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Posts Tagged ‘Capitolo Terzo’

I dilemmi del dialogo II. Le Disquisizioni Teologiche

Ureach, uno dei protagonisti indiscussi de “Il Primo Re” (e certamente il personaggio più largamente detestato da parte dei revisori), si trova ad affrontare una profonda discussione teologica, che rischia di minare le sue adamantine convinzioni in fatto di fede.

Al di là del piacere che questa sua condizione di difficoltà potrà suscitare in coloro che non lo amano particolarmente, vi è l’immane sofferenza che provo io nel portare avanti il dialogo! Due individui assolutamente granitici e con una volontà ben oltre la norma umana si fronteggiano nell’argomento che più preme ad entrambi: la religione.

Dover passare a sostenere posizioni diametralmente opposte, argomentandole  secondo la logica stringente di due individui che danno alle loro convinzioni un valore maggiore di quello della vita stessa … mi sembra d’essermi cacciato in un’impresa più grande di me.

Per un istante sono anche stato colto dalla tentazione di sfumare l’intero dibattito e lasciare all’immaginazione di ognuno la forma precisa di quanto si fossero detti, trovo però che l’importanza di questo evento sia per l’evoluzione dei personaggi che per quella della storia sia troppo elevata per lasciarlo nella penombra.

In due giorni ho portato a conclusione il primo round, due pagine di sofferenza che andranno sicuramente rivisitate e migliorate, ora però le posizioni dei due dovrebbero essere chiare e questo dovrebbe permettermi di lasciare in secondo piano i loro successivi dialoghi, limitando la citazione diretta alle affermazioni più rilevanti che l’uno o l’altro potrà arrivare a fare.

Ora una buona boccata d’aria, una merendina nutriente a base di banana, e si torna al lavoro.

Stay Tuned

Diversi revisori e revisori diversi.

22 marzo 2012 2 commenti

Ieri ho sparso un mucchio di parole, ho portato una copia del terzo capitolo (per lo meno della parte ultimate) al più solerte dei revisori, ed ho anche consegnato primo e secondo capitolo nelle mani di una nuova leva, perché potesse iniziare la lettura.

Come mi succede ogni volta che dò in mano d’altri qualche cosa che ho scritto, non ho potuto fare a meno di elucubrare riguardo alle loro possibili reazioni cercando di indovinare quali potranno essere i loro commenti. Una serie di pensieri che si è poi evoluta in una riflessione più generale riguardo ai revisori, al loro compito, alle loro caratteristiche generali ed alle peculiarità che li distinguono e per cui li ho scelti.

Da principio, quando mi sono riproposto di cercare delle persone a cui sottoporre la stesura del ro*cof*man*cof*zo, ho meditato a lungo sul genere di persone di cui potevo aver bisogno, di quali fossero le caratteristiche che avrei dovuto cercare per effettuare una selezione tra i miei amici/parenti/conoscenti. Le risposte che ho trovato mi sono sembrate abbastanza banali, ma non riuscendo ad arrivare a nulla di più illuminante, mi sono limitato ad esse: dovevano essere dei buoni lettori, avere una buona conoscenza dell’italiano, la capacità di organizzare ed esprimere una critica, la capacità di essere abbastanza obiettivi ed avere ovviamente il tempo e la voglia per leggere, correggere e preparare un breve commento per ogni capitolo.

Negli ultimi tre mesi ho avuto modo di testare questo sistema di revisione e devo dire che ha dato degli ottimi risultati: non solamente dandomi modo di correggere alcuni errori stilistici e di evitare quindi di ripeterli (o limitarne il numero) di capitolo in capitolo, ma anche per l’ispirazione che ricevo confrontandomi con i diversi punti di vista che mi vengono presentati. La semplice comodità di avere delle persone che leggono, correggono e commentano è mutata nella comodità di potersi confrontare con stili di critica completamente differente approfittando delle peculiarità di ognuno per migliorare, non solamente la scrittura in sè ma anche il mio rapporto con quello che scrivo.

Per poter spiegare in modo chiaro (e soprattutto breve) quello che intendo dire vi faccio alcuni esempi delle diverse categorie di revisori che ho avuto modo di individuare:

Il Tecnico: Lavora in modo estremamente preciso, correda il testo con le proprie note ed individua i problemi generali del testo suggerendo sistemi per renderlo maggiormente scorrevole.

Il Sentimentale: La sua revisione è meno tecnica e più emozionale, prova simpatie ed antipatie marcate nei confronti dei personaggi e permette di riconoscerne i punti di forza o le debolezze. Un personaggio che gli passi inosservato è probabilmente poco definito e manca della dovuta grinta.

L’Entusiasta: Minimizza gli errori a favore di ciò che è positivo. Le sue critiche sono sempre molto morbide ed esprime con verve e decisione quello che gli è piaciuto. E’ una continua fonte di energia ed ottimismo.

L’Intransigente: Non te ne lascia passare una, marca ogni errore ed ogni mancanza analizzandone ed esprimendone i rischi e gli aspetti negativi. Aiuta a rimanere con i piedi per terra ed a non lasciarsi mai andare alla convinzione di saper scrivere.

Approfitto di questo post dedicato a loro per ringraziarli una volta ancora.

Stay Tuned

Cowbird – Lo strano caso della porta chiusa

Questa mattina, grazie ad un caso fortuito, me la sono spassata alquanto osservando degli ignari passanti.
La cosa mi ha divertito a sufficienza da ispirare una sua cronaca (romanzata ma fedele), di cui inserisco si seguito un breve estratto, e che potrete trovare completa su Cowbird.

[…]

La porta in questione (che potete ammirare grazie alla magnifica foto messa a disposizione da Mr. Smartphone) è dotata di tre caratteristiche peculiari:

1. La targhetta “SPINGERE” posta all’altezza della maniglia.
2. Una targetta rossa con la dicitura “APRIPORTA” che si trova all’altezza dello sguardo di un individuo di media altezza.
3. Un curioso pulsante rosso, appena sotto la targhetta di cui sopra.

[…]

I più non davano alcuna considerazione ad alcuno dei tre dettagli sovradescritti, con il risultato di spiaccicarsi come mosche contro il il vetro; la loro successiva reazione era in genere afferrare il maniglione e scuotere con forza (immagino per abbattere il nemico che aveva osato aggredirli così vilmente).

Una minoranza adocchiava il cartello “spingere” e si faceva precedere da una mano appoggiandola sulla maniglia, il gesto veniva ovviamente compiuto senza nemmeno rallentare il passo. Una spinta vigorosa e … il braccio si piegava sotto la spinta del corpo portandoli a cozzare contro il vetro in modo non molto diverso dai precedenti.

Ricordo in particolare alcuni casi che mi sono costati diversi minuti di distrazione, tra il tempo speso ad osservarli e la successiva necessità di incanalare ogni mia energia nel tentativo di non ridere.

*** *** *** Il Rinunciatario *** *** ***

Arriva alla porta senza considerare alcun genere di targhetta e la trova inamovibile, si guarda quindi intorno con aria perplessa e sorride nel momento in cui localizza la targhetta “spingere”.
Punta una mano e spinge … nessun effetto.
Afferra la maniglia con entrambe le mani e spinge … nessun effetto.
Sospira, si guarda intorno con aria imbarazzata e si stringe nelle spalle.
“Mi sono sbagliato” con il tono di chi si senta in colpa e voglia chiedere scusa.
Si gira e torna verso l’interno, rimuginando sul modo migliore per dire alla moglie che non potrà rientrare a casa, che sarà costretto a rimanere nella Casa di Ospitalità a tempo indeterminato, perchè una porta ha stabilito il suo fato e non gli permette più di uscire.

[…]

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Che sia colpa del muco?

In questi ultimi giorni ho fatto molta fatica a scrivere.

Mi è stato difficile trovare la concentrazione necessaria, le frasi hanno cominciato a farsi frammentarie ed a richiedere numerose revisioni, prima di divenire sufficientemente chiare e comprensibili.

Rispetto alla rapidità (ed alla naturalezza) a cui mi ero abituato nel periodo precedente, è stato un netto ed assai sgradevole passo indietro.

Come unica consolazione, mi auguro che tutto questo sia dipeso dall’influenza. In fondo è credibile che, mentre si dilapidano energie nel vano tentativo di respirare, sia più difficile concentrarsi su altro.

Stay Tuned

Punto di svolta

Il terzo capito, tra alti e bassi, sta scorrendo molto più liscio dei precedenti.

Evidentemente, l’accumularsi di ore di lavoro, mi ha permesso di guadagnare maggiore dimestichezza, e di ritrovare l’abitudine a scrivere che da qualche anno era andata persa. Riesco a visualizzare più facilmente la costruzione dei periodi, e con un po’ di pazienza sto anche rimediando ad una parte dei miei orrori grammaticali congeniti.

Ora che mi trovo a qualche passo solamente dall’introdurre uno degli eventi principali della storia, non riesco a fare a meno di essere emozionato; una scena che ho immaginato e visualizzato decine di volte, che ho abbozzato in uno schema ed esteso nella struttura dei capitoli, sta per prendere la sua forma (quasi) definitiva. Un po’ come una donna che, dopo aver portato in grembo il proprio pargoletto, si renda conto dell’imminenza del parto; senza le doglie però, il che non è certo cosa da poco.

Come piccola anteprima per i miei valorosissimi (e mai sufficientemente ringraziati) revisori, dirò che l’evento prevederà la presenza di Ureach, Ruhek, Kahejt, Lyuthwjn e di un’altra mezza dozzina di facce più o meno note. Sarà un passo determinante per la vita e l’evoluzione del protagonista, ed un avvenimento di grande importanza per il futuro dei suoi compagni.

Proprio per questo, mi trovo combattuto tra l’eccitazione dell’affrontarlo ed una sgradevole punta di ansia da prestazione. Per mia fortuna, ogni qual volta vengo colto dal dubbio, mi è sufficiente ripetere il Mantra di Paolini e tutto si cheta:

Se è diventato famoso lui con il pattume che ha scritto: comunque vada, sarà un successo!

Stay Tuned

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