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Datemi un martello …

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, la giornata era soleggiata, il clima mite, il lettore di Mp3 mi stava offrendo un sottofondo a base di “Ballo in fa diesis minore” [Angelo Branduardi] e “I wish I was a punk rock girl” [Sandi Thom] e me la spassavo con la mia attività urbana preferita: la (spasmodica) ricerca di parcheggio. Nella zona in cui mi avrebbe fatto realmente comodo parcheggiare vi sono pochissimi sistemi per poter trovare un posto.

Ereditarietà: Una diretta discendenza da una delle famiglie che, in tempi non sospetti, ha preso possesso dei parcheggi e che tutt’ora ne mantiene la potestà. Questo spiega il fatto che alcuni dei posti in questione siano occupati da veicoli visibilmente datati: Fiat Argentera, Lancia Appia, ed a guardar bene anche una due cavalli (intesa come biga romana).
Appartenenza a culti Esoterici: Divenire un Druido non garantisce la certezza di avere un posto, ma per lo meno da la possibilità di poter apprendere la ricetta della pozione magica di Panoramix.
Sacrificio di una Vergine: Che ovviamente va offerta ad uno degli attuali occupanti, nella speranza che valuti conveniente lo scambio e vi ceda il posto. Starà poi a voi sbrigare le vostre commissioni prima che lui sbrighi le sue e vi richieda indietro il parcheggio restituendovi la non-più-vergine.

A Trieste sono poco più che uno straniero importato, ho provato a diventare un Druido ma sono stato espulso per essere venuto meno durante la prova pratica di “Lettura delle interiora”, per quanto riguarda le vergini, non è che sia contrario ai sacrifici umani, ma avevo bisogno di un parcheggio per tutta la giornata.

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, ben incanalato nel traffico ed agevolato da un’insolita onda verde procedevo speditamente … allontanandomi sempre più dalla mia meta, nella puerile speranza di trovare un luogo più propizio dove abbandonare l’auto.

La zona delle rive, in virtù di un enorme spazio adibito a parcheggio (a pagamento) non è propriamente il paradiso del parcheggiatore (che ritenga 1,50 euro l’ora un furto inammissibile), ma in genere sa essere generosa con chi la corteggi con la dovuta dedizione e le dimostri un amore sincero.

Con una canzone d’amore sulle labbra, ed un enorme mazzo di rose rosse che ingombrava il sedile del passeggero, mi sono immesso in un rettilineo a senso unico mantenendomi sul lato sinistro della strada. Come per magia sono apparsi tre posti vuoti, il primo strettino ma i due successivi abbastanza spaziosi per permettere la manovra anche ad un totale inetto (e, modestamente, riesco ad essere chirurgico in manovra).

Ero così emozionato da dar poco bado al fatto che si trovassero sul lato destro della strada, in fondo non avevo che da mettere la freccia ed iniziare a poggiare verso l’altro lato della strada. Unico dettaglio l’autobus che è comparso alle mie spalle, sparato come un colpo di schioppo: più un caccia in volo radente che un mezzo pubblico nell’esercizio delle sue funzioni.

Non volendo mettere alla prova gli areofreni dell’F-15 tagliandogli la strada e preferendo evitare di testare anche quelli del camion alle mie spalle, ho rapidamente elaborato un piano alternativo ed ho accelerato con l’intento di circumnavigare rapidamente l’isolato ed imboccare nuovamente il senso unico, questa volta stando sul suo lato destro.

Immagino che arrivati a questo punto vi sarete fatti un’idea del tema di questa storiella e starete sfregandovi le mani convinti di conoscerne già il seguito. “Fatto il giro dell’isolato i parcheggi erano già stati occupati. Sai che sorpresa …” Sappiate che se l’avete pensato, avete ragione solamente per metà, le cose sono andate in modo leggermente differente.

Rientrato nel senso unico mi sono reso conto che il primo dei parcheggi larghi era stato occupato, un evento che non mi stupiva ne mi rabbuiava: a fare il giro dell’isolato ci avevo messo meno di un minuto, era credibile che non li ritrovassi tutti e tre liberi ed in fondo me ne bastava uno solamente. Inoltre si trattava di uno dei due parcheggi larghi, uno spazio in cui anche un incapace sarebbe riuscito ad entrare, nella peggiore delle ipotesi avrei potuto occupare il posto stretto, un numero ben minore di autisti avrebbe potuto competermelo, e non potevano essere passati tutti lungo quella strada in quei quaranta secondi di assenza …

Ed infatti nel parcheggio stretto nessuno era riuscito ad entrare! Si era limitato a mettersi in seconda fila in corrispondenza dello spazio vuoto (troppo stretto perché riuscisse ad entrarci agevolmente) bloccandolo completamente e facendo si che nessun altro, anche se meno impedito nelle manovre, potesse fare ciò che lui non era stato in grado di compiere.

Mi domando cosa possa spingere un individuo a fare una cosa simile. Mi rifiuto di credere che possa aver pensato che fermarsi in seconda fila divenisse lecito, se lo si faceva in corrispondenza di un posto vuoto. Ma allora, perché coprire un parcheggio quando aveva decine e decine di metri di altre auto accanto a cui fermarsi? Come può un simile microcefalo aver ricevuto la patente?

Sbuffo, supero l’auto in sosta e riprendo la marcia puntando all’ultimo posto libero che appare dinnanzi a me, come l’autogrill giungeva a dar serenità a Cisco & Company nella loro “Rotta per Casa di Dio”.
Per poter superare l’auto in sosta, ho dovuto ovviamente dare la precedenza a chi stava sulla corsia di sinistra; uno di loro, un bel SUV nero, poggia nuovamente a destra e mi si piazza davanti portando con se una nuvola di cattivi pensieri. La speranza che debba andare dritto all’incrocio mi crolla davanti come un castello di carte quando mette la freccia verso destra e punta diritto verso il MIO parcheggio.

Strepito, sbuffo e soffio, ma le mie capacità da lupo cattivo non sono sufficienti a far volar via l’auto come una casa di paglia o di legno; il SUV arriva al parcheggio e … si ferma in seconda fila bloccandolo esattamente nello stesso modo dell’altro. Non si prende nemmeno la briga di fare una manovra che anche un paramecio ciliato potrebbe eseguire senza difficoltà, si limita a fermare l’auto ed a scendere.

Dovrà solo andare al bancomat” penso “Ed ha lasciato l’auto così perché riparte subito” accosto e lo osservo aggirarsi sul marciapiedi. Uomo che dalla cinquantina sta galoppando alla sessantina, con pantaloni di pelle che farebbero sembrare ridicolo anche un trentenne senza il fisico adatto (no, non aveva il fisico adatto), con quel colorito malsano che solo l’uso eccessivo delle lampade abbronzanti riesce a dare, braccialetto d’oro da mezzo chilo al polso e akimbo di cellulari.

Sono scoraggiato come e depresso come un bambino olandese che non abbia una diga bucata da salvare infilandoci il dito, ma cerco di superare l’empasse, abbasso il finestrino e l’apostrofo.
Mi scusi, può spostare un po’ l’auto? Vorrei parcheggiare.
Sto aspettando una telefonata

No, tu aspetti una svendita di buon gusto e di senso del ridicolo.

Capisco, ma basta qualche metro più avanti, così riesco ad entrare nel parcheggio“”
Parcheggiati pure dietro a me, non c’è problema

Sorvolando su dove potrei consigliarti di infilarti il “tu”, gentile concessione quella che mi fai dandomi il tuo benestare a parcheggiare in seconda fila.

Meglio proseguire, ancora una risposta simile e va a finire a mazzate. Risollevo il finestrino e riparto, con il cuore gonfio di tristezza e la consapevolezza che dovrò cercare posto al Passeggio Sant’Andrea. Cerco di farmi forza, in fondo se trovo un posto libero nel primo tratto di quell’angusto budello, non sarò così mostruosamente lontano dalla mia meta: venti, venticinque minuti al massimo (solo andata).

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste e sulla mia strada, a poche decine di metri dall’imbocco del Passaggio Sant’Andrea, mi sono trovato davanti a questo; una dimostrazione di come le diverse classi sociali possano cooperare senza alcun problema se si tratta di romper l’anima al prossimo! Il macchinone di un commendatore e la macchinina di un pinco pallino qualsiasi che, con mossa tattica ad imbuto occupavano quattro posti invece che due.

Ma si, tanto siamo in una zona della città praticamente disabitata, anche se prendiamo un po’ di spazio in più non se ne accorgerà nessuno. Qui il parcheggio abbonda … già, sono il buon senso ed il rispetto per il prossimo che deficitano.

Senza parole e sempre più cupo, proseguo per la mia strada e mi trovo dinnanzi a questo
Mi sono limitato ad una stretta di spalle, in fondo si trattava solo di un camper che bruciava quattro posti auto, una cosa abbastanza normale rispetto a quello che avevo visto negli ultimi minuti. Proseguendo dritto, qualche centinaio di metri più avanti ho trovato un posto dove parcheggiare e prima di approfittarne sono rimasto ad osservarlo con quel tenero ed ebete sorriso adorante che può avere un padre che osservi la figlia in abito da sposa prima di accompagnarla all’altare.

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, con una mezz’ora almeno di passeggiata prima della mia meta, canticchiando “Datemi un martello” e pensando a quante applicazioni avrei potuto trovare per un simile miracolo della tecnica. Specchietti, finestrini, fanaleria, parabrezza, carrozzeria …

Stay Tuned

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  1. 27 marzo 2012 alle 14:25

    Come dicesti a me pochi giorni fa…
    …sei un bVuto! Come osi pretendere rispetto e buonsenso da delle povere persone che esercitano la loro libertà di espressione con della innocua maleducazione! U.U
    …siamo noi i cattivi; non siamo pronti a tutti questo, non capiamo!

    • 27 marzo 2012 alle 14:33

      Sono uno che predica bene e razzola male, dovresti saperlo ^_*

  2. 27 marzo 2012 alle 22:15

    Ti sono vicina, ti tengo la mano, via quel martello, dallo a me, da bravo

    • 27 marzo 2012 alle 22:19

      Nel senso che vuoi dare anche tu qualche mazzata? Ma certo, condivido con giUoia il piacere del vandalismo automobilistico. Tieni pure.
      Martello da una parte, manina dall’altra e vai con il tango …

      Mwhahahahaha …

      • 27 marzo 2012 alle 22:21

        Asp, che sto macinando tra martellate e sprangate (quella l’ho lasciata a te, ricorda): a Trieste ci vai per lavoro?

  3. 27 marzo 2012 alle 22:23

    Da martello a spranga, un power-up come nei migliori picchiaduro a scorrimento. Double Dragon docet *_*
    Anche per lavoro, si. Poi ho amici collezionati durante il periodo universitario/lavorativo che ho passato in città. Vado spesso a trovare anche loro.

  4. 28 marzo 2012 alle 22:14

    Cerca di contrassegnare le loro vetture se non vuoi inimicarteli.

  5. 28 marzo 2012 alle 22:47

    Fortunatamente è un rischio che non corro.
    Nessuno dei miei amicici farebbe mai una delle bestialità necessarie a farmi superare la mia pigrizia congenita per vandalizzargli l’auto.

  6. 5 settembre 2012 alle 22:54

    più leggevo e più mi incavolavo. come hai fatto a non tirar fuori un martello e a non spaccarlo di volta in volta sul cofano dell’automobilista di turno??
    ad ogni modo, ti farei vedere una foto che ho scattato, anzi una serie di foto che ho scattato, all’auto di un diplomatico: parcheggiato in contromano in un posto per disabili. poi per andar via (il posto è praticamente su un incrocio) , ha fatto retromarcia. il tutto lasciando auto e fari accesi davanti all’ingresso di un ristorante.

    • 5 settembre 2012 alle 22:57

      Diciamo che cerco sempre di evitare di avere grane serie (tipo con la polizia per vandalismo o aggressione).
      Che bello … se ci scrivi due righe di post possiamo metterle sulla “Discarica” insieme a quelle dell’auto di Lapone.

      • 5 settembre 2012 alle 23:00

        discarica? cioè?

      • 5 settembre 2012 alle 23:05

        La discarica è un blog. Aggiornato molto di rado devo dire. E’ una raccolta di tutto il materiale “da discarica”

      • 5 settembre 2012 alle 23:10

        ok, ti manderò il testo e la foto. via mail?

      • 5 settembre 2012 alle 23:35

        Va benissimo *_*

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