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Posts Tagged ‘Abitudini’

La Cattiveria del Giorno: “Piuttosto.”

6 novembre 2015 6 commenti

La Cattiveria del GiornoCome ho già avuto modo di dire, sono una creatura abitudinaria.
La biblioteca non fa eccezione a questo fatto e quando mi rifugio a lavorare tra i libri lo faccio seguendo alcune prassi ormai radicate. Occupo il “mio” posto, sistemo stampe e appunti, avvio il portatile e lo collego all’alimentazione assieme ai cellulari… poi mi metto al lavoro.

Per fare tutto questo occupo un tavolo. Attorno al tavolo ci sono quattro sedie e senza dubbio potrebbe ospitare quattro persone che leggessero un libro o quattro studenti con un unico testo di riferimento. Di fatto se ci sono di mezzo montagne di appunti e/o computers ci si può stare in due. Essendo il primo ad arrivare tendo ad allargarmi, ma se arriva qualcuno raduno le mie cose in modo da lasciarli tutto lo spazio possibile.

Così è successo anche ieri, quando una signora è entrata nella “mia” stanza con un libro sotto il braccio e le mani occupate da un cellulare e relativo caricabatterie. Il suo paziente ha emesso il fatidico bip della fame atavica e nello sguardo la solerzia è scivolata verso il panico. Ha raggiunto il tavolo, si è seduta e masticando qualche cosa a proposito della maleducazione di chi considera tutto di sua proprietà ha staccato uno dei miei alimentatori dalla multipla per attaccare il suo.

wpid-20151105_144049-1.jpgLa osservo con aria perplessa, ricambia con uno sguardo di sfida. La accontento.

– Mi scusi, è mia.
* Che discorsi sono… se una ha bisogno. Non sei mica a casa tua che puoi fare quello che vuoi. UrcaUrcaTirulero. O tempora, o mores.
– Non ci siamo capiti. E’ mia nel senso che mi appartiene. Me la porto da casa e ci faccio un po’ quello che mi pare.
Momento di gelo. Sguardo vacuo. Reboot di sistema.
* Beh… potresti lasciarmela usare. Mi sta finendo la batteria e aspetto una chiamata importante.
– Potrei, certo e se me lo avesse chiesto in modo educato avrei anche sorvolato sul controsenso di aspettare una telefonata in una sala studio ma così… preferirei tagliare il cavo con una tronchese e buttare tutto dalla finestra. Ecco, si riprenda il suo caricabatterie e buona giornata.

Ha detto qualche cosa d’altro – immagino un vivido affresco dalla sua riprovazione – ma il mio fanciullo interiore faceva troppa cagnara ridendo e non ho sentito una sola parola.

Stay Tuned.

Riflessi Paolo-viani.

22 maggio 2014 6 commenti

Sono una creatura abitudinaria.

Qualsiasi attività svolga – nell’arco di poche ripetizioni – creo una prassi che poi ripeto in modo regolare, alterandola solo in caso di successive raffinazioni per aumentarne l’efficienza. Insomma, sono il sogno proibito di qualsiasi serial killer: prevedibile e facile da trovare.

Le mattine portogruaresi sono un esempio di questa mia natura: parcheggio, raggiungo la biblioteca, entro, occupo il MIO posto con un libro e delle penne, metto le mie cose nello stipetto, esco, faccio colazione, rientro, recupero le mie cose dallo stipetto, preparo computer e scartoffie e comincio la giornata di lavoro.

Quest’oggi, durante la fase “recupero le mie cose dallo stipetto” è successo un fatterello curioso.

Una signora è entrata spingendo un passeggino e dopo aver salutato lei, la bibliotecaria si è rivolta anche al bambino.

– Ciao Paolo.

E la madre, puntualmente:

* Paolo, come si dice?

Il bambino, rispondendo a tono e senza la benché minima esitazione:

° Per favore…

Poi ha aggrottato la fronte: qualche cosa non tornava. Si è guardato intorno, si è reso conto di dove fossero e, per non sprecare il ‘come si dice’ appena utilizzato:

° … posso avere il libro dei camion? Grazie.

Le due donne si sono fatte una risata, io e il bibliotecario – da uomini duri – ci siamo limitati a sorridere.

Ironia a parte: chiedi per favore, ringrazi – anticipatamente – e quello che vuoi è un libro? Tesoro, certo che lo puoi avere.

Libro dei Camion
Stay Tuned.

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11 agosto 2012 31 commenti

Alla fine dello scorso anno mi ero prefisso alcuni obbiettivi da raggiungere durante il duemiladodici, una serie di buoni propositi a cui ho cercato di attenermi quanto più rigidamente mi è stato possibile vista la resistenza passiva del mio io fancazzista. Non starò a farvi tutto l’elenco, la maggior parte di questi propositi non avrebbe molto senso nel contesto, non sarebbe per voi di grande interesse e poi, diciamocelo, sono anche un po’ faccende mie. Perché possiate apprezzare quanto segue vi sono due di questi obbiettivi di cui devo rendervi partecipi:

1. Riprendere con le passeggiate non appena le ginocchia me lo avessero concesso;
2. Sfruttare il periodo soleggiato per abbandonare la mia abituale colorazione cadaverica.

Ora, poiché poche cose mi annoiano come lo star sdraiato al sole come una balena spiaggiata, il mio pensiero è stato quello di unire l’utile al dilettevole e di organizzarmi delle passeggiate abbronzanti. Trovare dei percorsi abbastanza lontani dall’umanità da chetare la mia pudicizia non è stato difficile: pochi si avventurano lungo la laguna e tra i campi battuti dal sole e per la maggior parte si tratta di agricoltori locali con cui ogni interazione sociale si limita ad un cenno di saluto o poco più. Un po’ più complesso è stato il riuscire a vincere l’indolenza, ma in una settimana l’uscita mattutina era divenuta un’abitudine e si era creata una nuova routine mattutina che contemplava una gitarella pedestre tra i cinque e gli otto chilometri. Non ricordo chi abbia detto che l’abitudine può essere il peggiore dei nostri nemici od il migliore dei nostri servi, ma sono fermamente convinto che la sapesse assai lunga sulla natura umana. Tra corsa e camminata il giretto dura poco più di un’ora e mi fa rosolare al sole del mattino in modo abbastanza regolare su ogni lato, considerando che è da maggio che lo faccio quasi tutti i giorni ho accumulato grosso modo un centinaio d’ore di sole e posso dire di aver soddisfatto il mio buon proposito visto che da almeno una quindicina di anni non sono stato tanto abbronzato.

Otto chilometri al giorno ed un’abbronzatura smagliante, cosa mai avrei potuto chiedere d’altro ad un piano tanto perfetto se non un imprevisto in grado di rendere il tutto più divertente?

Per quanto si ponga attenzione alla scelta del percorso e ci si industri per far arrivare il sole equamente da tutti i lati è molto complesso riuscire a convincerlo ad arrivare dal basso quindi, dopo qualche giorno, ho cominciato a distinguere una linea pallida all’altezza della vita, la dove la ciccia ballonzola felice. Poco male, mi sono detto, in fondo non si trattava che di un alzarsi di qualche centimetro della zona rimasta chiara perché coperta dai pantaloncini. Subito dopo mi sono accorto della presenza di due mezze lune di pallore in corrispondenza del sottotetta, due zone rese ancor più candide dal confronto con la pelle scura che le circondava.

Il meglio è arrivato quando mi sono guardato i piedi. Già, perché abbronzarsi camminando è molto meno noioso, ma il coprire le estremità con scarpe e calze non le rende molto ricettive e se l’uomo con il calzino bianco è l’archetipo della mancanza di sex appeal, che dire di un genio del male che il calzino bianco non ha nemmeno bisogno di indossarlo per ottenere il medesimo effetto?

Ai posteri l’ardua sentenza!

Stay Tuned!

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