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Il perché di un nome, un nome un perché.

Siori e Siore state per assistere ad un evento tanto importante da oscurare ogni altra sciocchezza accaduta nel 2012, olimpiadi comprese. In quanto seguirà avrete il piacere, l’onore ed il privilegio di sapere in anteprima quali motivazioni siano state alla base della scelta del mio pseudonimo da scrittore di fama internazionale!

Nel momento in cui ho maturato l’idea di scrivere utilizzando uno pseudonimo mi sono scontrato con la necessità di sceglierne uno che soddisfacesse tanto il mio senso logico quanto quello estetico, compito non facile visto quanto riesco ad essere fastidioso quando si tratta di dover compiere una scelta tra un numero d’opzioni potenzialmente infinito. Visto l’ambito in cui il nome sarebbe stato utilizzato mi sono subito orientato verso “Cantastorie” e tutte le sue possibili varianti in lingua italiana. Narratore, favolista, menestrello, cantore, romanziere, trovatore, sia lode alla lingua italiana ed alla magnificenza della sua complessità! Mi sono trovato davanti ad un lungo elenco di possibilità senza però vederne nessuna di mio gusto.

Dopo aver vagliato il gran numero di opzioni offerte dall’italiano, più che corrette a livello logico ma scadenti nel soddisfare l’aspetto estetico, mi sono dovuto arrendere all’idea di andare a pescare qualche cosa dall’inglese. Considerando la mia ben scarsa esterofilia ho iniziato la ricerca con sospetto e scartato le prime ipotesi senza nemmeno prenderle in considerazione, questo fino a quando non sono incappato nella definizione “Tale Teller”. Il Tale Teller è sia il narratore che la spia, è chi racconta una storia ma anche chi si dedica alla menzogna, un insieme troppo contraddittorio per non affascinarmi, per non parlare dell’allitterazione che a buon diritto – Eco non me ne voglia – rientra tra le mie figure retoriche preferite.

A questo punto vi dovreste chiedere: “Ma perché quella “s” in più allora? Perché Tales Teller e non Tale Teller?” Già, perché come ricordato anche dal caro James “i sostantivi usati in funzione aggettivale si usano sempre al singolare” e non necessitano quindi della “s” del plurale. Nel rispondere a lui ho preferito non dilungarmi in troppe spiegazioni ed ho archiviato la questione come un mero fatto estetico. In realtà quella del gusto personale è stata una mezza verità: aggiungere la “s” rendeva il nome più accattivante (almeno secondo i miei canoni) ma soprattutto mi permetteva di fare un piccolo gioco di parole.

Per chi fosse completamente digiuno d’inglese – e messo quindi peggio di me sull’argomento – mi permetto una brevissima digressione per poter spiegare meglio la faccenda:

Tale: Significa storia, favola, in generale racconto.
Teller: Nella sua accezione più generale è un cassiere, ma se abbinato a “Story o Tale” diviene narratore.
Tale Teller: Come detto poc’anzi è colui che narra una storia.

In inglese il concetto di proprietà ed appartenenza può essere espresso per mezzo del Genitivo Sassone che consiste nell’aggiungere una “s” preceduta da un apostrofo alla fine della parola. Quindi se sto parlando del fratello (ing. brother) del mio amico Laocoonte posso riferirmi a lui dicendo: “Laocoonte’s brother”.

A questo punto immagino abbiate capito il trucco:

Tale’s Teller: Il narratore che appartiene alle (sue) storie.

E’ stato amore a prima vista!

Stay Tuned

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  1. 5 agosto 2012 alle 16:54

    Cioè, fammi capire: hai un amico che si chiama Laocoonte? E i serpenti come si chiamano? *_*

    • 5 agosto 2012 alle 16:55

      Che domande!
      Porcete e Caribea, lo sanno tutti.

      • 5 agosto 2012 alle 16:57

        Ahhh, che bella cosa San Google!

      • 5 agosto 2012 alle 18:26

        Già.
        Porcete è un nome che non si scorda, ma Caribea ha bisogno di qualche spolveratina ogni tanto.

  2. 5 agosto 2012 alle 22:08

    Affascinante.

    • 5 agosto 2012 alle 22:10

      Vero?
      Quando ho “visto” la esse spostarsi per fare spazio all’apostrofo ed ho realizzato il significato dell’insieme … è stato amore!

      • 5 agosto 2012 alle 22:15

        Troppo.

        Se sei un amante della “Phonaesthetics” conoscerai il termine “cellar door”…

      • 5 agosto 2012 alle 22:17

        Phonaesthetics? Immagino sia qualche cosa che riguarda l’estetica dei suoni, ma non l’ho mai sentita nominare prima.
        Quindi non conosco nemmeno il termine “cellar door” o meglio, conosco il significato dei termini e la loro traduzione ma non il senso che possono avere in quell’ambito specifico.

  3. 5 agosto 2012 alle 22:29

    Ho dubbi sull’esistenza della parola “Phonaesthetics”: letta perlopiù da uomini inglesi su forum in giro per il web. Sono certo che non esista neanche un corrispettivo italiano.
    “Cellar door” è una piccola chicca scoperta in un film (ma la fonte citata al suo interno è errata) approfondita poi su internet. Fai qualche ricerca: è meno stupefacente di quanto possa sembrare, ma sono quelle piccole cose che “divertono” 🙂

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