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Incerti linguistici.

Girl Swimsuit
Non sono mai stato un gran amante delle spiagge affollate, le ho sempre considerate chiassosi guazzabugli di (a)varia(ta) umanità, ma non nego che possano avere il loro fascino. Fascino che deriva per lo più dallo scorazzare di fascinosi branchi di giovani bagnanti opportunamente desnude. GiUoia per gli occhi, catalizzatrici di sordide brame e muse ispiratrici di madornali figure barbine.

La migliore che io ricordi è andata in scena un’estate di taaanti anni fa – quando eravamo ancora poveri in lire e il compito di rimbecillirci era affidato a Non è la Rai – sulle coste assolate di Lignano Sabbiadoro.

Uno sparuto gruppetto di ragazzotti in piena tempesta ormonale faceva tanto d’occhi al continuo andare e venire di mistiche visioni. Le indicavano, le seguivano con lo sguardo e (quando erano certi di non essere compresi) le commentavano con la baldanza artefatta di chi non può essere e si accontenta di apparire.

Mentre stavano ciarlando di due turiste austriache sedute poco lontano queste ultime sono state raggiunte da una coppia di amiche di ritorno da una nuotata. Allegre, imperlate d’acqua e giocosamente saltellanti, le nuove arrivate (e alcune loro specifiche parti anatomiche) sono subito divenute centro d’attenzione e disamina. Una in particolare ha risvegliato la vena poetica dei fanciulli, che si sono sfidati nell’antica arte del: “Che le farei io a quella.”

Il più ispirato tra loro, vittima della provocazione dei compagni e della scarsa affluenza di sangue al cervello, ha fatto il grande gesto e si è accostato alle ragazze con quel particolare sguardo intenso che viene condiviso dai grandi amatori latini e dalle platesse bollite. Sfoderato un sorriso smagliante e un accento inglese da far invidia al ‘Du gust is megl che uan‘ di Stefano Accorsi, si è rivolto alla bellezza d’oltralpe e…

“What a beautiful corpse.”

Lei si gira e lo fissa. Ruota il bacino, la schiena, le spalle e gli spara in faccia una pizza che spiana la spiaggia con l’onda d’urto. Lui non si capacita, arranca, torna verso gli amici stordito dal ceffone, soverchiato dagli insulti della sua Cristiana Capotondi mancata e circondato dalle risa dagli amici suoi e delle amiche di lei. Si siede, non capisce, si lamenta. “Le ho solo fatto un complimento…”

Non ottiene risposta: forse non sanno, forse non hanno cuore di dirglielo, ma l’assonanza tra “corpse” e “corpo” gli ha giocato un pessimo scherzo e il suo tentativo di far colpo sulla sinuosa bagnante dalla pelle di luna è stato un poco azzeccato: “Che meraviglioso cadavere.”

Ciò che al tempo era sfuggito anche a me, ma che dopo anni sono riuscito a cogliere è il messaggio subliminale nascosto nello sguardo omicida della schiaffeggiatrice: “Never Forget Termopili!”

Stay Tuned.

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  1. Mih.
    27 marzo 2015 alle 18:50

    Mito! Andava premiato per il coraggio. 😂

    • 27 marzo 2015 alle 19:01

      In questo caso la fortuna si è espressa diversamente: “Aiutare gli audaci sì, ma a tutto c’è un limite.”

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