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Posts Tagged ‘Poste Italiane’

C’era una volta in posta.

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Questa mattina sono stato in posta.
Anche il ventotto novembre sono stato in posta.
Oggi c’era poca gente, la fila scorreva e tutti erano tranquilli.
Il ventotto novembre tutte le sedie erano occupate, cera gente in piedi e il numero di sportelli operativi non era sufficiente a smaltire la calca. Pochi erano tranquilli.

Mi sono diretto al tavolino più vicino accanto al quale c’erano una ragazza di colore, che scartabellava dei documenti e controllava il cellulare; una signora che fissava il tabellone dei turni con aria arcigna e – ora sì, ora no – una donna che andava e veniva attraverso la sala, come uno squalo mannaro. Per non far mancare il mio contributo a quel clima gioioso, ho dato il buon giorno. La ragazza ha alzato lo sguardo e ha risposto con un cenno della testa, l’osservatrice ha borbottato qualcosa tra i denti e la squala ha continuato a squalare… evidentemente la mancanza di ferite sanguinanti non mi rendeva appetibile ai suoi occhi.

Mentre dirimevo il filo di Arianna delle buste da spedire e la ragazza quello dei documenti da compilare, l’osservatrice ci allietava con un sottofondo di commenti a denti stretti, sbuffi e scambi di commenti indispettiti con la squala, quando il suo girovagare la portava a tiro.
Dopo qualche minuto, e qualche numero, la ragazza è giunta alla conclusione di non avere tutti i documenti necessari e con un certo scoramento ha reimbustato il suo plico. Poi, quasi timidamente, mi ha detto che doveva andare e mi ha chiesto se volessi il suo numero. Da ottanta a settanta, certo che lo volevo! L’ho molto ringraziata e salutata, ho constatato che stavano servendo il numero sessantotto e senza farmene accorgere ho scoperto che l’osservatrice aveva il settantaquattro.

Due minuti di attesa, due lunghissimi minuti di attesa infilzato dagli sguardi delle due signore ed è arrivato il mio turno. Mentre ero allo sportello alle mie spalle si sbuffava.

Eh… certo che avrebbe potuto darlo a te, che stavi aspettando.
* Eh sì. Mah!

La mia mancanze di reazione le ha portate a ripetere una seconda volta e poi una terza, con tono via via più alto. Che il soggetto del loro biasimo fossi io o la ragazza, volevano essere certe di avermi reso edotto del crimine di lesa maestà di cui era state rese vittime. Io mi sono limitato a girarmi e a sorridere, uscendo ho ripetuto il buon giorno, senza miglior fortuna della volta precedente.

Chissà se mai si chiederanno perché la ragazza abbia deciso di proporre a me il suo biglietto e chissà quali mai potranno essere le loro ipotesi in tal senso… chissà se mai prenderanno in considerazione che l’istinto l’abbia portata a scegliere l’unica persona che non si stesse crogiolando nell’insoddisfazione.

Stay Tuned.

 

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Q-alità del servizio.

10 dicembre 2015 2 commenti

posta

Voi forse non ci crederete, ma anche noi futuri scrittori di fama internazionale siamo soggetti alla pratica vessatoria dell’invio delle bollette e di conseguenza costretti a pagare i nostri fornitori.
Sorvolando sull’ingiustizia di vilipendere noi artisti con questioni di bassa lega come queste, accade che la posta sia teatro di accadimenti di non scarso interesse. Quest’oggi, per esempio, mentre attendevo di poter regolare le mie pendenze con un malvagio ente triestino, sono stato testimone di una sanguinosa battaglia tra bene e male, impersonati da un impiegato postale e un’anziana signora.

Come propromo di una catastrofe annunciata, l’ingresso della signora è stato in pieno stile Dite^-1 (Dite elevato alla meno uno), quello che in gergo comune viene definito come: “Lasciate ogne speranza voi, ch’io entro!”
Ci ha studiato, ha scrutato il tabellone elettronico dei turni e dopo un breve rituale cabalistico ha fatto scorta di numeri prendendone uno per ogni categoria. FasSstidio!

Plin-Plon. E uno…
Plin-Plon. E due…
Plin-Plon. Ecc’allà, chiamano il numero successivo per i pacchi e lei ci va per pagare la bolletta. FasSsSsSstidio!

– Questo sportello è per il servizio pacchi, signora. Deve andare allo sportello per i pagamenti, biglietto C.
* Oh… mi scusi, mi sono sbagliata. Eh, cose che capitano con l’età. Scusi tanto, me tapina et innocente, innocua et canuta vecchierella. UrcaUrcaTirulero.
– Non c’è problema.
* Grazie giovanotto.
– …
* …
– Signora, deve andare allo sportello per i pagamenti, biglietto C.
* Mi fa rifare la fila?
– Non si preoccupi signora, può usare il biglietto che ha già preso.
* Non potrebbe fare un’eccezione? Daiii, per favore. Nostro Signore le renderà merito se fa del bene ad una vecchierella canuta et innocua, così tapina et innocente. UrcaUrcaTirulero.
– Non posso, mi dispiace.
* Ma la sua collega lo fa sempre.
– La mia collega sbaglia. Buon giorno signora.

La signora sbuffa come il lupo cattivo nel tentativo di abbattere la casa dei porcellini, ma non c’è niente da fare: questa è quella di mattoni. Io ho i lucciconi, mi stringo le mani sul cuoricino e saltello sulle punte, commosso come una debuttante al ballo.

Altro che quelle mezze seghe che vanno a draghi in lucente armatura, quest’uomo ha sconfitto un vero esemplare di Vetusta Saltacode Arrogante dalla Faccia di Palta. Mio eroe…

Stay Tuned.

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