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Posts Tagged ‘Parcheggio’

Ipotesi di manovra.

21 ottobre 2016 6 commenti

manovra-in-parcheggio

Come sapete sono un animale abitudinario. Le mie giornate sono costellate di piccoli rituali, che si ripetono uguali a loro stessi, con il minimo di variazione necessaria per rientrare nel regno animale piuttosto che in quello vegetale.

Quando salgo in macchina, per esempio, sfilo la gaccia, la metto sul sedile posteriore, tolgo i cellulari dalla tasca, li metto sul cruscotto, mi siedo, mi aggiusto sul sedile, sposto i cellulari dal cruscotto ai portabicchieri, metto la cintura… e sono pronto ad avviare il motore. Non è un affare di una mezz’ora, ma tra una cosa e l’altra può passare un minuto, che detta così pare poca cosa, ma provate a stare in auto per un minuto in attesa che quello davanti a voi liberi il un parcheggio… siamo al limite della crisi di nervi. Così, quando i posti scarseggiano, salto alcuni passaggi della mia amatissima procedura in favore di un bene più grande. Praticamente merito un Oscar al senso civico.

Giovedì scorso, o ieri come ad alcuni piace chiamarlo, dopo aver bighellonato al mercato di Portogruaro mi sono messo sulla via di casa. Avevo poca fretta e parecchie scartoffie a cui volevo dare uno sguardo, così ho meditato di sedermi in auto, cercare quello che mi interessava, trascriverlo nel blocco degli appunti e poi partire. Il piazzale era pieno e c’erano alcune auto che ci si aggiravano alla ricerca di un pertugio in cui infilarsi. Colto da un rigurgito di cortesia ho rivisto i miei programmi: prendere auto, sposarmi in un altro piazzale, leggere/trovare/trascrivere e poi tornare verso casa.

Non avevo ancora aperto lo sportello e già c’era un pretendente, con tanto di freccia lampeggiante. A riconfermare il mio odore di santità, ho messo da parte il mio rito d’ingresso e nel giro di dieci secondi ero pronto a partire.
Comincio la retro… l’autista in attesa è venuto troppo avanti.
Poco male, mi muovo lentamente così avrà il tempo di lasciarmi spazio… immobile.
Lui dietro, lo spigolo di un’altra auto in sosta davanti, per uscire dovrei fare ventontanta manovre. Aspetto, capirà… immobile.
Conto fino a dieci… immobile.
Torno in avanti, mi riparcheggio, spengo l’auto e pesco le mie scartoffie. Viene avanti, abbassa il finestrino.

– Eì.
‘Eì lo dirai al tuo scarafaggio domestico, bifolco maleducato.’ Abbasso il finestrino, sorrido.
* Sì?
– Non vai via?
* Ci ho provato, ma ho incontrato un oggetto inamovibile e non volevo correre il rischio di generare un paradosso logico ricorrendo a una forza inarrestabile.
– Eh?
* No, non vado via.

E’ andato via lui, esprimendo la sua opinione riguardo alle mie scarse doti mentali e al mio errato atteggiamento nei riguardi del vivere civile… sì, insomma, mi sono beccato dell’idiota e dello stronzo. Dietro c’era un’altra auto, ho poggiato le carte e acceso il motore, si è fermata lasciandomi ampio spazio di manovra. Io sono tornato verso casa e lui a parcheggiato.

Stay Tuned.

Risus Interruptus.

19 dicembre 2014 4 commenti

Con la riapertura dell’anno scolasico, la pausa pranzo in quel di Portogruaro è divenuta una selva selvaggia di ragazzini più o meno chiassosi e della variegata umanità rappresentata dallo scorrazzare dei loro branchi. Per la maggior parte si tratta di creature pittoresche, che non fanno del male a nessuno – al limite al buon gusto – ma ci sono delle sgradevoli eccezioni.

Attraversavo un parcheggio, quando la mia attenzione è corsa al garrulo ridacchiare di tre giovinette, che si aggiravano tra le auto scambiandosi occhiate di complicità e battute troppo frenetiche perché potessi comprenderle. Gioventù allegra, beate loro, piacevole alternativa ai musi lunghi che fin troppo spesso capita d’incrociare. Il germinare di questo seme d’ottimismo è appassito all’istante: le tre mocciose stavano spiaccicando cose su parabrezza e finestrini e ragliavano per celebrare quest’alta opera d’ingegno.

Ho rallentato, le ho puntate e mi sono fermato a qualche passo di distanza, sguardo fisso e braccia incrociate al petto.
La prima se n’è accorta subito. Io fissavo lei e lei fissava me.
La seconda ci ha messo qualche secondo, il tempo di inzaccherare un nuovo parabrezza. Io fissavo loro e loro fissavano me.
La terza si è resa conto di essere restata l’unica a ridere e ha cercato il motivo del silenzio delle amichette. Tutti fissavano tutti, era arrivato il momento:

 

RabbiaChe cazzo state facendo alla mia auto?

 

Il fissa fissa è diventato un fuggi fuggi e mentre la gazzelle (alquanto sgraziate) fuggivano, il leone (paffuto) sorrideva placido e soddisfatto. Finito lo spettacolo mi sono rimesso in marcia verso l’auto… che stava da tutt’altra parte del paese.

Stay Tuned.

Ricordi metropolitani.

11 novembre 2014 5 commenti

Ho deciso, mi parcheggio qui!

Divieto
Come dite? Sono una brutta persona perché parcheggio in divieto e sarò giustamente punito da multa e rimozione dell’auto?

Anche no…

Anche no
E’ l’Acegas che se la prende comoda a recuperare i cartelli.
Settimana più, settimana meno, cosa vuoi che sia… tanto la zona del Viale XX Settembre è famosa per la sua pantagruelica abbondanza di parcheggi.

Stay Tuned.

Parcheggio Creativo – Episodio II

4 ottobre 2013 4 commenti

Parcheggi II - Censura
– Tesoro, non hai paura di graffiare i cerchioni parcheggiando in curva?
* Non temere, amore, io ci so fare con le manovre.

Un metro più in là ed era al centro dell’incrocio…

Stay Tuned.

Parcheggio Creativo – Episodio I

30 settembre 2013 2 commenti

Dopo un inizio claudicante ed una prima metà decisamente sotto la media, oggi ho chiuso un mese di settembre positivo anche se non eccelso. Per festeggiare ho pensato di condividere con voi una delle foto del mio archivio dedicato al parcheggio creativo.

Siamo a Trieste, parcheggio sotterraneo del centro commerciale “Torri d’Europa”, ho appena preso posto, scendo e…

Parcheggio Censura
Avete visto come cavolo ha parcheggiato l’incapace con l’auto grigia? Tutto storto, una ruota fuori dal parcheggio. Ma dico io, come si può essere così approssimativi…

Se vi siete concentrati sull’auto grigia: FREGATI!
Perché? Beh, date un’occhiata a quella rossa e capirete.

Stay Tuned.

Datemi un martello …

27 marzo 2012 14 commenti

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, la giornata era soleggiata, il clima mite, il lettore di Mp3 mi stava offrendo un sottofondo a base di “Ballo in fa diesis minore” [Angelo Branduardi] e “I wish I was a punk rock girl” [Sandi Thom] e me la spassavo con la mia attività urbana preferita: la (spasmodica) ricerca di parcheggio. Nella zona in cui mi avrebbe fatto realmente comodo parcheggiare vi sono pochissimi sistemi per poter trovare un posto.

Ereditarietà: Una diretta discendenza da una delle famiglie che, in tempi non sospetti, ha preso possesso dei parcheggi e che tutt’ora ne mantiene la potestà. Questo spiega il fatto che alcuni dei posti in questione siano occupati da veicoli visibilmente datati: Fiat Argentera, Lancia Appia, ed a guardar bene anche una due cavalli (intesa come biga romana).
Appartenenza a culti Esoterici: Divenire un Druido non garantisce la certezza di avere un posto, ma per lo meno da la possibilità di poter apprendere la ricetta della pozione magica di Panoramix.
Sacrificio di una Vergine: Che ovviamente va offerta ad uno degli attuali occupanti, nella speranza che valuti conveniente lo scambio e vi ceda il posto. Starà poi a voi sbrigare le vostre commissioni prima che lui sbrighi le sue e vi richieda indietro il parcheggio restituendovi la non-più-vergine.

A Trieste sono poco più che uno straniero importato, ho provato a diventare un Druido ma sono stato espulso per essere venuto meno durante la prova pratica di “Lettura delle interiora”, per quanto riguarda le vergini, non è che sia contrario ai sacrifici umani, ma avevo bisogno di un parcheggio per tutta la giornata.

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, ben incanalato nel traffico ed agevolato da un’insolita onda verde procedevo speditamente … allontanandomi sempre più dalla mia meta, nella puerile speranza di trovare un luogo più propizio dove abbandonare l’auto.

La zona delle rive, in virtù di un enorme spazio adibito a parcheggio (a pagamento) non è propriamente il paradiso del parcheggiatore (che ritenga 1,50 euro l’ora un furto inammissibile), ma in genere sa essere generosa con chi la corteggi con la dovuta dedizione e le dimostri un amore sincero.

Con una canzone d’amore sulle labbra, ed un enorme mazzo di rose rosse che ingombrava il sedile del passeggero, mi sono immesso in un rettilineo a senso unico mantenendomi sul lato sinistro della strada. Come per magia sono apparsi tre posti vuoti, il primo strettino ma i due successivi abbastanza spaziosi per permettere la manovra anche ad un totale inetto (e, modestamente, riesco ad essere chirurgico in manovra).

Ero così emozionato da dar poco bado al fatto che si trovassero sul lato destro della strada, in fondo non avevo che da mettere la freccia ed iniziare a poggiare verso l’altro lato della strada. Unico dettaglio l’autobus che è comparso alle mie spalle, sparato come un colpo di schioppo: più un caccia in volo radente che un mezzo pubblico nell’esercizio delle sue funzioni.

Non volendo mettere alla prova gli areofreni dell’F-15 tagliandogli la strada e preferendo evitare di testare anche quelli del camion alle mie spalle, ho rapidamente elaborato un piano alternativo ed ho accelerato con l’intento di circumnavigare rapidamente l’isolato ed imboccare nuovamente il senso unico, questa volta stando sul suo lato destro.

Immagino che arrivati a questo punto vi sarete fatti un’idea del tema di questa storiella e starete sfregandovi le mani convinti di conoscerne già il seguito. “Fatto il giro dell’isolato i parcheggi erano già stati occupati. Sai che sorpresa …” Sappiate che se l’avete pensato, avete ragione solamente per metà, le cose sono andate in modo leggermente differente.

Rientrato nel senso unico mi sono reso conto che il primo dei parcheggi larghi era stato occupato, un evento che non mi stupiva ne mi rabbuiava: a fare il giro dell’isolato ci avevo messo meno di un minuto, era credibile che non li ritrovassi tutti e tre liberi ed in fondo me ne bastava uno solamente. Inoltre si trattava di uno dei due parcheggi larghi, uno spazio in cui anche un incapace sarebbe riuscito ad entrare, nella peggiore delle ipotesi avrei potuto occupare il posto stretto, un numero ben minore di autisti avrebbe potuto competermelo, e non potevano essere passati tutti lungo quella strada in quei quaranta secondi di assenza …

Ed infatti nel parcheggio stretto nessuno era riuscito ad entrare! Si era limitato a mettersi in seconda fila in corrispondenza dello spazio vuoto (troppo stretto perché riuscisse ad entrarci agevolmente) bloccandolo completamente e facendo si che nessun altro, anche se meno impedito nelle manovre, potesse fare ciò che lui non era stato in grado di compiere.

Mi domando cosa possa spingere un individuo a fare una cosa simile. Mi rifiuto di credere che possa aver pensato che fermarsi in seconda fila divenisse lecito, se lo si faceva in corrispondenza di un posto vuoto. Ma allora, perché coprire un parcheggio quando aveva decine e decine di metri di altre auto accanto a cui fermarsi? Come può un simile microcefalo aver ricevuto la patente?

Sbuffo, supero l’auto in sosta e riprendo la marcia puntando all’ultimo posto libero che appare dinnanzi a me, come l’autogrill giungeva a dar serenità a Cisco & Company nella loro “Rotta per Casa di Dio”.
Per poter superare l’auto in sosta, ho dovuto ovviamente dare la precedenza a chi stava sulla corsia di sinistra; uno di loro, un bel SUV nero, poggia nuovamente a destra e mi si piazza davanti portando con se una nuvola di cattivi pensieri. La speranza che debba andare dritto all’incrocio mi crolla davanti come un castello di carte quando mette la freccia verso destra e punta diritto verso il MIO parcheggio.

Strepito, sbuffo e soffio, ma le mie capacità da lupo cattivo non sono sufficienti a far volar via l’auto come una casa di paglia o di legno; il SUV arriva al parcheggio e … si ferma in seconda fila bloccandolo esattamente nello stesso modo dell’altro. Non si prende nemmeno la briga di fare una manovra che anche un paramecio ciliato potrebbe eseguire senza difficoltà, si limita a fermare l’auto ed a scendere.

Dovrà solo andare al bancomat” penso “Ed ha lasciato l’auto così perché riparte subito” accosto e lo osservo aggirarsi sul marciapiedi. Uomo che dalla cinquantina sta galoppando alla sessantina, con pantaloni di pelle che farebbero sembrare ridicolo anche un trentenne senza il fisico adatto (no, non aveva il fisico adatto), con quel colorito malsano che solo l’uso eccessivo delle lampade abbronzanti riesce a dare, braccialetto d’oro da mezzo chilo al polso e akimbo di cellulari.

Sono scoraggiato come e depresso come un bambino olandese che non abbia una diga bucata da salvare infilandoci il dito, ma cerco di superare l’empasse, abbasso il finestrino e l’apostrofo.
Mi scusi, può spostare un po’ l’auto? Vorrei parcheggiare.
Sto aspettando una telefonata

No, tu aspetti una svendita di buon gusto e di senso del ridicolo.

Capisco, ma basta qualche metro più avanti, così riesco ad entrare nel parcheggio“”
Parcheggiati pure dietro a me, non c’è problema

Sorvolando su dove potrei consigliarti di infilarti il “tu”, gentile concessione quella che mi fai dandomi il tuo benestare a parcheggiare in seconda fila.

Meglio proseguire, ancora una risposta simile e va a finire a mazzate. Risollevo il finestrino e riparto, con il cuore gonfio di tristezza e la consapevolezza che dovrò cercare posto al Passeggio Sant’Andrea. Cerco di farmi forza, in fondo se trovo un posto libero nel primo tratto di quell’angusto budello, non sarò così mostruosamente lontano dalla mia meta: venti, venticinque minuti al massimo (solo andata).

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste e sulla mia strada, a poche decine di metri dall’imbocco del Passaggio Sant’Andrea, mi sono trovato davanti a questo; una dimostrazione di come le diverse classi sociali possano cooperare senza alcun problema se si tratta di romper l’anima al prossimo! Il macchinone di un commendatore e la macchinina di un pinco pallino qualsiasi che, con mossa tattica ad imbuto occupavano quattro posti invece che due.

Ma si, tanto siamo in una zona della città praticamente disabitata, anche se prendiamo un po’ di spazio in più non se ne accorgerà nessuno. Qui il parcheggio abbonda … già, sono il buon senso ed il rispetto per il prossimo che deficitano.

Senza parole e sempre più cupo, proseguo per la mia strada e mi trovo dinnanzi a questo
Mi sono limitato ad una stretta di spalle, in fondo si trattava solo di un camper che bruciava quattro posti auto, una cosa abbastanza normale rispetto a quello che avevo visto negli ultimi minuti. Proseguendo dritto, qualche centinaio di metri più avanti ho trovato un posto dove parcheggiare e prima di approfittarne sono rimasto ad osservarlo con quel tenero ed ebete sorriso adorante che può avere un padre che osservi la figlia in abito da sposa prima di accompagnarla all’altare.

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, con una mezz’ora almeno di passeggiata prima della mia meta, canticchiando “Datemi un martello” e pensando a quante applicazioni avrei potuto trovare per un simile miracolo della tecnica. Specchietti, finestrini, fanaleria, parabrezza, carrozzeria …

Stay Tuned

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