Convenzioni.

Vi capita mai di essere colti dal rifiorire di un ricordo che sgomita per farsi spazio, dopo aver passato anni nel limbo? Mi auguro di sì, perché a me capita con una certa frequenza e non vorrei essere l’unico che ogni tanto s’impianta a fissare il vuoto con espressione stolida…

PensieriCheSorprendono

L’ultima volta che mi è successo mi sono trovato catapultato di qualche decina d’anni nel passato, al primo anno di università e più nello specifico sul finire di una cena che il padrone di casa ha offerto a me ed al mio coinquilino.

Il signor Simpatico de Furbacchioniis non era una cattiva persona. Non il genere di individuo con cui avrei concluso affari con ‘una semplice stretta di mano’, ma nemmeno uno dei tanti briganti che si approfittano dell’inesperienza degli studenti. Sua moglie, oriunda austriaca, sarebbe stata un buon soggetto di studio per qualsiasi linguista: trasferitasi a vivere a Triesta da decine d’anni, capiva perfettamente l’italiano, ma era capace di parlare solo in triestino.

Eravamo in pizzeria, stavamo chiacchierando del più e del meno e quando siamo arrivati a toccare l’argomento ‘piatti tipici’ la signora de Furbacchioniis ha menzionato una strana zuppa di cipolle e patate di cui non avevamo mai sentito parlare prima di allora. Per porre rimedio a questa grave lacuna enogastronomica, il signor Simpatico ha proposto che per la cena dell’anno successivo fossimo ospiti a casa loro, così da poter gioire dell’arte culinaria di sua moglie.

Ricordo di aver accolto la proposta con cauto entusiasmo, ricordo l’ardore del Coinquilino e ricordo un prudenziale “… alla più puttana buttiamo su una pasta aglio, olio e peperoncino.” del signor de Furbacchioniis. Ricordo, soprattutto, la nota di disprezzo nella voce del Coinquilino quando mi ha comunicato i suoi veri pensieri, diametralmente opposti a quanto detto in presenza dei dei Furbacchioniis. Ricordo che mi ha urtato allora e mi rendo conto che dopo vent’anni ancora mi dà fastidio.

Mi rendo conto di non essere un entusiasta e di essere abituato a reazioni e risposte molto moderate, mi rendo conto che questo sia abbastanza controtendenza da destabilizzare, ma continuo a non comprendere la necessità umana di dare e ricevere ipocrisia. Non ci rendiamo conto che la nostra incapacità di accettare opinioni negative rispetto a quello che diciamo e facciamo si traduce nell’essere schiavi della finzione nel momento in cui siamo noi a dover esprimere un parere? Mah…

Stay Tuned.

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  1. Mih.
    4 maggio 2016 alle 06:33

    Tutto molto bello, ma manca la risoluzione del mistero principale: è buona quella zuppa?

    • 4 maggio 2016 alle 07:58

      Non l’ho mai scoperto.
      La proposta è caduta nel dimenticatoio e vista la situazione non ho fatto nulla per riportarla a galla.

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