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Di cause, effetti e piani machiavellici.

19 aprile 2016 12 commenti

Saggio

Dice il Saggio: “Se bello vuoi apparire, un poco devi soffrire.”

Poiché il narcisismo è parte dell’animo di ogni artista e posto che i saggi c’azzeccano sempre, ho individuato nella palestra il mio luogo di sofferenza-pro-bellezza e visto che a qualcuno deve pur toccare l’onere di equilibrare la bruttezza di Martin, ho deciso di non accontentarmi della semplice avvenenza, ma di mirare ad essere bello bello in modo assurdo.

zoolander

Ora, se il segreto per essere belli è un po’ di sofferenza, va da sè che molta sofferenza renda molto belli e una quantità assurda di sofferenza renda assurdamente belli. Già, ma come fare… sopravvivendo all’esperienza?

Come ogni frequentatore di palestre sa i giorni di maggior sofferenza sono quelli che seguono i primi allenamenti, quando i muscoli si ribellano alla novità di essere utilizzati e paiono sul punto di spezzarsi ad ogni movimento che vada oltre la semplice respirazione.

Da questa realtà ha avuto natali il mio machiavellico piano: andare in palestra uno o due giorni, far incazzare a dovere i muscoli e poi avere almeno due o tre settimane di contrattempi in modo da poter ricominciare da capo. Insomma, budino fuori ma dentro… bello bello in modo assurdo. Sono o non sono un genio?

Tutto questo per dire che per l’ennesima volta ho ricominciato con la palestra e che mi fa male tutto. Sono o non sono verboso?

Stay Tuned.

La dura vita del pesista.

2 luglio 2015 5 commenti

bambino,-potenziamento-muscolare,-palestra-149578Un tempo li conoscevamo come sollevatori di pesi, oggi si sono specializzati in diversi esercizi e ricorrono a nomi più adeguati alla nostra imbarazzante anglofilia, ma quale che sia il loro nome restano creature da palestra, condannate a sudare sotto grossi manubri latrando il loro dolore. Sebbene la mia carenza di abnegazione (e le mie forme boteriane) non mi permettano di definirmi parte della categoria, capita che frequenti il loro territorio e divenga parte delle loro dinamiche sociali. Grazie a questa finestra sul mondo del testosterone, mi è capitato di assistere ad un paio di scene che valgono la pena di essere raccontate.

Chiedere è lecito…

Nuova leva in palestra, una ragazza sui ventanta anni, che fa il suo ingresso in sala con un riassunto di pantaloncini e mezza maglietta. Un bel vedere: gambe asciutte con polpacci delineati e cosce compatte e pancia piatta. Attraversa la sala. Ogni passo disegna il muoversi dei muscoli e quando la corsa di riscaldamento fa aumentare il ritmo della respirazione fa capolino la griglia degli addominali.
Uno degli allenatori la raggiunge per compilare la scheda degli esercizi. La prima domanda: “Ti sei mai allenata prima?”Lei lo guarda. Stupore, biasimo e una velata minaccia di morte. ‘No, sono venuta su così a pisoli e mortadella.’ Pensa. “Sciavo.” Dice. ‘Sei un pirla.’ Sottointende.
Ho ghignato così di gusto che a momenti mi mollo un manubrio in fronte. Ah, il karma.

A prima svista…

Una delle cose più frustranti è scoprire che qualcun altro sta facendo lo stesso circuito di esercizi. In una palestra piccola c’è un solo esemplare per ogni macchina e trovarsi a doverle dividere può rendere l’allenamento molto più lungo e laborioso. Così, quando ho visto che la panca era stata occupata dal ragazzo che avevo incrociato sulla porta dello spogliatoio ho mormorato una lode a Giuda e ho aspettato. Ragazzo giovane e visibilmente in forma. Non muscoloso, ma molto tonico. Ha finito la serie accompagnando l’ultima ripetizione con un ringhio e si è messo a sedere con il viso arrossato e la fronte rigata di sudore. Si è accorto che stavo aspettando, mi ha guardato e mi ha chiesto se avessi bisogno di una mano per ridurre il carico del bilanciere.
Un pensiero gentile frustrato dal mio candido declinare. “No grazie, sono giusti per il riscaldamento.”
L’imbarazzo ha scalzato il sorriso.

Stay Tuned.

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Poco più di tre settimane, poco meno di tremila chilometri.

6 aprile 2014 6 commenti

Come sapete, a marzo ho cominciato il corso di preparazione per l’esame da Agenti di Affari in Mediazione.
Perché l’ho fatto? Troppo lungo da spiegare, troppo noioso da leggere, il punto è che questa cosa ha frantumato ritmi e stuprato orari. Le quattro mattine di palestra e/o corsa, sono diventate una e mezza (tre ogni due settimane) e, tra tempi di spostamento, durata del corso, riorganizzazione degli appunti e studio, le ore di lavoro sono calate di una ventina – abbondante – la settimana.

Questa frullata alla quotidianità e l’incalzante desiderio di finire la revisione sono i due motivi principali di questo mio colpevole assenteismo. Non scrivo post, non leggo, non faccio esercizio… guido, scrivo, studio, dormo e mangio shifezze. Insomma, ho sacrificato un sacco di buone abitudini per salvare quella che, al momento è la più importante. E la bilancia se n’è già accorta.

Tanto per complicare le cose, sono entrato in un periodo particolarmente creativo: idee, spunti, variazioni, personaggi, scene… un sacco di cose che spingono per avere un loro spazio e che ottendono – al massimo – un paio di righe in un blocco di appunti, perché non posso permettermi di seguirle o rischio di distrarmi troppo.

Il lato positivo è che sto accumulando un sacco di materiale che – prima o poi – vedrà arrivare il suo turno e troverà posto nel piccolo mondo delle mie pregiabili creazioni artistiche. Non ultimo il racconto che ancora devo ad Alessandro
Per fortuna che non abbiamo un contratto a penale, altrimenti oltre al racconto gli dovei anche un mese di ferie pagate alle maldive.

Tempo scaduto, torno al lavoro.
Buona giornata a tutti, buon fine settimana e a presto, con la promessa di un post più brillante di questi ultimi.

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Temperatura.”

23 febbraio 2014 4 commenti

La Cattiveria del Giorno
Palestra.
Scheda di allenamento fresca di rinnovamento, fatica improba e dolore sempre vivo.
All’altro capo della sala una batteria donne che pedalano, camminano, corrono, steppano e chi più ne ha più ne metta.

Una tizia – non una delle allenatrici, non una delle clienti: una figura che ancora non ho inquadrato, ma che potrebbe rientrare nella categoria “figlia accompagnatrice” – si affianca ad una signora che cammina nella sua tutona grigia.

* Hai caldo? Sì dai, meglio un po’ d’aria… no no, non quella finestra lì, che altrimenti hai lo spiffero addosso.

Attraversa la sala, arriva accanto al mio angolo di dolore e senza nemmeno sognarsi di interpellarmi apre la finestra. Tempo due secondi e sono investito dal vento polare. Finisco la serie che ho cominciato, poi dovrei fare un minuto di recupero… sudato, con maglietta e pantaloncini corti e giusto sotto alla finestra aperta.

Valuto i pro ed i contro di una vacanza forzata per broncopolmonite e decido di chiudere la finestra.

Nuova serie. La tizia che era sparita per i fatti suoi torna, vede la finestra chiusa e trotterella dalla signora.

* Avevi freddo? No? Allora perché è chiuso?

Attraversa di nuovo la sala, mette la mano sulla maniglia per riaprire. Ed il karma mi viene incontro perché in quel preciso momento la mia serie era giunta al termine ed il botto del bilancere che tornava sul suo sostegno è stato un ottimo incipit per il mio gioviale:

Ma non ci pensi nemmeno!
* Fa caldo.
Stando nell’altra sala, davanti alla stufa e completamente vestiti farà anche caldo. Ma a star sotto la finestra, sudati e mezzi nudi… no. La finestra resta chiusa, grazie e buona giornata.

Se le avessi investito il carlino non avrebbe potuto avere un’espressione più offesa. Poco male, sono capace di gestire l’indisposizione altrui molto meglio delle malattie del sistema respiratorio.

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Palestra & Cellulari”

22 febbraio 2014 9 commenti

La Cattiveria del Giorno
Palestra. Fatica e sudore che mi dileggiano spietatamente, un gruppetto di omaccioni muscoluti che procede con esercizi in grado di sfiancarmi solo a guardarli. Di uno di loro ammiro la tecnica con cui, al cambiare degli esercizi, sposta il cellulare da un punto all’altro della vita in modo da poter continuare ad usarlo come base musicale. Lo tiene infilato sotto dei pantaloncini aderenti e benché si stia muovendo riesce a non intopparsi mai negli auricolari. Continua per un’ora abbondante, tra esercizi aerobici e di potenziamenti che lo fanno sudare come un muflone. Stanco, affaticato, ansante, ma non manca mai un solo gesto ed il cellulare è sempre nella posizione giusta.

Si fermano, fanno una pausa, si radunano e se la chiacchierano accanto alla panca in cui io m’ammazzo a sollevare gli stessi bilanceri che loro hanno usato per il riscaldamento. L’amicone sfila il cellulare e toglie le cuffie, uno degli altri lo nota.

A – Hai cambiato cellulare? Figo, che modello è?
B – Un Samsung, l’S3 Mini.
A – Come ti ci trovi?
B – Non è male, un po’ troppo sottile.
A – Come mai hai tradito la Apple?
B – Ti dirò, mi ci trovavo molto bene, molto robusto. Ma ha smesso di funzionare all’improvviso. Ho provato il Nokia, ma è durato ancora meno. Spero meglio con il Samsung.
A – Hanno smesso di funzionare? Così, senza motivo?
B – Senza motivo. Un guasto interno.

Ora, si tratta di una supposizione e potrei sbagliarmi, ma:

Che si tratti dei due litri e mezzo di sudore che si sono puppati per tre volte alla settimana per tutto l’arco della loro vita? No, perché è figa la tecnica del cellulare sotto i pantaloncini aderenti, ma lì dentro – tra esercizi e scaldarsi del cellulare – ci dev’essere una vera e propria palude… genio.

Stay Tuned.

Non c’è due senza tre…

31 gennaio 2014 4 commenti

Oggi è stata una giornata… strana.
Avrei dovuto capirlo fin dal risveglio, ho perto gli occhi dieci minuti prima del suonare della sveglia, una cosa che detesto nel modo più assoluto. Troppo pochi perché abbia senso girarsi dall’altra parte, ma abbastanza per sentirne la mancanza.

Oh beh, poco male, recupero armi e bagagli e parto al trotto. Prima dalla Cara Nonnina, poi in palestra. Arrivo ad un minuto dall’apertura, mi cambio, entro in sala pesi e… un simpatico omino ha appena occupato la panca e da come sta sistemandosi pare che si tratti di una cosa lunga.
Non c’è problema, basterà cambiare l’ordine degli esercizi, sposto la panca in fondo. Non avevo considerato la differenza tra essere freschi ed affaticati… all’ultima serie mi sento come un bacherozzo che cerchi di fermare il calare di uno stivale. Ouch!
E uno.

Uscito dalla palestra trovo ad attendermi un’anteriore destra che ha l’aspetto di un’Eleonora Duse privata della tenda portante. Nei miei programmi c’era una visita dal verduraio, allungherò il tragitto di poche decine di chilometri e cercherò consiglio dal gommista.
Il suo verdetto? La ruota è bucata. Il colpevole? Eccovi la sua foto segnaletica:AssassinaGommeUn chiodino sottile sottile che con tanta pazienza si è scavato una tana nel mio pneumatico. E’ stato così solerte che all’esterno non ne rimaneva più nulla e per estrarlo è stato necessario togliere il cerchio.
E due.

Torno a casa, pranzo (mi accorgo che la mia buonissima ricotta, comperata mercoledì, sta prendendo uno sgradevole sentore acidulo) ed affronto la pioggia per una seconda volta, diretto in biblioteca, dove ho appuntamento con un Valente Revisore. La biblioteca è chiusa – causa festa del patrono -, i bar nei dintorni sono chiusi – causa stagione – e quando siamo in prossimità di un locale aperto ci accorgiamo che nessuno dei due ha il becco d’un quattrino.
Non c’è soluzione, bisognerà tornare a casa.
E tre.

… ed il quattro vien da sé.

Già, perché mica è finita.
Torno a casa, mi infilo nel parcheggio sotterraneo e mentre sto parcheggiando sento un buffo suono provenire dal sedile del passeggero. Non me ne curo, ho una manovra da completare ed un pilastro di cemento che non ho intenzione di inglobare nel cofano.
Spegno tutto, scendo e… mi rendo conto che il buffo suono era quello delle chiavi che cadevano sotto il sedile. Risultato? Sono chiuso in garage senza le chiavi di casa e nemmeno quelle del garage. Pochi minuti di lavoro, alcune manovre degne del circo equestre (o di Mr. Fantastic), un gioioso insieme di escoriazioni e grasso sulle mani, le chiavi sono recuperate e sono libero.
E quattro.

Oh beh… nonostante tutto è finita ed ho pronta la bozza della sinossi.

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Sudore.”

23 ottobre 2013 6 commenti

La Cattiveria del Giorno

Da un paio di settimane la palestra ha lanciato un nuovo programma di dimagrimento e questo ha reso le mie mattine di allenamento ricche di portatrici – più o meno sane – di peso superfluo. In linea di principio non ho nulla in contrario, trovo anzi che dimostrare la buona volontà di voler curare un po’ la salute con l’esercizio fisico sia una cosa encomiabile. Il tutto diventa un po’ più seccante quando al desiderio di bruciare i chili in eccesso non si affianca almeno un minimo sindacale di rispetto o buona educazione o creanza o almeno senso del ridicolo…

E così, mescolate all’esercito di brave donne, ci sono delle muccone infiltrate che sudano fino a grondare e poi se ne vanno bel belle in giro – rigorosamente senza asciugamano – a lordare panche e sedili di tutte le macchine che prendono di mira. Anche volendo sorvolare sul fatto che il regolamento della palestra prevede l’uso dell’asciugamano ed in caso di buffi aloni prega di ripulire dopo l’uso, dovrebbe essere una questione di educazione…

Cioè, benché mi renda conto che possa essere il sogno erotico di ogni feticista, a me farebbe schifo anche questo sudore:

Fit Girl
Figuriamoci questo:

Donna Grassa
Quindi, muccona maledetta, impara dalle altre signore che si allenano con te e non obbligarmi ad avere a che fare con il lago rancido del tuo sudore!

Stay Tuned.

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