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Archive for luglio 2014

Uomo morto che pedala.

Gli americani si riferiscono ai condannati a morte come “dead man walking” – uomo morto che cammina – una gioviale usanza nata dall’ultima passeggiata che i condannati fanno dalla loro cella fino alla stanza dell’esecuzione.

In Italia dovremmo codificare la categodia di ciclisti degli uomini morti che pedalano, per raccogliere tutti i casi clinici che fanno della strada il loro tentativo di vincere il premio Darwin.

Ciclista Pazzo
Le strade, si sa, sono luoghi pericolosi che brulicano di autisti incompetenti, perfetti idioti e aspiranti criminali e spesso a farne le spese sono quelli privi di un solido abitacolo in grado di trasformare impatti fatali in contusioni e danni alla carrozzeria. Ciclicamente – ironia delle parole – i notiziari riportano notizia di ciclisti falciati da pirati della strada o morti per fatali scherzi del destino, ma non sempre sono loro le vittime.

Parafrasando Ramòn Rojo: “Quando un uomo con l’automobile incontra un uomo con la bicicletta, l’uomo con la bicicletta è un uomo morto.” ed è facile farsi ingannare dall’equazione morto = vittima. Spesso i ciclisti – patentati o meno che siano – si prendo delle libertà criminali, reinterpretando il codice della strada, dimenticandosi che loro sono veicoli a trazione animale e devono sottostare alle stesse regole di tutti gli altri.

Cambiano corsia senza segnalarlo, sorpassano a destra, tagliano la strada in curva, ballonzolano qui e lì nella corsia, non usano le piste ciclabili, non rispettano gli stop, passano con il rosso… ed è stato proprio questo il peccato dell’ultimo che ha cercato di farsi uccidere dal sottoscritto.

Ero fermo al rosso di un semaforo, per immettermi in una statale e quando è scattato il verde ho iniziato la manovra. Siccome è una strada trafficata e non è raro che qualche pirla passi con il rosso, ho l’abitudine di fare parecchia attenzione a chi viene da destra ed è solo per questo che il ciclista può ancora pedalare. Non ha fatto nemmeno finta di rallentare: ha superato sulla sinistra le macchine in coda ed è passato. Non si è nemmeno tenuto sul margine destro della strada, era bene al centro, proprio dove avrebbe dovuto essere il muso della mia auto se non avessi frenato.

Odio laGGente.

Stay Tuned.

Corsie preferenziali.

Rieccoci a parlare di piste ciclabili e lavori pubblici di precisione certosina.
Dopo i paletti infissi in un intorno del punto previsto – con delta piuttosto generoso – è la volta della suddivisione in corsie. In questo caso non posso riportare alcuna testimonianza diretta, perché non ho avuto occasione di assistere alla pitturazione… purtroppo.

Durante la mia roccambolesca carriera scolastica ho avuto modo di amare e odiare e nella lista delle cose che ho odiato c’è per certo il curvilineo. Lo avete presente? Quell’aggeggio che sembra disegnato da Walt Disney sotto acidi, pieno di curve che hanno la capacità speciale di non adattarsi mai al tuo problema? Dopo aver tentato e ritentato, dopo aver unilateralmente deciso che improvvisandole a mano libera ottenevo un risultato migliore, ho stabilito che trattasi di uno strumento del demonio, creato con l’unico scopo di portare l’uomo alla bestemmia.

Ebbene, gli operai che hanno fatto le righe devono appartenere alla mia stessa sQuola di pensiero.

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E io non posso fare a mano di immaginarmeli all’opera con un gigantesco strumento del demonio, sbuffare e imprecare, fino al momento in cui hanno deciso di gettare la spugna e hanno tracciato la riga ad occhio. L’occhio malandato di un orbo, evidentemente.

Con la genesi delle piste ciclabili (per il momento) ho finito. Alla prossima per parlare di ciclisti…

Stay Tuned

Qui, proprio qui.

Le piste ciclabili sono sempre più numerose e Lignano si è tenuta al passo con i tempi mettendo in piedi diversi cantieri per dotarsi di quelle serpeggianti stradine bordate di giallo.

Quella parallela al Viale Europa si snoda tra curve, dossi e discese, attraverso a un tripudio di alberi e cespugli fioriti. Un po’ scomoda da percorrere – forse è per questo che molti ciclisti continuano a stare in mezzo al traffico e a cercare di trasformarmi in un omicida – ma molto, molto graziosa.

Dal punto di vista di lavori pubblici, il tratto più entusiasmante è senza dubbio quello che attraversa Bevazzana e che zompa oltre la Litoranea Veneta grazie ad un’apposita passerella per velocipedi che è stata aggiunta al ponte. Inutile dire che realizzare un’opera simile non sia stata faccenda di pochi giorni, bensì di anni di lavoro e abbia richiesto l’intervento di specialisti di diversi settori, dalla viabilità all’ingegneria civile.

In particolare ricordo di aver incrociato una squadra di tecnici che stava decidendo la collocazione dei paletti per precludere la ciclabile all’ingresso delle auto. Due o tre uomini, armati di furgone, cordelle metriche, cartelletta e bomboletta di vernice che si sono fermati a discutere su quale fosse la miglior soluzione per eliminare il rischio degli sconfinamenti e poi l’hanno marcata sull’asfalto.

Quando sono ripassato, diversi giorni dopo, degli operai erano passati alla fase attuativa. Operai, non tecnici, uomini pratici, non raffinati sofisti e così…

Paletti
Questo per quanto riguarda i paletti, in seguito vi parlerò anche della segnaletica orizzontale…

Stay Tuned.

Nomi ingannevoli.

25 luglio 2014 10 commenti

Buona sera, buona sera.
Il mio piano originale prevedeva di scrivere questa mattina, ma dopo la palestra, la doccia e la colazione sono stato proiettato nel magnifico mondo delle endorfine e mi sono ripromesso di rimediare nel primo pomeriggio.
Finito con il pranzo, però, il divano mi ha aggredito e tenuto in ostaggio per diverse ore. Me tapino…

Andando oltre alle tragiche traversie della mia trista giornata, ho per voi una foto scattata in quel di Portogruaro.

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Si tratta dell’ingresso di un locale che si trova nei pressi dei Molini sul fiume Lemene, un posticino molto grazioso e caratteristico, che vi consiglio caldamente di visitare quando vi troverete nei pressi di Portogruaro.

Promozione turistica a parte, vi invito a guardare con attenzione l’immagine. Notate nulla di strano? Soffermatevi sul nome del locale e confrontatelo con lo stato di fatto: ecco a voi il gradino fantasma!

Durante le mie elucubrazioni da pausa pranzo, ho cercato di indovinare da dove possa essere venuto fuori. Una ristrutturazione del locale che ha aumentato lo spessore della soletta? Il rifacimento della piazza che l’ha resa più bassa? O forse il calcolo originale è stato fatto da un sostenitore dell’uno, due, tanti, troppi?

In ogni caso è una fortuna che Portogruaro sia in Veneto e non nell’Oregon (o, peggio, nel Nebraska), perché già immagino Jack McTont che sale la scala, conta fino a tre, inciampa nel quarto gradino, si spappola con la faccia a terra e invece che biasimare se stesso per essere pirla, fa causa al locale, colpevole di insegna fraudolenta.

Stay Tuned.

Cavoli a merenda 2, Il ritorno.

24 luglio 2014 4 commenti

Rieccomi.
Comincio con il confessare che stavo per dimenticarmene, ma per fortuna la sorte ci ha messo lo zampino e lo sguardo mi è caduto sull’immagine che attendeva sola soletta al centro del desktop.

Si tratta di una foto scattata qualche mese fa in una libreria di Trieste, se non ricordo male quella che si trova sopra l’Oviesse del Viale XX Settembre.

Books
Momo, la meravigliosa favola di Michael Ende, cinta d’assedia dall’oscura alleanza di Shadowhunters e delle Cronache del Mondo Emerso. Un romanzo perso tra le saghe, condannato ad essere visto da molti e guardato da pochi.

Non so come sia finito lì, mi auguro nel tentativo di dargli visibilità e non per l’errata concezione che possa avere qualche cosa a che spartire con il resto dello scaffale. Perché, indipendentemente da quello che molti sostengono per arroganza, ignoranza o presa di posizione, la letteratura fantastica non è tutta uguale.

Stay Tuned.

Cavoli a merenda.

24 luglio 2014 2 commenti

Di questi tempi il tempo non mi manca. Con la fine della revisione il calendario pullula di pomeriggi liberi e mi trovo ad affrontare un problema diametralmente opposto al precedente: che me ne faccio di tutto questo tempo?

Per il momento mi sono dedicato a pulizie di casa, studio e una maratona di Lie to me, ma se le prime due sono attività produttive – e doverose – tre ore al giorno di Tim Roth non lo sono altrettanto… e poi ho quasi finito l’ultima stagione.

Pochi minuti fa cogitavo sulla cosa e, visto che oggi non è lunedì, ho pensato che fosse un buon momento per porre la prima pietra di una buona abitudine. Recuperata la cartella delle immagini raccolte per il blog, ne ho scelta una ed eccoci qui… l’idea è di continuare a farlo giornalmente, o giù di lì. Ci riuscirò? Forse sì, forse no, ma per il momento:

Parola d’ordine: “Meno serie tv e più post per il blog.”

A questo punto dovrei inserire l’immagine, ma il potente Wi-Fi di Portogruaro non collabora e la poverina è prigioniera nell’Hard Disk. Potrei rimandare il tutto a questa sera, ma non sarebbe un buon inizio per il mio nuovo buon proposito, quindi ho la ferma intenzione di lanciare il sasso e ritrarre la mano, lasciandovi in sospeso fino a questa sera.

Punto di Domanda
Per ora sappiate che l’immagine ha a che vedere con il titolo del post e sentitevi liberi di indovinare di cosa si possa trattare… ricchi premi e cotillon per il genio assoluto – o l’oscenamente fortunato – che dovesse indovinare.

Stay Tuned.

Complotti e complottari

Finalmente ho trovato una spiegazione logica e razionale per i nostri lunghi autunni…

appuntimetropolitani

complottisti

Non mi sono dimenticata di voi! E nemmeno della mia promessa di geek-y-ness 🙂

Sono piuttosto impegnata, quindi vi lascio con la sapienza d’altri. Da leggere. E’ divertentissimo, davvero! – Articolo CICAP.

Elena.

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