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La dura vita del pesista.

bambino,-potenziamento-muscolare,-palestra-149578Un tempo li conoscevamo come sollevatori di pesi, oggi si sono specializzati in diversi esercizi e ricorrono a nomi più adeguati alla nostra imbarazzante anglofilia, ma quale che sia il loro nome restano creature da palestra, condannate a sudare sotto grossi manubri latrando il loro dolore. Sebbene la mia carenza di abnegazione (e le mie forme boteriane) non mi permettano di definirmi parte della categoria, capita che frequenti il loro territorio e divenga parte delle loro dinamiche sociali. Grazie a questa finestra sul mondo del testosterone, mi è capitato di assistere ad un paio di scene che valgono la pena di essere raccontate.

Chiedere è lecito…

Nuova leva in palestra, una ragazza sui ventanta anni, che fa il suo ingresso in sala con un riassunto di pantaloncini e mezza maglietta. Un bel vedere: gambe asciutte con polpacci delineati e cosce compatte e pancia piatta. Attraversa la sala. Ogni passo disegna il muoversi dei muscoli e quando la corsa di riscaldamento fa aumentare il ritmo della respirazione fa capolino la griglia degli addominali.
Uno degli allenatori la raggiunge per compilare la scheda degli esercizi. La prima domanda: “Ti sei mai allenata prima?”Lei lo guarda. Stupore, biasimo e una velata minaccia di morte. ‘No, sono venuta su così a pisoli e mortadella.’ Pensa. “Sciavo.” Dice. ‘Sei un pirla.’ Sottointende.
Ho ghignato così di gusto che a momenti mi mollo un manubrio in fronte. Ah, il karma.

A prima svista…

Una delle cose più frustranti è scoprire che qualcun altro sta facendo lo stesso circuito di esercizi. In una palestra piccola c’è un solo esemplare per ogni macchina e trovarsi a doverle dividere può rendere l’allenamento molto più lungo e laborioso. Così, quando ho visto che la panca era stata occupata dal ragazzo che avevo incrociato sulla porta dello spogliatoio ho mormorato una lode a Giuda e ho aspettato. Ragazzo giovane e visibilmente in forma. Non muscoloso, ma molto tonico. Ha finito la serie accompagnando l’ultima ripetizione con un ringhio e si è messo a sedere con il viso arrossato e la fronte rigata di sudore. Si è accorto che stavo aspettando, mi ha guardato e mi ha chiesto se avessi bisogno di una mano per ridurre il carico del bilanciere.
Un pensiero gentile frustrato dal mio candido declinare. “No grazie, sono giusti per il riscaldamento.”
L’imbarazzo ha scalzato il sorriso.

Stay Tuned.

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Categorie:Sviste Tag:
  1. 2 luglio 2015 alle 12:42

    Comunque la domanda del tipo non è proprio così idiota. Esiste allenamento e allenamento. La fecero anche a me quando -ormai anni fa (piange tristemente)- entrai in una sala pesi per prova. Pur facendo quotidianamente varie cose fra lifepump, Combat, gag spinning ecc., non avevo idea di come funzionasse un allenamento sotto carico “da sala” né delle modalità e tempistiche giuste per non morire, come una principiante, dopo due secondi.
    Fine del momento pignoleria e glorie passate.
    Doveva essere scarsino il ragazzo. 😏

    • 6 luglio 2015 alle 08:45

      Se si fosse trattato di qualche esercizio particolare, avrei potuto capire.
      Se le avesse chiesto che tipo di allenamento avesse fatto in precedenza, avrei potuto capire.
      Se le avesse chiesto da quanto tempo non si allenava, avrei potuto capire.
      Ma quella domanda, così come è stata posta… fatico un pochetto. ^_*

      • 7 luglio 2015 alle 07:24

        Beh, lui ha accorpato tutte le domande in una. Con una montagna di muscoli rimangono poche energie da destinare allo sviluppo della dialettica.
        Ho vinto io. 😎

      • 9 luglio 2015 alle 10:23

        Non so dire se tu abbia vinto, lascio ai posteri l’ardua sentenza.
        Quel che è certo è che lui ha perso. ^_*

  2. 2 luglio 2015 alle 12:44

    P.S. Commentare dal telefono e mettere tante faccine è belliFFimo! 😍

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