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Archive for febbraio 2014

Ventiquattro ore + 1

24 febbraio 2014 6 commenti

Accident-i
Quello che segue non è un racconto per cuori deboli, ma la spietata cronaca di una giornata che ha visto stravolgersi l’ordine naturale delle cose. Se intendete proseguire nella lettura lo fate a vostro rischio e pericolo, siete avvertiti.

Sorvoliamo gli intoppi, i cambi di programma ed il tempo deMMerda che hanno accompagnato la giornata di lunedì 17 marzo: consideriamoli una conseguenza funesta di un venerdì 17 caduto il lunedì e passiamo al tardo pomeriggio.

Ore 18:30 – Lunedì.
Martedì mattina arriveranno i falegnami per montare dei mobili, è quindi imperativo che mi impossessi del parcheggio di sosta operativa che si trova sotto casa di Trieste. Ovviamente “sosta operativa” viene reinterpretato all’italiana maniera in “posto dove stare poco altrimenti rischi che ti multino” ed è regolarmente occupato. La sosta operativa termina alle ore 20:30, io mi apposto sotto casa con un paio di ore di anticipo. Il posto è occupato da due auto. La mia è lì nei pressi (in un parcheggio a pagamento) ed io sono pronto a spostarla al minimo movimento.

Ore 19:00 – Lunedì.
Nessun cambiamento.

Ore 19:30 – Lunedì.
Nessun cambiamento.

Ore 20:00 – Lunedì.
Nessun cambiamento.

Ore 20:30 – Lunedì.
Nessun cambiamento.

Ore…
Beh, immagino abbiate capito l’antifona. La situazione resta invariata, il parcheggio resta occupato e le auto sono sempre le stesse. Per ore.

Ore 00:00 – Martedì.
Nel parcheggio non ci sono cambiamenti, in compenso sono vittima di quella sensazione di disappunto che sovente coglie un maschio che poggi inavvertitamente lo scroto su una smerigliatrice.

Ore 01:30 – Martedì.
E va bene, ora basta, mi sono rotto le palle!
Approfitterò dell’ora tarda per spostare l’auto da un parcheggio a pagamento all’altro in modo da avvicinarla a casa. Poi nanna con sveglia puntata alle cinque in modo da essere pronto a prendere il posto non appena questi due bstrd si saranno levati dai piedi.

Ore 01:40 – Martedì.
Ho spostato l’auto, sono sulla via di casa.
Buffo, perché una delle due auto ha le luci accese?
Toh, guarda, si sposta… maPPensa.

Ore 01:41 – Martedì.
Mi sono teletrasportato in auto e sono tornato sul luogo del delitto.
Respiro affannato, settemila pulsazioni al minuto, ma almeno… come non detto, tutto inutile, il posto è stato occupato.

Ore 01:55 – Martedì.
Sono a casa. Mi abbandono sul letto e mi addormento cullato da una spreghierina a base di improperi.

Ore 05:30 – Martedì.
Suona la sveglia. L’unica cosa che mi trattiene dal polverizzarla contro un muro è che come sveglia ho usato il cellulare. Mi alzo, faccio una ricca colazione a base d’acqua ed eutirox, poi scendo e vado a prendere l’auto. E mi apposto all’angolo della strada come Kattivik, in attesa che qualcuno si sposti.

Ore 06:15 – Martedì.
La prima auto se ne va. Mi fiondo verso il posto e con una manovra chirurgica prendo il mio posto.

Ore 06:16 – Martedì.
Non appena finisco di parcheggiare anche l’altra auto se ne va.

Ore 06:55 – Martedì.
Arrivano i falegnami. Sposto l’auto e dovendo rimanere in zona perché potrebbero avere bisogno di me, torno al mio parcheggio a pagamento.

Ore 07:00/11:30 – Martedì.
Faccio colazione, un paio di commissioni per i falegnami e vado a dare da mangiare al parchimetro un paio di volte. Poi arriva mia madre che mi dà il cambio nella supervisione dei lavori e posso tornarmene a casa.

Ore 12:00 – Martedì.
Carico di chincaglieria arranco fino all’auto. Saluto il parchimetro che in questi ultimi due giorni m’è costato una quindicina di euro e via… verso casa.

Ore 14:00 – Martedì.
Arrivo a casa, grufolo il gatto, mi tolgo il cappotto, mi sfilo la felpa…
Toh… com’è che ho le chiavi dell’auto nella tasca della felpa? Di solito le tengo nel taschino dei jeans. Oh, ma guarda, le chiavi dell’auto sono nel taschino dei jeans…

Ore 14: 00,001 – Martedì.
HARG! Ho in tasca le chiavi dell’auto di mia madre!
Porco qua, porco là, ma che divertimento…

Ore 14:05 – Martedì.
Terminata la danza delle bestemmie mi abbandono sul divano.

Ore 14:30 – Martedì.
Mezz’ora di nullafacenza e di fusa feline e sono pronto a ripartire. Io e gli elefanti rosa che mi perseguitano dopo la notte praticamente insonne. Per dare un senso a tutte queste tribolazioni decido di approfittare del viaggio per passare anche a pagare l’assicurazione, visto che l’ufficio è fuori dal mio itinerario e dovrei andarci appositamente. Troppo presto per farlo all’andata. Lo farò al ritorno.

Ore 15:45 – Martedì.
Le chiavi sono consegnate. Breve pausa per mangiare qualche cosa, visto che in tutto questo ancora non ho pranzato e vado a controllare gli orari dell’emeroteca visto che a breve mi servirà uno spazio per lavorare a Trieste.

Ore 17:15 – Martedì.
Mi rimetto in auto. L’assicuratrice non mi ha mai risposto, ma in teoria dovrebbe essere in ufficio fino alle 18:30. Mi metto in marcia.

Ore 18:40 – Martedì.
Arrivo sotto l’assicurazione. Inutile dire che non c’è parcheggio.
Userò quello del supermercato.

Ore 18:42 – Martedì.
Ho parcheggiato e sono di ritorno. Arrivo davanti alla palazzina e… alle mie spalle passa l’assicuratrice in auto.

Ore 19:00 – Martedì.
Per chetare la vocina che continua a sussurrarmi: “Uccidili, uccidili tutti e poi datti fuoco”, mi fermo in gelateria. Sulla porta incrocio un cliente.

Ore 19:01 – Martedì.Scopro che il cliente che ho incrociato ha finito uno dei gusti che volevo.

Ore 19:30 – Martedì.
Casa, divano e gelato.

Finita? Beh, quasi…

Ore 11:00 – Mercoledì.
Scopro che l’assicuratrice era uscita alle 18:42, aveva consegnato dei documenti ed era rientrata alle 18:50. Sorrido…

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Temperatura.”

23 febbraio 2014 4 commenti

La Cattiveria del Giorno
Palestra.
Scheda di allenamento fresca di rinnovamento, fatica improba e dolore sempre vivo.
All’altro capo della sala una batteria donne che pedalano, camminano, corrono, steppano e chi più ne ha più ne metta.

Una tizia – non una delle allenatrici, non una delle clienti: una figura che ancora non ho inquadrato, ma che potrebbe rientrare nella categoria “figlia accompagnatrice” – si affianca ad una signora che cammina nella sua tutona grigia.

* Hai caldo? Sì dai, meglio un po’ d’aria… no no, non quella finestra lì, che altrimenti hai lo spiffero addosso.

Attraversa la sala, arriva accanto al mio angolo di dolore e senza nemmeno sognarsi di interpellarmi apre la finestra. Tempo due secondi e sono investito dal vento polare. Finisco la serie che ho cominciato, poi dovrei fare un minuto di recupero… sudato, con maglietta e pantaloncini corti e giusto sotto alla finestra aperta.

Valuto i pro ed i contro di una vacanza forzata per broncopolmonite e decido di chiudere la finestra.

Nuova serie. La tizia che era sparita per i fatti suoi torna, vede la finestra chiusa e trotterella dalla signora.

* Avevi freddo? No? Allora perché è chiuso?

Attraversa di nuovo la sala, mette la mano sulla maniglia per riaprire. Ed il karma mi viene incontro perché in quel preciso momento la mia serie era giunta al termine ed il botto del bilancere che tornava sul suo sostegno è stato un ottimo incipit per il mio gioviale:

Ma non ci pensi nemmeno!
* Fa caldo.
Stando nell’altra sala, davanti alla stufa e completamente vestiti farà anche caldo. Ma a star sotto la finestra, sudati e mezzi nudi… no. La finestra resta chiusa, grazie e buona giornata.

Se le avessi investito il carlino non avrebbe potuto avere un’espressione più offesa. Poco male, sono capace di gestire l’indisposizione altrui molto meglio delle malattie del sistema respiratorio.

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Palestra & Cellulari”

22 febbraio 2014 9 commenti

La Cattiveria del Giorno
Palestra. Fatica e sudore che mi dileggiano spietatamente, un gruppetto di omaccioni muscoluti che procede con esercizi in grado di sfiancarmi solo a guardarli. Di uno di loro ammiro la tecnica con cui, al cambiare degli esercizi, sposta il cellulare da un punto all’altro della vita in modo da poter continuare ad usarlo come base musicale. Lo tiene infilato sotto dei pantaloncini aderenti e benché si stia muovendo riesce a non intopparsi mai negli auricolari. Continua per un’ora abbondante, tra esercizi aerobici e di potenziamenti che lo fanno sudare come un muflone. Stanco, affaticato, ansante, ma non manca mai un solo gesto ed il cellulare è sempre nella posizione giusta.

Si fermano, fanno una pausa, si radunano e se la chiacchierano accanto alla panca in cui io m’ammazzo a sollevare gli stessi bilanceri che loro hanno usato per il riscaldamento. L’amicone sfila il cellulare e toglie le cuffie, uno degli altri lo nota.

A – Hai cambiato cellulare? Figo, che modello è?
B – Un Samsung, l’S3 Mini.
A – Come ti ci trovi?
B – Non è male, un po’ troppo sottile.
A – Come mai hai tradito la Apple?
B – Ti dirò, mi ci trovavo molto bene, molto robusto. Ma ha smesso di funzionare all’improvviso. Ho provato il Nokia, ma è durato ancora meno. Spero meglio con il Samsung.
A – Hanno smesso di funzionare? Così, senza motivo?
B – Senza motivo. Un guasto interno.

Ora, si tratta di una supposizione e potrei sbagliarmi, ma:

Che si tratti dei due litri e mezzo di sudore che si sono puppati per tre volte alla settimana per tutto l’arco della loro vita? No, perché è figa la tecnica del cellulare sotto i pantaloncini aderenti, ma lì dentro – tra esercizi e scaldarsi del cellulare – ci dev’essere una vera e propria palude… genio.

Stay Tuned.

Ricorrenze.

candele

Ridendo e scherzando sono passati due anni da quando ho abbandonato Blogspot in favore di WordPress. Certo che il tempo è proprio un gran burlone: ti distai un attimo e zam! Il duemiladodici è diventato duemilaquattordici.
Grazie a tutti per la compagnia che mi avete fatto fino ad ora e, con la speranza che possiate divertirvi a leggere quanto io mi diverto a scrivere: arrivederci alla terza candelina.

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Luci e Ombre.”

14 febbraio 2014 2 commenti

La Cattiveria del Giorno
Tu! Sì, tu che non hai resistito al richiamo di una passeggiata notturna, tu che cammini lungo il viale alberato, tu che sei accompagnato dal tuo simpatico cagnolino. Dico a te…
Ti capisco. Mi piacciono le passeggiate e dopo una vita di pioggia, il richiamo di una sera così limpida dev’essere stato irresistibile, ma…

Se il tuo cane è nero, se vuoi evitare le luci della ribalta del marciapiede, se vuoi camminare tra le ombre delle aiuole spartitraffico, mettiglielo un cazzo di collare! Non per altro, ma quando mi tocca di inchiodare perché il cucciolo ha la geniale idea di attraversare la strada e tu sei tanto spudoratamente arrogante da prendertela con me… è in momenti come questi che tu rischi la vita ed io la galera.

Stay Tuned.

E due.

Traguardo
Parte seconda, revisione terminata.

Stay Tuned.

 

Circa Dixit: “Amanda Knox e l’editoria.”

12 febbraio 2014 4 commenti

Circa Dixit
Niente ha il potere di arricchire una tesi quanto una citazione azzeccata. Qualsiasi sia il tema e per quanto farlocco possa essere il senso delle parole, tutti proviamo almeno una briciola di soggezione per l’autorevolezza di una voce che viene dal passato e che – guardacaso – opina proprio riguardo a quello di cui anche noi stiamo discutendo.

Personalmente ho sempre trovato il principio dell’Ipse Dixit una boiata pazzesca: il fatto che un uomo – fallibile come ogni altro – abbia detto qualche cosa a sostegno della tesi che un altro uomo sta perorando non vale un grammo di una buona argomentazione autoctona. Questo non toglie che esistano frasi e dichiarazioni degne di essere ricordate, ripetute o… inventate. Perché quando si discute, tutto fa brodo.

E dunque, a sostegno di una mia tesi riguardo ad uno dei molteplici errori compiuti da laGGente, ecco per voi un’illuminante dichiarazione di Amanda Knox:

Amanda Dixit - Editoria
Stay Tuned.

 

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