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Storie del ca… stello Marcondirondirondello

Venghino, venghino siori e siore, questa sera ho per voi due storielle alquanto divertenti ed a dir poco scaborse. Una risale a pochi giorni fa, la memoria dell’altra si perde nelle nebbie del tempo, quando l’Italia era giovane e la benzina costava meno di mille lire al litro.

Palestra

Il primo dramma si è svolto in quel luogo di lacrime, dolore e testosterone che è la palestra, prima di potervene descrivere i momenti salienti è d’uopo che vi presenti il cast che lo metterà in scena per voi:

Pixie: Avvenente istruttrice di qualche buffa cosa fatta di zompetti e gridolini. A parte l’ovvio fisico da ‘sturbo è anche una persona piacevolissima: sempre sorridente, pronta a salutare ed a rispondere al saluto, con l’allegria dipinta negli occhi e decisamente giocosa nei rapporti con le persone che conosce almeno un po’.
Ken Codino: Avete presente i deltoidi di Kenshiro quando sbriciola le magliette? Ecco, roba da mezza sega in confronto a quelli di questo baldo giovine. Occhi azzurri, gentile, dignitosamente simpatico e con una cinquantina di chili di muscoli sparsi su almeno un metro ed ottantacinque di altezza.
Mini Lui: La versione tascabile di Ken Codino. Alto un metro e tanta voglia di crescere, con una discreta massa di muscoli, capelli scuri, occhi scuri e ben poco di compagnia.
Kung Fuso: Sedicente esperto di arti marziali – sporadicamente istruttore – di cui ancora non sono riuscito ad identificare l’età ma che suppongo essere più vicino all’infanzia che alla pubertà.

*** *** *** *** ***

Il primo atto vede Ken Codino e Mini Lui alla mercé degli sbalzi ormonali di Kung Fuso che si aggira per la sala pesi con una rivista per mostrare, rimostrare e commentare le foto di alcune modelle in abiti succinti e pose equivoche. Ai suoi continui commenti sulla piacevolezza di simili compagnie per rendere più proficuo il tempo tra una serie e l’altra, i due pesisti rispondevano con sorrisi appena abbozzati perché, si sa, chi troppo parla poco fa.

Il secondo atto è il mio preferito, perché vede l’entrata in scena di Pixie che, ignara delle velleità porno-ipotetiche di Kung Fuso, giunge a lacerare l’oscurità del luogo con uno dei suoi radiosi sorrisi. Saluta tutti, scambia qualche battuta con alcuni fortunati mortali, si sofferma qualche secondo a parlare con Ken Codino al fascino del quale evidentemente non è immune, poi si ritira nella sala accanto in attesa dell’inizio della sua lezione.

Terzo atto, la tragedia sta per consumarsi, rullo di tamburi e suspance.
Certo che tra una serie e l’altra, qualche bacio…” commenta Mini Lui parlando con il suo mentore ed indicando con la testa la porta oltre cui Pixie è sparita. Come evocata per magia la fanciulla ricompare… si trova alle spalle del gruppetto e nel sentire quella battuta ha un tenue rossore. Evidentemente l’idea di sbaciucchiare Ken Codino non le dispiace poi molto.
Ma il destino sa essere crudele e l’uomo in questione, ispirato forse dalla rivista che gli è balenata davanti agli occhi nell’ultima mezz’ora o sentendo la necessità di confermare il suo status di Alpha dichiara con tono sprezzante. “Niente baci per me, solo pompini!

ZAN ZAN ZAN ZAN!

Ultimo atto. La leggiadra Pixie cambia espressione, ora l’idea di sbaciucchiare Ken Codino le dà il ribrezzo. Mento in alto, petto in fuori e pancia (quale pancia?) in dentro, attraversa la sala per fare ciò che deve. Nessuno ci fa caso, nessuno nota il cambiamento, ma io ora so con sicurezza matematica che l’omone si è beceramente giocato la sua (non misera) possibilità di intrattenere conoscenza biblica con la pulzellina.

Ospedale

La seconda storia rientra nella categoria degli “Ipse Dixit”, i gioviali racconti che circolano nella banda di amici e di cui sono entrato a conoscenza dalle parole di uno dei diretti interessati: Big Emme.

Correvano i ruggenti anni novanta e, si sa, a furia di correre prima o poi l’incidente capita. In questo caso specifico l’incidente è capitato ad un vecchio amico di Big Emme così lui e la sua combriccola di allora hanno organizzato una spedizione in cordata e sono andati a trovarlo in ospedale. Non si trattava di niente di serio, ma a quell’epoca esisteva ancora un numero di posti letto sufficiente a permettere la pratica ormai (quasi) perduta del ricovero per osservazione, soprattutto quando si trattava di un trauma cranico.

Giunta sul luogo del delitto l’allegra comitiva (che qui trattiamo come un’entità singola per la nota proprietà di appiattimento cerebrale del branco) si rende conto di non avere la più pallida idea di quale sia la stanza dove si trova il malato. Dopo rapida consultazione optano per chiedere informazioni all’accettazione e si dividono in due gruppi: tre prescelti andranno ad informarsi, le altre sei dozzine di scalmanati troveranno il riposo del giusto nel bar dell’ospedale e, più di preciso, sul fondo di un numero non meglio definito di bicchieri di birra.

Big Emme e gli altri due prodi raggiungono il banco dell’accettazione e dopo qualche tentativo fallito riescono ad attirare l’attenzione di una delle infermiere che si trovano dietro l’apposita vetrata che serve a dividere la zona operativa dell’accettazione (completamente deserta) a quella che sembra essere una località di villeggiatura globale (gremita fin quasi ad esplodere). Eviterò il dialetto per incapacità sintattica:

– Cerchiamo il signor Pallino. Pinco Pallino.
* Che sala e che reparto?
– E’ quello che vorrei sapere… siamo venuti a trovarlo ma non sappiamo dove sia.
* Pinco Pallino… vediamo… no, non lo trovo. E’ sicuro che sia qui?

Segue un rapido scambio di sguardi terrorizzati tra i tre eroi, una consultazione ancor più rapida ed infine la versione ufficiale.

– Sì, sì… l’hanno portato qui.
* Per cosa esattamente?
– Un incidente d’auto.
* Traumatologia, vediamo… Pinco Pallino, Pinco Pallino… no, non lo trovo.

Nuovo brainstorming mentre l’infermiera comincia a dare segni di nervosismo: alle sue spalle la festa continua e lei vorrebbe sbarazzarsi dei tre seccatori per tornare a flirtare con il suo giovane radiologo. Infine, l’idea!

– Ha detto che era in osservazione, ha battuto la testa.
* Allora vediamo il reparto taldeitali… Pinco Pallino, Pinco Pallino… no, non lo trovo nemmeno qui.

A questo punto Big Emme ha raggiunto il livello di saturazione. Se l’infermiera ha fretta di tornare alla festa lui non sopporta l’idea dei suoi amici che si trovano nell’incresciosa situazione di essere costretti a bere anche le birre che spetterebbero a lui.

– Il ragazzo con venticinque centimetri di cazzo.
* Sesto piano, corridoio di destra, stanza tre, secondo letto.
– Grazie.

Perché, a dispetto da quel che si può dire, le dimensioni contano… a volte più del nome.

Stay Tuned.

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  1. Rotolino
    16 marzo 2013 alle 12:47

    Ma tu stai dicendo che la seconda è successa per davvero? XD

    • 16 marzo 2013 alle 13:44

      Oh yeah.
      Garantisco che l’evento mi è stato narrato dal lì presente Big Emme.

    • 16 marzo 2013 alle 13:44

      Ovviamente ne ho romanzata una parte perché non ricordavo con precisione ogni dettaglio, ma la parte “saliente” è precisamente riportata. ^_*

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