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Cuore di mamma.

La settimana scorsa stavo bighellonando in un negozio di vestiti e mi è capitato di ascoltare un breve scambio di battute tra una cliente ed una commessa. Mi scuso fin d’ora per i miei strafalcioni nella trascrizione dal triestino parlato ed invito chiunque possa fornirne una versione più corretta a farmelo sapere.

Le due donne, entrambe sulla cinquantina, hanno intessuto il loro dialogo attraverso l’intero negozio e quando sono giunte abbastanza vicine perché potessi udire la commessa stava dicendo: “Se gà sposà ‘sto fio o no?” La cliente ha sospirato e socchiuso gli occhi in un’espressione sconsolata, non c’è stato bisogno che aggiungesse altro. Unitasi al cordoglio della madre con figlio zitello la commessa ha cercato uno spiraglio d’ottimismo. “Nol gà neanche una morosa?“.

L’espressione sconsolata sul volto della madre si è fatta più intensa e complessa con l’arrivo di una strana mescolanza tra titubanza e trepidazione. Ha ripetuto il sospiro e rilanciato con un cenno di negazione ma era evidente che ci fosse qualche cosa di più, qualche pensiero a cui intendeva dare sfogo senza però essere ancora certa di volerlo fare. Le prime parole sono state liberatorie come il fischio di una cuccuma sul fuoco. “El gà un caratere che …” Si è fermata, l’incertezza stava per vincere la battaglia, ma ormai il sasso era stato lanciato e non poteva più nascondere la mano. Un bel respiro per farsi coraggio e: “… che no ghe auguro a nissuna donna!” Dar sfogo a quel pensiero dev’essere stato veramente liberatorio perché sul finire è riuscita ad arrivare ad una chiara nota d’ironia e l’ha accompagnata con un sorrisetto da bimbetta lieta della propria marachella.

Cuore di mamma, sempre lieta di poter parlare del suo bambino e restia a spennellarlo di cacca … ma quando ci vuole, ci vuole.

Stay Tuned

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  1. Mihaela
    29 agosto 2012 alle 19:18

    A me ‘sta storia del matrimonio comincia a dare l’orticaria…
    “restia a spennellarlo di cacca” per la mia augusta genitrice questo non è mai stato un problema; il mio carattere di me..a è spesso argomento di pranzi domenicali. -.-“

    • 29 agosto 2012 alle 20:31

      Ci sono genitrici e genitrici.
      Alcune sono più spudorate di altre, alcune più imbarazzanti … ad ognuno la sua croce.

  2. 5 settembre 2012 alle 22:15

    cuccume?? ma è italiano?? l’avevo solo sentito come ‘cogome’ o qualcosa del genere.
    cmq,questa signora credo che sarebbe un’ottima suocera 😀

    • 5 settembre 2012 alle 22:18

      Se non sbaglio cuccuma è termine italiano, poi reso dialettale in “cogoma”.
      La signora aveva un’aria simpatica, ma … spietata.

      • 5 settembre 2012 alle 22:32

        cuccuma non è la moka? mai sentito cuccuma, prima di … qui ora. e qualche anno fa, cogoma. da un autoctono.

      • 5 settembre 2012 alle 22:40

        Non è proprio la Moka ma l’idea è quella. La caffettiera insomma: http://www.treccani.it/vocabolario/tag/cuccuma/

      • 5 settembre 2012 alle 22:50

        ma sai che non sapevo? mi hanno dato info sbagliate allora.

      • 5 settembre 2012 alle 22:50

        Possibile, su parecchi termini italiani c’è molta confusione.

      • 5 settembre 2012 alle 22:55

        ed io non parlo alcun dialetto -.- sono fregata.

      • 5 settembre 2012 alle 23:04

        Parti da una posizione che, per molti versi, è avvantaggiata. Eviti di avere un bagaglio di false certezze.

      • 5 settembre 2012 alle 23:10

        sì, ma ormai sto confondendo molto perché sono a stretto contatto, non più di italiani in genere (ai tempi dell’università erano per lo più meridionali) ma di mari&monticoli più o meno autoctoni che cercano di convertirmi al sacro dialetto, ciò!

      • 5 settembre 2012 alle 23:18

        Hahahahah. Eh, ci sono persone che il dialetto lo prendono molto sul serio.

      • 5 settembre 2012 alle 23:23

        mi mai, giovinoto! no la se permeti, sa!

      • 6 settembre 2012 alle 00:22

        Ecco, appunto.

      • 5 settembre 2012 alle 22:50

        Possibile, su parecchi termini italiani c’è molta confusione.

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