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Fischi per Lanterne.

Fischietto

Da quando ci siamo affrancati dalla necessità di cacciare, coltivare o raccogliere il cibo, il centro nevralgico dell’alimentazione umana gravita attorno ai banchi SalumiPesceFormaggiGastronomia dei supermercati.

Luoghi affascinanti i banchi SalumiPesceFormaggiGastronomia, simili alla sala del tesoro di un drago. La differenza è che gli eroi hanno rinunciato a spadoni e armature scintillanti per armarsi di pazienza e contanti e, ovviamente, che il bottino è più commestibile di oro e gioielli.
Già, e il drago? Quelli che proteggono i banchi SalumiPesceFormaggiGastronomia non sono coperti di scaglie, ma da grembiuli; non hanno ali ma cartellini con il nome e non sputano fiamme ma…

Ci sono due fettine in più. Che faccio, lascio?

Dove “fettina” è un’unità di misura variabile che indica una quantità pari alla metà del necessario per trasformare l’etto chiesto nei ventontanta chili pronti per essere incartati.

Nella mia carriera di eroico acquirente di cibo sono stato costretto ad affrontare numerosi draghi. Tra loro ne ho scelti due, che per comodità chiameremo Giuseppe Formaggio e Marianna Chissà.

 

L’antro di Giuseppe Formaggio.

Bestia dispettosa ma mansueta, Giuseppe Formaggio diveniva una creatura infida e spietata quando veniva il momento di difendere i latticini. La sua prima astuzia stava nel celare oscure trame dietro un sorriso di piena disponibilità. Poi, quando la vittima abbassava la guardia, credendosi al sicuro… colpiva.
Il sorriso si capovolgeva in una smorfia perplessa. Una mano rimaneva saldamente poggiata sulla forma e l’altra brandiva il coltellaccio a mezz’aria.

Non mi ha detto quanto.

Non so voi, ma io fatico a stabilire il giusto rapporto peso-volume del formaggio, quindi faccio parte della corrente filosofica del “Un po’ di più… ancora un po’… no, troppo… ecco perfetto.” Tecnica che Giuseppe Formaggio conosceva bene e contrastava tenendo ben lontana la lama del coltello.
Il risultato? Pezzi troppo piccoli per chi sovrastimava il peso e troppo grossi per chi lo sottostimava… una gran perdita di tempo per chi cercava di convincerlo a poggiare quel katZo di coltello sul phottuto formaggio.

– Guardi, se mi mostra le dico.
* Sì, ma quanto.
– Non saprei. Per quello dico… se mi mostra la quantità le dico se va bene.
* Ma quale quantità?
– Tu poggiare coltello, io dire più o meno e quando giusto dire di tagliare… haug!

Non crediate che fatto una volta il problema fosse risolto… tzè, illusi. A fine turno i draghi eliminano la memoria a breve termine e riavviano il sistema.
Troppo abitudinario per cercare un altro negozio e troppo pigro per soffermarmi in una discussione più incisiva, ho vissuto e rivissuto la stessa scena fino al momento in cui la mia necessità di formaggio è coincisa con un momento di nervo scoperto.
E così…

– Non mi ha detto quanto.
* … dunque, me ne servono centoventicinque grammi, ma devo scartare la crosta. Quanto dice che peserà la crosta di un pezzo da centoventicinque grammi? Guardi, andiamo sul sicuro, teniamo un dieci per cento di scarto. Me ne dia centotrentasette grammi e mezzo.
– O_O
* Vabbé, centoquaranta.
– [taglia]
* Aspetti, aspetti. Duecentodiciassette? Così è troppo. Per favore, me ne tolga un po’. Sì, ho capito che è mezza fetta, ma a me ne servono centoventicinque grammi cosa me ne faccio del resto? Lo butto via? Dopo averlo pagato? No guardi, preferisco lasciarvelo.
– Mi prende in giro?
* Più che altro mi sono rotto le palle di dover fare ogni volta ‘sto balletto per un pezzo di formaggio. Faccio prima a tenere una mucca in salotto. Arrivederci.

 

Attraverso lo specchio di Marianna Chissà.

Nella mia personale esperienza non vi è drago che possa rivaleggiare con la possanza di Miarianna Chissà, nè esiste tecnica antieroe che possa rivaleggiare con la sua.
Il suo primo potere, la Sincronia Oscura, le permette di essere sempre libera nel momento in cui il turno spetta a una delle sue vittime designate. Poco importa se sia sola o fiancheggiata da altri quattro draghi, ininfluente se chi la sfida cerchi solo una cucchiaiata di pesto o voglia una scorta a vita di affettati… lei se ne libererà nell’esatto momento in cui il turno starà al suo nemico naturale. Ghermita la preda Marianna Chissà la rinchiude nell’Orrida Realtà, un mondo in cui le leggi del tempo e dello spazio perdono significato e così anche ogni forma di comunicazione conosciuta alla razza umana. Mentre il tapino annaspa nel vano tentativo di dare un senso a ciò che lo circonda, assesta il colpo di grazia con la Dissociazione Associativa.

Così, mentre voi vi chiedete perché abbia preso il salame quando avete chiesto e indicato il prosciutto, lei vi chiede quanto ne vogliate e subito di seguito fa qualche commento sul clima.
Cercate di resistere, insistete sul fatto che volete il prosciutto e nonostante il fatto che lo stiate caparbiamente indicando lei chiede se lo vogliate crudo o cotto.
Rispondete che volete il cotto, lei chiede conferma “Crudo allora?”.
La correggete e lei annuisce, prendendo il crudo.
Fate notare l’errore. Lei si scusa, scrolla la testa e riprende il salame.
Vi siete quasi arresti all’idea di un panino al salame e lei vi chiede se la mortadella la preferite con i pistacchi o senza.
Alzate un cartello: [PROSCIUTTO COTTO].
Prende il cotto, inizia a tagliare. “Due etti, giusto?”
E chi se lo ricorda più? Ve lo ha chiesto trentordici sviste fa, non siete nemmeno sicuri di averglielo detto.
Ne volevate uno, ma visto quanto ne ha tagliato abbozzate e ne chiedete uno e mezzo.
E’ arrivata a uno e quattro, ne aggiunge due fettine… due e tre quarti. Questo è l’unico momento in cui non chiede. Chiude il cartoccio e ve lo porge. “Altro?”
Vi ha sconfitto.

Il mio ultimo incontro con Marianna Chissà ha avuto luogo al banco del pesce.

– Vorrei due fette di salmone. Possibilmente quelle un po’ più sott…
* Sì sì, certo. Basta che me la indichi.
– Queste due qui davanti.
* Questa?
– Sì. E quella accanto.
Prende quella accanto e sostituisce la prima con una a caso.

– Poi dei mazzancolle.
* Dimmi quando basta.

– Ancora una manciata e ci siamo. Ecco, ottimo. Così… va… bene.
Nel mentre ne ha aggiunta ancora una manciata, pari a tutte le precedenti sommate.
– Una fetta di tonno. Questa qui, proprio quella. Più a destra… tonno, non baccalà… eccoproprioquellalì.
E’ proprio la fetta che volevo, esattamente come la volevo, a momenti mi commuovo.
Batte il codice.
6641 [Ghiandola pineale di struzzo imperatore. 666 euro al chilo.]
* No, aspetta.
Ribatte.
6641 [Ghiandola pineale di struzzo imperatore. 666 euro al chilo.]
* Mhhh… vedi il codice? E’ 6641?
– 6631.
* Ahh ecco. Mi sembrava che non fosse giusto.
– Quasi dai, una sola cifra.
* Eh, ma io sono pignola. A volte anche troppo…

Pignola, a volte anche troppo…
Non sapevo se ridere o piangere, una cosa sola era certa: mi aveva sconfitto.

Stay Tuned.

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  1. 28 aprile 2016 alle 16:18

    Bellissima!!! Son morto dalle risate! Hai proprio fatto un ritratto fedele del commesso tipo!

    • 29 aprile 2016 alle 15:30

      Grazie mille e benvenuto ^_^
      E’ stato divertente scriverlo e mi fa piacere che lo sia stato altrettanto leggerlo. ^_*

  2. 28 aprile 2016 alle 16:20

    Bellissima! Sono morto dalle risate! Hai proprio fatto un ritratto fedele del commesso tipo!

  3. 28 aprile 2016 alle 16:23

    Bellissima! Sono morto dal ridere! Hai fatto proprio un ritratto fedele del commesso Tipo!

  4. Mih.
    28 aprile 2016 alle 20:17

    Fantastico! Tutto. *_*
    È un mestiere molto vicino ad una forma d’arte.
    Il mio preferito è un simpaticissimo vecchietto che consiglia sempre cosine nuove e taaanto buone e se gli chiedo solo gli affettati, con una faccia furbissima chiede “E poi? Oggi non ci aggiungi un po’ di formaggino?”.
    Irresistibile ^_^

    • 29 aprile 2016 alle 15:31

      Grazie, grazie ^_^
      Ah, l’antica saggezza del vecchietto.
      E’ proprio vero che per ogni mestiere ci vogliono esperienza e professionalità.

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