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Manoel: “Sfogo di una notte di primavera”

N.B. Post originariamente pubblicato su Blogspot domenica 29 gennaio 2012

Quando mi ha punto vaghezza di far tenere un diario a Manoel, mi sono trovato a dover fare i conti con il suo carattere alquanto spigoloso e con la sua mentalità orientata unicamente verso praticità ed efficienza: per quale motivo, infatti, un individuo con così tante cose da nascondere (e che si da tanto da fare per proteggere i propri segreti), avrebbe dovuto registrare i fatti della propria vita e correre l’inutile rischio di lasciare dietro di se una traccia così pericolosa?

Avevo già ipotizzato che avrebbe avuto bisogno di un qualche sistema per archiviare dei dati scottanti, non solo per avere a disposizione le informazioni riguardanti i propri contratti, ma anche (e soprattutto) per scoraggiare eventuali tradimenti da parte dei suoi clienti, che avrebbero corso il rischio di vedere i propri segreti divenire di dominio pubblico. Se questo supporto di lavoro esisteva, mi bastava un buon motivo per cui Manoel avrebbe potuto decidere di usarlo per scopi differenti dal semplice lavoro, quale causa migliore della confusione che Isabeau poteva suscitare in lui?
A questo punto della storia i due hanno avuto diverse settimane di tempo per lavorare insieme; dopo l’iniziale indisposizione di Isabeau che, nella presenza di Manoel, vedeva sminuito il suo ruolo ed offesa la sua professionalità, avevano trovato un loro equilibrio. Pur mantenendo delle riserve sulla presenza di Manoel, Isabeau aveva accettato di collaborare con lui e quest’ultimo, pur ritenendola inadatta per ricoprire un incarico simile, proseguiva nel proprio compito di affiancarla.
In una situazione simile, con il sospetto che duellava con la fedeltà, non è stato difficile arrivare ad una situazione di tensione ed ad uno scontro verbale: tutto quello che serviva per dare a Manoel l’imput necessario a contravvenire ai propri propositi, utilizzando il proprio archivio per ospitare il proprio diario.

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Mi ero ripromesso di non dare spazio alcuno, a nulla che non fosse strettamente lavorativo, su questo computer; nulla, che non fosse importante e riservato a sufficienza, da valere il costo di un sistema tanto sicuro e sofisticato … scopro, mio malgrado, che esistono cose in grado di farmi mancare ai miei buoni propositi e scopro che Isabeau è una tra queste.La serata aveva avuto un pessimo inzio, notizie dalla famiglia non certo allegre,  l’aver saputo mia sorella nei guai, non mi aveva certo ben disposto nei confronti del mondo e del prossimo; mi aggiravo quindi per le vie della città, nel tentativo di riconquistare l’equilibrio necessario a poter riprendere con il lavoro, che ancora mi mancava da svolgere.Va da se che non avevo interesse alcuno nell’incontrare chicchessia, avevo quindi deciso di seguire un percorso fatto di vicoli bui e tortuosi, che potessero proteggermi dalla luce sfavillante della luna piena, un percorso che mi portasse il più lontano possibile dalla vita notturna della città. Quando mi son trovato in prossimità della galleria, però, ho mutato l’itinerario originale con l’intento di poter dare un’occhiata, ed in qualche modo di chetare quella parte di me che, troppo ligia al dovere, si ribellava per tutto quel tempo perduto.

Me ne sono pentito prima di aver il tempo di far cento passi!

Quella variazione di itinerario, infatti, m’ha messo davanti a due figure: una coppia di donne ferme su un marciapiedi ed intente a discorrere tra loro. Il vicolo era alle mie spalle, non vi era ormai modo alcuno per riuscire a passar oltre senza dover incrociare quelle due sconosciute, di cui distinguevo appena le forme. Un repentino cambio di direzione non mi pareva una mossa saggia, visto che avrebbe potuto attirare attenzioni indesiderate, quindi non mi si è presentata alternativa migliore a quella di fingermi un semplice passante.

Ormai non è certo un problema seppellire il mio reale stato d’animo e sostituirlo con ciò che più mi aggrada, per apparire banalmente tranquillo e poter quindi scivolare indisturbato tra la gente, senza attirare alcuna attenzione: qualche istante per rallentare la respirazione, ed ho ripreso a camminare andando incontro alle due donne; solo per esser apostrofato, pochi passi dopo, da Isabeau che quando ancora io non ne avevo distinto i tratti del volto, già mi aveva riconosciuto.

Ripenso al dialogo che è seguito da quell’imprevisto incontro e, ora solamente, mi rendo conto di quanto le battute di lei siano state tendenziose, di quanto io sia stato irrimediabilmente cieco nel non accorgermente per tempo. Parola dopo parola, la piccola Isa non ha mai mancato un’unica occasione per “colpire”, cercando forse di ottenere da me un qualche genere di reazione rivelatrice.

Elegante, elegante anche in questo come in ogni cosa che fa, tanto elegante da suscitare nuovamente in me quel pungente senso d’invidiosa inferiorità, che giaceva sepolta fin dal giorno del mio allontanamento dalla tenuta dello Zio Luis.

Ed io, perso com’ero nella mia farsesca interpretazione di un vuoto ed inutile organizzatore di mostre, non ho avuto occasione di notare tanta eleganza …
… non fino al momento in cui la nostra futura collaboratrice non si è levata di mezzo ed abbiamo potuto parlare con maggior chiarezza.


Quella nuova condizione di libertà, forse anche a causa della mia ancor bruciante irritazione, mi ha portato ad abbandonare buona parte della finzione, ed ad essere fin troppo affine a ciò che in quel momento realmente erano i miei veri pensieri e le mie genuine emozioni … grave, gravissimo errore!
Quando un corpo, pallido e smunto, non è abituato al tocco bruciante del sole, non dovrebbe esporsi ai suoi raggi ed indulgere in essi, senza prima essersi assicurato un qualche genere di protezione adatta. Quando uno spirito è tanto indifferente alle emozioni dal non conoscerne quasi il senso, non dovrebbe esporsi ad esse, permettendo loro di fluire liberamente senza prendere la benchè minima precauzione.Ma quali precauzioni avrei mai potuto ritenere necessarie con Isabeau? Non fa assolutamente parte della mia natura … non con lei, non con la “piccola Isa”. Eppure l’affondo è arrivato proprio da lei, dall’ultima persona da cui me lo sarei mai aspettato, e, forse proprio per questo, è stato così insopportabilmente doloroso.

Dubita di me, dubita della mia volontà d’esserle d’aiuto, dubita della mia fedeltà a Zio Luis, della mia fedeltà alla Famiglia ed ai compiti che mi sono stati assegnati, della mia stessa fedeltà … a lei.

Forse ho sbagliato a non essere più chiaro, forse avrei dovuto spiegarle nel dettaglio ogni mio movimento, ponendo maggior attenzione nel farle sapere che il mio lavoro per lei va ben oltre a quello che si può intravedere. Troppe cose sono accadute ai margini di ciò che lei si trova, suo malgrado, a controllare e non ho mai ritenuto necessario l’appesantire il carico delle sue responsabilità, rendendola partecipe di ciò che, alla fin fine, ritenevo futile e di mia esclusiva competenza.

Non sono abituato a lavorare così! Non sono abituato a rendere conto del mio lavoro ai miei committenti, chiunque essi siano … sono uno stramaledetto professionista nel mio campo! Non è mai capitato che qualcuno mi chiedesse di rendere conto delle mie azioni, delle mie motivazioni e dei miei movimenti!

… anche queste non sono altro che stronzate! Un pallido tentativo di mentire a me stesso per non voler ammettere una mia debolezza …

La realtà è che le mie mani sono troppo sporche di sangue perchè io voglia (o possa) insozzare Isa rendendola partecipe di quello che faccio!


Ma se ho sbagliato, se anche avrei realmente dovuto spiegarle passo passo ogni mia azione, lei non aveva alcun diritto di mettere in dubbio la mia lealtà! Non dopo tutto quello che ho passato, non dopo quello che sono stato costretto ad ingoiare, senza che mai dalle mie labbra svanisse il sorriso …

… mi sento uno schifo …
Manoel de Arriaga

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Una piccola nota finale: in questo primo intervento, su quello che sarebbe poi divenuto il suo diario, Manoel non identifica ancora la sua personalità alternativa come “l’Organizzatore di Mostre”, ma come un generico “organizzatore di mostre”. Ha indossato la maschera per un periodo di tempo troppo breve, e questa non ha ancora sviluppato l’indipendenza che la caratterizzerà poi.
Stay Tuned
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  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 12 marzo 2012 alle 16:06

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