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Posts Tagged ‘Frédéric Dard’

Le frasi che vorrei aver scritto: “Ipocrisia.”

Penna d'Altri
Eccoci ancora a parlare di musica scomodando uno dei grandi nomi della musica italiana: Fabrizio de André.
Dal basso della mia ignoranza in materia, eviterò ogni commento sulle sue qualità canore e/o di musicista, limitandomi a dire che la sua voce mi piaceva un sacco.

Ma i testi… eh, i testi…

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire “micio bello e bamboccione”.

Questo brano tratto da “Vecchia città” è un buon esempio di quella che a mio avviso è stata la più grande capacità di de André: svestire la realtà. Le sue canzoni parlano della quotidianità, le sue parole vanno oltre gli artifici e la mentalità comune, per mettere a nudo quello che tutti sappiamo e che preferiamo non vedere. Osserva uno dei teatri di posa che usiamo nella vita di tutti i giorni e ne ruota la telecamera per mostrarci cosa si muove dietro alle quinte ed ai fondali che troppo spesso scambiamo per la realtà. Il tutto senza mai perdere l’eleganza delle parole che gli ha permesso di parlare delle cose più turpi, trasformandole in poesia.

Leggo, rileggo e mi inchino.
Come già detto per Dard, se lui è uno scrittore io mi accontenterò di essere un autore.

Stay Tuned.

Le frasi che vorrei aver scritto: “Comunicazione.”

5 gennaio 2015 2 commenti

Penna d'Altri
Ieri ho prestato “La Saga dei Cojon” di Frédéric Dard, un libro feticcio che tengo sempre nel primo cassetto della scrivania, come pietra di paragone per quello che scrivo. Per molti versi Dard è l’antitesi di quello che cerco di ottenere; non solo scrive gialli, un genere in cui non mi ritrovo, ma lo fa in prima persona, che di norma aborro. D’altro canto il suo stile è meraviglioso: semplice ma evocativo, elegante pur usando un lessico semplice e una costruzione lineare.

Fatto sta, che prima di separarmene ho sfogliato quelle vecchie pagine ingiallite dal tempo e sono inciampato in una frase, il sottotitolo di un capitolo, che mi è rimasta attaccata addosso.

I non coglioni comunicano, i coglioni parlano.

Talmente attuale da arrivare a sfiorare il limite del banale.

Per altro, cercando una buona immagine della copertina, ho scoperto che in questo momento c’è una copia in vendita su e-bay. Fossi in voi ci farei un pensierino…

Stay Tuned.

Autori, Scrittori e Scribacchini.

22 febbraio 2012 9 commenti

Capita comunemente che, nel fermarmi a riflettere, io metta in dubbio la mia decisione di dedicarmi alla scrittura. Per quanto sia sicuro del piacere che trovo nello scrivere, infatti, nutro seri dubbi sulla realisticità di poterlo rendere un lavoro, di poter arrivare al punto in cui potrò dedicarmici a tempo pieno senza il pensiero di dover far altro per mantenermi.

Sarò sufficientemente bravo? Riuscirò a creare delle trame e dei personaggi degni d’essere letti? Avrò la capacità di catturare l’attenzione e l’immaginazione dei lettori, riuscendo a trasmettere loro quell’emozione che io per primo ritrovo nel leggere i miei autori preferiti? Riuscirò a sconfiggere l’idra della mia ignoranza ed a fare pace con accenti, apostrofi e punteggiatura? Sarò mai uno scrittore?

Già, ma cosa significa essere uno scrittore? Quando, a buon diritto, ci si può definire tali?

Dal cogitare su questo annoso interrogativo, ho sviluppato una mia personalissima teoria a riguardo e vado ora ad esporvela:

Tra coloro che scrivono (e dello scrivere hanno fatto una professione), ho individuato tre distinte categorie che vado ad elencare in ordine di merito:

1. Per primi vengono gli Scrittori. All’interno di questa ristretta cerchia, si radunano tutti coloro che del loro scrivere hanno fatto un arte. Che siano poeti, saggisti o romanzieri di successo; sono persone che riescono a dar vita a ciò che scrivono, a renderlo intenso e trascinante, a lasciare nel lettore, non solo il buon ricordo di ciò che hanno letto, ma una loro impronta tangibile.

2. Molto più numerosi e comuni sono gli Autori. In questa categoria rientrano tutti coloro che hanno fatto dello scrivere il loro mestiere. Che siano conosciuti solo entro i loro confini, o siano riusciti ad imporsi nel mercato internazionale; hanno senza dubbio la capacità di offrire al proprio pubblico un prodotto di buona qualità che, al tempo stesso, rispecchi i desideri del mercato e risulti quindi facilmente vendibile.

3. Alla base della piramide, talmente numerosi da poter divenire molesti, si trovano gli Scribacchini. Lo scribacchino si crede (o viene riconosciuto) parte di una delle categorie precedenti, ma sforna immancabilmente una miscellanea di qualunquismo e banalità, raramente arricchito da qualche sporadica idea gradevole od originale. La maggior parte degli scribacchini, come accadrebbe ad un centometrista che avesse un record personale di quattordici minuti, rimane sconosciuta e si limita a crogiolarsi nella propria personale convinzione d’essere un artista incompreso; alcuni hanno anche l’impertinenza di diventare famosi.

Dove collochiamo, per esempio, Christopher Paolini? Chiunque abbia letto il post introduttivo del blog non può avere dubbi a riguardo: è un eccellente esempio di scribacchino divenuto famoso. Una Licia Troisi d’oltre oceano insomma.

Forte dallo schemino di cui sopra, ognuno di voi si senta libero di suddividere a proprio piacere gli autori che conosce (tranne Paolini e la Troisi, loro sono scribacchini e su questo non concedo alcun margine di trattativa). Nel mio piccolo sono arrivato a chiedermi: ed io cosa sono? O, ancor meglio: “Io, da grande, che cosa sarò?”

Se pensassi di poter divenire uno Scribacchino avrei probabilmente appeso la penna al chiodo, e sorvolando che la non accettazione pare essere una delle loro caratteristiche dominanti, mi auguro di non divenirlo. Escludendo quindi questa categoria (ai più scettici chiedo qualche secondo di sospensione dell’incredulità), quali sono le alternative?

L’obiettivo ideale sarebbe, ovviamente, quello di poter divenire uno Scrittore e capita spesso che conceda qualche minuto per crogiolarmi in questa eventualità. Poi, prendo in mano un libro di Frédéric Dard e leggo:

Ecco, Félicie, stai leggendo il giornale …
E mi piace conteplarti, mentre leggi il giornale, mammà.
Vedo le notizie passare sul tuo volto, lievi, come sullo schermo di un televisore muto, con la luce leggermente sovraesposta. Sullo stesso giornale, le “tue” notizie non sono le “mie”. Perchè tu le accogli diversamente da me. Con indulgenza e compassione. Tu non ce l’hai con l’Universo intero, mamma Félicie. Tu perdoni tutto, al mondo, compresa la sua idiozia. La miseria ti raggiunge senza destare la tua collera. Perchè tu sei veramente buona, mentre io, nei momenti migliori, cerco solo di esserlo.

Poche righe, il primo paragrafo de: “La saga dei Cojon” una delle “Inchieste del Commissario Sanantonio”.
Parole semplici ed efficaci, che evocano immagini vivide ed intense a sufficienza da prendere vita. Se Dard è uno Scrittore, mi accontenterò di essere un Autore.

Stay Tuned

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