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Manoel: “Serata sul Divano”

Dopo averlo tenuto sepolto in un cassetto per diverse settimane, riesumiamo il povero Manoel e facciamogli prendere un po’ di aria per cacciare il fastidioso odore di naftalina che gli si è appiccicato addosso.

Questo secondo estratto del suo diario, datato 28 maggio 2007, è stato scritto circa un mese dopo il precedente (25 aprile 2007, che potete trovare qui), in una situazione sensibilmente differente dalla precedente.

La tensione tra Manoel ed Isabeau è andata via via riducendosi, ed ha lasciato loro lo spazio necessario per poter iniziare a collaborare in modo proficuo, sia sul piano del lavoro di facciata, che su quello più delicato delle attività malavitose. Manoel, nel trovarsi a continuo contatto con la donna, ha iniziato gradualmente ad ammorbidire alcuni tra gli aspetti più rigidi del suo carattere, ed ha lasciato che la donna gli si avvicinasse a sufficienza da riuscire ad influenzare le sue emozioni.

Solo marginalmente conscio di questo cambiamento, l’uomo sta cercando di misurarlo secondo il proprio metodo freddo e razionale, senza però riuscire a far nulla più che avanzare ipotesi. Tutti i suoi buoni propositi, che pur mantiene perfettamente in assenza di lei, vengono puntualmente a cadere nel momento in cui tra loro si crea un minimo di intimità.

C’è da notare che, nel mese trascorso, la maschera creata da Manoel per svolgere il proprio lavoro di copertura alla Galleria, è divenuta sufficientemente definita da aver meritato il proprio nome ed una sorta di indipendenza dalla sua personalità. Si riferisce infatti a lei come all’Organizzatore di Mostre ed ormai si considera un semplice spettatore delle proprie azioni, mentre svolge quell’incarico.

Come ultima nota, una breve spiegazione riguardo i tre personaggi che vengono menzionati durante la narrazione. La Silvie di cui si parla, era una donna che Isabeau aveva presentato a Manoel durante una festa, e che lui aveva cominciato a frequentare per creare un’immagine di normalità intorno all’Organizzatore di Mostre; Moira è invece una ragazzina Rom a cui Iseabeau si è affezionata ed ha cominciato a fare da madre/sorella maggiore; l’uomo delle caramelle, infine, è un individuo appartenente alla malavita statunitense, presentatosi in città ed entrato a far parte dei possibili contatti (ed alleati) della famiglia Debussy.

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La pioggia non è certo mai stata una mia passione, non sono il tipo che s’incanta alla finestra ad osservare i temporali ed anzi, se si escludono i momenti che passo in barca, tendo ad evitare il cattivo tempo per quanto mi è possibile.

Eppure ieri sera sono uscito pur conscio che la pioggia non avrebbe tardato a cadere ed anzi il pensiero di trovarmi a camminare sotto di essa in qualche modo pareva dare un sapore più intenso alla passeggiata che avevo in mente di fare.

Di principio non avevo alcuna meta, sentivo unicamente il bisogno di rinfrescarmi dopo la giornata passata alla galleria ad osservare l’Organizzatore di Mostre intento nel suo lavoro e volevo ritagliarmi qualche tempo per riflettere sugli avvenimenti degli ultimi giorni per poter fare un nuovo punto della situazione. In fondo il mio lavoro non è altro che questo: raccolgo informazioni, le elaboro e tiro le somme per sapere come reagire all’evolversi degli eventi. Se anche trattiamo un diverso tipo di numeri, non mi discosto poi molto da un contabile …

Quando però la pioggia ha cominciato ad aumentare d’intensità, forse per merito dello schiarirsi dei miei pensieri, sono stato colto dal desiderio di vedere Isabeau. Non che avessi un motivo preciso per farlo ma semplicemente trovavo l’idea di scambiare qualche parola con lei una buona alternativa alla polmonite che mi si prospettava visto il tempo da lupi.

Mentre percorrevo il tratto di strada che mi separava dal suo palazzo, ho riflettuto anche sul fatto che una maggior frequenza nel nostro vederci e discorrere avrebbe anche potuto evitare nuovi dubbi da parte sua ed evitare possibili problemi nel futuro. E, se non sono il tipo che si lega alla richiesta di fare rapporto ad un superiore, nulla mi impedisce di discorrere con lei per rassicurarla sulla mia presenza ed accertarmi che tutto vada per il verso giusto.

Ma forse queste non sono altro che scuse artificiose che ho costruito a posteriori, per mascherare in qualche modo una ben più naturale pulsione al cercar di vedere la piccola Isa. Un dubbio che non avrà forse mai risposta …

Una signora stava uscendo e m’ha evitato di dover suonare, una donnina che m’ha rivolto un sorriso alquanto cortese quando ho fatto il gesto di reggerle la porta per agevolarle l’uscita, ma che m’ha squadrato con l’aria indagatoria di un colonnello delle S.S. alle prese con una spia. Con il gesto del reggerle la porta l’avevo colta sufficientemente in contropiede per evitare domande in merito alla mia identità, ma non abbastanza da sviar completamente la sua attenzione di madre di famiglia da un estraneo che entrava nel palazzo. Fortunatamente per entrambi non avevo alcun lavoro da svolgere nel palazzo o avrei dovuto tutelarmi da quella sua curiosità … in modo definitivo.

C’era stupore nella voce di Isa quando ho battuto un paio di colpi alla sua porta e per un’istante mi sono chiesto se arrivare di sorpresa a casa sua non fosse stata una pessima idea, poteva aver qualche impegno, poteva aver ospiti o semplicemente non aver intenzione d’avere nessuno in mezzo ai piedi. Dubbi che, mi fossero venuti prima, mi avrebbero di certo trattenuto dall’andare a trovarla.

Fortunatamente, l’iniziale stupore di lei era dovuto unicamente al fatto che non si aspettava alcuna visita, e non nascondeva alcun genere di disappunto per la presenza di qualcuno alla sua porta. Anzi, quando l’ha dischiusa per farmi accomodare ho trovato sulle sue labbra un sorriso abbastanza lieto che ha avuto il potere di eliminare ogni mio residuo timore.

Era realmente piccola Isabeau, priva dei tacchi che in genere la fanno svettare sopra di me ed ora scalza, vestita d’una semplice tuta e, benché perfettamente truccata, aveva l’aria di chi sia agli antipodi dell’idea di far qualsiasi cosa non sia riposarsi ed aggirarsi pigramente per casa.

La situazione mi ha riportato alla mente altre occasioni in cui, ormai quasi una ventina d’anni fa, io e la piccola Isa ci siamo ritrovati in condizioni simili con lei che mi accoglieva nel salotto di casa dello Zio Luis e che zampettava in giro libera da ogni pensiero e da ogni turbamento. E credo che questo ritorno al passato mi abbia permesso d’esser molto più rilassato e tranquillo di quanto avrei potuto.

Dopo essermi liberato del cappotto sgocciolante e di un paio di scarpe che si erano ormai ridotte ad una schifezza, ho raggiunto Isabeau che s’era spostata per accomodarsi sul divano, usando i medesimi passi scalzi di lei e lasciandomi andare alla sensazione di tranquillità che percepivo tutto intorno a me, ed a cui non avevo intenzione ne possibilità alcuna di ribellarmi.

Quando mi son trovato accanto al divano, sul quale lei si era accomodata richiamando le gambe a se in una posa ancor più rilassata, ho rivisto dinnanzi a me quel grande divano a dondolo che si trovava sul patio della villa di Arles e che noi usavamo contenderci e sul quale in più di un’occasione avevamo passato ore a farci i più disparati dispetti.

” … dove preferisco? … “

Quella domanda ha preso forma sulle mie labbra senza che potessi far nulla per arrestarne il nascere e, nel momento in cui ho realizzato d’aver usato quello che per anni era stato una sorta di segnale d’inizio per le nostre scaramucce, mi son trovato a chiedermi come avrebbe reagito Isabeau. Il sorriso con cui mi ha risposto mi ha fatto comprendere che non le era sfuggito il mio riferimento alla nostra giovinezza, ed ho quindi deciso di proseguire con quel piccolo gioco di rievocazione accomodandomi accanto a lei e lasciandomi poi cadere fianco sul fianco, in una posa scomposta con la testa che le si poggiava ad una spalla.

Non credo che Isabeau si aspettasse veramente una simile reazione da parte mia, ma ho avuto l’impressione che fosse rimasta favorevolmente sorpresa e che il mio modo di fare l’avesse in qualche modo divertita quanto io stesso m’ero divertito nel farlo.

Durante il rapido cambiar di canali andando alla ricerca di qualche cosa di utile e gradevole da poter vedere abbiamo discusso di qualche dettaglio serio, passando da Silvie (Isa in qualche modo era preoccupata che io avessi a soffrire dalla sua morte), al desiderio di lei di ottenere la custodia di Moira ed infine all’uomo delle caramelle sul quale le ho fatto un piccolo resoconto.

Le cose serie sono poi finite, il lavoro archiviato da una sigaretta che lei ha fumato in piedi accanto alla cucina prima di tornare ad accomodarsi sul divano accanto a me. Non rimaneva altro da fare che dare un termine alla giornata rilassandoci e parlando d’altro, di qualsiasi altra cosa purchè non si trattasse di lavoro.

” … dove preferisco? …”

Questa volta è stata lei a chiedermelo mentre si impossessava nuovamente del telecomando, e sono stato io a confermarle che aveva libertà di scegliere qualsiasi posto avesse ritenuto di suo gradimento. Questa volta è stata lei a scegliere, e sono stato io a rimanere sorpreso!
Si è sdraiata lungo il divano raccogliendo le gambe per accomodarsi in modo più placido ed ha mosso il volto per usare le mie cosce a mò di cuscino, in un gesto che mi ha lasciato senza parole e senza alcuna difesa dalla sensazione di calore che ho percepito diffondersi in me. Ho mosso una mano senza quasi rendermene conto e l’ho poggiata sulla spalla di lei, completando un antico rituale che faceva parte della nostra fanciullezza e nel quale assumevamo quella posa in una comune ricerca di sicurezza e di comodità.

Discutere d’un film che io avevo veduto e lei no, rimanere semi sdraiati su quel divano mentre le scene si alternavano sullo schermo, fremere entrambi nei momenti di tensione e sorridere alle battute più spiritose. Un mondo fatto di una semplice quotidianità che pensavo ormai troppo lontana da me perché potessi nuovamente raggiungerla e farne parte. Un film di cui credo potrei riscrivere il copione a memoria e che aveva il potere di coinvolgermi ed emozionarmi come mai prima era accaduto …

Alaska, Zio Luis non aveva sbagliato di molto …

Manoel de Arriaga

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Alla prossima puntata che, salvo errori e omissioni, sarà uno dei miei post preferiti del diario di Manoel.

Stay Tuned

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