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Archive for novembre 2012

Tramando tremende trame.

25 novembre 2012 16 commenti

Con “La Congiura” consegnato ed in attesa di lettura, i giorni scorsi ho avuto un po’ di tempo libero e, per la giUoia dell’eccellentissima Chiara Beretta Mazzotta, l’ho dedicato a rimuginare ai possibili racconti con cui partecipare al suo Tramando 2013. Gli indizi proposti: “acqua”, “porta un’amica ” ed “il vizio peggiore”, mi hanno suggerito una miriade di possibili intrecci, la cui quasi totalità è stata stroncata sul nascere dal limite delle 18.000 battue.

La brevità, ormai immagino sia chiaro per tutti, non fa parte delle mie qualità, e dover sviluppare una storia in tre paginette è un’impresa che rasenta l’impossibile. Grazie ad un lungo campeggiare meditativo – in alcuni ambienti erroneamente scambiato con il cazzeggio – in quel della biblioteca, sono riuscito a mettere insieme tre trame possibili. Come ulteriore complicazione, ho scelto tre generi con cui non ho alcuna dimestichezza: thriller, cappa e spada ed apocalittico. Per ora sono solo delle bozze, ma conto di riuscire a metterli nero su bianco entro la fine della prossima settimana.

Sebbene l’idea sia scegliere quello riuscito meglio, visto quanto saranno diversi per genere ed intreccio, già mi immagino nell’atto di spedirli tutti e tre, per la giUoia dell’eccellentissima Chiara Beretta Mazzotta. Nell’improbabile eventualità riuscissi a fare la mia selezione, per la vostra giUoia, posterò i racconti scartati. Oh no, non vi tratto come una sorta di discarica letteraria, ma capirete che dopo aver fatto la fatica di scriverli, non posso esimermi dal sottoporli a qualcuno. E, sempre per la giUoia dell’eccellentissima Chiara Beretta Mazzotta, esentata dal leggerli, ve li cuccate voi!

Stay Tuned.

Due parole: “Racconto spedito”

21 novembre 2012 6 commenti

La revisione è finita, la correzione anche e qualche minuto fa ho spedito a Perennemente Sloggata la versione definitiva del racconto. Soddisfatto come un gatto satollo, me ne vado a lettuccio che comincio ad avere un certo sonnino.

Stay Tuned.

Ci siamo quasi …

17 novembre 2012 15 commenti

… il racconto per Perennemente Sloggata è a pochi passi dall’esser concluso. Oggi ho terminato la prima stesura ed ho già passato il tutto ad uno dei revisori – il secondo spero di poterlo cooptare domani – per avere le loro opinioni e potermi fare un’idea di cosa ci sia da correggere, rivedere e rifinire. Difficilmente riuscirò a completare il lavoro entro il fine settimana, ma conto di poterlo alla diretta interessata entro i primi giorni della prossima settimana. Non appena lei l’avrà letto ed avrà deciso in quale direzione vorrà che il finale si sviluppi scriverò le battute conclusive ed il tutto sarà pronto per essere pubblicato. Che dire? Evviva!

Stay Tuned.

Da gufi a pipistrelli.

16 novembre 2012 7 commenti

Una decina di giorni fa ho iniziato la lettura de “Il Regno dei Gufi” e dopo diverse sessioni di lettura oggi ho ufficialmente deciso di mettere la parola fine alla mia piccola avventura. Non scendo nel dettaglio e rimando ogni ulteriore commento alla piccola recensione che ho intenzione di dedicare a questo famigerato capolavoro del Fantasy inglese. La vera notizia è che nel consultare la pila dei “da leggersi” mi sono trovato in mano “L’Ala della Notte”. Vi ricordate di questo libro? Ne avevo parlato qualche tempo fa [click]. Bene, oggi sostituisco i gufi di Martin Hocke con i pipistrelli di Martin Cruz Smith e spero di trovare con loro una maggior affinità.

Stay Tuned.

Letture in ordine sparso: Le porte senza meta.

11 novembre 2012 9 commenti


Titolo: Le Porte Senza Meta
Autore: Eldies
Genere: Fantasy

La storia è ambientata sulla Terra in un ipotetico futuro, una serie di disastri ambientali hanno causato dei profondi mutamenti climatici, l’equilibrio politico ed economico si è infranto e la società come oggi la conosciamo ha lasciato posto ad un nuovo medioevo. Solo l’Australia sembra essersela cavata senza ricevere danni troppo drastici, per lo meno fino all’arrivo degli alieni. Sebbene gli ingredienti per parlare di fantascienza ci siano tutti trovo che questo romanzo rientri meglio nel genere fantasy, poiché la maggior parte delle spiegazioni vengono affidate ad un velo di misticismo più che alla scienza.

Superato lo scoglio del genere la narrazione procede agile e scorrevole senza tentare  virtuosismi stilistici e riuscendo così ad evitare il rischio di arenarsi in descrizioni infinite o pensieri contorti. I personaggi sono semplici e lineari, la divisione dei ruoli è chiara con i buoni schierati dal lato delle virtù, i cattivi a fronteggiarli nell’angolo dei vizi e la zona intermedia percorsa solo da alcune comparse. La storia ricalca il modello della cerca di gruppo, con il Colonnello Loneway e la sua squadra gettati tra i pericoli di un mondo ostile controllato da alieni potenti e malvagi. Eroi pronti ad affrontare ogni periglio pur di scoprire il segreto delle Porte Senza Meta, poiché questo potrebbe rappresentare l’unica salvezza rimasta per il genere umano.

Con un iniziale eccesso di zelo l’autore consegna agli antagonisti (alieni che rispondono al nome di Godran) una combinazione di poteri e caratteristiche tali da renderli degli avversari pressoché invincibili. Questo eccesso di potenza degli antagonisti unito alla necessità di evitare ai protagonisti una fine ingloriosa e prematura, diviene presto origine di azioni rocambolesche al limite del farsesco o a comportamenti di assoluta dabbenaggine da parte degli alieni. Questo neo fa il paio con il ripetersi ricorsivo di alcune situazioni ed a mio avviso priva il romanzo di parte del suo spessore.

Benché questi due dettagli evidenzino uno dei limiti del romanzo, Le Porte Senza Meta resta una lettura piacevole che mi sento di consigliare agli amanti del genere ed a chiunque sia capace di mettere da parte lo scetticismo per lasciarsi coinvolgere da una storia in cui il destino della razza umana si trova riposto nelle mani e nelle virtù di un piccolo gruppo d’aspiranti eroi.

Stay Tuned.

Le meraviglie del paccozzo: Missione Eagle

6 novembre 2012 22 commenti

Titolo: Missione Eagle
Autore: Clive Cussler
Editore: Longanesi & C.
Genere: Avventura & Spionaggio
Pagine: 512

Ebbene, ci siamo. Dopo un’attesa che dura da metà luglio ho finalmente messo la parola fine alla lettura di Missione Eagle. Mi sembra doveroso chiarire che il libro è stato colpevole solo di una porzione di questa lungaggine, il resto è imputabile ad un eterogeneo insieme di svogliatezza generale e carenza di tempo. Non a caso la fine è giunta durante l’influenza quando la mia attività gravitava intorno al divano, alla copertina di pile ed ai libri da leggere.

E’ normale, quando si legge un libro, trovarsi a confronto con i commenti di chi già lo abbia letto o abbia avuto qualche esperienza con il medesimo autore. Normale avere una serie di commenti differenti che possono variare dalla lode al muto storcer del naso per il disgusto, ma con questo libro mi è successa una cosa stranissima, tutti i commenti delle persone con cui ne ho parlato si potevano riassumere con la medesima frase: “Si, bello, però sono tutti uguali.”

Non avendo mai letto Cussler prima d’ora non ho risentito del senso di deja-vu da cui tutti si sentivano in dovere di mettermi in guardia, ma ho avuto subito chiara percezione di perché il loro “bello” non suonasse mai molto convinto ed apparisse più simile all’introduzione politicamente corretta del successivo contrappunto negativo.

A mio avviso Cussler non scrive male, non ha nemmeno una narrativa brillante capace di tenere il lettore con il fiato sospeso o di incantarlo, ma riesce a presentare gli eventi ed il loro evolversi in modo abbastanza dignitoso. I suoi personaggi, dai protagonisti agli antagonisti, dai coprimari alle comparse sono tangibili senza aver però una luce propria e quando cercano di uscire dalle righe sembrano forzati, come modelli in posa dinnanzi all’obiettivo.

L’intreccio – che come confermatomi anche da Santa Wikypedia – segue uno schema collaudato e molto simile ad un marchio di fabbrica per l’autore: si parte da un evento del passato lasciato aperto, si passa per la presentazione del problemone e dei malvagi antagonisti, si arriva all’entrata in scena del super-maxi-eroe Dirk Pitt e di li in un crescendo rocambolesco fino all’inevitabile sconfitta del male ed al ristabilirsi della sicurezza mondiale. Un po’ come James Bond, con l’aggiunta di un sacco di cose navali e l’eliminazione dell’aplomb dell’agente segreto britannico. [N.d.a. Ci si riferisce ovviamente al James Bond di Sean Connery e Roger Moore, non alla reinterpretazione moderna e burina dello stesso.]

Missione Eagle – ambientato nel 1989 – è stato scritto nel 1984 ed è quindi facile perdonare l’ingenuità con cui vengono affrontati alcuni argomenti tecnici e scientifici, come la pirateria informatica, oggi argomento ben più noto e concreto di quanto potesse essere quasi trent’anni fa. Meno facile accettare senza batter ciglio l’insieme di deduzioni, casualità e scelte illogiche su cui si posano alcune delle svolte fondamentali dell’intreccio, ma con un minimo di sospensione dell’incredulità risulta possibile superare anche questo scalino.

Sul finale però più che sospendere l’incredulità al lettore viene chiesto a gran voce di applicarsi anima e corpo nella dabbenaggine. Vi spiegherò cosa intendo dire con due esempi abbastanza espliciti, chiunque abbia intenzione di leggere il libro lo tenga presente prima di procedere.

1. I Russi, dopo aver messo le mani sul presidente degli Stati Uniti ed avergli fatto un implanto mentale che li rende di fatto capaci di guidarlo come una sorta di marionetta, invece che agire in modo sottile per prendere il controllo del paese lo portano a compiere una serie di abusi di potere tali da portare il Congresso a votarne sfiducia ed incriminazione rendendo di fatto inutile tutto il lavoro fatto. In un confronto tra loro, in seguito al verificarsi di questo problema, il presidente Russo ed il suo vice si dicono stupiti della reazione degli Statunitensi e li definiscono impossibili da prevedere.

2. I giochi finali si svolgono lungo il Mississipi dove per i buoni è imperativo individuare e prendere il controllo di una particolare chiatta trainata da un rimorchiatore. Sul rimorchiatore è nota la presenza di un nutrito gruppo di orientali armati e pericolosi che hanno già aperto il fuoco su dei mezzi dell’FBI con delle mitragliatrici pesanti uccidendo e ferendo numerosi agenti. Un elicottero carico di Navy SEALs intercetta il rimorchiatore, l’ufficiale al comando parla con un megafono ad un orientale che si trova sul ponte e visto che questo fa segno di non sentirlo l’elicottero si avvicina ulteriormente. Poi, quando questo (unico visibile su tutta l’imbarcazione) fa loro segno di avvicinarsi ancora i SEALs pensano bene di atterrare al centro del rimorchiatore, forse nella speranza di ricevere qualche involtino primavera omaggio. Inutile dire che non appena i fessi si sono placidamente poggiati da ogni pertugio esce un cino-koreano armato di mitra e l’intera squadra viene falciata in men che non si dica.
Il cattivo si serviva di gruppi di assassini professionisti (come viene specificato più volte) e questo dovrebbe giustificare l’ingloriosa fine dei SEALs, ma professionismo dei cattivi a parte, l’ufficiale in comando aveva preso i gradi ad una riffa di paese? Li aveva trovati nell’Ovetto Kinder? Non c’è tempo per pensarci ora, la vicenda incalza e l’eroico protagonista è in arrivo per salvare la situazione … lui ed un reggimento di figuranti dell’esercito confederato armati di moschetto, tutti su un barcone a pale riesumato dalle avventure di Tom Sawyer.
Da un lato abbiamo un gruppo di assassini professionisti armati di fucili d’assalto e nascosti in uno scafo di metallo, dall’altra un’accozzaglia di uomini di paese strafatti di birra ed armati di fucili ad avancarica che erge a barriera un bel mucchio di balle di cotone. Come mai potrebbe finire un simile scontro se non con un bel funerale con un sacco di vedove americane che piangono i loro stupidi mariti? Beh, con tutti gli assassini professionisti morti o catturati e i brilli eroi del sud vivi e vitali fatta esclusione per qualche ferito non troppo grave.
Sullo sfondo una marmotta incartava la cioccolata …

Scritto come è scritto, con dei personaggi perfettamente in linea con lo stile di scrittura ed un intreccio appena accettabile, Mission Eagle potrebbe anche qualificarsi come lettura estiva ma lo scivolone del finale gli fa perdere ogni velleità di narrativa d’avventura e lo fa diventare fantascienza pura.

Stay tuned

Digressione semi seria.

5 novembre 2012 4 commenti

Ieri sera, in quel di Twitter, sono stato contattato da Marzia Prou che mi ha segnalato la campagna danordasudparliamone.
L’hastag proposto “#perché?” mi ha incuriosito, così sono andato a ficcanasare nel blog ed ho trovato una protesta, l’ennesima, nei confronti della politica economica italiana. A differenza di tante altre, più chiassose e sensazionalistiche, ho trovato questa molto lineare e minimalista nel presentare il problema.

Oltre al blog di cui sopra la campagna è presenta anche su Facebook dove ripropone grossomodo i medesimi contenuti. Si tratta di pochi minuti di lettura che mi sento di consigliare.

Stay Tuned.

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