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Posts Tagged ‘Taverna ai Mastri d’Arme’

Me voy.

O, per dirla con le parole di Julieta Venegas:

Dove vado? A Trieste.
Quando parto? Domani mattina.
Quando torno? Lunedì notte.
Cosa farò? … ma voi, una spaghettata di cazzi vostri, mai? Beh, sappiate che ho in programma un nutritissimo carnet di pranzi, cene, acquisti e cazzeggio estremo. Invidiatemi!

Bye Bye

Stay Tuned.

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Ogni promessa è debito.

28 ottobre 2012 12 commenti

Come ho promesso prima d’essere rapito dalla pausa pranzo eccomi qui per condividere con voi un fattarello … sugoso!
Dovete sapere che martedì 23 ottobre sarei dovuto andare dal medico per fare il periodico controllo del peso e visto che c’erano ottime possibilità di essere scesi sotto le tre cifre mi ero organizzato un gioioso festeggiamento per giovedì 25. Con la complicità di amici ristoratori ho prenotato una cenetta dall’anima “macrobiotica” che fosse in grado di farmi dimenticare gli ultimi dieci mesi di minestroni e verdure lesse.

Il destino beffardo ha fatto si che subito dopo aver preso accordi con gli amici di cui sopra ho scoperto che quel martedì il medico non era disponibile e che l’appuntamento doveva essere spostato di una settimana … a martedì 30. Che fare? Agendo in fretta avrei probabilmente potuto  rimandare ed evitare  di dover poi sudare sette camice per redimermi dal peccato. Ormai era tardi, mi ero assuefatto al pensiero del mio piccolo banchetto ed ero più che disposto ad intensificare le mie visite alla palestra per poterlo eliminare prima di dovermi presentare dal medico.

Ecco dunque come stavano le cose giovedì 25 ottobre alle ore 20:18

E come si presentava il tutto una mezz’ora più tardi, alle 20:46


Ora il Karma mi ha punito ed invece di poter andare più a lungo in palestra me ne sto chiuso in casa con il mal di gola e la febbre. Ma ne valeva la pena per uno stinco arrosto con cotenna croccante!

Stay Tuned.

I pirati preferiscono le bionde.

2 agosto 2012 18 commenti

Era scesa la notte sul ventiduesimo giorno di luglio dell’anno del Signore 2012, una colorita collezione di varia umanità gremiva la Taverna ai Mastri d’Arme sollazzandosi tra birra e libagioni. Una brezza fresca riusciva di quando in quando a farsi largo tra i tavoli ed a spezzare l’afa che per l’occasione era stata importata direttamente dalla Tortuga; da un’ora almeno i Drunken Sailors cantavano di mare, donne e tesori.

Una giusta dose di spiedini – ed a questo proposito lasciatemi dire che l’ananas con i gamberi è come il cacio sui maccheroni – mi aveva messo in pace con il mondo e persino la mia proverbiale avversione verso la gente era sotto controllo. In genere sono molto refrattario al mescolarmi con gruppi numerosi, preferisco osservarli da lontano senza doverne condividere il chiacchiericcio sonoro, l’intreccio di odori da cui sono immancabilmente avvolti ed il rischio di contatti fisici indesiderati; nel caso specifico sedevo soddisfatto e satollo chiacchierando con gli amichetti e le amichette al mio tavolo senza troppo badare a ciò che ci circondava. Anche in una simile situazione di distrazione e rilassamento i miei sensi di ragno non mi hanno tradito e nel giro di pochi minuti mi hanno indicato il giungere ben quattro interessanti creature facenti parte dell’universo femminile.

La prima ad arrivare è stata una fanciullina sui vent’anni con una coloritissima capigliatura tra il blu ed il viola (se la memoria non mi tradisce), una scelta appariscente e per molti versi eccessiva ma molto ben abbinata sia nel vestiario che nell’atteggiamento: un vestitino molto corto che lasciava quasi tutta la schiena scoperta e di un colore capace di richiamare quello della chioma, il tutto portato con molta naturalezza. Un po’ magra, forse, ma la tentazione di azzannarle una coscia appena sopra il ginocchio è stata la reazione ben evidente in un sacco di sguardi. Presuppongo ci fosse anche nel mio, non avendolo visto non posso garantire, ma il pensiero è stato quello senza alcun dubbio.

Poco più tardi è arrivata la biondina che potete vedere nella mia pessima foto. Di qualche anno più vecchia rispetto alla fanciullina multicolore ha dato mostra di uno stile ben diverso: una scelta all black in netto contrasto sia con la capigliatura che con l’incarnato (sospetto la prima di esser stata un zinzino ossigenata ed il secondo di esse stato sepolto con un veletto di fondotinta), sia la maglia che i pantaloni elasticizzati e quindi assolutamente fascianti; una morbidosissima bambolina di porcellana. Il suo passeggiare lungo il corridoio ed accanto al tavolo dove sedevo è stata una vera giUoia! Tutto quell’ondeggiare flessuoso aveva un che di poetico, una poesia un po’ sui generis magari, diciamo più materia per Erato che per Euterpe o Calliope.

Le ultime due sono arrivate insieme, parte femminile dell’uscita a quattro di due coppie. All’origine non dovevano essere molto più alte della biondina eppure svettavano ben al disopra di lei mentre procedevano lungo il corridoio seguite dal ticchettare delle loro scarpe. Se non avevano ancora raggiunto i trenta dovevano essere in dirittura d’arrivo e forse proprio per questa differenza d’età si distaccavano molto dalle precedenti: mercanzia messa molto più in vista con camicette sbottonate e generosi balconcini, trucco molto più appariscente e lo sguardo da panterone. Inizialmente questi dettagli mi hanno distratto ma poi lo sguardo è sceso e sono stato folgorato dalla vista delle loro scarpe! Quanto vorrei essere riuscito a fotografare quelle scarpe, non credo riuscirò mai a descriverle in modo degno. Il primo paio aveva la parte frontale tale e quale a quella d’un corsetto, con pizzi e nastrini incrociati. L’eccesso di tessuto sul fronte, a causa credo di un problema di budget, aveva portato ad un difetto nella parte posteriore che era assente da metà scarpa fino a sopra il calcagno, dove il tutto si richiudeva stringendosi intorno alla caviglia. Le altre erano minimaliste: una rete nera con una suola su un lato ed un laccetto di cuoio per chiuderlo sull’altro, immagino ci fosse anche qualche cosa per darle compattezza ma per quanto abbia guardato non sono stato in grado di individuarlo.

Per tutta la sera, con gran sollazzo dei miei amichetti e delle mie amichette e con il supporto del mio maniaco sessuale preferito, ho cercato di strappare qualche scatto di queste quattro donzelle approfittando di ogni loro passaggio lungo il corridoio e delle loro numerose soste al banco. In ogni singola occasione qualcuno si è messo in mezzo all’ultimo istante ed ha vanificato i miei sforzi ed anche alzarmi per prendere una posizione più favorevole non ha aiutato. L’unica immagine dove è possibile intravvedere una di loro è quella di cui sopra. E poiché il tema della serata era quello piratesco sono giunto alla conclusione che: “I pirati preferiscono le bionde!”

Stay Tuned

Cowbird: Pasticciando tra le foto.

12 maggio 2012 8 commenti

 

Spulciando nella cartella delle foto fatte con lo Smartphone sono incappato in questo scatto, fatto con l’intenzione di parlare di una cena  e poi scartato perché la foto non rendeva minimamente giustizia al piatto. Anche andando oltre agli ovvi limiti di una fotografia dinnanzi a cose come l’aroma ed il sapore, la luce del flash, la scarsa qualità della macchina fotografica usata e le mie penose doti di fotografo avevano appiattito troppo l’aspetto di quella Carbonade Flamande. La carne scura, il sugo denso e corposo, i riflessi traslucidi del grasso e delle cipolle, la crosta dorata della polenta. Tutto piallato e reso una sorta di oscura ed indefinita tinta unita capace solo di mettere in risalto il candore del piatto. Non mi piaceva ed anche se mi seccava non avere un’immagine utile di quella cena, l’ho scartata.

Rivedendola ho avuto un certo aumento di salivazione e non ho potuto far a meno di rivalutarla. E’ stato un po’ come trovarsi dinnanzi ad un vecchio peluches dei tempi dell’infanzia: al tempo era stato messo da parte perché liso e rovinato, ma quando viene ritrovato ha in sé la bellezza dei ricordi ed una punta di dolce nostalgia. Forse, nel trovarmi difronte all’originale, ero stato troppo duro con lei, non è venuta poi così male …

Insomma, mi sono scoperto intento ad illanguidirmi ed a fare gli occhi dolci alla foto di un piatto. Non so se questo possa ricadere tra i peccati di gola, ma se posso esprimere la mia opinione preferirei rientrasse nella categoria di peccati “innalzare falsi idoli”, così per punirmi lo scioglierebbero (non che ci voglia molto, si scioglie in bocca) e mi costringerebbero a mangiarlo.

Stay Tuned

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