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Le meraviglie del paccozzo: La leggenda del santo bevitore


Titolo: La leggenda del santo bevitore
Autore: Joseph Roth
Editore: Adelphi
Genere: Testamento spirituale
Pagine: 73

E’ con una sorta di atavico terrore referenziale che mi accosto al commento sul sesto libro del paccozzo. Tra le mani mi è capitato uno dei racconti brevi considerato tra le pietre preziose della letteratura del novecento ed io, a mio rischio e pericolo, non riesco a dirne un gran bene.

Ho letto molte cose riguardo a questo libro, l’ho sentito definire il testamento dell’autore, sono rimbalzato tra elogi e mirabolanti fraseggi mirati ad esaltare le capacità narrative e le qualità tanto del racconto in sé quanto del suo autore. Quando l’ho trovato nel paccozzo ho anche espresso qualche dubbio a riguardo e nei commenti ho anche trovato il sostegno di un paio di altre lettrici che lo confermavano essere una lettura piacevole. Poi… l’ho letto.

Inizierò con il dire che ne “La leggenda del santo bevitore” si percepisce la mano di uno scrittore capace. La lettura scorre piacevole tra personaggi tratteggiati con gusto ed efficacia, scene rese chiare solo suggerendone la forma e senza esser costretti ad entrare nel dettaglio, forme morbide e romantiche in grado di adattarsi ad ogni argomento, anche il più immorale, ammantandolo con un velo di eleganza. Una costruzione a tratti impeccabile, a tratti inutilmente ripetitiva come si trattasse non di uno scrittore consumato ma di un bambino armato di penna; una storia nella quale i personaggi hanno solo una forma presente, con rarissimi accenni al passato in grado di chiarirne i rapporti ed i trascorsi.

La storia ha un vago sapore favolistico e presenta una delle più improbabili serie di eventi e coincidenze che mi sia mai capitato di trovare su carta, tanto inverosimile da far supporre non si tratti della realtà ma, piuttosto, di quanto il protagonista – alcolista all’ultimo stadio – creda essere la realtà.

Nel complesso è un racconto piacevole da leggere tra gli alti e bassi della struttura narrativa, forse un buono spunto di riflessione sulla condizione psicologica e spirituale di un alcolista, ma a mio avviso ben distante dalle qualità del capolavoro con cui spesso viene identificato.

Se però qualcuno tra voi ha trovato una chiave di lettura tale per cui “La leggenda del santo bevitore” giunge ad essere una delle pietre miliari della letteratura del novecento spero di aver modo di confrontarmi con lui per capire dove sia il mio errore di giudizio.

Stay Tuned

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  1. 20 luglio 2012 alle 04:35

    L’ho letto MOLTI anni fa… sinceramente non mi ricordo lo stile, ma la storia mi era piaciuta. Un gran bel libro, secondo me! 🙂
    Se sia o meno un simile capolavoro di letteratura, come dice qualcuno, non saprei. Dovrei rileggerlo. Magari vedo se riesco a recuperarlo.

    • 20 luglio 2012 alle 11:15

      Io l’ho trovato piacevole, questo si.
      Ma se al posto suo avessi letto qualche cosa di diverso la mia vita non sarebbe cambiata poi molto. Sicuramente tra i libri del paccozzo è un capolavoro, stilisticamente il migliore ma come storia (ed è cosa grossa) ho preferito Holliwood Station.

  2. 20 luglio 2012 alle 09:26

    la definizione di capolavoro la lascio ad altri.. però mi era piaciuto. Scritto bene e scorrevole, piacevole decisamente!

    • 20 luglio 2012 alle 11:18

      Oui.
      Su “piacevole” non ho nulla da obiettare. Lettura scorrevole ed anche azzeccata se pensi ad una sorta di fiaba moderna avvolta nella penombra. Ma ho letto di meglio.

  3. 26 luglio 2012 alle 17:20

    concordo. ho pensato lo stesso: perché tanti elogi e tanta fama? non so. ma mi capita molto spesso, devo dire. non c’entra molto, ma un altro autore (contemporaneo) venerato da molti e da assolutamente (a quanto pare) incompreso è michele mari. ci sono autori, e libri, che quando li leggo mi fanno sentire cretina, perché penso e ripenso di non riuscire a capirli davvero e a amarli.

    • 26 luglio 2012 alle 18:03

      Si, la sensazione è quella.
      Leggerlo, considerarlo più o meno gradevole ma non eccezionale, confrontare la propria opinione con le lodi di decine di persone che di letteratura ne capiscono veramente (perché le ole della massa per le porcate mi rimbalzano) e chiedersi cosa non si sia colto del testo.

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