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Autori Fantasy: Stan Nicholls

26 gennaio 2013 4 commenti

Maras-Dantia (Centrasia)
Eccoci qui, io e voi riuniti per la prima puntata di questa meravigliUosa rubrica riguardo i così detti Autori Fantasy.
Poiché si tratta di un primo passo non mi limiterò a parlare del buon Nicholls e della sua illustre opera, intendo ritagliarmi anche qualche angolino dove divagare per potervi dare qualche delucidazione riguardo i criteri di analisi che ho scelto di usare.

Per prima cosa credo sia importante sapere su quali opere il commento sia stato basato, nel caso di Nicholls – Vedi Wikipedia – ho letto la trilogia che l’ha reso famoso: “Orchi”, formata da “I guardiani dei lampi”, “Le legioni del tuono” ed “I guerrieri della tempesta”. [Edizioni Mondadori – Traduzione di Riccardo Valla]. Una saga imperniata su protagonisti insoliti, gli Orchi appunto, che nell’immaginario Fantasy classico hanno sempre svolto il compito di antagonisti o, ancor peggio, di carne da macello al servizio di qualche oscuro signore del male. Di contro gli umani ricoprono il ruolo dei malvagi conquistatori che mettono a rischio gli equilibri di un intero mondo a causa della loro espansione incontrollata e del loro eccessivo sfruttamento delle risorse naturali.

Come ogni buon lettore di Fantasy sa, ogni diversa ambientazione propone la propria interpretazione di quelle che abitualmente sono le caratteristiche chiavi della letteratura fantastica: divinità, magia, religione, creature mitologiche, razze diverse da quella umana etc… siete curiosi di quale sia la versione di Nicholls riguardo a tutto ciò? Mi auguro di sì, perché sto per parlarvene:

Maras-Dantia (chiamato Centrasia dagli umani) è un crogiolo di razze e creature: nani, elfi, gnomi, goblin, orchi, centauri e troll sono solo un esempio della varietà delle razze pensanti, a cui vanno aggiunti numerosi incroci ed un piccolo serraglio di bestie come draghi, arpie ed ippogrifi. Si tratta di un mondo decadente, sempre più invaso dai ghiacci eterni che scendono dal nord a causa dell’incrinarsi dell’equilibrio delle energie magiche, gravemente compromesso dall’abuso dell’uomo che ha turbato l’ordine naturale delle cose.
Si suppone che ogni razza antica (ovvero tutte tranne gli umani) veneri le proprie divinità, di questo insieme vengono presentate quelle orchesche (il quadrilatero) ed i due diversi credo umani, l’uno monoteista (Uni) e l’altro politeista (Mani), si tratta di divinità presenti solo per nome che, ai fini della storia, potrebbero anche essere solo un’illusione dei loro fedeli.
La magia è prerogativa delle razze antiche ed ognuna di esse, fatta esclusione per gli orchi, possiede qualche particolare dote legata ai flussi magici:  i folletti sono dei piromanti, i nani chiaroveggenti, etc… tutti, ovviamente, risentono del calo della magia causato dagli umani e proprio per questo hanno della capacità molto ridotte. Nella saga compaiono alcune eccezioni a questa regola, come le tre streghe sorelle Adpar, Jennesta e Sanara ed un non meglio definito gruppo di maghi a cui si deve la creazione delle guardie magiche di una città.
E gli orchi? Loro sono combattenti fatti e finiti, da quando escono dall’uovo non fanno altro che prepararsi alla guerra e proprio per questo le loro orde e le loro bande da guerra sono organizzate con una rigida gerarchia militare e gestite con inflessibile disciplina…

Con i presupposti abbiamo finito, veniamo ai fatti.
L’idea di inversione dei ruoli e di un racconto dal punto di vista dei più classici tra gli antagonisti del Fantasy sarebbe potuta essere gradevole, ma è stata ridotta ad una mera questione di nomi. Gli orchi di Nicholls, sono forti, agguerriti e calvi, ma a parte questo si comportano come il tipico gruppo di eroi umani. Non si tratta di una storia diversa, ma della stessa storia raccontata con i nomi invertiti per poter sembrare diversa.
La multirazzialità è ridotta ad una semplice cornice usata per rendere meno monotono il succedersi di incontri e scontri da cui gli orchi usciranno sempre e comunque vincitori. L’argomento di almeno 18 dei 23 capitoli del secondo libro è infatti un qualche genere di combattimento/rissa/duello dall’esito già scritto le cui uniche variazioni sono il colore della pelle, la forma delle orecchie e la generale fisicità degli sfortunati avversari di Stryke e della sua banda. All’inizio del primo volume la banda conta trenta elementi, alla fine del terzo sono ridotti a ventitre, sette caduti – di cui uno per sacrificio, uno per idiozia ed uno per malattia – contro numerose centinaia di vittime mietute come se niente fosse.
I Figli del Lupo – questo il nome della banda – sono capaci di penetrare da soli all’interno di regni ostili, recuperare i manufatti che cercano e di cui nemmeno conoscono la posizione specifica, ed uscire senza subire nulla più di qualche ferita superficiale. Se vi sembra esagerato è perché non avete ascoltato con sufficiente attenzione i commenti dell’ufficiale medico, il buon vecchio Alfray, in almeno un paio di occasioni, dichiara che… hanno avuto fortuna. Visto? A tutto c’è una spiegazione logica, malfidenti.
A dar spessore alla trama ci sono anche una strega tirannica con forte propensione per l’uccisione ingiustificata dei propri luogotenenti, un delirante capo di culto umano deciso allo sterminio di tutti i subumani, un gruppo di cacciatori di taglie senza scrupoli, gli strani sogni profetici di Stryke, degli artefatti da cui dipende il destino del mondo ed una serie di coincidenze in grado di far impallidire anche i lettori di Harmony.

La qualità della scrittura? Dozzinale, con qualche rarissima immagine azzeccata e fin troppo spesso uguale a se stessa e saldamente poggiata su un solido substrato di luoghi comuni. I personaggi? Piatti e senza mordente, distinguibili l’uno dall’altro solo grazie ad una manciata di caratteristiche distintive pericolosamente tendenti allo stereotipo. L’intreccio? Una partita a di Street Fighter – Round One, Orchi Vs. Goblins. Ready? Fight! – tenuta a malapena insieme dal principio della cerca di gruppo. Credibilità e coerenza? Anche nell’inventare un mondo a suo uso e consumo Nicholls riesce a contraddirsi: dipinge gli orchi come combattenti onorevoli e di incredibile disciplina, e poi li fa agire secondo un preciso principio di convenienza ed usa come siparietto comico le zuffe verbali (e non) dei due secondi ufficiali che il capitano è spesso costretto a dividere.

Tirando le somme si tratta di una letturina anonima adeguata (forse) per ragazzini assuefatti alla PlayStation che l’autore cerca di spacciare per storie da adulti inserendo in apertura del primo libro una scena di sesso. Nel mio candore mi ero illuso si trattasse del tentativo di lanciare un autore-ragazzino per arrivare ad un nuovo Eragon, ma a quanto ho letto su Wikipedia Nicholls aveva cinquanta anni suonati quando ha partorito ‘sta minchiata. Gli affibbio un punteggio di due su cinque solo perché al peggio non c’è mai fine e l’uno mi serve per scribacchini ancor peggiori.

Siamo arrivati alla fine della recensione, ma prima di salutarvi ho ancora una  sorpresa per voi. Con l’aiuto dei miei insostituibili aiutanti Naive la Tenerona e Finicky il Caustico metterò in scena per voi la versione romanzata di alcuni eventi salienti della Saga. A voi distinguere le battute dell’una da quelle dell’altro.  Ready? Fight!

– La prima battaglia è finita, gli orchi hanno distrutto un insediamento umano e recuperato l’oggetto richiesto dalla Regina Jennesta. Hanno anche trovato una gran quantità di Pellucida, una droga da figli dei fiori.
“Hai visto che carini gli orchi? Hanno ucciso tutti tutti, ma non il neonato. Lui lo hanno risparmiato.”
“Eh già. Abbandonare un neonato lungo una strada maestra nella speranza che chi lo trova preferisca allevarlo piuttosto che mangiarlo è un vero atto di clemenza.”
“Però c’è una cosa che non capisco. La Regina Jennesta non mi sembra molto paziente, allora perché gli orchi invece che tornare subito da lei si fermano a fumare Pellucida in quel boschetto?”
“Perché sono disciplinati.”

– Sulla via del ritorno gli orchi vengono aggrediti da un gruppo di goblin e l’oggetto viene rubato.
“Finicky, perché gli orchi vanno da soli verso il reame dei Goblin? Non potevano mandare un messaggio alla Regina per chiedere aiuto?”
“La regina avrebbe ucciso il messaggero e poi si sarebbe anche vendicata su di loro per aver perso l’oggetto.”
“Perché?”
“Per mantenere la disciplina.”

– Guardando l’audace mappa del continente.
“Finicky, ho trovato la penisola di Ruffet’s ma non riesco a trovare la città di Ruffets View, dov’è?”
“Nella mappa non c’è.”
“Ma ci sono tanti, tantissimi nomi diversi di posti che non vengono nominati, in quel posto è ambientata metà del terzo libro… come mai non l’ha messa?”
“…”

– Stryke ed i suoi si sono rifugiati a Ruffets View, una città di umani politeisti (Mani). Sanno che alle loro calcagna c’è l’esercito di Jennesta (Regina malvagia, nemica acerrima degli Uni, servita da un’orda di orchi, alleata a molte comunità Mani e che fa largo uso di mercenari) e subito dietro a lei un esercito di umani monoteisti (Uni) nemici giurati dei Mani e di qualsiasi subumano, tranne i nani che vengono usati come mercenari. A sorpresa gli Uni arrivano per primi e mettono sotto assedia la città.
“Accipuffolina, sta arrivando un altro esercito, chissà chi sarà.”
“Mani, un sacco di orchi e dei contingenti di nani mercenari. Non ci sono molti dubbi.”
“Mani! Gente venuta in soccorso di Ruffets View per salvarla dagli Uni. Evviva!”
“Suvvia, non essere sciocca, Naive. Mani, nani mercenari e tanti, tanti orchi. Chi ha un esercito così?”
“Shh, non mi distrarre, sto guardando Stryke che guida una carica fuori dalla città per unirsi al nuovo esercito di alleati.”
“…”

– Dopo la battaglia e – sorpresa! – aver scoperto che il misterioso esercito di alleati era quello di Jennesta, Stryke ed i suoi fuggono. Com’è, come non è le reliquie si attivano e loro si trovano teletrasportati sui ghiacciai, dove trovano il palazzo di Illex e lì restano imprigionati. Il giorno successivo, mentre cercano di fuggire, scoprono che il palazzo è stato attaccato dall’esercito di Jennesta.
“Finicky, io non capisco, come ha fatto Jennesta ad arrivare in un solo giorno. Illex è quassù al nord mentre la penisola di Ruffets è a metà del continente e Ruffets View è… ah già, Ruffets View non è segnata sulla mappa.”
“Comoda dimenticanza… ma dalla descrizione della fuga di Stryke e dei suoi la città doveva essere a più di una giornata di cavallo a sud della foresta di Drogan, più a sud della baia di Calyparr.”
“Allora questo continente deve proprio essere piccolo. Jennesta e l’esercito ne percorrono metà in meno di un giorno.”
“Oppure…”
“Oppure?”
“Nicholls è un incompetente.”

Stay Tuned.

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Orchi-te.

25 gennaio 2013 2 commenti

Sono alle battute finali di “Orchi” la – ma tu pensa che strano – trilogia di Stan Nicholls.
Un simile capolavoro merita di diventare la cerimonia di apertura della mia rubrica sugli autori Fantasy, perché chi ben comincia…

Ne riparleremo nei prossimi giorni, il tempo di completare la lettura, lasciarmi travolgere dall’invettiva e trovare la miglior forma per potervi esprimere le mie ben poco lusinghiere impressioni a riguardo.

Stay Tuned.

Latitanza…

19 gennaio 2013 4 commenti

Sì, è vero, negli ultimi tempi sono stato un po’ latitante… però ho la giustificazione scritta!

O, per lo meno, ho un sacco di materiale scritto e mi appello al vostro buon cuore per considerarlo una valida giustificazione alla mia assenza.
Le vacanze avevano compromesso il mio ritmo di scrittura così, quando negli ultimi tempi le parole hanno ricominciato a scorrere, ho preferito dedicarmi a loro e di riflesso ho trascurato il blog. Scrivo, quando non scrivo leggo od ossigeno il sangue con l’esercizio fisico. La ricetta sembra funzionare, ho completato la quinta parte del Primo Re ed attaccato con la sesta e, soprattutto, sono discretamente soddisfatto della qualità di quel che ho creato.

Tornando a noi ed al blog, le mie ultime letture mi hanno suggerito la malsana idea di redigere una piccola rubrica incentrata sugli autori di Fantasy – famosi o meno – con particolare attenzione per quelli tra loro che hanno prodotto saghe, trilogie, pentalogie, storie seriali incentrate su un personaggio/mondo. Simpatici signori come Tolkien, Eddings, Martin, Sapkowski, Nicholls e simili…
Non ho intenzione di pormi degli obbiettivi in fatto di tempo e di conseguenza non faccio promesse a riguardo, ma prima o poi, quando meno ve lo aspetterete…

Stay Tuned.

Commento: L’Ala della notte.

8 dicembre 2012 4 commenti

ala-della-notte
Vi ricordate di questo libro?
L’ho ricevuto in regalo i primi di ottobre da Grazia, l’autrice di ToWriteDown. Per chi si fosse perso il lieto evento o avesse bisogno di rinfrescarsi la memoria, consiglio la lettura di questo post.
Ho finito di leggerlo pochi minuti fa e, dopo l’immane sforzo di volontà necessario all’abbandonare il morbido abbraccio del divano, eccomi qui per potervi rendere partecipi delle mie impressioni a riguardo.

Titolo: L’Ala della Notte (Inglese: Night Wings)
Autore: Martin Cruz Smith
Traduzione: Nicoletta Lamberti
Editore: Mondadori (Il Giallo Mondadori)
Genere: Thriller
Pagine: 250

Per prima cosa non fatevi ingannare dalla Mondadori: non si tratta di un giallo.
Sebbene le primissime pagine possano essere considerate avere un’impronta simile a quella del giallo, la narrazione cambia  presto direzione e si concentra su aspetti ben diversi.

La strana morte di un vecchio stregone indiano dà il via alle indagini del Vicesceriffo Duran, appartenente della tribù degli Hopi, privo di ogni legame con le tradizioni e le credenze del proprio popolo.
Nel seguire il protagonista verso il suo percorso di analisi ed indagine, il lettore diviene spettatore delle dinamiche di vita delle nazioni indiane del Deserto Dipinto, attraverso un intreccio di cultura e politica indiana, di interessi economici, di misticismo e, ovviamente, di deserto.

L’autore è uno che con le parole ci sa fare e, con poche pennellate, è capace di delineare l’aspetto ed il carattere di un personaggio, o di ritrarre uno  dei vasti panorami in cui la storia è ambientata. Nell’unire questi ritratti si ottiene un quadro generale molto vivido, pervaso da un lontano romanticismo poetico che non gli fa però mai perdere in concretezza.

La storia, probabilmente a causa dei suoi trentacinque anni d’età, mi ha lasciato in bocca un sapore di già visto ed in alcuni tratti mi è sembrata perdere di ritmo. I personaggi, pur così ben caratterizzati, mi sono scivolati addosso senza riuscire a far veramente presa ed a differenza di quanto mi accade di solito, nessuno di loro è riuscito a suscitare simpatie od antipatie.

Giunto alla fine mi sono trovato nella strana situazione di aver apprezzato la capacità dell’autore, senza però essere mai stato realmente catturato dalla storia che stavo leggendo. Nell’interrogarmi su questa ambiguità sono giunto alla conclusione che possa trattarsi di una mia scarsa affinità con l’argomento trattato, quindi ho deciso di cercare qualche altro libro di Smith per aver occasione di un nuovo confronto con lui.

Stay Tuned.

Letture in ordine sparso: Le porte senza meta.

11 novembre 2012 9 commenti


Titolo: Le Porte Senza Meta
Autore: Eldies
Genere: Fantasy

La storia è ambientata sulla Terra in un ipotetico futuro, una serie di disastri ambientali hanno causato dei profondi mutamenti climatici, l’equilibrio politico ed economico si è infranto e la società come oggi la conosciamo ha lasciato posto ad un nuovo medioevo. Solo l’Australia sembra essersela cavata senza ricevere danni troppo drastici, per lo meno fino all’arrivo degli alieni. Sebbene gli ingredienti per parlare di fantascienza ci siano tutti trovo che questo romanzo rientri meglio nel genere fantasy, poiché la maggior parte delle spiegazioni vengono affidate ad un velo di misticismo più che alla scienza.

Superato lo scoglio del genere la narrazione procede agile e scorrevole senza tentare  virtuosismi stilistici e riuscendo così ad evitare il rischio di arenarsi in descrizioni infinite o pensieri contorti. I personaggi sono semplici e lineari, la divisione dei ruoli è chiara con i buoni schierati dal lato delle virtù, i cattivi a fronteggiarli nell’angolo dei vizi e la zona intermedia percorsa solo da alcune comparse. La storia ricalca il modello della cerca di gruppo, con il Colonnello Loneway e la sua squadra gettati tra i pericoli di un mondo ostile controllato da alieni potenti e malvagi. Eroi pronti ad affrontare ogni periglio pur di scoprire il segreto delle Porte Senza Meta, poiché questo potrebbe rappresentare l’unica salvezza rimasta per il genere umano.

Con un iniziale eccesso di zelo l’autore consegna agli antagonisti (alieni che rispondono al nome di Godran) una combinazione di poteri e caratteristiche tali da renderli degli avversari pressoché invincibili. Questo eccesso di potenza degli antagonisti unito alla necessità di evitare ai protagonisti una fine ingloriosa e prematura, diviene presto origine di azioni rocambolesche al limite del farsesco o a comportamenti di assoluta dabbenaggine da parte degli alieni. Questo neo fa il paio con il ripetersi ricorsivo di alcune situazioni ed a mio avviso priva il romanzo di parte del suo spessore.

Benché questi due dettagli evidenzino uno dei limiti del romanzo, Le Porte Senza Meta resta una lettura piacevole che mi sento di consigliare agli amanti del genere ed a chiunque sia capace di mettere da parte lo scetticismo per lasciarsi coinvolgere da una storia in cui il destino della razza umana si trova riposto nelle mani e nelle virtù di un piccolo gruppo d’aspiranti eroi.

Stay Tuned.

Le meraviglie del paccozzo: Missione Eagle

6 novembre 2012 22 commenti

Titolo: Missione Eagle
Autore: Clive Cussler
Editore: Longanesi & C.
Genere: Avventura & Spionaggio
Pagine: 512

Ebbene, ci siamo. Dopo un’attesa che dura da metà luglio ho finalmente messo la parola fine alla lettura di Missione Eagle. Mi sembra doveroso chiarire che il libro è stato colpevole solo di una porzione di questa lungaggine, il resto è imputabile ad un eterogeneo insieme di svogliatezza generale e carenza di tempo. Non a caso la fine è giunta durante l’influenza quando la mia attività gravitava intorno al divano, alla copertina di pile ed ai libri da leggere.

E’ normale, quando si legge un libro, trovarsi a confronto con i commenti di chi già lo abbia letto o abbia avuto qualche esperienza con il medesimo autore. Normale avere una serie di commenti differenti che possono variare dalla lode al muto storcer del naso per il disgusto, ma con questo libro mi è successa una cosa stranissima, tutti i commenti delle persone con cui ne ho parlato si potevano riassumere con la medesima frase: “Si, bello, però sono tutti uguali.”

Non avendo mai letto Cussler prima d’ora non ho risentito del senso di deja-vu da cui tutti si sentivano in dovere di mettermi in guardia, ma ho avuto subito chiara percezione di perché il loro “bello” non suonasse mai molto convinto ed apparisse più simile all’introduzione politicamente corretta del successivo contrappunto negativo.

A mio avviso Cussler non scrive male, non ha nemmeno una narrativa brillante capace di tenere il lettore con il fiato sospeso o di incantarlo, ma riesce a presentare gli eventi ed il loro evolversi in modo abbastanza dignitoso. I suoi personaggi, dai protagonisti agli antagonisti, dai coprimari alle comparse sono tangibili senza aver però una luce propria e quando cercano di uscire dalle righe sembrano forzati, come modelli in posa dinnanzi all’obiettivo.

L’intreccio – che come confermatomi anche da Santa Wikypedia – segue uno schema collaudato e molto simile ad un marchio di fabbrica per l’autore: si parte da un evento del passato lasciato aperto, si passa per la presentazione del problemone e dei malvagi antagonisti, si arriva all’entrata in scena del super-maxi-eroe Dirk Pitt e di li in un crescendo rocambolesco fino all’inevitabile sconfitta del male ed al ristabilirsi della sicurezza mondiale. Un po’ come James Bond, con l’aggiunta di un sacco di cose navali e l’eliminazione dell’aplomb dell’agente segreto britannico. [N.d.a. Ci si riferisce ovviamente al James Bond di Sean Connery e Roger Moore, non alla reinterpretazione moderna e burina dello stesso.]

Missione Eagle – ambientato nel 1989 – è stato scritto nel 1984 ed è quindi facile perdonare l’ingenuità con cui vengono affrontati alcuni argomenti tecnici e scientifici, come la pirateria informatica, oggi argomento ben più noto e concreto di quanto potesse essere quasi trent’anni fa. Meno facile accettare senza batter ciglio l’insieme di deduzioni, casualità e scelte illogiche su cui si posano alcune delle svolte fondamentali dell’intreccio, ma con un minimo di sospensione dell’incredulità risulta possibile superare anche questo scalino.

Sul finale però più che sospendere l’incredulità al lettore viene chiesto a gran voce di applicarsi anima e corpo nella dabbenaggine. Vi spiegherò cosa intendo dire con due esempi abbastanza espliciti, chiunque abbia intenzione di leggere il libro lo tenga presente prima di procedere.

1. I Russi, dopo aver messo le mani sul presidente degli Stati Uniti ed avergli fatto un implanto mentale che li rende di fatto capaci di guidarlo come una sorta di marionetta, invece che agire in modo sottile per prendere il controllo del paese lo portano a compiere una serie di abusi di potere tali da portare il Congresso a votarne sfiducia ed incriminazione rendendo di fatto inutile tutto il lavoro fatto. In un confronto tra loro, in seguito al verificarsi di questo problema, il presidente Russo ed il suo vice si dicono stupiti della reazione degli Statunitensi e li definiscono impossibili da prevedere.

2. I giochi finali si svolgono lungo il Mississipi dove per i buoni è imperativo individuare e prendere il controllo di una particolare chiatta trainata da un rimorchiatore. Sul rimorchiatore è nota la presenza di un nutrito gruppo di orientali armati e pericolosi che hanno già aperto il fuoco su dei mezzi dell’FBI con delle mitragliatrici pesanti uccidendo e ferendo numerosi agenti. Un elicottero carico di Navy SEALs intercetta il rimorchiatore, l’ufficiale al comando parla con un megafono ad un orientale che si trova sul ponte e visto che questo fa segno di non sentirlo l’elicottero si avvicina ulteriormente. Poi, quando questo (unico visibile su tutta l’imbarcazione) fa loro segno di avvicinarsi ancora i SEALs pensano bene di atterrare al centro del rimorchiatore, forse nella speranza di ricevere qualche involtino primavera omaggio. Inutile dire che non appena i fessi si sono placidamente poggiati da ogni pertugio esce un cino-koreano armato di mitra e l’intera squadra viene falciata in men che non si dica.
Il cattivo si serviva di gruppi di assassini professionisti (come viene specificato più volte) e questo dovrebbe giustificare l’ingloriosa fine dei SEALs, ma professionismo dei cattivi a parte, l’ufficiale in comando aveva preso i gradi ad una riffa di paese? Li aveva trovati nell’Ovetto Kinder? Non c’è tempo per pensarci ora, la vicenda incalza e l’eroico protagonista è in arrivo per salvare la situazione … lui ed un reggimento di figuranti dell’esercito confederato armati di moschetto, tutti su un barcone a pale riesumato dalle avventure di Tom Sawyer.
Da un lato abbiamo un gruppo di assassini professionisti armati di fucili d’assalto e nascosti in uno scafo di metallo, dall’altra un’accozzaglia di uomini di paese strafatti di birra ed armati di fucili ad avancarica che erge a barriera un bel mucchio di balle di cotone. Come mai potrebbe finire un simile scontro se non con un bel funerale con un sacco di vedove americane che piangono i loro stupidi mariti? Beh, con tutti gli assassini professionisti morti o catturati e i brilli eroi del sud vivi e vitali fatta esclusione per qualche ferito non troppo grave.
Sullo sfondo una marmotta incartava la cioccolata …

Scritto come è scritto, con dei personaggi perfettamente in linea con lo stile di scrittura ed un intreccio appena accettabile, Mission Eagle potrebbe anche qualificarsi come lettura estiva ma lo scivolone del finale gli fa perdere ogni velleità di narrativa d’avventura e lo fa diventare fantascienza pura.

Stay tuned

Crazy Rainbow Star vol. 1 – La pistolera della morte

31 ottobre 2012 10 commenti

Titolo: Crazy Rainbow Star! Vol. 1 – La pistolera della morte
Autore: Giuseppe Pasquali
Editore: Writer’s Dream
Genere: Fantasy – Steampunk
Pagine: 170

Che tempo da lupi
Le vaste praterie verdeggianti delle Pacific Plains, che parevano perdersi nell’orizzonte sconfinato, erano ricoperte da una fitta pioggia battente che nuvoloni grigi rovesciavano a terra senza pietà. L’aria umida era attraversata dal tintinnare ritmico delle gocce d’acqua che picchiavano sulla struttura in legno del fatiscente saloon.
Lampi frastagliati e minacciosi illuminavano la penombra di quel pomeriggio che si avviava verso la sera, intervallati con sinistra cadenza da tuoni spaventosi, che rimbombavano come colpi di cannone su quella fetta di terra che separava l’Oceano Bianco a Est dall’entroterra sterminato dell’Ovest del continente di Gaerth.
La terra conosciuta da pionieri, coloni, avventurieri e Gendarmi solamente come la “Grande Frontiera”.
“Il diavolo va in carrozza…” disse a mezza voce Maddie Mood continuando a ciondolare con fare annoiato sulla sedia a dondolo, sentendo nuovamente un tuono poderoso riempire il cielo di un grigio impenetrabile.
In lontananza Falstaff, l’immensa capitale dell’Unione dei regni di Gaerth, svettava come un’ombra nell’acquazzone.
Le sagome degli alti palazzi nobiliari, dei sobborghi, delle ciminiere e delle torri a orologio sormontate dai Cristalli di Mana, illuminati flebilmente dalle nove immense ellissi della Barriera Armonica, che roteavano incrociandosi senza sosta attorno alla città, balenavano sull’orizzonte sempre più cupo.
Riflessi multicolore, simili ad aurore boreali cangianti, riempivano il livore del cielo inondato di pioggia, effetti di luce causati dallo sfregare del Mana Selvaggio che, incontrollato, riempiva l’aria cozzando violentemente contro quello artefatto degli immensi Harmonixer a vapore della capitale, creato per erigere la barriera difensiva.
Senza quella cupola, generata dall’unione di antiche tecnologie antecedenti il Cataclisma, lo sfruttamento dell’energia a vapore e il potere magico del Mana, Falstaff sarebbe stata spacciata. Ogni città, ogni villaggio, insediamento o oasi esistente nelle immensità della Grande Frontiera aveva bisogno di una Barriera Armonica per continuare a esistere.
Eppure, ogni giorno che passava, per quanto l’uomo riuscisse seppur con fatica a riportare alla luce le antiche tecnologie, riuscendo ad imbrigliare persino la forza del vapore in treni ed oggetti meccanici, il Mana, l’essenza magica che permeava il mondo di Gaia, fuoriusciva incontrollato nell’aria, avvelenando la flora e la fauna di Gaerth.
Qualcosa aveva rotto l’equilibrio magico che sorreggeva l’intero pianeta, trasformando gli immensi spazi della Grande Frontiera in luoghi inospitali e pericolosi e gli animali che una volta la popolavano in mostri senza controllo chiamati con timore dai coloni Demoni, esseri così terribili che spesso nemmeno la Gendarmeria riusciva a contenere.
Senza la barriera armonica, Falstaff, come ogni altro luogo di Gaerth, sarebbe stata sommersa da mostri di ogni genere, resi folli dall’avvelenamento magico, e la sua popolazione sterminata.
Secondo gli scienziati magici della Lonely Star, una delle gilde di maghi indipendenti più famose della Grande Frontiera, in pochi anni il Mana avrebbe cominciato ad infettare anche le persone con esisti imprevedibili.

Fin dalle prime righe del racconto, come da tradizione per il Fantasy moderno, il lettore viene richiamato a gran voce a fare i conti con un mondo diverso e con le strane leggi da cui quest’ultimo è governato. Grazie allo sguardo ed alle riflessioni di Maddie Mood si verrà via via a conoscenza delle principali caratteristiche di Gaia e Gaerth, della situazione politica, di quella sociale e soprattutto si verrà introdotti alla particolare interpretazione magica & mistica scelta dall’autore.

Per introdurre l’argomento non ho trovato modo più efficace del citare (quasi) testualmente il pensiero a cui sono giunto durante la lettura: “Alla faccia, pare One Piece incrociato con Kenshiro“. Certo, i poteri dei Frutti del Diavolo sono sostituiti dai Jesper degli Arcani, ma la base è molto simile: si tratta pur sempre di super poteri tematici che hanno delle attivazioni quanto meno pittoresche e degli effetti micidiali introdotti dalla vocalizzazione del nome della tecnica utilizzata (con nomi rigorosamente inglesi e scritti in corsivo). Vi confesso che quando la Mood, dopo essere ricorsa al  suo Arcano Luminoso dell’Imperatrice per attivare la Killer Queen, ha carbonizzato un avversario grazie ad un Hot Coffee Kick sono stato tentato di interrompere la lettura.

Una volta superato l’ostacolo della sorpresa e dopo aver tarato il mio genere d’attenzione da “libro Fantasy” a “fumetto Fantasy” mi sono rimesso all’opera. Protagonisti della storia sono la cowgirl Cecily Campbell (Arcano Maggiore della Morte: Dead Man Walking) e la sua spalla Carson (Jesper: Sliding Doors) che, a partire dalla scomparsa di un Cristallo di Mana ed a causa della loro successiva indagine per ritrovarlo, si trovano invischiati in un affare più grande di loro, orchestrato da Maddie Mood nel ruolo di deus ex machina. Lo stile di scrittura, non certo eccelso ma a tratti gradevole nell’efficacia delle descrizioni, alterna il ritmo frenetico degli scontri a quello più lento delle riflessioni ed anche attraverso una serie di flashback indirizza il lettore verso il concetto di epica impresa per la salvezza del mondo e delle genti.

Nel complesso ho trovato l’ambientazione abbastanza originale e pittoresca e forse per questo avrei preferito fosse sfruttata in un contesto un po’ meno estremo e con una componente meno High-Magic. I personaggi sono coloriti e caratteristici ma pagano questa tensione verso l’eccesso con una certa plasticità, percepibile anche dal fatto che la loro entrata in scena viene sempre sottolineata dal ripetersi delle medesime caratteristiche fisiche e di abbigliamento; vi è inoltre qualche cedimento a favore delle macchiette comiche tipiche del fumetto giapponese, con Carson (per inciso un Demone-Gatto parlante) che esprime la sua passione per il seno di Cecily con enfasi fin troppo simile a quella del Maestro Muten di Dragonball e con esiti molto simili alla martellata da due tonnellate usata da Kaori in City Hunter. In questo una spolverata di sapore italico nell’affermazione: “Potevo rimanere offeso.”

Una lettura che mi sento di consigliare agli amanti del genere manga ed agli appassionati del Fantasy (o dello Steampunk) alla ricerca di una storia leggera con cui riempire un pomeriggio uggioso. In entrambi i casi va considerato che essendo un primo volume introduce ad una storia senza svolgerla e quindi, per saperne di più, dovrete attendere la realizzazione e la pubblicazione del seguito.

Stay Tuned.

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