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Ehi papà guarda, un metroner …

Se qualcuno di voi non avesse colto la dottissima citazione del titolo, o se ci fosse qualche nostalgico che desidera fare un salto nell’88 non ha che da cliccare qui!

Fatto questo primo passo, alzi la mano chi si sta chiedendo cosa sia un metroner.

Ebbene, si tratta di un adorabile plantigrado delle dimensioni di un furgoncino volkswagen (con tanto di hippie all’interno, se ne ha incrociato qualcuno sulla sua strada), dotato di un pessimo carattere, di un notevole appetito e di una spiccata intelligenza. Resistete alla tentazione di cercare maggiori informazioni utilizzando San Google o Santa Wikipedia, una delle particolarità della creatura in questione è avere il proprio habitat esclusivamente nell’ambientazione di cui sto scrivendo.

Perché ho deciso di parlare dei metroner?
Presto detto: sono arrivato al punto della storia in cui, dopo essere stata menzionata come una sorta di spauracchio per bambini, la bestiola fa finalmente la propria comparsa dando dimostrazione della propria indisponente predilezione per la carne (umana nel caso specifico). Eviterò di dir troppo riguardo all’incontro (per non rovinare la sorpresa ai miei valenti revisori), ma sono dell’idea che riserverà alcune interessanti sorprese, tanto ai personaggi coinvolti, quanto ad i lettori che ne seguiranno le vicende.

Tornando al metroner, oltre ad essere una sorta di orso (bianco) troppo cresciuto e ad essere un predatore estremamente astuto e famelico, ha la particolarità di non essere soggetto al letargo che abitualmente colpisce i suoi simili, ed anzi a risultare più aggressivo ed attivo durante i periodi di neve. Che si tratti di esemplari solitari o di piccole famiglie, i metroner abitano i picchi delle montagne con ghiacciai perenni da cui discendono quando il clima è tale da portare nevicate anche ad altitudini inferiori; apparentemente insensibili al freddo si muovono agevolmente anche durante le tempeste di neve, in genere sfruttano questa loro caratteristica per condurre cacce da agguato, lasciandosi seppellire dalla neve (o seppellendocisi) ed attendendo che una preda incauta passi loro troppo vicino.

Non temono l’uomo (né alcun genere di altra creatura) ed hanno imparato a riconoscere gli avversari più forti nei gruppi che cacciano, è contro questi individui potenzialmente pericolosi che sfruttano l’effetto sorpresa del primo assalto per poterli mettere fuori combattimento e tornar poi più agevolmente a predare gli altri. Queste caratteristiche rendono i metroner una delle peggiori nemesi per coloro che devono attraversare le zone innevate della catena montuosa dove risiedono,  tra i viaggiatori sono comuni  storie agghiaccianti nelle quali uno solo di questi predatori perseguita un’intera carovana, decimandone i membri con aggressioni ripetute giorno dopo giorno, pasto dopo pasto.

Stay Tuned

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  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 28 ottobre 2012 alle 14:35

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