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A proposito di comunicazione.

blog-facebook-marc-maronPer il momento non aggiungo alcunché. Voi che mi dite?

Stay Tuned.

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  1. 7 gennaio 2014 alle 10:52

    Lo avevo incontrato casualmente. E lo trovo assolutamente crudele perché vero. O triste. Sarei banale a scrivere che questa società fa schifo, che non si sa più stare soli con la propria interiorità e che tutto è tanto arido da rendere i più affamati di conferme. Ma è anche così. E alcuni finiscono per essere gente che urla da sola in un deserto. A sgomitare con gente che fa lo stesso, col paraocchi. Si sente che ho pesanti riserve su facebook? Mmh…

    • 7 gennaio 2014 alle 11:38

      Trovo che i social network (ed in generale tutto il fiorire di questa ‘comunicazione indiretta’) non facciano altro che rendere palese una deficienza caratteriale, morale, sociale e mentale degli utenti che ne divengono dipendenti.

      Non è Facebook a forgiare un individuo disadattato, è l’individuo disadattato ad arenarsi su Facebook come un naufrago sull’ultima spiaggia.

      Triste ed al tempo stesso inevitabile.

  2. 7 gennaio 2014 alle 13:17

    Non credo che sia questione di social, quanto di società. E nemmeno di società odierna, quanto proprio di essere umano in quanto tale.
    Da sempre ci sono le alienazioni, il disagio, l’emarginazione, il dolore, la sofferenza, la disperazione, la voglia di fuga dal mondo… solo che oggi si vedono meglio e con più facilità, perchè l’accesso al privato degli altri è consentito (e in certi casi incentivato) proprio da loro.
    Semplicemente, un modo differente per arrivare alle stesse conclusioni: l’uomo è una bestia complessa e l’equilibrio è cosa di pochi e comunque difficile da trovare.
    Detto questo, trovo quella pagina deprimente ed eccessiva.

    • 7 gennaio 2014 alle 13:28

      Senza dubbio presenta una situazione molto estrema, ma nemmeno così lontana dalla realtà in fondo.

  3. 7 gennaio 2014 alle 17:03

    Concordo con alahambra1.

    L’estremizzazione di determinati comportamenti e/o disturbi ora è semplicemente più visibile.
    Nella realtà io vedo persone che non hanno la più pallida idea di come funzioni la gestione delle informazioni in rete e persone che non sono in grado di scindere la propria vita dal personaggio che si creano, mettiamola così. E, a essere sinceri, in media, non riesco nemmeno a provare alcun sentimento di dispiacere o pietà. Se qualcuno riduce la propria vita ai social e compagnia bella, salvo casi eccezionali, è solo un cretino.
    Per come la penso io, sono necessari il buon senso ed un minimo di educazione informatica (cosa che mai mi stancherò di ripetere) atta ad offrire una maggiore consapevolezza dei rischi e dei vantaggi della virtualità.
    Discorso complesso in cui è necessario considerare molte più variabili. Se qualcuno ne sentisse il bisogno, potrei spiegarmi meglio.

    • 7 gennaio 2014 alle 20:17

      Aggiungerei una generica incapacità di costruire una propria identità, mediatica o meno che sia.
      Per il resto, concordo con la scarsità di pietà…

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