sempre molto morbide ed esprime con verve e decisione quello che gli è piaciuto. E’ una continua fonte di energia ed ottimismo.

L’Intransigente: Non te ne lascia passare una, marca ogni errore ed ogni mancanza analizzandone ed esprimendone i rischi e gli aspetti negativi. Aiuta a rimanere con i piedi per terra ed a non lasciarsi mai andare alla convinzione di saper scrivere.

Approfitto di questo post dedicato a loro per ringraziarli una volta ancora.

Stay Tuned

Cowbird – Lo strano caso della porta chiusa

Questa mattina, grazie ad un caso fortuito, me la sono spassata alquanto osservando degli ignari passanti.
La cosa mi ha divertito a sufficienza da ispirare una sua cronaca (romanzata ma fedele), di cui inserisco si seguito un breve estratto, e che potrete trovare completa su Cowbird.

[…]

La porta in questione (che potete ammirare grazie alla magnifica foto messa a disposizione da Mr. Smartphone) è dotata di tre caratteristiche peculiari:

1. La targhetta “SPINGERE” posta all’altezza della maniglia.
2. Una targetta rossa con la dicitura “APRIPORTA” che si trova all’altezza dello sguardo di un individuo di media altezza.
3. Un curioso pulsante rosso, appena sotto la targhetta di cui sopra.

[…]

I più non davano alcuna considerazione ad alcuno dei tre dettagli sovradescritti, con il risultato di spiaccicarsi come mosche contro il il vetro; la loro successiva reazione era in genere afferrare il maniglione e scuotere con forza (immagino per abbattere il nemico che aveva osato aggredirli così vilmente).

Una minoranza adocchiava il cartello “spingere” e si faceva precedere da una mano appoggiandola sulla maniglia, il gesto veniva ovviamente compiuto senza nemmeno rallentare il passo. Una spinta vigorosa e … il braccio si piegava sotto la spinta del corpo portandoli a cozzare contro il vetro in modo non molto diverso dai precedenti.

Ricordo in particolare alcuni casi che mi sono costati diversi minuti di distrazione, tra il tempo speso ad osservarli e la successiva necessità di incanalare ogni mia energia nel tentativo di non ridere.

*** *** *** Il Rinunciatario *** *** ***

Arriva alla porta senza considerare alcun genere di targhetta e la trova inamovibile, si guarda quindi intorno con aria perplessa e sorride nel momento in cui localizza la targhetta “spingere”.
Punta una mano e spinge … nessun effetto.
Afferra la maniglia con entrambe le mani e spinge … nessun effetto.
Sospira, si guarda intorno con aria imbarazzata e si stringe nelle spalle.
“Mi sono sbagliato” con il tono di chi si senta in colpa e voglia chiedere scusa.
Si gira e torna verso l’interno, rimuginando sul modo migliore per dire alla moglie che non potrà rientrare a casa, che sarà costretto a rimanere nella Casa di Ospitalità a tempo indeterminato, perchè una porta ha stabilito il suo fato e non gli permette più di uscire.

[…]

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Spazio, ultima frontiera …

18 marzo 2012 6 commenti

Questa mattina ho aggiornato il mio borsello tecnologico aggiungendo lo smartphone al netbook.

Per ora l’unico utilizzo dello smartphone è stato il sostituire la macchina fotografica digitale che, visti i costi ed il mio uso alquanto limitato, non ho intenzione di comperare; in futuro potrei addirittura decidermi ad istallarci qualche applicazione per l’uso dei social network (o per lo meno di Skype).

Per festeggiare il raggiungimento di questo nuovo confine tecnologico, ho aperto un account su Flickr e caricato un paio di immagini (le uniche decenti che sono riuscito ad ottenere). Curiosi?

Stay Tuned

Cowbird – Piccole storie di tutti i giorni

16 marzo 2012 2 commenti

Grazie ad una segnalazione di Claudia Vago ho recentemente scoperto l’esistenza di Cowbird, una comunità di scrittori che si basa sulla condivisione di storie (per la maggior parte autobiografiche), legate ad una specifica immagine o ad una traccia sonora.

A differenza della maggior parte dei Social Network di mia conoscenza, dove la maggior parte degli interventi si riduce alla segnalazione di materiale elaborato da terzi, Cowbird richiede una maggiore partecipazione da parte dei suoi utenti, che devono produrre del materiale originale (scritto, visivo o sonoro che sia) per poterlo condividere con gli altri.

Di dimensioni assai ridotte (nel momento in cui scrivo, a livello mondiale, ci sono 2018 iscritti) consente di curiosare tra gli eventi ed i pensieri di persone nelle più disparate parti del mondo, tra cronache, aneddoti e riflessioni che possono essere ricercate per argomenti, zone, luoghi o periodi di tempo.

Pur avendo una struttura nettamente meno accessibile di piattaforme come Facebook o Twitter, Cowbird promette di essere un proficuo punto di scambio di idee e punti di vista. Ho quindi deciso, non solo di entrare a farne parte (con le modalità ed i tempi che mi saranno possibili), ma di aggiungerlo come argomento più o meno fisso anche all’interno del blog.

I miei primi interventi (“Meraviglie dell’ingegneria … genetica” & “Un trampolino sul mare dei ricordi …“) hanno come protagonista la città di Trieste.

Stay Tuned

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