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Tu stronzi, egli stronza…

… io strozzo!

Strangolamento

A tutti capita di sentirsi chiedere come sia andata una giornata ed a tutti è successo almeno una volta di non aver voglia di dilungarsi in spiegazioni ed aver quindi deciso di trincerarsi dietro un: “un po’ così” in una delle sue mille varianti.

Com’è fatta una giornata un po’ così? Quali sono le sue caratteristiche salienti? Cosa la caratterizza e la rende diversa dalle altre? Per ognuno le risposte sono differenti, ma tutti siamo accumunati dalla sensazione che il mondo, l’universo ed il tutto si siano alleati ai nostri danni con il sordido scopo di renderci la vita impossibile. Una nostra personalissima versione del giorno di ordinaria follia di Mr. Foster.

Ecco, oggi è stato un giorno un po’ così. Perché? Mah, non saprei dirlo con certezza, ma ho alcune ipotesi:

1. Mi fa delle domande concernenti le mie mansioni durante l’orario di lavoro? Ma come si permette?

Ricordate quando vio ho parlato delle due dottoresse/infermiere cortesissime? Ebbene, in quell’occasione mi era capitato di incontrare una terza dottoressa/infermiera, non ci avevo avuto a che fare, l’avevo solo incrociata in corridoio davanti agli uffici delle altre due, ma la sua capacità di fingere che non esistessi mi aveva colpito non poco.
Avevo sperato di non doverci avere a che fare e, poiché il desiderio si era realizzato, avevo archiviato l’incontro… fino a questa mattina.

Oggi era lì, ed il fatto che toccasse a lei di occuparsi dell’accettazione dei pazienti non aveva minimamente intaccato le sue capacità di astrarsi dalla realtà andando e venendo lungo il corridoio mentre i “fastidiosi questuanti” si accumulavano nella sala d’aspetto.
Per carattere – e panico da palcoscenico – tengo sempre un profilo abbastanza basso e non sono il tipo che si mette a sbraitare per richiamare l’attenzione, ma dopo il terzo passaggio a vuoto mi sono seccato e, pur nel completo silenzio, mi sono parcheggiato al centro del corridoio, giusto davanti alla porta, bloccando del tutto il passaggio.

Capace di non notarmi, ma non ancora in grado di passarmi attraverso, la simpatica dottoressa/infermiera si è vista costretta a darmi bado. Ho consegnato l’impegnativa corretta così come mi era stato richiesto e poi, non pago del disturbo arrecatole, ho chiesto:

– Mi scusi, ma per ritirare gli esami… [Quaestio Interrupta]
* Ah, non so, dovrei vedere nell’archivio ed interfacciarmi con il NavCom della Fratellanza Ombra e Urca urca tirulero, oggi splende il sol.

Non ci capisco una beata fava, lei tenta di approfittarne fuggendo lungo il corridoio; non mi lascio scoraggiare, la tallono e mi rifaccio avanti.

– Sì, ma per ritirare gli esami… [Quaestio Interrupta]
* Bisogna vedere se sono pronti. Come faccio io a saperlo?
– Sono pronti, lo so io.
* E allora?
– E allora… dove devo andare per ritirarli?

Mi guarda come se stessi sudando merda.

* Non poteva dirlo prima?

Questa volta sono io ad interromperla.

– Ci ho provato, ma non mi ha mai lasciato finire.
* Di là.

Con un gesto più vago del da Trieste in giù. Sorrido, annuisco e mi avvio. Chiederò a qualcun altro, sempre meglio che strozzare una dottoressa/infermiera davanti a così tanti testimoni.

2. Pacco, doppio pacco e… se ci provi ti stronco.

Dopo aver ritirato gli esami, aver passato la mattina in un’aula studio a scrivere, essermi trasferito al Città Fiera ed aver pranzato, me ne stavo seduto a bere un caffè. Per essere più precisi non si trattava di un caffè ma di un icecappuccino e non lo stavo proprio bevendo, piluccavo qualche cucchiata di panna dall’orgia di panna che lo sormontava. A volerla proprio dire tutta non ero nemmeno seduto, dopo aver appoggiato il borsello su uno degli sgabelli, prima di riuscire a sedermi sull’altro, ero stato colto dall’irrefrenabile bisogno di dolcezza e mi ero fermato a scucchiaiare.

Appagata la mia turpe voglia ho preso posto. Io su uno sgabello, il borsello su quello accanto e sul lato opposto del tavolo un terzo sgabello vuoto. Si avvicina un tizio, mi guarda e mi chiede se può prendere uno sgabello. Io guardo lui, guardo l’altro tavolo con tre sgabelli liberi e – poiché l’uomo in questione non ha quattro culi e nemmeno un bicchiere in mano – suppongo che stia aspettando gli altri tre che, di certo, staranno facendo la fila.

– Ma certo, faccia pure.

Sono beatamente immerso nel mio icecappuccino, probabilmente ho uno sguardo da bamboccione ebete perso nell’infinito, ma non mi sfugge il dettaglio che l’omino abbia preso lo sgabello su cui sta poggiato il borsello e non quello libero. Ho le mani occupate e la bocca piena, altrimenti mi sporgerei a recuperarlo e mi scuserei… lo zucchero attiva i neuroni e mi rendo conto che il tizio si è accorto del borsello ma non ha avuto alcuna reazione, ha sistemato lo sgabello insieme agli altri e si guarda intorno con aria placida e tranquilla.

Ho il cellulare, il portafoglio e le chiavi dell’auto in tasca, il secondo cellulare è sul tavolo insieme alla busta con i risultati degli esami, nel borsello restano alcuni fogli di carta bianca, una penna bic, forse quattro euro in monetine e la tessere sanitaria che scade… proprio oggi; soddisfare la mia curiosità vale il rischio di perdere quell’inestimabile tesoro, me ne sto zitto, aspetto e continuo a sbaffarmi l’icecappuccino come niente fosse. Passa qualche secondo, il tizio si guarda intorno, sbuffa, recupera il borsello e con grande nonchalance se lo mette su una spalla facendo il gesto di allontanarsi.

– Scusi, ma quello è mio.

Ancora seduto al mio posto uso il cucchiaino per puntare la pietra dello scandalo. Lo guarda, mi guarda e non riesce a gestire la situazione improvvisa: i neuroni hanno fatto tilt.

* Mi stai dando del ladro?
– Stava andandosene con il mio borsello su una spalla, qui i casi sono due: o lei è un ladro o io sono un cretino.
* Ma come ti permetti, lei non sa chi sono io, mio cuGGino, mio cuGGino, urca urca tirulero, oggi splende il sol.

Che sia un parente della dottoressa/infermiera di questa mattina? Forse l’ha mandato lei per mettere in atto una subdola vendetta trasversale… mah…

– Se vuole possiamo fare un gioco divertente: entrambi cerchiamo di indovinare il contenuto del borsello e poi chiamiamo uno della sicurezza a fare da giudice per vedere chi ci è andato più vicino. E se il borsello è suo, sarà anche divertente spiegare come ci siano finiti dentro i miei documenti.
* Ob La Dì Ob La Dà, Prisencolinensinainciusol, Bibbidi-bobbidi-bu.
– Oppure possiamo anche giocare ad acchiapparella, questa mattina sono uscito presto e non sono riuscito ad andare a correre, lei si sente abbastanza veloce?

L’adrenalina riossigena il cervello, i neurotrasmettitori riprendono a fluire e l’uomo si risveglia dall’impasse. Poggia il borsello sul tavolo e si allontana.

Non è la prima volta che qualcuno cerca di rubacchiarmi qualche cosa, ma che s’arrabbiasse con me perché rivolevo indietro il maltolto… beh, questo sì.

3. Ma sì, cosa vuole che sia, sono cose che capitano.

Il momento culminante della giornata. Dopo numerose peripezzie sono riuscito a fare gli esami ed a ritirarne gli esiti, ho atteso una mezza vita che venisse il mio turno – già, perché un appuntamento “dalle 15:30 in poi” può essere alle 15:31 o anche alle 17:15 – e sono a tu per tu con il medico. Apre la fatidica busta, da una rapida occhiata ai risultati, fa qualche commento e – mentre in sottofondo si sente la voce del violino di una danza macabra – lancia sul piatto la ferale notizia:

* … quindi i risultati sono negativi, lei non ha alcun problema.
– Mi rendo conto che possa sembrare un controsenso, ma questa è la peggior notizia che potesse darmi. Beh, a parte “le restano tre secondi di vita” e “è incurabile, progressivo e degenerativo”.

Fin dal nostro primo incontro ho avuto la sensazione che il dottore fosse convinto di avere davanti un piagnone che stava armando una tragedia da un nonnulla, dopo lo sguardo che mi lancia ne ho la certezza.

* Può trattarsi di un problema muscolare, ha provato a farsi visitare?
– E’ proprio questo il problema, una visita l’ho già fatto ed hanno escluso le cause muscolari o muscoloscheletriche mi hanno detto che poteva essere una questione virale o batterica…

Mi ferma e parte con una spiegazione sul fatto che esistono due tipi di medicina, quella del “potrebbe essere” e quella delle prove scientifiche. Ribatto che è proprio per quello che speravo un diverso esito degli esami, così avremmo avuto una prova scientifica del “potrebbe essere” e magari si poteva anche trovare una soluzione.

* Potrebbe provare con dei massaggi, o magari con l’agopuntura.
– Ho provato con massaggi e fisioterapia. Il sollievo non si calcola nemmeno in ore… penso si sia aggirato sui quaranta minuti e capirà bene che non posso fare mezz’ora di fisioterapia ogni quaranta minuti.

Mi suggerisce nuovamente l’agopuntura, io spiego che non ci credo moltissimo ma che mi informerò e proverò a fare un tentativo.

* Nel mentre potrebbe prendere degli anti infiammatori quando le fa male.
– A me fa male tutto il giorno ed a volte mi capita anche di svegliarmi durante la notte perché mi giro nel sonno ed ho una fitta. Non riesco a stare seduto e mi capita spesso che l’unica posizione possibile sia quella di stare sdraiato su un fianco. Capirà che avrei preferito scoprire di avere un problema e sapere in che modo eliminarlo, piuttosto che avere come unica alternativa quella di tenerne a bada gli effetti.
* Ma è normale per una persona della sua età avere qualche doloretto.

Fino a qui avevo sopportato il suo minimizzare, poteva essere un modo per tranquillizzare un paziente che – sua opinione – era più preoccupato del necessario, ma a “doloretto” la pazienza è giunta al termine.

– Mi permetta, ma “qualche doloretto” un cazzo. Quando sto seduto mi fa male; per alzarmi devo fare un rituale o mi sembra che mi stiano trapanando l’osso sacro; non posso andare in palestra perché ogni sforzo della schiena fa tendere i muscoli ed è come se mi prendessero a calci in culo con gli stivali di ferro… non so che trentacinquenni conosca lei, ma io ho amici che hanno passato i quaranta ed ancora camminano, non sono tutti allettati con la flebo.

A questo punto deve aver realizzato la situazione ed essersi reso conto che quando dicevo di stare male non stavo lagnandomi per un nonnulla. Mi guarda con un pizzico di incertezza ed un velo di imbarazzo. Potrei fermarmi, ma l’eco di quel “qualche doloretto” mi ha avvelenato tutta la dentatura, quindi mordo ancora…

– Tanto per farle capire io domani ho appuntamento dal dentista, conosco un sacco di gente che ha problemi ad andarci, che ha paura del dentista. A me il dentista non fa né caldo né freddo, ma da un paio di mesi a questa parte ho paura di sternutire. Perché se non ho abbastanza fortuna e lo sternuto fa tendere i muscoli della schiena a me viene da piangere per il dolore… la prima volta che mi è successo ero in auto, c’è mancato poco che facessi un incidente perché la fitta mi ha preso di sorpresa ed un altro subito dopo perché con le lacrime agli occhi non vedevo più la strada.

Il discorso ormai è finito, lui non ha le risposte di cui ho bisogno, io potrei solo continuare a lamentarmi a cottimo ma non lo trovo per niente produttivo. Saluti, auguri e me ne vado con le pive nel sacco.

Sulla via del ritorno ho anche incrociato un cerebroleso che stava facendosi contromano le rampe del parcheggio del centro commerciale. Così, tanto per mettere alla prova i riflessi e la precisione di manovra per schivare lui senza rifarmi una fiancata sul muro di cemento… un richiamino per ricordarmi che la giornata ancora non era finita. Vaffanculo!

Ecco, questa è una mia giornata un po’ così. Per fortuna che tra venti minuti sarà venerdì e potrò passare la mattinata rilassandomi sotto il trapano del dentista…

Stay Tuned.

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  1. Mihaela
    20 giugno 2013 alle 23:19

    Spero che la causa del dolore si trovi e si risolva presto.
    Il signore wannabe ladro è incommentabile.

    Questo post è fantastico, sul serio.

    Commento in stile telegramma per evitare ulteriori “buoini” & co..

  2. 21 giugno 2013 alle 12:13

    Guarda..troppa buona educazione per dare del Lei ad un faccia da culo che ti sta rubando il borsellino..!

  3. Alessandro
    21 giugno 2013 alle 13:58

    Ed ecco interviene il medico della domenica: ma sono state escluse infiammazioni? Può essere che hai sforzato troppo col camminare e la palestra e che ti si sia infiammata la zona. Oppure qualche minuscola lesione tendinea: fanno malissimo, e l’unica cosa da fare è stare fermo.
    Hai preso anche in considerazione l’ernia? Perché quelle fitte sul fondo schiena, e l’impossibilità di fare sforzi e cose del genere, se non sono i muscoli, a quello mi viene da pensare. Ma ti prende anche le gambe ogni tanto? Tipo fatica e dolori a camminare?

    • 22 giugno 2013 alle 12:52

      Per il momento ho cercato di non perdermi in troppe ipotesi da profano… lunedì vado a far visita all’ennesimo specialista e vediamo che mi dice lui.

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