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Le meraviglie del paccozzo: Hollywood Station

Titolo: Hollywood Station
Autore: Joseph Wambaugh
Editore: Einaudi [Stile libero ° Big]
Genere: Poliziesco
Pagine: 386

Di questo libro mi era stata garantita la bruttezza e dopo “Il tartufo e la polvere” e “La famiglia Radley” ero pronto a trovarmi a sguazzare nell’ennesima pozza di guano di pipistrello semifreddo. Il primo dialogo sembrava confermare in pieno questa ipotesi con due personaggi, due poliziotti, intenti ad uno scambio di battute tanto caotico da costringermi a rileggere più volte nel tentativo di capire a quale di loro attribuire ogni parola. Questo sforzo mi ha stancato molto presto quindi ho deciso di fingere si trattasse di un unico personaggio con una crisi di identità (avete presente Gollum dei tempi d’oro?) e sono arrivato in fondo al dialogo disinteressandomi a chi stesse dicendo che cosa.

Visto l’incipit mi sono affacciato al resto del romanzo in preda ad un vago scoramento e ci ho messo qualche pagina prima di realizzare quanto le cose stessero migliorando. Riuscivo a distinguere i personaggi, potevo attribuire le battute all’uno od all’altro e cominciavano anche a comparire delle personalità più distinguibili di Gollum & Gollum (per la cronaca Jetsam e Flotsam sono i soprannomi con cui vengono chiamati per tutto il libro, sospetto di non aver mai letto i loro nomi reali). Certo, si trattava di personaggi un po’ triti, battute prevedibili e personalità abbastanza abbozzate ma era pur sempre un gigantesco passo avanti rispetto al guazzabuglio iniziale.

Ben presto, nel fitto della giungla di aneddoti e scene di vita vissuta che formano il 70/80% dei contenuti del libro, sono stato capace di intravvedere un filo conduttore, una vicenda portante in grado di legare tutti i personaggi in un intreccio basato sul caso e sulle coincidenze più che sulla logica od il realismo. Ho scoperto molte usanze del Lapd (Los Angeles Police Department), sono stato reso edotto sulle gravi problematiche politiche e sociali che rendono difficoltoso il lavoro delle forze dell’ordine, ho avuto modo di conoscere la propensione per la malavita dei popoli dell’europa dell’est (riassunti in “russi”).

In tutto questo l’autore è chiaramente di parte e non si nasconde certo dietro ad un dito. Spiega le proprie ali d’arcangelo vendicatore e sotto di esse accoglie agenti che preferirebbero avere dinnanzi a sè una divisione corazzata nazista comandata da un Hitler redivivo piuttosto di un ragazzino ispanico (o peggio di colore) dotato di pistola ad elastici e mazza da baseball ricoperta di gomma piuma. Perché? Perché nessuno farebbe troppe domande se iniziassero a sparare su bianchi chiaramente ariani, mentre se provassero anche solo ad alzare la voce per riprendere il ragazzino verrebbero di certo tacciati di razzismo e crocefissi per placare l’opinione pubblica inferocita.

In questa disamina delle difficoltà operative, come nell’infinita mole di aneddoti, si percepisce chiaramente la mano di un autore più impegnato a dar voce ad un mondo conosciuto (Wambaugh è stato un ufficiale del Lapd) che a creare una storia. Si potrebbe facilmente definire un cronista più che uno scrittore. Guardandolo da questo punto di vista diventa più facile comprendere ed aggirare le numerose lacune stilistiche ed i contenuti, pronti a diventare inconsistenti e privi di spessore nel momento in cui non siano citazioni ma invenzioni dell’autore.

Wambaugh è quindi uno scrittore mediocre e ci presenta una storia mediocre, resa poco credibile dall’incredibile concatenazione di coincidenze su cui si poggia. Nel farlo la intervalla però  con aneddoti più o meno pittoreschi capaci di presentare il punto di vista della polizia sulla polizia stessa, un’esperienza strana a che non manca di essere piacevole se la si vive con lo spirito giusto. Non un libro in grado di rispondere ai miei gusti, non un’opera d’arte e nemmeno un libro che mi sentirei di consigliare se non agli appassionati della polizia americana, malgrado questo mi sono divertito a leggerlo e tutto sommato l’ho trovato piacevole.

Se dovesse mai capitarvi tra le mani non perdete l’occasione di leggerlo ma ricordatevi di farlo nel modo giusto, solo così potrete realmente assaporarne la bellezza. Qual’è il modo giusto? Prima leggetevi delle porcherie cosmiche come “Il tartufo e la polvere”, “La famiglia Radley” o “Dexter l’Oscuro” … e Hollywood Station vi sembrerà il primo raggio di sole dopo una tempesta o anche la prima indicazione di una toilette mentre un micidiale attacco di diarrea minaccia di seppellirvi di vergogna agli occhi delle migliaia di sensuali fanciulle vogliose che vi circondano. [N.B. Per le donne: “delle migliaia di uomini fascinosi ed eleganti”]

Stay Tuned

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  1. 2 luglio 2012 alle 22:34

    Apprezzo il politicamente corretto dell’ultima parentesi 🙂

    • 2 luglio 2012 alle 22:40

      Avevo anche pensato all’opzione: “migliaia di oche giulive dalla lingua lunga e dal dente avvelenato.”

      Ma poi ho preferito un messaggio di speranza alla cruda realtà.

  2. 4 luglio 2012 alle 17:49

    Ok, lo eviterò come la peste. 😆
    Il consiglio finale tra l’altro è ottimo!

    • 5 luglio 2012 alle 02:20

      E questo è molto, molto, molto, ma proprio molto migliore degli altri tre. Pensa un po’ tu …

      • 5 luglio 2012 alle 05:46

        Non ci voglio pensare… sono impressionabile, poi non dormo la notte! 😛

      • 5 luglio 2012 alle 13:35

        Eh si, roba da togliere il sonno.
        Perché si sviluppa una profonda empatia verso quei poveri alberelli morti per diventare la carta su cui sono state stampate quelle porcherie.

      • 5 luglio 2012 alle 16:09

        M’immagino! Poveri alberelli davvero. 😦

      • 5 luglio 2012 alle 16:12

        Per i libri brutti l’e-book dovrebbe essere un obbligo di legge.

      • 5 luglio 2012 alle 16:16

        Sono assolutamente d’accordo. -_-

      • 5 luglio 2012 alle 16:22

        ^_*

  3. 5 luglio 2012 alle 10:24

    Quanti ne mancano???

    • 5 luglio 2012 alle 13:36

      Quello che sto per finire più altri quattro volumi ed un fumetto.

  4. Alessandro
    5 luglio 2012 alle 13:41

    Beh dai, per gli appassionati del genere poliziesco può essere interessante, inoltre non richiede al lettore delle “perversioni orrende”, come gli altri libri del Paccozzo che hai recensito finora.

    • 5 luglio 2012 alle 13:43

      No no, infatti.
      E’ una piccola perla (magari di plastica e palesemente falsa, ma pur sempre una perla) in un secchio di guano di pipistrello.

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