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Le meraviglie del paccozzo: Missione Eagle

Titolo: Missione Eagle
Autore: Clive Cussler
Editore: Longanesi & C.
Genere: Avventura & Spionaggio
Pagine: 512

Ebbene, ci siamo. Dopo un’attesa che dura da metà luglio ho finalmente messo la parola fine alla lettura di Missione Eagle. Mi sembra doveroso chiarire che il libro è stato colpevole solo di una porzione di questa lungaggine, il resto è imputabile ad un eterogeneo insieme di svogliatezza generale e carenza di tempo. Non a caso la fine è giunta durante l’influenza quando la mia attività gravitava intorno al divano, alla copertina di pile ed ai libri da leggere.

E’ normale, quando si legge un libro, trovarsi a confronto con i commenti di chi già lo abbia letto o abbia avuto qualche esperienza con il medesimo autore. Normale avere una serie di commenti differenti che possono variare dalla lode al muto storcer del naso per il disgusto, ma con questo libro mi è successa una cosa stranissima, tutti i commenti delle persone con cui ne ho parlato si potevano riassumere con la medesima frase: “Si, bello, però sono tutti uguali.”

Non avendo mai letto Cussler prima d’ora non ho risentito del senso di deja-vu da cui tutti si sentivano in dovere di mettermi in guardia, ma ho avuto subito chiara percezione di perché il loro “bello” non suonasse mai molto convinto ed apparisse più simile all’introduzione politicamente corretta del successivo contrappunto negativo.

A mio avviso Cussler non scrive male, non ha nemmeno una narrativa brillante capace di tenere il lettore con il fiato sospeso o di incantarlo, ma riesce a presentare gli eventi ed il loro evolversi in modo abbastanza dignitoso. I suoi personaggi, dai protagonisti agli antagonisti, dai coprimari alle comparse sono tangibili senza aver però una luce propria e quando cercano di uscire dalle righe sembrano forzati, come modelli in posa dinnanzi all’obiettivo.

L’intreccio – che come confermatomi anche da Santa Wikypedia – segue uno schema collaudato e molto simile ad un marchio di fabbrica per l’autore: si parte da un evento del passato lasciato aperto, si passa per la presentazione del problemone e dei malvagi antagonisti, si arriva all’entrata in scena del super-maxi-eroe Dirk Pitt e di li in un crescendo rocambolesco fino all’inevitabile sconfitta del male ed al ristabilirsi della sicurezza mondiale. Un po’ come James Bond, con l’aggiunta di un sacco di cose navali e l’eliminazione dell’aplomb dell’agente segreto britannico. [N.d.a. Ci si riferisce ovviamente al James Bond di Sean Connery e Roger Moore, non alla reinterpretazione moderna e burina dello stesso.]

Missione Eagle – ambientato nel 1989 – è stato scritto nel 1984 ed è quindi facile perdonare l’ingenuità con cui vengono affrontati alcuni argomenti tecnici e scientifici, come la pirateria informatica, oggi argomento ben più noto e concreto di quanto potesse essere quasi trent’anni fa. Meno facile accettare senza batter ciglio l’insieme di deduzioni, casualità e scelte illogiche su cui si posano alcune delle svolte fondamentali dell’intreccio, ma con un minimo di sospensione dell’incredulità risulta possibile superare anche questo scalino.

Sul finale però più che sospendere l’incredulità al lettore viene chiesto a gran voce di applicarsi anima e corpo nella dabbenaggine. Vi spiegherò cosa intendo dire con due esempi abbastanza espliciti, chiunque abbia intenzione di leggere il libro lo tenga presente prima di procedere.

1. I Russi, dopo aver messo le mani sul presidente degli Stati Uniti ed avergli fatto un implanto mentale che li rende di fatto capaci di guidarlo come una sorta di marionetta, invece che agire in modo sottile per prendere il controllo del paese lo portano a compiere una serie di abusi di potere tali da portare il Congresso a votarne sfiducia ed incriminazione rendendo di fatto inutile tutto il lavoro fatto. In un confronto tra loro, in seguito al verificarsi di questo problema, il presidente Russo ed il suo vice si dicono stupiti della reazione degli Statunitensi e li definiscono impossibili da prevedere.

2. I giochi finali si svolgono lungo il Mississipi dove per i buoni è imperativo individuare e prendere il controllo di una particolare chiatta trainata da un rimorchiatore. Sul rimorchiatore è nota la presenza di un nutrito gruppo di orientali armati e pericolosi che hanno già aperto il fuoco su dei mezzi dell’FBI con delle mitragliatrici pesanti uccidendo e ferendo numerosi agenti. Un elicottero carico di Navy SEALs intercetta il rimorchiatore, l’ufficiale al comando parla con un megafono ad un orientale che si trova sul ponte e visto che questo fa segno di non sentirlo l’elicottero si avvicina ulteriormente. Poi, quando questo (unico visibile su tutta l’imbarcazione) fa loro segno di avvicinarsi ancora i SEALs pensano bene di atterrare al centro del rimorchiatore, forse nella speranza di ricevere qualche involtino primavera omaggio. Inutile dire che non appena i fessi si sono placidamente poggiati da ogni pertugio esce un cino-koreano armato di mitra e l’intera squadra viene falciata in men che non si dica.
Il cattivo si serviva di gruppi di assassini professionisti (come viene specificato più volte) e questo dovrebbe giustificare l’ingloriosa fine dei SEALs, ma professionismo dei cattivi a parte, l’ufficiale in comando aveva preso i gradi ad una riffa di paese? Li aveva trovati nell’Ovetto Kinder? Non c’è tempo per pensarci ora, la vicenda incalza e l’eroico protagonista è in arrivo per salvare la situazione … lui ed un reggimento di figuranti dell’esercito confederato armati di moschetto, tutti su un barcone a pale riesumato dalle avventure di Tom Sawyer.
Da un lato abbiamo un gruppo di assassini professionisti armati di fucili d’assalto e nascosti in uno scafo di metallo, dall’altra un’accozzaglia di uomini di paese strafatti di birra ed armati di fucili ad avancarica che erge a barriera un bel mucchio di balle di cotone. Come mai potrebbe finire un simile scontro se non con un bel funerale con un sacco di vedove americane che piangono i loro stupidi mariti? Beh, con tutti gli assassini professionisti morti o catturati e i brilli eroi del sud vivi e vitali fatta esclusione per qualche ferito non troppo grave.
Sullo sfondo una marmotta incartava la cioccolata …

Scritto come è scritto, con dei personaggi perfettamente in linea con lo stile di scrittura ed un intreccio appena accettabile, Mission Eagle potrebbe anche qualificarsi come lettura estiva ma lo scivolone del finale gli fa perdere ogni velleità di narrativa d’avventura e lo fa diventare fantascienza pura.

Stay tuned

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  1. 7 novembre 2012 alle 20:29

    La copertina non mi piace.

    Ho visto su fb che non posso più assumere la veste da rompiballe; non mi fate divertire nemmeno un po’. 😛

    • 7 novembre 2012 alle 20:29

      Perché non puoi più assumere la veste di rompipalle?

  2. 7 novembre 2012 alle 20:44

    Perché da quel che ho letto la produzione scrittoria sta seguendo una funzione con andamento quasi costante, almeno per ora: appena noto una tendenza al ribasso, mi rimetterò all’opera. 😎

    • 7 novembre 2012 alle 20:47

      Beh, prima di rimanere influenzato ero attorno alle 3000-3500 parole al giorno. Quindi se vuoi puoi rompere per far salire da 2000 a 2500 … poi faremo da 2500 a 3000.
      Il mio obiettivo è arrivare a 4000 al giorno ^_*

  3. 7 novembre 2012 alle 20:51

    Ah, non sapevo quale fosse l’obiettivo.
    Bene.

    Perché stai qui a chiacchiere? Marsh a lavorare!

  4. Mihaela
    9 novembre 2012 alle 20:47

    Tale’s Teller, al rapporto!
    Mi è giunta voce che la produttività si sia allontanata dall’obiettivo prefissato.

    (Prima o poi mi spedirai un invito a Quel paese, me lo sento :P)

    • 9 novembre 2012 alle 20:52

      Oggi è stata una Caporetto.
      Come al solito mi sono arenato su un dialogo … un dialogo abbastanza complicato a dire il vero. Ho scritto almeno il doppio, ma il resto è andato perso in taglia e cuci e correzioni. Sigh T_T

  5. Mihaela
    9 novembre 2012 alle 21:18

    I “sigh” non sono accettati.
    Breve pausa, un čiaj con dei biscotti, e via. ^-*

    • 9 novembre 2012 alle 21:23

      Biscotti? Magari!
      Intanto vedo di recuperare un pochetto. La cosa positiva è che per finire il racconto mi manca veramente poco. Metà della prossima settimana …

  6. 9 novembre 2012 alle 22:23

    I biscotti si possono sostituire con le mele secche, gnam!

    • 9 novembre 2012 alle 22:30

      Il problema è che non posso sostituirle con nulla di calorico (quindi nulla di buono).

  7. 9 novembre 2012 alle 22:39

    ‘azz… Bevi il čiaj e basta; il milk oolong è molto buono anche senza zucchero. 🙂

  8. 9 novembre 2012 alle 22:43

    😀
    Il thé, tè, tea.
    È che non ho ancora capito come si scriva in italiano.

    • 9 novembre 2012 alle 22:45

      Ne ho una tazza fumante giusto ora. Non so quale sia la versione ufficiale, io scrivo tea.

  9. 10 novembre 2012 alle 18:58

    #faccioautlet! Non ho mail letto un libro di Cussler…però la tua recensione mi è piaciuta!

    • 10 novembre 2012 alle 19:07

      Riuscirai a vivere una vita piena e soddisfacente anche senza mai porre rimedio a questa tua lacuna letteraria, credimi.

      Mi fa piacere che la recensione ti sia piaciuta, quando l’ho riletta sono stato tentato di cestinarla, non mi convinceva per nulla. Credo dipenda anche dal soggetto, in fondo Cussler non è abbastanza mariuolo da meritare fuoco e fiamme come Haig o Quaglia e senza poter affondare gli artigli mi sembra sempre di perdere mordente. ^_*

      • 10 novembre 2012 alle 20:18

        Mi è piaciuto come lo hai raccontato, senza svaccare, concedimi il termine. Buona maratona di scrittura, ti invidio tremendamente…

      • 10 novembre 2012 alle 20:20

        Quindi ti è piaciuta più questa di quella della famiglia Radley?
        Io ancora non mi invidio, mi riservo la facoltà di farlo una volta finita la fase di scrittura e cominciata quella di pubblicazione ^_*

      • 10 novembre 2012 alle 20:26

        Buon lavoro, sul serio.

      • 10 novembre 2012 alle 20:27

        Grazie mille mia cara ^_^.

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