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7 maggio 2013 4 commenti

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Sono alla stazione degli autobus, attendo e medito. Ultimamente sono stato pigro e distratto, ho scritto poco ed aggiornato poco il blog, devo fare un miglior uso del tempo…

Stay Tuned.

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Sono alla stazione degli autobus, attendo e medito. Ultimamente sono stato pigro e distratto, ho scritto poco ed aggiornato poco il blog, devo fare un miglior uso del tempo…

Stay Tuned.

Piccole ricorrenze…

15 febbraio 2013 18 commenti

Ebbene, ci siamo, il blog compie oggi il suo primo anno di età e per festeggiare ho pensato di riproporre uno dei post che più mi sono divertito a scrivere nella speranza che voi vi divertiate altrettanto al leggerlo (o rileggerlo).

La Porta
Questa mattina ho passato qualche ora nell’ingresso di una “Casa di ospitalità, preghiera ed esercizi spirituali” e, grazie ad un caso fortuito, me la sono spassata alquanto osservando degli ignari passanti.

In una delle sale riunioni si stava svolgendo un’assemblea, un evento a cui non ho partecipato ma del quale stavo aspettando la fine.

Consapevole che, nell’attesa della conclusione e del pranzo che sarebbe seguito, non avrei avuto assolutamente nulla da fare, avevo preso le dovute precauzioni e mi ero munito del mio Borsello Tecnologico. Con il Netbook e lo Smartphone al mio servizio, mi sono conquistato un angoletto tranquillo, più che determinato a concludere quel passaggio del terzo capitolo che da ormai tre giorni mi ha fatto arenare sulle sue sponde.

Nella prima ora il lavoro è stato rapido ed indolore, le descrizioni erano chiare senza essere noiose, i dialoghi scorrevoli e comprensibili, persino la punteggiatura pareva essermi amica. Poi un gruppo proveniente dall’assemblea si è trasferito nella sala dell’ingresso e, disturbato dal venticello fresco che arrivava dalla porta, ha deciso di chiudere la porta, fino allora bloccata aperta.

Un gesto apparentemente innocente, che è rapidamente divenuto una spassosissima fonte di distrazione e ha conseguentemente rallentato il mio scrivere.

La porta in questione (che potete ammirare grazie alla magnifica foto messa a disposizione da Mr. Smartphone) è dotata di tre caratteristiche peculiari:

1. La targhetta “SPINGERE” posta all’altezza della maniglia.
2. Una targetta rossa con la dicitura “APRIPORTA” che si trova all’altezza dello sguardo di un individuo di media altezza.
3. Un curioso pulsante rosso, appena sotto la targhetta di cui sopra.

Nell’ora e mezza successiva la mia attenzione si è divisa tra la scrittura e l’osservazione a volte perplessa, a volte divertita, a volte sconcertata delle innumerevoli tecniche adottate dai passanti al momento di dover affrontare la porta.

I più non davano alcuna considerazione ad alcuno dei tre dettagli sovradescritti, con il risultato di spiaccicarsi come mosche contro il il vetro; la loro successiva reazione era in genere afferrare il maniglione e scuotere con forza (immagino per abbattere il nemico che aveva osato aggredirli così vilmente).

Una minoranza adocchiava il cartello “spingere” e si faceva precedere da una mano appoggiandola sulla maniglia, il gesto veniva ovviamente compiuto senza nemmeno rallentare il passo. Una spinta vigorosa e … il braccio si piegava sotto la spinta del corpo portandoli a cozzare contro il vetro in modo non molto diverso dai precedenti.

Ricordo in particolare alcuni casi che mi sono costati diversi minuti di distrazione, tra il tempo speso ad osservarli e la successiva necessità di incanalare ogni mia energia nel tentativo di non ridere.

*** *** *** Il Rinunciatario *** *** ***

Arriva alla porta senza considerare alcun genere di targhetta e la trova inamovibile, si guarda quindi intorno con aria perplessa e sorride nel momento in cui localizza la targhetta “spingere”.
Punta una mano e spinge … nessun effetto.
Afferra la maniglia con entrambe le mani e spinge … nessun effetto.
Sospira, si guarda intorno con aria imbarazzata e si stringe nelle spalle.
“Mi sono sbagliato” con il tono di chi si senta in colpa e voglia chiedere scusa.
Si gira e torna verso l’interno, rimuginando sul modo migliore per dire alla moglie che non potrà rientrare a casa, che sarà costretto a rimanere nella Casa di Ospitalità a tempo indeterminato, perchè una porta ha stabilito il suo fato e non gli permette più di uscire.

*** *** *** L’analista *** *** ***

Arriva con la baldanza di un garibaldino in carica, allunga la mano, spinge con decisione … e per un pelo non ci rimette il sorriso contro la vetrata. Abbassa lo sguardo e nota la targhetta “spingere”, volge il capo verso l’amico che lo seguiva.
“Ah già, spingere” il suo tono è quello di chi voglia rendere partecipe il prossimo delle proprie scoperte. L’amico pare avere un dubbio, ma non è abbastanza veloce da far notare che, in realtà, lui ha già spinto.
L’analista agisce rapidamente, mantiene la presa sulla maniglia e spinge con forza … sfiorando nuovamente l’impatto con la vetrata.
A questo punto la sua necessità di razionalizzare viene messa a dura prova, osserva con odio la targhetta ingannevole e quasi scoppia in lacrime quando scopre l’arcano.
“Sarà per quelli che entrano” dichiara tirando con forza la porta mentre l’amico lo osserva, domandandosi se sia il caso di farsi nuovamente vedere in giro con un simile fenomeno.
Prima che l’analista cerchi di uscire ragionando per assurdo ed assumento che la porta sia già aperta, l’amico muove la mano in un gesto vezzoso, pigia il bottoncino rosso della felicità, e con una delicata spintarella dischiude la porta.
“Quindi lo sapevi?” E’ l’ultimo commento dell’analista, mentre sta varcando la soglia maledetta.

*** *** *** La Bella e la Bestia *** *** ***

La bella, un’arzilla vecchietta energica quanto miope, si accosta alla porta e fa un primo tentativo di aprirla. Esperta in faccende simili, alterna dei piccoli strattoni a delle spintarelle svogliate, senza mai metterci troppa energia.
Sconfitta, si rivolge alla Bestia (giovanottone che, per l’età, poteva essere il nipote).
“Troppo dura per me” e si fa da parte.
La Bestia, che tutto può sopportare tranne le mancanze di rispetto nei confronti della Bella, si fa avanti con un cipiglio che avrebbe messo in fuga Napoleone e assesta una spinta che avrebbe scardinato qualsiasi porta meno solida. Prova a tirare con il medesimo impeto (ed il medesimo risultato). Mentre scorre rapidamente il contenuto delle tasche nella speranza di trovarvi un martello, viene interrotto dalla Bella.
“Aspetta, cosa c’è scritto li?”
La Bestia osserva la targhetta indicatagli. “Apriporta” risponde.
“Premilo”
La Bestia preme … la targhetta, e prova nuovamente a spingere e tirare.
Il finale di questa sfida epica è stato rovinato da un tizio seduto al tavolo sul lato opposto dell’ingresso che come me stava osservando, e non è riuscito a fare a meno di dare indicazioni al dinamico duo.
Guastafeste!

*** *** *** Il Tecnico e Mr. Magoo *** *** ***

Mr. Magoo, un omino con il visto tondo e l’espressione simpatica, si ferma davanti alla porta con la moglie, prova a tirare, prova a spingere ma non succede nulla. Benchè la targhetta rossa dell’apriporta sia esattamente all’altezza dei suoi occhi, non le bada minimamente e sospira.
Alle spalle della coppia arriva il Tecnico, con relativa consorte, entrambi sono una spanna più alti dell’altra coppia e li sovrastano.
“C’è il pulsante per aprire” dichiara il Tecnico con sicurezza.
“Dove?” Chiede guardandosi intorno.
“Li, difronte a lei.” Il tono è benevolo, quasi paterno.
“Dove?” Ripete con una nota di imbarazzo.
“Li, quello rosso.” Ora la benevolenza si affievolisce.
“Ma dove?” L’imbarazzo ha lasciato spazio ad un principio di panico.
“Guardi, proprio davanti a lei, quello rosso” Distente il braccio ed indica il pulsante. Si avvicina, lo sfiora quasi ma si guarda bene dal premerlo.
Mr. Magoo, convinto che l’altro abbia premuto il pulsante, spinge nuovamente la porta, la tira e sospira nuovamente.
“Non funziona” Arrendevole, ha già visto la tenda che il Rinunciatario sta allestendosi nella sala conferenze, ed in fondo l’idea di un po’ di campeggio non gli dispiace.
“Guardi, deve prima premere il pulsante” La benevolenza è terminata, ora comincia a spazientirsi.
“Quale pulsante?” Sempre convinto che il fatidico pulsante rosso sia già stato premuto, Mr. Magoo inizia a pensare che il Tecnico lo dileggi dandogli le informazioni con il contagocce. Giunge in suo aiuto la moglie. “Caro, lascia fare al signore che è pratico”
Laureato in pulsantologia applicata, con una specializzazione sulle targhette cromatiche?
Mr. Magoo si fa da parte, il Tecnico prende il suo posto e preme il pulsante. Per qualche ragione, invece che premerlo per bene al centro, lo fa su un angoletto con il risultato che il meccanismo non scatta e la porta resta chiusa.
La laurea deve averla ottenuta alla Radio Elettra.
Dalle retrovie, ignaro della tragedia che sta consumandosi, arriva il nipotino di Mr. Magoo che dribla i nonni, supera con una finta il Tecnico … preme il pulsante e corre fuori.
Ragazzino sciagurato che fa parere il tutto la cosa più naturale del mondo.

*** *** *** Il Falso Profeta *** *** ***

Un gruppetto arriva alla porta e dopo la solita trafila del tira&spingi, cerca in uno sforzo comune di risolvere l’arcano e superare la porta.
Alle loro spalle sia avvicina una coppia, lui osserva gli sforzi dei maschi del branco e con un sorrisetto divertito si accosta allungando un braccio per premere il pulsante.
Lo scatto elettrico del chiavistello fa si che ogni sguardo sia per lui. Con un’espressione che mescola insieme divina benevolenza e malcelata superiorità, sorride al popolo nemmeno fosse Mosè che ha appena aperto le acque.
Raccoglie una manciata di ringraziamenti, ammirati quelli delle donne che stanno valutando l’ipotesi di mollare i loro mariti per cercare di concupire quell’individuo brillante e fascinoso, leggermente più forzati da parte dei maschi che sospettano l’inghippo.
Io osservo il tizio seduto sul lato opposto dell’ingresso, (Il Guastafeste, ricordate?) ci scambiamo uno sguardo ed un sorriso: noi sappiamo!
Nessuno dei due parla, ma entrambi lo pensiemo: “… aBBello, non fare troppo lo splendido, che al primo tentativo ti son venute tre nuove rughe d’espressione prima di capire come fare per uscire! …”

La morale di tutto questo?

Che ogni mattina la porta si sveglia, consapevole che dovrà ingegnarsi per resistere alle aggressioni dei passanti.

Che ogni mattina il passante si sveglia, consapevole che dovrà ingegnarsi per superare in astuzia le porte.

Ma soprattutto: non importa che tu sia porta o passante, ci sarà sempre un furbacchione che ti osserva, pronto ad immortalare le tue vicende con immagini e parole. Quindi … stà in campana!

Stay Tuned.

Scampoli d’estate.

7 dicembre 2012 2 commenti

Bighellonando tra le foto scattate prima della dipartita dello Smartphone, ne ho trovata una molto curiosa. Non ricordo con esattezza dove sia stata scattata, ma credo fosse una località di mare: Bibione, Lignano, forse Grado.

Ricordo invece con chiarezza lo sforzo per leggere il cartello, gli istanti di panico che sono seguiti e la profonda soddisfazione di aver resistito alla tentazione di avvicinarmi quando il vento continuava a farlo oscillare. Se il suo contenuto vi sembra allarmista sappiate che in ogni dove nei dintorni di quei cespugli c’erano inconfutabili prove della sua veridicità. E se vi state chiedendo perché qualcuno dovrebbe prendersi la briga di appendere un simile cartello, sappiate che non si trattava di cespugli persi in una pineta, ma di piante che facevano parte della siepe di una villetta.

Quell’uomo ha appeso un cartello, dove io avrei nascosto un mamba. Tanto di cappello alla sua francescana pazienza.

Escrementi da Camper
Stay Tuned.

Fotografi da marciapiede

31 ottobre 2012 11 commenti

Tra le varie attività permesse dalla prigionia dorata gentilmente offertami dall’influenza c’è stata anche lo spulciare tra le decine di foto che ho scattato durante il mio vagabondare in compagnia del Borsello Tecnologico e delle sue meraviglie. Ho riscoperto alcuni scatti a cui presto darò voce in qualche post ed altri per cui non credo le parole siano necessarie.

IL PROBLEMA:



Dopo qualche anno di deterioramento ed inciampi, dopo aver (probabilmente) dovuto pagare i danni a diversi tra locali e turisti finiti lunghi distesi a causa dei marciapiedi dissestati, il Comune di Lignano ha avviato una decisa campagna di interventi ed è giunto a …

LA SOLUZIONE:


Già, perché se una zona potenzialmente pericolosa è segnalata a norma di legge, diviene molto più difficile (se non impossibile) ottenere un rimborso nel caso in cui si ricevano danni ad essa legati.

Stay Tuned.

Cowbird: Pasticciando tra le foto.

12 maggio 2012 8 commenti

 

Spulciando nella cartella delle foto fatte con lo Smartphone sono incappato in questo scatto, fatto con l’intenzione di parlare di una cena  e poi scartato perché la foto non rendeva minimamente giustizia al piatto. Anche andando oltre agli ovvi limiti di una fotografia dinnanzi a cose come l’aroma ed il sapore, la luce del flash, la scarsa qualità della macchina fotografica usata e le mie penose doti di fotografo avevano appiattito troppo l’aspetto di quella Carbonade Flamande. La carne scura, il sugo denso e corposo, i riflessi traslucidi del grasso e delle cipolle, la crosta dorata della polenta. Tutto piallato e reso una sorta di oscura ed indefinita tinta unita capace solo di mettere in risalto il candore del piatto. Non mi piaceva ed anche se mi seccava non avere un’immagine utile di quella cena, l’ho scartata.

Rivedendola ho avuto un certo aumento di salivazione e non ho potuto far a meno di rivalutarla. E’ stato un po’ come trovarsi dinnanzi ad un vecchio peluches dei tempi dell’infanzia: al tempo era stato messo da parte perché liso e rovinato, ma quando viene ritrovato ha in sé la bellezza dei ricordi ed una punta di dolce nostalgia. Forse, nel trovarmi difronte all’originale, ero stato troppo duro con lei, non è venuta poi così male …

Insomma, mi sono scoperto intento ad illanguidirmi ed a fare gli occhi dolci alla foto di un piatto. Non so se questo possa ricadere tra i peccati di gola, ma se posso esprimere la mia opinione preferirei rientrasse nella categoria di peccati “innalzare falsi idoli”, così per punirmi lo scioglierebbero (non che ci voglia molto, si scioglie in bocca) e mi costringerebbero a mangiarlo.

Stay Tuned

Cowbird – Lo strano caso della porta chiusa

Questa mattina, grazie ad un caso fortuito, me la sono spassata alquanto osservando degli ignari passanti.
La cosa mi ha divertito a sufficienza da ispirare una sua cronaca (romanzata ma fedele), di cui inserisco si seguito un breve estratto, e che potrete trovare completa su Cowbird.

[…]

La porta in questione (che potete ammirare grazie alla magnifica foto messa a disposizione da Mr. Smartphone) è dotata di tre caratteristiche peculiari:

1. La targhetta “SPINGERE” posta all’altezza della maniglia.
2. Una targetta rossa con la dicitura “APRIPORTA” che si trova all’altezza dello sguardo di un individuo di media altezza.
3. Un curioso pulsante rosso, appena sotto la targhetta di cui sopra.

[…]

I più non davano alcuna considerazione ad alcuno dei tre dettagli sovradescritti, con il risultato di spiaccicarsi come mosche contro il il vetro; la loro successiva reazione era in genere afferrare il maniglione e scuotere con forza (immagino per abbattere il nemico che aveva osato aggredirli così vilmente).

Una minoranza adocchiava il cartello “spingere” e si faceva precedere da una mano appoggiandola sulla maniglia, il gesto veniva ovviamente compiuto senza nemmeno rallentare il passo. Una spinta vigorosa e … il braccio si piegava sotto la spinta del corpo portandoli a cozzare contro il vetro in modo non molto diverso dai precedenti.

Ricordo in particolare alcuni casi che mi sono costati diversi minuti di distrazione, tra il tempo speso ad osservarli e la successiva necessità di incanalare ogni mia energia nel tentativo di non ridere.

*** *** *** Il Rinunciatario *** *** ***

Arriva alla porta senza considerare alcun genere di targhetta e la trova inamovibile, si guarda quindi intorno con aria perplessa e sorride nel momento in cui localizza la targhetta “spingere”.
Punta una mano e spinge … nessun effetto.
Afferra la maniglia con entrambe le mani e spinge … nessun effetto.
Sospira, si guarda intorno con aria imbarazzata e si stringe nelle spalle.
“Mi sono sbagliato” con il tono di chi si senta in colpa e voglia chiedere scusa.
Si gira e torna verso l’interno, rimuginando sul modo migliore per dire alla moglie che non potrà rientrare a casa, che sarà costretto a rimanere nella Casa di Ospitalità a tempo indeterminato, perchè una porta ha stabilito il suo fato e non gli permette più di uscire.

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