Realtà virtuale

Rileggendo alcune delle ultime descrizioni che ho scritto e confrontandole con quelle che ho trovato nei testi di altri, mi sono preso il tempo di analizzare cosa rendesse le mie migliori di alcune e peggiori di altre. Di certo vi è anche una grossa variabile soggettiva, ma ci sono alcune caratteristiche che, a mio avviso, rendono oggettivamente più fruibile e d’effetto una descrizione.

Molto spesso le buone descrizioni sono quelle che non scendono troppo nei particolari, evitando così di divenire tediose, ma che riescono in poche parole a permettere di inquadrare la situazione. Sinteticità quindi, oltre ad un buon uso di struttura e di termini per alleggerire e rendere scorrevole, senza impoverire il significato.

Ma cosa differenzia una descrizione efficace da una descrizione eccellente? Spesso si tratta semplicemente di qualche dettaglio. Non quindi eccedere con particolari che potrebbero appesantire, ma inserire nella descrizione generale uno o due dettagli che colpiscano l’attenzione e possano far interpretare al meglio la particolarità della scena.

Questi dettagli possono riferirsi a tutti e cinque i sensi, ed volte sono sufficienti pochi riferimenti ad odori o suoni per rivaleggiare con fiumi di parole incentrate su dettagli visivi.

Andando oltre alla questione tecnica di come renderli sulla carta, c’è quindi il problema di saper scegliere il dettaglio giusto, quello che meglio esprime l’idea che si vuole rendere. Come fare? Oggi ho avuto un paio d’ore di viaggio in auto per meditarci, e credo che una soluzione sia nel cambiare punto di vista, cercando di non osservarla dall’esterno ma di calarcisi il più possibile.

Descrivendo un quadro potrei parlare di un volo di gabbiani che si staglia contro le nubi, della terra scurita dalla pioggia e del sole alto e brillante; cercare di vivere la medesima scena mi permetterebbe di udire i richiami stridenti dei gabbiani, percepire l’odore della terra bagnata, e provare la sensazione pungente della pelle che si arrossa a causa del sole.

Un trucco banale forse, che in larga misura già stavo utilizzando inconsciamente, ma che voglio sperimentare in modo più razionale e sistematico, per valutare quanto possa realmente rendersi utile. Immagino che di principio rallenterà un po’ i lavori, visto che ci vorrà un po’ di metodo ed allenamento per avviare la realtà virtuale e scendere all’interno della narrazione; conto però che l’esercizio semplifichi il procedimento e, soprattutto, che i risultati ripaghino la fatica.

Stay Tuned

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