Diversamente buono.

buoneazioni

In sul finir della pausa pranzo, mentre navigavo nel mare di beatitudine che solo una coppetta di gelato artigianale può dare, mi sono imbattutto in una coppia di pulzelle bisognose di soccorso. Le tapine, rinchiuse sotto al sole in una macchina nera – senza nemmeno una fessurina di finestrino aperto – stavano cercando di uscire da un parcheggio ma non riuscivano ad aggirare l’ostacolo di un’auto parcheggiata ad cazzum che ne strozzava malamente l’ingresso.

Dopo averle osservate per qualche tempo – probabilmente a causa dell’eccesso di zuccheri di cui ero vittima – sono stato mosso a compassione ed ho deciso di accorrere in loro soccorso. Qualche passo, qualche cenno attraverso il parabrezza ed un finestrino si è abbassato. Non molto, giusto un palmo, quanto bastava per poter far passare la voce senza correre il rischio che potessi cercare di saltar loro in braccio.

– Vi serve una mano per uscire dal parcheggio?

Il migliore direttore d’orchestra non sarebbe riuscito ad organizzare un coro migliore:

* No no.

Che tradotto dal pulzellese stretto starebbe a significare:

* Vattene maniaco! Sei fortunato che non trovo lo spray al peperoncino, altrimenti…
* Ma che ti credi, maschilista bastardo, che noi donne non si sia capaci di guidare?

La capacità di sintesi del pulzellese è miracolosa. Per fortuna che ci sono gli sguardi ad offrire una buona chiave di lettura, altrimenti si rischierebbe di non comprenderne a pieno le sfumature.

– Come volete. Guarda che se la prendi un po’ più larga riesci ad uscire in retro con una sola manovra.

* Sì sì. [Tr. “Mavaffanculovà.“]

A metà del secondo “sì” [Tr. “Mavaffan…“] il finestrino si era richiuso. Tornato al mio posto a sedere – ed al mio gelato – mi sono goduto lo spettacolo offerto dalle due pulzelle e dalla loro perfetta realizzazione della tecnica automobilistica tanto amata sia dai Vernice che da Alex DeLarge: il “Su e Giù”.

Per chi di voi non la conoscesse, la tecnica del “Su e Giù” prevede di continuare a percorrere avanti ed indietro la medesima traiettoria mentre, grazie ad un ragionamento per assurdo, si cerca di convincere la realtà della non esistenza degli ostacoli che impediscono la manovra. Ad onor del vero non funziona spesso, ma quando succede è come viaggiare sulla corsia preferenziale di un tunnel quantistico.

Le due, evidentemente delle novizie della Cabala Automobilistica, non hanno avuto la determinazione necessaria a perseverare e dopo poche decine di chilometri passati sugli stessi dieci metri quadrati di parcheggio hanno abbandonato il progetto e, spento il motore, si sono messe a confabulare.

Qualche istante più tardi la passeggera è scesa dall’auto e, si come Venere sorta dalle acque, si è avvicinata tra sorrisi e ventosi sbatter di ciglia.

* Ce la daresti una mano? [Tr. “Su con la vita, villico, la buona sorte t’è compagna. Io la mia – quasi altrettanto gnocca – amica abbiamo deciso di concederti l’onore di poterti adoperare al nostro servizio.”]

Mi spiace, la mia pausa pranzo è finita, devo tornare al lavoro.

Che tradotto dal BuonoSìMaMicaFessesse sarebbe: “Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala. E se per caso senti un fastidioso prurito rallegrati… hai ritrovato lo spray al peperoncino.”

Me ne sono andato a piedi, loro anche.

Stay Tuned.

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  1. 4 luglio 2013 alle 16:19

    Questa vince su tutte.
    :mrgreen:

    • 4 luglio 2013 alle 16:27

      Aspetta di leggere quello sui SUV.
      E’ incantiere da una vita e non ho mai trovato la forza per finirlo.

  2. 4 luglio 2013 alle 16:36

    I SUV nelle nazioni in cui una strada non sia larga minimo 30 metri non devono proprio esistere. Soprattutto quei carri armati prodotti in serie non devono essere affidati alle mammine; sono fermamente convinta che non abbiano alcuna percezione delle dimensioni del loro mezzo. 👿

    Mi sento molto carina e coccolosa oggi.

    • 4 luglio 2013 alle 16:39

      Ho una sola parola per descriverti: “Adorabile” ❤

  3. 4 luglio 2013 alle 16:54

    Bravo, mi sembrava di vedere la scena: Fatto benissimo 😀

    • 4 luglio 2013 alle 17:01

      Oh bene, mi fa piacere che la descrizione è stata evocativa.

      Fatto bene il post o l’averle lasciate cuocere nel loro brodo?

  4. 4 luglio 2013 alle 20:11

    Lei è uomo che non perdona, mio caro Tale, è pennuto che non concede seconde possibilità 😆

    • 4 luglio 2013 alle 20:15

      Sono dispostissimo a dare una seconda possibilità, dipende però fa come ci si è bruciati la prima e di certo non sono disposto a farmi prendere per i fondelli o a farmi usare da qualche furbetta in shorts. 😉

      • 4 luglio 2013 alle 20:16

        le furbette in shorts sono le peggiori ^_^

      • 4 luglio 2013 alle 20:18

        Piacevoli a guardarsi, questo bisogna concederglielo.

  5. 5 luglio 2013 alle 06:13

    MI-TI-CO!
    è ora che le donne finto-gnocche assaggino un po di ginocchia nel cervello.
    Personalmente mi sono stancato di farmi zerbinare da chi pensa di avere lo spicchio-power sempre a mille.
    Sto iniziando ad amare le bruttarelle ma sincere.

    • 5 luglio 2013 alle 12:13

      Ho un cuore abbastanza grande da non dover fare distinzioni di sorta… gnocche, cozze o anche maschi non fa alcuna differenza. Sono cortese fino al momento in cui non mi viene dato motivo per smettere di esserlo, da quel momento in poi mi cresce il dente avvelenato. ^_*

      • 17 luglio 2013 alle 15:11

        Mister! passa sul mio blog a ritirare il premio! poi ti scrivo per l’articolo da formattare come detto 🙂 byez

  6. 5 luglio 2013 alle 17:19

    Buona azione giornaliera…….di chi non ha lasciato a casa la testa!!!
    Grandioso….complimenti !!!

    • 6 luglio 2013 alle 13:06

      E’ piacevole ricevere tutto questo apprezzamento per il mio dente avvelenato.

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