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Archive for aprile 2016

Fischi per Lanterne.

27 aprile 2016 6 commenti

Fischietto

Da quando ci siamo affrancati dalla necessità di cacciare, coltivare o raccogliere il cibo, il centro nevralgico dell’alimentazione umana gravita attorno ai banchi SalumiPesceFormaggiGastronomia dei supermercati.

Luoghi affascinanti i banchi SalumiPesceFormaggiGastronomia, simili alla sala del tesoro di un drago. La differenza è che gli eroi hanno rinunciato a spadoni e armature scintillanti per armarsi di pazienza e contanti e, ovviamente, che il bottino è più commestibile di oro e gioielli.
Già, e il drago? Quelli che proteggono i banchi SalumiPesceFormaggiGastronomia non sono coperti di scaglie, ma da grembiuli; non hanno ali ma cartellini con il nome e non sputano fiamme ma…

Ci sono due fettine in più. Che faccio, lascio?

Dove “fettina” è un’unità di misura variabile che indica una quantità pari alla metà del necessario per trasformare l’etto chiesto nei ventontanta chili pronti per essere incartati.

Nella mia carriera di eroico acquirente di cibo sono stato costretto ad affrontare numerosi draghi. Tra loro ne ho scelti due, che per comodità chiameremo Giuseppe Formaggio e Marianna Chissà.

 

L’antro di Giuseppe Formaggio.

Bestia dispettosa ma mansueta, Giuseppe Formaggio diveniva una creatura infida e spietata quando veniva il momento di difendere i latticini. La sua prima astuzia stava nel celare oscure trame dietro un sorriso di piena disponibilità. Poi, quando la vittima abbassava la guardia, credendosi al sicuro… colpiva.
Il sorriso si capovolgeva in una smorfia perplessa. Una mano rimaneva saldamente poggiata sulla forma e l’altra brandiva il coltellaccio a mezz’aria.

Non mi ha detto quanto.

Non so voi, ma io fatico a stabilire il giusto rapporto peso-volume del formaggio, quindi faccio parte della corrente filosofica del “Un po’ di più… ancora un po’… no, troppo… ecco perfetto.” Tecnica che Giuseppe Formaggio conosceva bene e contrastava tenendo ben lontana la lama del coltello.
Il risultato? Pezzi troppo piccoli per chi sovrastimava il peso e troppo grossi per chi lo sottostimava… una gran perdita di tempo per chi cercava di convincerlo a poggiare quel katZo di coltello sul phottuto formaggio.

– Guardi, se mi mostra le dico.
* Sì, ma quanto.
– Non saprei. Per quello dico… se mi mostra la quantità le dico se va bene.
* Ma quale quantità?
– Tu poggiare coltello, io dire più o meno e quando giusto dire di tagliare… haug!

Non crediate che fatto una volta il problema fosse risolto… tzè, illusi. A fine turno i draghi eliminano la memoria a breve termine e riavviano il sistema.
Troppo abitudinario per cercare un altro negozio e troppo pigro per soffermarmi in una discussione più incisiva, ho vissuto e rivissuto la stessa scena fino al momento in cui la mia necessità di formaggio è coincisa con un momento di nervo scoperto.
E così…

– Non mi ha detto quanto.
* … dunque, me ne servono centoventicinque grammi, ma devo scartare la crosta. Quanto dice che peserà la crosta di un pezzo da centoventicinque grammi? Guardi, andiamo sul sicuro, teniamo un dieci per cento di scarto. Me ne dia centotrentasette grammi e mezzo.
– O_O
* Vabbé, centoquaranta.
– [taglia]
* Aspetti, aspetti. Duecentodiciassette? Così è troppo. Per favore, me ne tolga un po’. Sì, ho capito che è mezza fetta, ma a me ne servono centoventicinque grammi cosa me ne faccio del resto? Lo butto via? Dopo averlo pagato? No guardi, preferisco lasciarvelo.
– Mi prende in giro?
* Più che altro mi sono rotto le palle di dover fare ogni volta ‘sto balletto per un pezzo di formaggio. Faccio prima a tenere una mucca in salotto. Arrivederci.

 

Attraverso lo specchio di Marianna Chissà.

Nella mia personale esperienza non vi è drago che possa rivaleggiare con la possanza di Miarianna Chissà, nè esiste tecnica antieroe che possa rivaleggiare con la sua.
Il suo primo potere, la Sincronia Oscura, le permette di essere sempre libera nel momento in cui il turno spetta a una delle sue vittime designate. Poco importa se sia sola o fiancheggiata da altri quattro draghi, ininfluente se chi la sfida cerchi solo una cucchiaiata di pesto o voglia una scorta a vita di affettati… lei se ne libererà nell’esatto momento in cui il turno starà al suo nemico naturale. Ghermita la preda Marianna Chissà la rinchiude nell’Orrida Realtà, un mondo in cui le leggi del tempo e dello spazio perdono significato e così anche ogni forma di comunicazione conosciuta alla razza umana. Mentre il tapino annaspa nel vano tentativo di dare un senso a ciò che lo circonda, assesta il colpo di grazia con la Dissociazione Associativa.

Così, mentre voi vi chiedete perché abbia preso il salame quando avete chiesto e indicato il prosciutto, lei vi chiede quanto ne vogliate e subito di seguito fa qualche commento sul clima.
Cercate di resistere, insistete sul fatto che volete il prosciutto e nonostante il fatto che lo stiate caparbiamente indicando lei chiede se lo vogliate crudo o cotto.
Rispondete che volete il cotto, lei chiede conferma “Crudo allora?”.
La correggete e lei annuisce, prendendo il crudo.
Fate notare l’errore. Lei si scusa, scrolla la testa e riprende il salame.
Vi siete quasi arresti all’idea di un panino al salame e lei vi chiede se la mortadella la preferite con i pistacchi o senza.
Alzate un cartello: [PROSCIUTTO COTTO].
Prende il cotto, inizia a tagliare. “Due etti, giusto?”
E chi se lo ricorda più? Ve lo ha chiesto trentordici sviste fa, non siete nemmeno sicuri di averglielo detto.
Ne volevate uno, ma visto quanto ne ha tagliato abbozzate e ne chiedete uno e mezzo.
E’ arrivata a uno e quattro, ne aggiunge due fettine… due e tre quarti. Questo è l’unico momento in cui non chiede. Chiude il cartoccio e ve lo porge. “Altro?”
Vi ha sconfitto.

Il mio ultimo incontro con Marianna Chissà ha avuto luogo al banco del pesce.

– Vorrei due fette di salmone. Possibilmente quelle un po’ più sott…
* Sì sì, certo. Basta che me la indichi.
– Queste due qui davanti.
* Questa?
– Sì. E quella accanto.
Prende quella accanto e sostituisce la prima con una a caso.

– Poi dei mazzancolle.
* Dimmi quando basta.

– Ancora una manciata e ci siamo. Ecco, ottimo. Così… va… bene.
Nel mentre ne ha aggiunta ancora una manciata, pari a tutte le precedenti sommate.
– Una fetta di tonno. Questa qui, proprio quella. Più a destra… tonno, non baccalà… eccoproprioquellalì.
E’ proprio la fetta che volevo, esattamente come la volevo, a momenti mi commuovo.
Batte il codice.
6641 [Ghiandola pineale di struzzo imperatore. 666 euro al chilo.]
* No, aspetta.
Ribatte.
6641 [Ghiandola pineale di struzzo imperatore. 666 euro al chilo.]
* Mhhh… vedi il codice? E’ 6641?
– 6631.
* Ahh ecco. Mi sembrava che non fosse giusto.
– Quasi dai, una sola cifra.
* Eh, ma io sono pignola. A volte anche troppo…

Pignola, a volte anche troppo…
Non sapevo se ridere o piangere, una cosa sola era certa: mi aveva sconfitto.

Stay Tuned.

Di cause, effetti e piani machiavellici.

19 aprile 2016 12 commenti

Saggio

Dice il Saggio: “Se bello vuoi apparire, un poco devi soffrire.”

Poiché il narcisismo è parte dell’animo di ogni artista e posto che i saggi c’azzeccano sempre, ho individuato nella palestra il mio luogo di sofferenza-pro-bellezza e visto che a qualcuno deve pur toccare l’onere di equilibrare la bruttezza di Martin, ho deciso di non accontentarmi della semplice avvenenza, ma di mirare ad essere bello bello in modo assurdo.

zoolander

Ora, se il segreto per essere belli è un po’ di sofferenza, va da sè che molta sofferenza renda molto belli e una quantità assurda di sofferenza renda assurdamente belli. Già, ma come fare… sopravvivendo all’esperienza?

Come ogni frequentatore di palestre sa i giorni di maggior sofferenza sono quelli che seguono i primi allenamenti, quando i muscoli si ribellano alla novità di essere utilizzati e paiono sul punto di spezzarsi ad ogni movimento che vada oltre la semplice respirazione.

Da questa realtà ha avuto natali il mio machiavellico piano: andare in palestra uno o due giorni, far incazzare a dovere i muscoli e poi avere almeno due o tre settimane di contrattempi in modo da poter ricominciare da capo. Insomma, budino fuori ma dentro… bello bello in modo assurdo. Sono o non sono un genio?

Tutto questo per dire che per l’ennesima volta ho ricominciato con la palestra e che mi fa male tutto. Sono o non sono verboso?

Stay Tuned.

La Cattiveria del Giorno: “Questioni d’orgoglio.”

3 aprile 2016 3 commenti

La Cattiveria del Giorno

Giovedì, dentista.
Dopo quaranta minuti a bocca aperta, sottoposto al bullismo di una gran varietà di attrezzi, ero così di buon umore che ho pensato di festeggiare con un bicchiere d’acqua fresca.

C’è chi sostiene che ascoltare le conversazioni altrui sia maleducato, per me è diventata deformazione professionale, soprattutto quando chi parla lo fa con atteggiamento messiatico o con toni tali da obbligare all’ascolto chiunque si trovi entro dieci passi da lui.

In questo caso si parlava di nazionalismo, nell’accezione tutt’altro che deprecabile di amor patrio. Della necessità di una presa di coscienza che ci permetta di valorizzare le meraviglie italiane, sia dal punto di vista paesaggistico che da quello storico e artistico. Si discuteva inoltre dell’importanza di ritrovare l’orgoglio nazionale e di quello di cui avremmo bisogno per considerare lo Stato italiano un elemento di aggregazione morale e non un nemico che si adopera in ogni modo per renderci la vita impossibile e derubarci.

Per il tempo necessario a svuotare il bicchiere, mi è sembrato un discorso interessante poi…

[…] tutto parte da lì, dal fatto che non ci sentiamo parte di una nazione, ma piuttosto marionette in balia di un governo. E’ la motivazione che ci manca… quello di cui abbiamo bisogno è l’Italian Pride.

Ridacchio, come si può ridacchiare con mezza lingua ingessata dall’annestesia.
Si gira e mi scruta con riprovazione.
Mi giro a mia volta.

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Italian Pride?
Come possiamo essere orgoliosi di essere italiani se per parlarne sentiamo il bisogno di fingerci anglofoni?

Inutile dire che il concionatore non era d’accordo e aveva un’immane matassa d’argomentazioni per supportare la sua tesi. Ma l’acqua era finita e la giornata doveva continuare…

Stay Tuned.

 

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