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E tu… niente!

Sapevate che tra i miei cantucci creativi preferiti c’è una biblioteca? Beh, ora lo sapete quindi cercate di tenerlo a mente ché prima o poi v’interrogo. Mi piacerebbe potervi dire che si tratta di un’antico palazzo medioevale con anguste sale studio ricavate nei luoghi più strani e pittoreschi, ma se la parola “biblioteca” vi ha rimandato ad immagini mentali del Nome della Rosa o della Normale di Pisa, mi duole comunicarvi che siete andati fuori bersaglio. E’ un palazzo nuovo, senza anima e con poca attrattiva, ma molto pulito, luminoso, caldo e soprattutto un eccellente servizio per la consultazione ed il prestito dei volumi. Non sempre è silenzioso come una biblioteca dovrebbe essere, a volte viene invaso da piccole bande di ragazzini che, con la scusa di studiare insieme, si dedicano a dei buffi tentativi d’approccio romantico o si scambiano delle balle assurde sulle loro acrobazie sessuali. Poco male, ho sempre con me musica e cuffie.

Ma torniamo all’eccellente servizio di consultazione e prestito dei volumi. La suddivisione per argomenti ed autori è chiara e semplice, esiste un computer per la consultazione del catalogo e c’è un buon numero di addetti ai lavori sempre disponibili a fare da ciceroni di quel tempio di carta. Fino a quando si rimane all’interno della biblioteca si può consultare qualsiasi numero di volumi, è possibile costruire dei veri fortini e disseminare testi su decine di banchi; il gioco finisce nel momento in cui si desidera portarne qualcuno a casa, perché in questo secondo caso il limite scende drasticamente a tre. Più che sufficiente per chi si stia procurando qualche cosa da leggere, ma non per tutti è così…

Qualche giorno fa me ne stavo placidamente sprofondato nella scrittura, cullato dalla musica, quando ho percepito una presenza alle mie spalle. Nell’abbassarsi del volume tra una canzone e l’altra ho sentito distintamente due voci, si trattava di una delle bibliotecarie e di una signora con una strana vocetta stridula. Non è stata curiosità, parola di lupetto, ma ho chiaramente sentito che la sconosciuta stava cercando dei testi di consultazione per un qualche argomento tecnico tanto specifico quanto astruso. Per privacy (e comodità) mi riferirò ad esso come: “Filologia romantica per gli sverzillatori di precisione.” Su consiglio della bibliotecaria la signora ha raccolto una mezza dozzina di libri, libercoli e manuali e si è costruita il suo fortino sul banco accanto al mio.

Fin qui nulla di strano, ho visto fare ricerche ben più audaci della Filologia romantica per gli sverzillatori di precisione, ma come in ogni evento che valga la pena di essere narrato si è presentato lui: il personaggio inatteso. Di principio era solo un riflesso alla finestra, un’ombra intenta a girovagare tra gli scaffali apparentemente senza meta, gradualmente si è accostato alla ricercatrice e ci ha scambiato qualche parola.

Da quanto ha detto lui ho capito che:
1. Era l’infelice accompagnatore della ricercatrice;
2. Si stava trifolando le pigne nell’attesa;
3. Ci teneva a sapere quanto tempo le ci sarebbe voluto per finire.
Da quanto detto da lei ho capito che:
1. Non gliene fregava nulla dell’infelicità di lui;
2. Non gliene fregava nulla della noia di lui;
3. Non aveva idea dei tempi, si organizzasse come voleva.

La timida proposta del “torno a prenderti quando hai finito” è stata seppellita dall’occhiataccia “provaci e per cena mangi stufato di veleno per topi” ed è divenuta un più servile “cercherò qualche cosa da leggere”. Giunto a quel punto della vicenda la concentrazione aveva abbandonato la scrittura ed era divenuta apprensione per quell’ometto alto alto e magro magro che aveva ripreso a vagare tra gli scaffali alla ricerca di qualche cosa con cui risollevare la sua sorte raminga. C’è voluta almeno una mezz’ora prima dello scoccare della fatidica scintilla, poi si è messo tranquillo su una poltroncina a leggere…

Il destino la pensava diversamente. Doveva a malapena aver letto la prima pagina quando la Ricercatrice si è levata come un temporale estivo ed ha imperversato attraverso il corridoio carica di una solida pioggia di libri, con ciò che ne è seguito…

– Basta, andiamo.
* Hai finito? Bene.
– Finito? Non ho nemmeno cominciato, ma porto a casa i libri e continuo lì.
” Va bene, cara.
– Ecco, io prendo questi tre, tu prendi questi.

L’uomo si è guardato le mani, ora ingombre di una pila di tre volumi ciascuna.

* Sì, va bene. Allora prendo anche questo, così finisco di legg…

– No, non puoi! Ne puoi prendere solo tre per volta.

L’uomo ha guardato nuovamente le mani occupate dai sei libri mollatigli in groppa dalla moglie (?). Lei deve aver letto il dubbio del suo sguardo ed è corsa ai ripari.

– Lo prenderai un’altra volta… io avrò bisogno di altri due libri, così quando vieni a cambiarmeli puoi prendere anche questo.

Ero pronto, avrei difeso quell’uomo fornendogli qualsiasi alibi, finanche adducendo fatti di chiara origine aliena…

* Ve bene, cara.

Ok, sei nato vittima, te la meriti… adieu.

Stay Tuned.

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  1. 28 gennaio 2013 alle 14:13

    “Ok, sei nato vittima, te la meriti… adieu.”

    Ah, ah, ah! Questa è capacità di sintesi! In poche parole, una filosofia di vita 🙂

    • 28 gennaio 2013 alle 15:18

      non avrei potuto dirlo meglio.

      • 28 gennaio 2013 alle 16:51

        Ed io che ero pronto a mentire per lui… tzè.

    • 28 gennaio 2013 alle 16:48

      Grazie, grazie… la mia benevolenza nei confronti degli esemplari deboli della specie è sempre di altissimo livello. ^_*

  2. Sara M.
    28 gennaio 2013 alle 14:31

    I famosi uomini zerbino. E le famose donne stronze. Ottima accoppiata. Sperando che lui non si sfoghi trasformandosi in un serial killer.

    • 28 gennaio 2013 alle 16:51

      Oh beh, fino a che si limita all’eliminazione delle sue mogli stronze direi che fa poco danno…

      • Sara M.
        28 gennaio 2013 alle 20:26

        Speriamo. Ma non ne sarei tanto convinta. Questi individui sono i piu’ pericolosi. Troppo repressi. La cronaca nera e’ piena di personaggi simili.

      • 28 gennaio 2013 alle 20:34

        Oh beh, da me non avrà alibi, ecco…

  3. 28 gennaio 2013 alle 16:09

    Classico esempio dell’uomo zerbino 😀

  4. 30 gennaio 2013 alle 01:05

    Faccio l’avvocata del tapino. Sarà fesso, ma quella è un’arpia senza ritegno. Chissà che vita gli fa fare per averlo ridotto a quelle condizioni, chissà con quali ricatti morali lo tiene fra le grinfie (non sono del tutto seria, ma quasi). Scusa, ma a me fa più schifo lei, sono molto lontana da questa tipa sul concetto di rapporto di coppia, bleah!
    Comunque non posso esimermi dai complimenti per il neologismo, anzi l’invenzione di una nuova materia di studio!!!!!!!
    Ps- ma davvero i ragazzini possono far chiasso impuniti e tu (con tutti gli altri) riesci pure a sentire le loro cavolate? Non li zittisce nessuno? 😮
    Io sto seriamente avendo dei dubbi sul fatto che mi riprodurrò.

    • 30 gennaio 2013 alle 10:48

      Senza nulla voler togliere a quella creatura indegna della moglie, per diventare delle creature così servili non basta avere un padrone, bisogna metterci anche farina dal proprio sacco.
      Lei se ne approfitta, questo è ovvio, ma o la loro relazione è cominciata con un omicidio che lui ha commesso e di cui lei è a conoscenza, o è lei l’assassino che lo tiene in scacco con il terrore, o lui ha liberamente deciso di diventare una cesta per i panni sporchi.

      Ti ringrazio per la lode al neologismo, ma il merito non è mio. Si tratta di una citazione da alcune storie di Don Rosa (fumettista statunitense) che raccontano le avventure di Paperon de Paperoni. In alcune di queste strisce, tornano ricorsivamente gli sverzillatori di precisione.

      In genere i fanciulli vengono zittiti, e sono anche veloci a reagire i richiami. Però ogni tanto si fanno trascinare dall’entusiasmo e prima che il richiamo arrivi divengono chiassosi. Quando poi siedono al banco accanto, a poco più di un metro di distanza, sentirli è automatico.

      Ma non c’è problema, io sono già certo di non volermi riprodurre. ^_*

  5. 1 febbraio 2013 alle 02:47

    Diamine come sono ignorante sui fumetti… e ammetto non solo la mia ignoranza sulla nota famiglia di Paperi, ma pure su Topolino e quant’altro… Non so com’è che la mia infanzia sia andata in questo modo… Scandalizzo pure mio marito, che invece è – anche – un lettore di fumetti (tanto per dirne una, quando gli ho presentato il parroco del mio paese, che ci avrebbe sposati, hanno scoperto subito di essere entrambi lettori di Tex – pensa te che conversazioni prematrimoniali, c’è andata di lusso davvero!).
    Già che siamo nel territorio delle ipotesi sulla coppia (che mi piace lavorare di fantasia)… potrebbe essere che lei sia molto ricca e lui sia mantenuto da lei?? In tal caso potrebbe progettare un omicidio, ma sarebbe sospettato subito… Allora s’è dato pace facendosi un’amante, e con la moglie si comporta da zerbino pere non destare sospetti, che ne dici?
    E’ banalotta come trama, lo so, ma talvolta sai, dato il Rasoio di Occam… pluralitas non est ponenda sine necessitate. E’ vero che dire che è zerbino di natura semplificherebbe più di ogni altra cosa, ma io penso sempre a delle motivazioni razionali (non essendo capace di concepire un comportamento masochista). Non so, non li ho visti; che magari osservandoli mi sarei fatta un’idea anche dalle apparenze (Oscar Wilde aveva ragione in certo senso).

    Mio marito pure è certissimo di non volersi riprodurre. Non facciamo finta che sia per il bene dell’umanità. Noi non vogliamo riprodurci per il nostro bene(ssere) personale. Ho detto una cosa tremenda? Comunque so che verrei lapidata se la dicessi apertamente nel mio blog. 😐

    • 1 febbraio 2013 alle 03:02

      PS- le ultime righe, sono riferite esclusivamente alle scelte mie e di mio marito, s’intende.
      Peraltro, al momento non ho istinto materno e dubito che mi verrà in futuro, come dubito che da un giorno all’altro sentirò quella gran cavolata di leggenda metropolitana che chiamano orologio biologico… 😉
      Aurora

      • 1 febbraio 2013 alle 10:35

        L’unico orologio biologico che sento è quello degli scricchiolii delle articolazioni putrefatte… e non mi suggerisce alcun genere di spinta riproduttiva ^_*

    • 1 febbraio 2013 alle 10:34

      Affascinante ipotesi, se veramente le cose stessero così l’uomo sarebbe un attore eccezionale, era talmente convincente con la sua espressione da cane bastonato che mi aspettavo si grattasse dietro l’orecchio con una zampa posteriore.

      In ogni caso non avrebbe molta della mia simpatia, ordire un piano simile con l’unico risultato di rimanerci fregato per tutta la vita non mi sembra un gran successo, anzi. Lo farebbe passare da nato vittima a nato scemo… ed io considero la stupidità un reato peggiore dell’omicidio.

      La mia spinta alla non riproduzione è duplice. Da un lato mi rendo conto che chi mette al mondo un figlio debba essere pronto a sacrificare il proprio benessere in favore di quello del pupo, cosa che non mi va per niente; dall’altro io tifo per l’estinzione della razza umana quindi, nel mio piccolo, cerco di facilitare le cose.

  6. Tata_Teller
    1 febbraio 2013 alle 12:50

    Spinosissima la questione riproduttiva, posso intromettermi?
    E’ una delle poche questioni sulle quali il Sig. Teller ed io non la vediamo nello stesso modo, e che a me procura qualche stato di tristezza ed amarezza. Comprendo benissimo le sue motivazioni, ed apprezzo l’onestà intelletuale di chi ammette di pensare tanto al proprio egocentrismo e benessere da non volerlo sacrificare in favore di un figlio. Non penso sia una cosa tremenda, penso che la scelta del diventare genitori debba essere consapevole, voluta e condivisa, e che sia un ruolo che dura tutta la vita, senza pause o ferie. E’ difficile ed è complicato, con grandi soddisfazioni e contemporaneamente grandi preoccupazioni. Significa anche cambiare il ritmo della propria vita, personale e di coppia, a favore di un terzo che ha il sacrosanto diritto che cosi’ sia.
    Tuttavia, comprendo ma non condivido: il mio desiderio di maternità c’è eccome, ed è una cosa con la quale mi scontro quotidianamente nel mio intimo, e mi arrovello abbastanza sulle sue possibilità di realizzazione, rendendomi però contemporaneamente conto che, proprio in virtù di quello che ho detto poco sopra, non posso certo costringere lui a vederla nella stessa maniera.
    Infine, non so se l’orologio biologico sia o meno una leggenda metropolitana, ma so per certo che, a due mesi dai miei 36 anni vedo accorciarsi velocemente e paurosamente il tempo a mia disposizione per avere un figlio. E non soltanto per una questione biologica, ma anche perchè penso che un bimbo abbia tutto il diritto di avere dei genitori attivi per un lungo tempo della sua vita, e che non sia giusto che a 30 anni, nel pieno della costruzione della propria vita, si debba occupare di due vecchietti che dipendono da lui.
    Ovviamente, tutte considerazioni personali, senza traccia di critica per chi la pensa diversamente, serve che lo specifichi?

    • 1 febbraio 2013 alle 14:15

      Hem… la questione comincia a farsi complessa.
      Il lato faceto di tutto questo è che il commento della gentile consorte ha segnato il giro di boa per il target della corsa al nuovo racconto.

  7. 2 febbraio 2013 alle 03:38

    La tua gentile consorte ha ragione dal suo punto di vista: io e Alessio siamo fortunati che la pensiamo (o meglio sentiamo) allo stesso modo. Se invece si hanno opinioni e sentimenti diversi sulla questione, allora diventa complessa, sì.
    Spero anche che nessuno di noi due abbia ripensamenti (che poi sarebbero più ‘sentimenti’, dato che al momento nessuno di noi due ha istinto paterno o materno) unilaterali nel corso del matrimonio, perché se un tale istinto dovesse nascere all’improvviso in uno solo dei due (può capitare) allora potremmo trovarci anche noi in una situazione di disaccordo che causerebbe una certa sofferenza in almeno uno dei due… Molto spinoso e penoso…

    Non concepisco nemmeno io che il figlio sia il mitico “bastone della vecchiaia” dei genitori, questo è certo. E anche io penso che, una volta messo al mondo, il figlio abbia diritto di sconvolgere la vita dei genitori, perché non ha chiesto lui di nascere, e da quel momento in poi giustamente i genitori si devono sacrificare, e perciò devono essere pienamente convinti e responsabili (purtroppo c’è chi mette al mondo così, tanto perché capita.. e non va a vantaggio del bimbo).
    Ho capito che non c’è critica sul diverso pensiero 😉 , anche perché appunto si tratta di sentimento personale più che di una questione ‘ragionata’ o un’ideologia.
    Ciao a entrambi!

    • 4 febbraio 2013 alle 11:56

      Direi che “spinoso” centra abbastanza bene il problema.
      Buon giorno, buon giorno ^_^

  8. 5 febbraio 2013 alle 16:51

    Scrittura fluida e con quel pizzico di ironia che non guasta mai.
    Complimenti.
    Nicola

    • 5 febbraio 2013 alle 20:29

      Lieto che sia di tuo gusto ^_^
      Grazie a te per la visita e benvenuto.

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