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Problemi idraulici.

Imbuto Giallo

Qualche tempo fa la Cara Nonnina lamentava la necessità di imbottigliare dell’olio e l’impossibilità di farlo a causa della mancanza di un imbuto. Il suo, quello verde scuro con l’aletta incrinata e l’imboccatura graffiata, risultava apparentemente disperso. Ho evitato di citarle una delle tante frasi con cui amava istruirmi durante infanzia ed adolescenza – “Per ogni cosa un posto ed ogni cosa al suo posto” – e mi sono offerto di prestarle il mio. A dire il vero mi ero anche proposto di aiutarla a fare il lavoro, ma non essendo io Gran Maestro di imbottigliamento di grassi di origine vegetale la mia candidatura era stata gentilmente rifiutata.

Per un paio di giorni mi sono dimenticato di portarglielo – mancanza di cui mi sono anche sentito colpevole – poi, grazie ad una favorevole congiunzione neuronale, sono riuscito a ricordarmene e le ho portato il mio giallo amico. Quando gliel’ho consegnato ho percepito una sinistra vibrazione nella forza e mi sono stupito dell’attenzione con cui lo stesse studiando.

– No, non è il mio, quello verde scuro con l’aletta incrinata e l’imboccatura graffiata.

La sciocchina non sa che nel fitto sottobosco malavitoso che frequento ci sono degli ottimi chirurghi che si occupano di dare un nuovo aspetto agli imbuti di cui mi approprio. Cambiare colore e nascondere graffi o incrinature sono giochi da ragazzi per loro…

– Bene, adesso trovo un posto dove nasconderlo.

Giusto. Ogni imbuto latitante ha bisogno di un posto sicuro dove aspettare che si calmino le acque. Soprattutto se ha subito degli interventi chirurgici per cambiare aspetto. Sapete, per le cicatrici…

– Poi chiedo a 176-671 se mi presta un imbuto, così vedo se il mio lo ha preso lei.

Ormai vittima del trip allucinogeno innescato dal contatto non protetto della realtà alternativa in cui la Cara Nonnina vive, non ho nemmeno preso in considerazione l’ipotesi che anche il mio imbuto fosse stato chiesto in prestito per il medesimo motivo. Avevo appena finito di travasare una bottiglia d’olio, l’imbuto non mi sarebbe servito per parecchio tempo, lo tenesse e si divertisse ad emulare la signora Marple.



Il tempo passa, i pasti si susseguono, le verdure necessitano di condimento e le bottiglie d’olio finiscono. Così, questa mattina, ho gentilmente chiesto la restituzione del mio giallo amico e…

– Ah sì, eccolo. L’ho tagliato e si è rovinato.

Sbigottito, ho pensato a quale rocambolesco incidente avesse potuto portare alla mutilazione dell’imbuto. Poi me lo sono trovato davanti e mi sono reso conto di essere un’anima ben più candida di quanto mi sarei mai aspettato: non era stato un incidente, ‘l’ho tagliato’ andava preso alla lettera. Forse in preda ad una possessione da parte dell’anima inquieta di un rabbino la Cara Nonnina aveva spuntato la punta del mio imbuto.

– Mi sembrava troppo stretto, l’olio era lento a scendere, così l’ho tagliato… ma adesso non entra più nelle bottiglie piccole.

Ho manifestato un vago contrappunto di dissenso e le ho suggerito, per la prossima occasione, di tagliarsi il suo imbuto.

– Provalo, magari sulle tue bottiglie va bene. Se proprio non va lo portiamo allo ZioLontano quando andiamo a trovarlo, tanto lui usa le damigiane e ci entra di sicuro.

Cerchiamo di andare a trovarlo il giorno del suo compleanno però. Così lo possiamo avvolgere in un foglio di giornale, legarlo con un laccio di scarpe usato e farlo passare per un regalo sentito e non uno scarto da piazzare da qualche parte… cioè, io capisco lo spirito pratico e l’idea di non buttare via una cosa che può servire, ma prendere un oggetto sano, romperlo e poi piazzarlo a qualcun altro non mi sembra precisamente la medesima cosa. Soprattutto se l’oggetto in questione appartiene a qualcun altro ed a maggior ragione se appartiene a ME.

Io ed il mio imbuto ce ne siamo andati lanciando oscuri anatemi, sono però lieto di comunicarvi che una volta arrivati a casa, subito dopo la foto di cui sopra, il giallo compagno è tornato al lavoro… un po’ più corto forse, ma perfettamente in grado di svolgere il suo compito.

Nota: 176-671 è una vicina di casa della Cara Nonnina, a sentir lei si tratta di un’infida appropriatrice indebita – da cui il soprannome bassottesco -.

Stay Tuned.

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  1. 5 giugno 2013 alle 17:03

    Mitici entrambi! 😉

    • 5 giugno 2013 alle 17:05

      Grazie, grazie.
      Riferirò anche all’amico giallo, così arrossirà e diventerà tutto arancione.

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