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Le frasi che vorrei aver scritto: “Ipocrisia.”

Penna d'Altri
Eccoci ancora a parlare di musica scomodando uno dei grandi nomi della musica italiana: Fabrizio de André.
Dal basso della mia ignoranza in materia, eviterò ogni commento sulle sue qualità canore e/o di musicista, limitandomi a dire che la sua voce mi piaceva un sacco.

Ma i testi… eh, i testi…

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire “micio bello e bamboccione”.

Questo brano tratto da “Vecchia città” è un buon esempio di quella che a mio avviso è stata la più grande capacità di de André: svestire la realtà. Le sue canzoni parlano della quotidianità, le sue parole vanno oltre gli artifici e la mentalità comune, per mettere a nudo quello che tutti sappiamo e che preferiamo non vedere. Osserva uno dei teatri di posa che usiamo nella vita di tutti i giorni e ne ruota la telecamera per mostrarci cosa si muove dietro alle quinte ed ai fondali che troppo spesso scambiamo per la realtà. Il tutto senza mai perdere l’eleganza delle parole che gli ha permesso di parlare delle cose più turpi, trasformandole in poesia.

Leggo, rileggo e mi inchino.
Come già detto per Dard, se lui è uno scrittore io mi accontenterò di essere un autore.

Stay Tuned.

Le frasi che vorrei aver scritto: “Canzonette.”

Penna d'Altri
Quest’oggi una rapida incursione nella musica rock italiana degli anni ottanta per rubare una frase ai Rats, gruppo che ho ascoltato e riascoltato spesso durante la mia fulgida carriera di liceale. A volerli leggere con attenzione, i loro testi non sono certo delle opere d’arte e spesso si inciampa in parole che sembrano inserite con l’unico scopo di chiudere la rima aperta nel verso precedente, ma alcuni dei loro pezzi contengono delle immagini che ho sempre trovato veramente azzeccate. Semplici, efficaci… vive.

Una bimba scuote nel ritmo i capelli stanchi d’ufficio,
mi presento come un partito. Non convinco, lei ride e alza il dito.

Tratta da “Notti” dell’album “Belli e Dannati“.

Stay Tuned.

 

Forma o contenuto?

13 novembre 2014 9 commenti

Qual è la cosa più importante?
Ognuno ha una sua idea in merito, una personale soglia di tolleranza della mancanza dell’una a favore dell’altra, ed anche a volersi impelagare in un dibattito – potenzialmente eterno – non si potrebbe arrivare ad una risposta diversa da: “Questione di gusti.

Quando la questione si fa soggettiva non è più possibile rispondere ad una domanda oggettiva, ma possiamo cercarne un’approssimazione nel chiederci quale sia l’aspetto capace di riscuotere il maggior successo. Cosa preferisce laGGente, tra forma e contenuto?

Se si parla di cinema la risposta è ovvia, perché quale produzione investirebbe fantastiliardi in effetti speciali se il pubblico cercasse i contenuti? Il cinema è eccesso, spettacolarità e continua ricerca di poter sorprendere laGGente. Non importa se la novità stia nel sesso più esplicito, nella violenza più crudele o nella scena d’azione più psichedelica; l’importante è che sia tanto, che sia di più, che sia… fruibile. Insomma, una sorta di psico fast food.

Per estensione, lo stesso si può dire della televisione, dai programmi di intrattenimento fino a quelli che dovrebbero essere i mezzi di informazione, la professionalità dei quali sta nel riuscire a sensazionalizzare qualsiasi boiata e il maggior successo è quello di creare un nuovo caso mediatico. E’ evidente che la anche la rete segua lo stesso procedimento, con dalla sua la forza di essere il contenitore più grande del pianeta e di offrire ai propri utenti la possibilità di accedere a qualsiasi cosa prodotta dall’uomo negli ultimi anni.

La musica… beh, la musica non esiste. Esistono degli spettacoli musicali fatti di luci, coreografie, addominali scolpiti, tette al vento, effetti speciali e, sì, a tratti di qualcuno che strimpella, filtrato da tanta elettronica da poter suonare una chittarra o un citofono con lo stesso identico risultato. Un prodotto confezionato dalla televisione, venduto sotto il nome di musica e giustificato dal sottotitolo: “L’importante è che arrivi, che trasmetta qualcosa.” (In pratica chiunque di noi può essere un artista musicale, basta che non si perda per strada e si esibisca con l’influenza, tossendo in faccia al pubblico.)

A questo punto i giochi parrebbero chiusi e noi potremmo decretare la vittoria assoluta dalla forma sui contenuti, ma la scrittura viene a romperci le uova nel paniere. Già, perché con le parole non è facile essere clamorosi e semplici nello stesso momento e anche lo scrivi-come-mangi e la conseguente concettualizzazione artistica del turpiloquio non basta per mantenere vivo l’interesse de laGGente. La scrittura non si presta ad essere spettacolarizzata, quindi non può essere uccisa come la musica ed è franca dal gioco del circo mediatico. Nella scrittura i contenuti sono più importanti della forma, è salva.

Un libro si sceglie per la storia che racconta, non per le parole che sono state scelte per farlo.

Tutto chiaro: sono uno scrittore wannabe, quindi parteggio per la forma di espressione che mi è più congeniale. Ho volutamente sorvolato sul cinema d’autore o sui maestri della muscia contemporanea per poter raggiungere il punto di poter elevare la letteratura ad uno status privilegiato.

Ne siete sicuri?

Del cinema d’autore e di chi la musica la fa davvero non ho parlato perché si tratta di realtà di minoranza, escluse dall’assunto iniziale di analizzare le preferenze della massa di coloro che formano il potere d’acquisto. Per quanto riguarda la scrittura, la ritengo davvero privilegiata? Il fatto che un libro venga scelto per i suoi contenuti la rende davvero migliore?

Dire: “Un libro si sceglie per la storia che racconta, non per le parole che sono state scelte per farlo.” equivale a dire che la forma non è determinante e che una buona storia sarà capace di superare anche delle scelte lessicali poco azzeccate o uno stile carente. Insomma, poco male se non azzecco un congiuntivo, l’importante è che quello che ho da dire coinvolga, arrivi… trasmetta qualcosa.

Si può sfuggire al ghetto intellettuale della televisione, ma non alla mediocrità umana. Un libro viene scelto per i suoi contenuti – questo è vero – ma nei contenuti di un libro laGGente cerca le stesse cose che cerca nella forma di un film: eccesso, emozioni a basso costo, filosofia da bar e originalità riciclata, il tutto a discapito delle capacità di chi ha scritto. Chitarra o citofono, non c’è nessuna differenza: basta che il messaggio sia chiaro.

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O, come direbbe lo Sceriffo di Ruttingham: “Ha osato cervare gli uccisi del Re!”

Stay Tuned.

Le frasi che vorrei aver scritto: “A caccia di guai.”

Penna d'Altri

Oggi la rapina è ai danni di Gretchen Peters, autrice della canzone “If Ya Wanna Be Bad, Ya Gotta Be Good” cantata da Bryan Adams ed inserita nell’album “Let’s Make a Night to Remember”.

She got a nasty reputation and a talent for sin
She’s the kinda trouble i’d like to be in

Che tradotto per comodità e piacere dei non angolofoni suona più o meno così:

(Lei) Ha una pessima reputazione ed un talento per il peccato
(Lei) E’ il genere di problema in cui mi piacerebbe trovarmi (invischiato)

Una frase che vedrei molto bene sulle labbra di alcuni dei miei personaggi. Uno tra tutti? Kahejt, senza dubbio.

Stay Tuned.

Cosa ne pensate?

29 ottobre 2012 24 commenti

Si parla di Giovanni “Rottamatore” Allevi, il famigerato pianista.
Voi cosa ne pensate di questo articolo ANSA.IT?
E’ una celebrazione del suo “genio” artistico o un’ironica presa per i fondelli?

Stay Tuned.

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